Ho già scritto che esistono cose per cui vale la pena lottare ed altre per cui già una parola è troppa.
Ci sono però altre cose da dire, da specificare, da chiarire.
Io penso sia necessario lottare fin tanto che la cosa ha un senso, fino a che il valore della motivazione è ancora superiore a quanto si può perdere.
È giusto lottare fino a che c’è un senso in ciò che facciamo, finche le nostre azioni hanno un la possibilità di una qualche forma di successo.
Ci sono state spesso come a Masada o alle Termopili combattimento che all’apparenza erano privi di senso.
Ad Alamo gli assediati non avevano di fatto nessuna speranza.
Tuttavia non si può dire che siano stati del tutto inutili.
Il loro successo è stato il tempo concesso ad altri, alle vite salvate dal sacrificio di chi ha resistito, il messaggio di libertà contro l’oppressore dato da chi ha deciso che alla schivitù era preferibile la morte.
Ora a me capita di affrontare una sfida che perlomeno a me appare senza soluzione, una scalata
in cui non si riesce mai ad intravedere la cima, una battaglia di cui non si ha certezza alcuna.
Il problema in questa corsa senza meta è la mancanza di informazioni, lo stato d’incertenzza in cui questa carenza di notizie mi fa vivere.
Non riesco a capire se valga la pena continuare in questa sfida.
Per carità la ragione io ritengo sia profonda, penso sia una di quelle per cui si deve spendere molto di più di una parola, per cui ci si deve impegnare e sacrificare, ma penso di non essermi tirato indietro sotto questo aspetto.
Tuttavia il non aver chiarezza, il non riuscire a vedere oltre questa cortina di fumi di cose dette e non dette, dove non si riesce a capire il senso delle cose, dove non si riesce a comprendere la vera situazione che si ha davanti mi abbatte, mi demoraliza, mi fa perdere la voglia di continuare a lottare, di cercare di andare avanti per provare a raggiungere la meta.
Non mi piace questa situazione, non mi piace come sfida.
Per quanto l’obbiettivo sia alto, l’incertezza che ciò che stiamo facendo abbia non solo un utilità pratica ma anche solo un remoto e nascosto senso fa vacillare la nostra fermezza nel percorso e ci fa venire voglia di mandare in vacca tutto, sederci su di un masso ed, abbandonato quello che sie era supposto fosse il nostro sentiero, aspettare.
Non voglio essere un novello Cyrano, non voglio vedere per tutta una vita Rossana che si innamora di un vacuo Cristiano apprezzato solo per la sua esteriorità, non ho voglia di continuare a rimanere nascosto sotto il balcone, a vergognarmi per le sole cose che il mondo sembra guardare e che mi azzoppano come il naso isolava Cyrano.
Continuo a sperare in una persona, continuo a sperare in chi pensavo fosse diversa, speravo che come Rossana alla fine si potesse accorgere che oltre al naso in Cyrano ci fosse altro.
Continuo a sperare ma forse mi sono solamente sbagliato per l’essesima volta.
Continuo a sperare, a scrivere in silenzio quanto ho dentro, che poco a poco mi getta nell’agrodolce sapore di un malomonico sconforto.
infilerò la penna ben dentro al vostro orgoglio perchè con questa spada vi uccido quando voglio.
Venite pure avanti poeti sgangherati, inutili cantanti di giorni sciagurati,
buffoni che campate di versi senza forza avrete soldi e gloria, ma non avete scorza;
godetevi il successo, godete finchè dura, che il pubblico è ammaestrato e non vi fa paura
e andate chissà dove per non pagar le tasse col ghigno e l' ignoranza dei primi della classe.
Io sono solo un povero cadetto di Guascogna, però non la sopporto la gente che non sogna.
Gli orpelli? L'arrivismo? All' amo non abbocco e al fin della licenza io non perdono e tocco,
io non perdono, non perdono e tocco!
Facciamola finita, venite tutti avanti nuovi protagonisti, politici rampanti,
venite portaborse, ruffiani e mezze calze, feroci conduttori di trasmissioni false
che avete spesso fatto del qualunquismo un arte, coraggio liberisti, buttate giù le carte
tanto ci sarà sempre chi pagherà le spese in questo benedetto, assurdo bel paese.
Non me ne frega niente se anch' io sono sbagliato, spiacere è il mio piacere, io amo essere odiato;
coi furbi e i prepotenti da sempre mi balocco e al fin della licenza io non perdono e tocco,
io non perdono, non perdono e tocco!
Ma quando sono solo con questo naso al piede
che almeno di mezz' ora da sempre mi precede
si spegne la mia rabbia e ricordo con dolore
che a me è quasi proibito il sogno di un amore;
non so quante ne ho amate, non so quante ne ho avute,
per colpa o per destino le donne le ho perdute
e quando sento il peso d' essere sempre solo
mi chiudo in casa e scrivo e scrivendo mi consolo,
ma dentro di me sento che il grande amore esiste,
amo senza peccato, amo, ma sono triste
perchè Rossana è bella, siamo così diversi,
a parlarle non riesco: le parlerò coi versi, le parlerò coi versi...
Venite gente vuota, facciamola finita, voi preti che vendete a tutti un' altra vita;
se c'è, come voi dite, un Dio nell' infinito, guardatevi nel cuore, l' avete già tradito
e voi materialisti, col vostro chiodo fisso, che Dio è morto e l' uomo è solo in questo abisso,
le verità cercate per terra, da maiali, tenetevi le ghiande, lasciatemi le ali;
tornate a casa nani, levatevi davanti, per la mia rabbia enorme mi servono giganti.
Ai dogmi e ai pregiudizi da sempre non abbocco e al fin della licenza io non perdono e tocco,
io non perdono, non perdono e tocco!
Io tocco i miei nemici col naso e con la spada,
ma in questa vita oggi non trovo più la strada.
Non voglio rassegnarmi ad essere cattivo,
tu sola puoi salvarmi, tu sola e te lo scrivo:
dev' esserci, lo sento, in terra o in cielo un posto
dove non soffriremo e tutto sarà giusto.
Non ridere, ti prego, di queste mie parole,
io sono solo un' ombra e tu, Rossana, il sole,
ma tu, lo so, non ridi, dolcissima signora
ed io non mi nascondo sotto la tua dimora
perchè oramai lo sento, non ho sofferto invano,
se mi ami come sono, per sempre tuo, per sempre tuo, per sempre tuo...Cirano

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