sabato 31 maggio 2008

Wolf's legend Chapter nine part four

La neve poco a poco cominciò a sciogliersi, cominciarono a rinascere i primi esili e gracili fili d'erba nuova.
Non era ancora certo che l'inverno se ne fosse andato dal tutto, in montagna non si può mai dire qando cada l'ultima neve, ma nell'aria c'era profumo di primavera.
Con i primi fiori riapparve anche il rullare ritmato dei tamburi.
Ormai a Mauricenburg tutto era pronto e erano giunte notizie che rinforzi e rifornimenti erano in viaggio da tutte le terre da Rhym in poi.
Era una mattina di primavera quando nella vale che precedeva le mura della città cominciarono ad avanzare le prime avanguardie vestite di verde.
Ad accoglierli trovarono i primi lupi.
I fanti dei lupi erano schierati in due unità poste a supporto di un centro comandato da Ursus di i cui facevano parte gli orsi e alcuni reggimenti degli altri corpi.
Le unità erano state allargate il piùpossibile cercando di addestrare nell'inverno quanti più uomini possibili tra quelli che soddisfacessero i requisiti necessari per entrare nelle unità.
I Falchi che avevano fatto da schermo contro l'avanzata delle avanguardie per tutto il tempo ed ora erano schierati come arcieri dietro la prima linea.
In riserva la guardia.
Lo scontro fu cruento ma nulla di rilevante.
Una prova per saggiare le rispettive forze.
Fu un susseguirsi di schermaglie per alcuni giorni.
Le avanguardie nemiche provarono ad infrangere diverse volte la resistenza ma vennero ripetutamente ricacciate.
La pressione si fece via via maggiore an mano che il grosse del nemico si avvicinava e poco a poco i lupi cominciarono con azioni di disimpegno a ripiegare.
Lungo la valle continuarono asslati e contro assalti, imboscate e tranelli per rallentare l'avanzata dei vari reggimenti di Salzen.
La seconda linea difensiva era stata predisposta per l'imboccatura del passo che avrebbe condotto alla valle di Mauricenburg.
Il nemico si trovò ad avanzare verso dei costoni scoscesi, privi del ben che minimo riparo bersagliati da darti e proiettili gettati dalle truppe che Sebastian aveva schierato sulle alture.
Per giorni l'imponente armata avanzò ma ebbe lo stesso effetto delle onde contro un frangiflutti: eternamente ricacciata.
Un gruppo di truppe di montagna dell'esercito di Salzen dopo un paio di settimane di assalti riusci a stabilire una testa di ponte sul pianoro del passo e attraverso quello cominciarono a far passare per un sentiero protetto il resto delle truppe.
Sulla sommità era stato eretto un muro, ma dopo un paio di giorni apparve chiaro che non era possibile tenerlo più a lungo, in seguito si disse Sebastian lì sarebbe potuta sorgere un caposaldo per rendere la valle imprendibile.
Le truppe di Sebastian furono schierate nuovamente nella pianura di fronte alla città.
Lì mentre le truppe nemiche cominciavano ad avanzare venivano affrontate dalle truppe dispiegate dalla città.
La vicinanza a Mauricenburg, l'inverno passato in città piuttosto che in un accampamento in terra nemica fece sentire per un pò la differenza, poi la pressione cominciò ad aumentare e Sebastian decise che era meglio evitare di rischiare di perdere tutto nell'inutile arrogante prospettiva di accettar battaglia.
L'esercito di salzen arrivò quindi con le sue verdi bandiere di fronte alle nere mura di Mauriceburg.
Le mura alte ed imponenti avrebbero scoraggiato altri assalitori, ma questi, malgrado le ingenti perdite subite per la reistenza di un esercito di cui non avevano saputo valutare la forza erano ancora in preponderante superiorità numerica.
Cominciò così l'assedio.
Dovette apparire chiaro fin da subito che essendo un blocco praticamente ininterro che bloccava loro la strada verso la pianura quella città non poteva essere aggirata, ne rpesa per fame.
Non potevano circondarla e da Rhym sarebbero arrivati in continuazione rifornimenti e rinforzi.
Dovevano forzare la città e le sue fortificazioni.
I primi assalti furono tentati in modo alquanto improvvisato già dalle prime avanguardie.
Furono miseramente respinti.
I comandanti di Salzen decisero allora di cominciare la costruzione di macchine che potessero permettere di attaccare le difese e superarle o distruggerle.
Le prime macchine non furono nemmeno mai completate.
Gli uomini delle montagne guidati da Deredo insieme ai falchi che avevano trovato alloggio presso la loro città continuavano a martellare con continui agguati le truppe di Salzen e in alcuni casi, condussero assalti fino alle macchine incendiandoli.
A quel punto non rimaneva ai difensori che far presidiare le macchine allentando la presisone lungo le mura da cui cominciarono le sortite degli orsi e della guardia d'acciaio contro le linee nemiche che vennero più volte costretta a retrocedere.
Durante questi attacch specili squadre di soldati uscivano dalle mura senza combattere.
Sembrarono agli uomini di Salzen niente più che riserve.
Poi infine le macchine da guerra furono fatte avanzare.
I primi attacchi furono tentati contro le mura ai lati della città ma lì si erano concentrate le sortite degli uomini di sebastian e nessuna macchina arrivò mai a destinazione.
Ogni squadra che usciva durante le sortite senza combattere era in realtà impegnata a scavare delle buche, nemmeno troppo profonde, al cui interno le macchine si sbilanciavano al punto spesso da crollare e anche quando non furono fatte crollare lo strato di pece e fascine che riempiva il fondo delle buche acceso da un fitta pioggia di dardi infiammati accese le varie macchine da guerra come vere e proprie pire di legno e uomini.
Dopo i primi attacchi infruttuosi i soldati vestiti di verde, sotto una costante pioggia di dardi, dovettero riappianare le buche, liberare il percorso dalle carcasse delle vecchie macchine e poi far avanzare quelle che nel frattempo avevano dovuto far ricostruire.
Quando arrivarono alle mura molte si rivelarono troppo basse.
Un piccolo fossato era stato scavato cosicchè da distante non fosse visibile ma abbastanza fondo da rendere inutili le macchin nemiche.
Queste dovettero essere abbandonate e nel frattempo il tempo passava.
L'assedio era ormai entrato nella primavera avanzato e il caldo dell'estate si faceva sentire.
Il fiume che scorreva sotto le mura della città cominciò a farsi sempre più scarso d'acqua e le truppe di Salzen cominciarono a pensare di poter sfruttare questa occasione.
Cominciarono ripetuti quanto vani assalti alle mura principali ma l'unico effetto che ebbero fu di ammassare cadaveri sotto le mura.
Poi i comandanto di Salzen cominciatono a capire perchè il fiume era stato bloccato.
Cominciò loro a mancare l'acqua.
L'esercito fu costretto a dispedersi lungo tutta la valle alla ricerca di fonti ed i singoli distaccamenti erano spesso facile preda degli assalti delle truppe di Sebastian.
La rabbià cominciò a montare negli assalitori e fu quindi organizzato un assalto che portasse alla presa edlla città.
Furono allestite grandi macchine e cominciò il bonbardamento delle mura.
Numerose brecce furono aperte e anche se venivano riparate in qualche moro era chiaro che non potevano essere più solide di prima.
Quando fu chiaro che i punti di accesso alla città erano diversi le truppe si Salzen issarono le verdi bandiere e avanzarono.
Avevano ancora una discreta supeiorità numericae confidavano in questa.
Passarono il fiume in secca ed arrivarono alla città
Ad attenderli truppe schierate, tutt'altro che demoralizzate o sfinite dall'assedio.
Lo scontro sulle brecce si fece aspro e duro e poco a poco si cominciò ad alzare un muro di cadaveri che attaccanti e difensori dovevano scalare per raggiungere il nemico.
Sebastian gicò allora la carta che aveva preparato.
Le acque del fiume furono rilasciate dagli invasi in cui erano state deviate in quel periodo e sgorgarono come una valanga sugli assalitori.
Moldi di quelli che erano in prossimità del fiume furono travolti.
Quelli che stavano combattendo sulle mura senza più rinforzi si trovarono schiacciati tra i difensori che ora li incalzavano ed il fiume in piena.
Una buona parte delle truppe nemiche fu travolta dalle acque e le altre si trovarono costrette ad indietreggiare.
Dalle porte della città erano usciti i cavalieri dei lupi e della guardia d'acciaio, comandate da Sebastian in persona,nella migliore delle condizioni, le loro armature brillavano al sole e gli stendardi neri garrivano al vento.
Dalle spalle del nemico proruppe un grido.
I falchi in assetto da combattimento con a capo Wilfred e la bianca guardia delle montagne guidata da Deredo caricarono alle dal fondo della valle.
Erano arrivati celati dai boschi fino ai margini del campo nemici e da lì erano partiti alla ricerca del loro tributo di sangue.
L'esercito di Salzen fu costretto a ripiegare.
Le truppe opposero una resistenza disorganizzata e indecisa e preso furono facile rpeda dei cavalieri in caccia.
L'armata nemica fu costretta alla resa e il tetro vessillo di Sebastian lì inseguì fino alla fine delle montagne.

Riot


Un momento di riflessione di prima mattina.
Si parla e si parlerà ancora in questi giorni dei fatti successi a Chiaianio.
Anche perchè ho il triste presentimento che dovremo assistere ad un ripetersi di tale evento, se non lì in uno degli altri 9 siti delle discariche con più o meno le stesse modalità e gli stessi risultati.
La violenza non porta da nessuna parte, nemmeno se è lo stato a praticarla, però...
Però quei rifiuti dovranno pur andare da qualche parte, dovranno pur essere smaltiti.
Il nord non credo, ne condividerei, voglia prendersene ancora.
Ho sentito una donna di lì che diceva che a loro non interessa nulla, che loro la i rifiuti non ce li vogliono, il bello era che avevano i rifiuti nelle strade.
Lì tengano lì, vorrà dire cho oltre ad avere delle discariche pericoloso e disorganizzate sotto casa non avranno poi più nemmeno le strade dove circolare.
C'è poi chi difende questa gente, dicendo che lo stato è stato troppo duro, con i giornali che enfatizzavano le manganellate che questi avevan preso.
Che era stata un'opposizione Ghandiana, non violenta ai sopprusi di uno stato per il resto assente.
Io le bombe carta e le moltov che si sono viste esplodere in qualche filmato di un giornalista meno sensazionalistico ma più professionale non le chiamo non violente.
Ghandi non avrebbe approvato l'incendio di un autobus, la creazione di barriere abbattendo alberi sulle strade e circondandoli con filo spinato
Poi è inutile che facicano i santi, che dicano che le bottiglie vuote che avevano lì a ridosso delle barricate erano per la raccolta differenziata, non è credibile.
Lo stato deve andare avanti, perchè la gente deve capire che prima di tutto c'è l'interesse collettivo, della comunità, che si discosta altamente da quello dei singoli in molti casi, che non si può avere la botte piena e la moglie ubriaca, e che per prima di tutto serve il bene della comunità nella sua collettività al contrario di quanto dice e pensa un certo gruppo di personaggi populisti.

venerdì 30 maggio 2008

Door

Momento d'angoscia serale.
L'arrivo della richiesta del CV la telefonata di oggi per fissare il colloquio, le informazioni in merito ai vari dettagli.
La cosa non mi lascia del tutto tranquillo.
Stamattina tutto sembrava normale ma ora...
...ora no o perlomeno non lo so.
E' stato uno sbalzo brusco, come una doccia gelata, qualcosa che non ci si aspetta, qualcosa che in definitiva può cambiare la nostra vita da un momento all'altro in un modo che al momento ancora non eravamo preparati ma per cui pensavamo di avere ancora tempo.
Io vedevo ancora la vita come buona parte dei ragazzi della mia età, non dico come i miei compagni d'università perchè tra di noi di gente strana che vuole andare a lavorare prima possibile ce n'è però generalmente l'idea dello studente medio è quella che il lavoro sia comunque una prospettiva futura, successiva all'università, qualcosa di postdatato nel tempo.
E' come essersi trovati in un corridoio e imbattersi in due porte che si era certi di dover affrontare prima o poi, ma decisamente prma di quanto non ci si aspettasse.
E' una delle tante tappe della vita, uno dei riti della maturità, il lavoro, l'impegno costante giorno dopo giorno per portare a casa quei soldi che servono per farsi una famiglia, per poter poi costruirsi qualcosa d'importante.
Non mi sento un'eterno Peter Pan, credo di aver( fin troppo) la testa sulle spalle (la Elena direbbe che sono vecchio, ma probabilmente devono essere una ventina d'anni che me lo dice) però questo è davvero uno stacco forte. Poi, ovvio, non è detto che passi ma è una di quelle cose che ti ferma ti costringe a pensare, a girarti, guardando dietro di te a cosa ai fatto e poi rivolgendoti a quello che guardi attraverso l'apertura che ti si spalanca d'avanti.
Magari è solo uno spiraglio, una fessura nella porta, qualcosa che vedi e intravedi, che non sai ancora come sarà.
Poi questo mi potrebbe scombinare un pò l'estate, sarebbe praticamente il secondo anno di seguito senza vacanza, senza la possibilità di stare in pace senza avere nulla da fare.
Boh vedremo come andrà, è anche questo un modo di crescere.
HO MESSO VIA
Luciano Ligabue
Ho messo via un pò di rumore
dicono così si fa nel comodino c'è una mina
e tonsille da seimila watt.
Ho messo via i rimpiattini
dicono non ho l'età
se si voltano un momomento
io ci rigioco perchè a me... va.
Ho messo via un pò di illusioni
che prima o poi basta così
ne ho messe via due o tre cartoni
comunque so che sono lì.
Ho messo via un pò di consigli
dicono è più facile
li ho messi via perchè a sbagliare
sono bravissimo da me.
Mi sto facendo un pò di posto
e che mi aspetto chi lo sa
che posto vuoto ce n'è stato ce n'è ce ne sarà.
Ho messo via un bel pò di cose
ma non mi spiego mai il perchè
io non riesca a metter via te
Ho messo via un pò di legnate
i segni quelli non si può
che non è il male nè la botta
ma purtroppo il livido.
Ho messo via un bel pò di foto
che prenderanno polvere
sia su rimorsi che rimpianti
che rancori e sui perchè
Mi sto facendo un pò di posto
e che mi aspetto chi lo sa
che posto vuoto ce n'è stato ce n'è ce ne sarà.
Ho messo via un bel pò di cose
ma non mi spiego mai il perchè
io non riesca a metter via te
In queste scarpe
e su questa terra che dondola
dondola dondola dondola
con il conforto di
un cielo che resta lì
Mi sto facendo un pò di posto
e che mi aspetto chi lo sa
che posto vuoto ce n'è stato ce n'è ce ne sarà.
Ho messo via un bel pò di cose
ma non mi spiego mai il perchè
io non riesca a metter via
riesca a metter via,
riesca a metter via te

martedì 27 maggio 2008

Waiting the evening.

Ci sono sere come questa, sere in cui tutto quello che aspetti è il profumo del gelsomino per rendere perfetta una serata.
E' un periodo che per me è strano.
Troppe cose vanno bene, anzi troppo bene.
E' una cosa che mi è difficile spiegare, un pò come Alex in "Jack Frusciante è uscito dal gruppo" chiede al prete nel confessionale quando nella Bibbia si parla di un periodo eccezionale, in cui tutto ci sembra sorridere, in cui tutto ci sembra andare bene.
E' un pò di giorni che è così un pò di giorni in tutto sembra marciare nel verso che voglio io ed,anzi, alcune cose positive si aggiungono diloro.
Basterebbe che si concretizzassero alcune cose e poi comincerei a pensare di star sognando.

Idiots fighting.

Sarà che non sopporto nessuno dei due gruppi.
Sarà che fosse per me gente del genere non la farei nemmeno entrare all'università.
Sarà che quando certa gente appare nelle cronache dell'università si scopre che quasi mai sono studenti, quanto piuttosto semplici seppisti che cercano solo una ragione per menarsi però quanto è successo oggi mi infastidisce e mi preoccupa allo stesso tempo.
Ci troviamo di fronte ad una recrudescenza del fenomeno della violenza politica? non lo so.
So che ho decisamente qualche remora a continuare a far parte di un'associazione studentesca.
Non che la politicizzazione da noi sia particolarmente elevata, parlo dell'associazione la facoltà e l'ateneo sono un'altra cosa, ma se qualcuno cerca una ragione per pestarti come nell'antica favola romana tu puoi essere nel giusto quanto vuoi, come l'agnello, ma il lupo troverà sempre una ragione per morderti.
Ora io non ricordo se prima che io iniziassi l'università ci fossero ancora notizie di simili pestaggi, non ho idea se ci fossero scontri con le dimensioni di quelle di oggi.
Non mi pare.
Questo mi preoccupa, un pò come tutti i fenomeni di stampo neofascista che si sono venuti a manifestare negli scorsi giorni.
Espressioni di un concetto della politica malato, di cui si dovrebbe chieder conto al signor Berlusconi, che con i suoi sbraiti e i suoi spropositi, il suo ribrezzo verso questo o quel candidato, verso gli altir i nemici, tutti comunisti, tutti assassini, tutti facenti parte del peggio che ci possa essere in circolazione.
Sarebbe da chiederne ragione alla lega, con i suoi slogan dell'odio, i suoi maiale, la sua violenza, troppo spesso millantata.
Questa violenza delle minoranze che vogliono diventare egemoni e monopolizzanti, con dei collettivi che almeno in facoltà da noi pur essendo formati da quattro gatti della facoltà occupano tanto di quello spazio, economico, politico, mediatico da far impressione.
Poi se andiamo a vedere chi partecipa alle loro manifestazione risulta che non c'è quasi nessuno mai dell'università, che son quasi tutti esterni, quasi tutti membri dei centri sociali, quasi tutti che non centrano nulla con la vita universitaria.
Come quelli che da noi si credono fascisti, ragazzi, figli di papà insoddisfatti, con troppi soldi in tasca che non hanno idea di quanto sia faticoso guadagnare, annoiati da una vita tropo semplice e che devono sfogare questa loro noia in atti di stupida violenza, in atti di odio la cui banalità ha avuto pochi precedenti nella storia.
Gente che sembra coltivare, nella sua stupida semplicità i miti di un regime ormai morto, di cui non riescono a percepire il male intrinseco, di fondo, come se si rifacessero epr una valutazione solo ai manifesti propagandistici di Salò.
Queste due sottocolture dell'ignoranza, che tanti punti hanno in comune (difficile trovare tra questa gente persone che danno esami con voti alti e nei tempi giusti. Se hai una famiglia che fa dei sacrifici per farti studiare non perdi tempo in cazzate e vedi di muovere il culo per portare a casa qualcosa, per dare una mano, diversa è la questione se hai qualcuno che ti mantiene...) non si rendono conto di essere a talpunto simili da essere quasi identiche e di non sussistere se non per dare all'altro una ragione per odiare ed esistere.

domenica 25 maggio 2008

And so we start...

Nell'ultimo periodo diversi fatti mi hanno lasciato interdetto.
La morte per mano dei naziskin del ragazzo di Verona, il pestaggio a Roma degli immigrati asiati sempre per mano di gente che pensa di portare avanti un'ideologia fascista, gli scontri nel meridione contro le discariche.
Sono tutti gfatti di violenza che mi hanno lasciato qualcosa dentro, come un senso d'amaro, di un sapore sbagliato che è difficile da togliersi per quanta acqua si possa bere.
Non per i fatti in se, tutti ampiamente condannabili, ma per quello che sottendono.
Tre diverse questioni.
La prima, il frutto della contrapposizione politica che si è venuta a generare negli ultimi anni.
La ricerca dell'eistenza\distruzione dell'altro come giustificazione della propria esistenza.
Una superficialità che fa male, un generale disinteresse che sfocia spesso in stupidità.
In un mondo come il nostro in cui tutto è troppo facile da ottenere, o per meglio dire, un mondo in cui le esigenze immediate, potrebbe chiamarle capricci, sono facilissime da ottenere, un mondo in cui il soddisfacimento del bisogno immediato è il fine massimo, senza considerazioni di lungo periodo, senza un analisi che cerchi di prevedere, con lungimiranza, i futuri evolversi della situazione si è perso il gusto per la fatica, per la sfida se non come sfottò, come scontro. si è perso il concetto che per le cose che valgono si deve faticare, aspettare, penare.
Si è eprso il concetto che non tutto ci è dovuto, che non tutto ci viene presentato pronto nel piatto, ma che si deve far fatica.
Da qui le mille difficoltà di approfondimento, nei rapporti interpersonali, nella scola, nel sociale, nella politica.
Unendo questo ad una società che all'umo maturo spesso preferisce la figura dell'eterno peter pan ne viene fuori un mix bestiale.
Ne viene fuoti che certe "cose da adulti", che chiamo così non per sottintendere che chi è giovane non le deve fare ma semplicemente che necessitano a mio avviso di un a certa maturità, non legata all'età per essere portate avanti, vengono trattate dai "bambini in corpo d'adulto" come se fossero un gioco.
La dicotomia rosso nero, fascista comunista, amico nemico, che si è andata profilando negli ultimi anni fa male, fa male a tutto il sistema, è un eccessiva semplificazione di un sistema complesso, che richiede fatica epr essere capito, o perlomeno impegno.
Non ne è nemmeno una semplificazione quanto una semplicistica distorisione fatta da chi vorrebbe poter credere di saperne di tutti gli argomenti salvo poi sprofondare in un'ignoranza profonda e palese.
Questo unito a tutto un tipo di percorso e back ground culturale, un bagaglio che si portano appresso i ragazzini di oggi ha portato ad un instaurarsi di un generale clima di violenza.
Io credo che sia compito di chi ha un grande potere nei mezzi di comunicazione di educare oltre che di far soldi. Al momento non mi sembra che le cose vadano così.
Se uniamo poi, nelle regioni qui del nord, tutto questo ad una sorta di tacita comprensione, o perlomeno di giustificazione per certi comportamenti dei ragazzi, soprattutto per quelli di buona famiglia, il mix che ne esce è pericolossissimo.
Il concedere tutto, il sostituire il ruolo di genitori, spesso non vissuto appieno da genitori inadatti o impreparati o semplicemente incappati inun indicidente di percorso chiamato paternità, con un permissivismo lassista ha portato a far si che i genitori spesso non riconoscano nei propri i figli i teppisti che sono, a far si che abbiano paura di imporsi, preferendo il ruolo d'amico a quello di padre, temendo di fare quegli errori che magari loro credono di aver visto nei comportamenti dei loro genitori.
Se poi si unisce al fatto che la propria parte politica, la società civile e tutto il resto del mondo sembra voler assolvere quei ragazzi, italiani, bianchi, di buona famiglia dai loro fatti, la strada che stiamo imboccano non potrà che portare al baratro.
Con un sindaco di capoluogo di provincia che solidarizza con dei neofascisti accusati di aver accoltellato uno dicendo che la pena è troppo severa, con un senatore che accusa le forze dell'ordine di inseguire le persone sbagliate quando si occupano di mandare in galera dei teppisti da stadio piuttosto che gli immigrati clandestini (vorrei far presente che magari un immigrato clandestino è quello che in nero, sfruttato, maltrattato, lavora nelle frabbiche dei padri di quelli che allo stadio ci vanno solo per scontrarsi con la polizia) e promette che dare la sua solidarietà a quei bravi ragazzi (chiamare così dei delinquenti da galera è proprio simpatico) andando ad assistere alla partita pure lui in curva, le porespettive non sono rosee.
Se questi sono e saranno sempre dei bravi ragazzi troppo di buona famiglia per aver fatto un tale crimine, o se la pena per loro sarà sempre troppo severa non arriveremo da nessuna parte se non al punto che questi si sentiranno impunibili e liberi di fare quello che vogliono.
Poi c'è il secondo problema, l'aggressione a Roma ai danni degli immigrati, ai danni di gente che oltre a delinquere e far danni, unica ragione per cui balza agli onori della cronaca, tiene su l'economia di questa nostra povera Italia.
Cente che lavora, si smazza e di cui nemmeno ci accorgiamo.
Se contro di loro si fa solo e continuamente campagna d'odio, per nascondere poi quelli che sono i nostri veri problemi, per cercare un nemico, un capro espiatorio per scaricare sugli altri le nostre colpe il risultato sarà che chiunque si sentirà autorizzato alle peggiori nei loro confronti.
COncetti che, anche se non portano lo stesso nome, sottendono significati come noi vs loro, razza, e chi più ne ha più ne metta fino ad arrivare anche a fascimo.
Si è visto a Roma cos'ha portato questo clima voluto da una certa parte della destra.
Campi Rom con dentro famiglie dati alle fiamme.
Pestaggi neo fascisti.
Un clima generale di astio.
Questo unito con l'ipocrisia di certa gente, che vuole nel suo buonismo nascondere il proprio razzismo crea un miscela pericolosa.
Anche qui in regione, no alla moschea perchè da loro non lasciano fare le chiese.
Per usare un espressione di un libro "Etica da asilo": perchè loro, ma loro, ma lui.
Pensiamo a noi stessi prima che agli altri, un difetto che una certa destra non riesce proprio a superare, cercando le critiche perima negli altr che non in se stessa.
Troppo superba ed arrogante per ammettere che magari le cose potrebbero anche non essere così giuste, linde e corrette dalla nostra parte.
Non mi pare cha ad investire i due findanzati a Roma e il carabiniere in Sardegna siano stati degli immigrati, ma degli italiani ubriachi e\o drogati, se fossero stati emigrati adesso ancora sarebbero sulle prime pagine dei giornali e non nel dimenticatoio delle notizie vecchie.
Il terzo fatto gli socntri a Napoli e dintorni: questa gente non vuole le discariche, non vuole nemmeno i rifiuti, pretendono che questi vadano raccolti e spediti altrove.
Sorge spontanea la domanda.
Cosa fa loro pensare che gli altri siano disposti ad accettare i loro rifiuti? cosa fa pensare loro che le regioni del nord in cui ci si impegna epr il ricilaggio si faccia carico della loro pigrizia in tale senso?
Se poi non ci sono le discariche i rifiuti rimarranno in trada dove creano disagi, quindi è meglio che vrengano raccolti, trattati, ordinati, dove almeno non esaleranno miasmi maleodoranti, dove sarà possibile gestirli.
E se non vogliono i termovalorizzatori vorrà dire che continueremo a riempire al regione di discariche, che continueremo ad accumulare rifiuti si rifiuti fino a che anche il vesuvio non sia totalmente riempito.
Poi si passa agli scontri, ad un governo che ha deciso che si è sprecato fin troppo tempo con il dialogo, sorapttutto quand'è diretto verso certa gente, ed a quel punto non si può tollerare oltre.
E ne esce un decreto duro come quello che è stato varato, che non mi rallegra ma con cui devo ammetterlo non mi trovo nemmeno totalmente in disaccordo.

Frogs...

Oggi sono stato in fiera con mio fratello.
Di tutte le cose che poteva comprare una delle poche che mi lasciavano alquanto perplesso erano i vari rettili ed anfibi...
Indovinate cosa ha comprato?
Delle rane.
Due.
Bestie inquietanti, e avreste dovuto vedere l'impegno con cui si è messo a fargli il terrario.
Poverette, sono anche carine loro. Però un pò di senso lo fanno.
Per chi ne capisce qualcosa sono due Bombine variegate(qui maggiori informazioni: http://tritonepasticcione.blogspot.com/2008/01/bombina-orientalis-e-bombina-variegata.html), comunemente note come "ULULONI" ovvero animali che durante la stagione degli amori, da maggio a settembre, cominciano a fare un chiasso infernale con versi di molto simili a quelli di un lupo di fronte alla luna.
Ci dev'essere qualche nesso tra tutto ciò e un qualche peccato che ho commesso senza accorgermene in questa vita o in quella precedente.
Il belllo è che per buona parte della mattinata la bestia è andata in giro con la sua teca con le rae per tutta la fiera chiedendo ad ogni banchetto se avevano un cestino per portarla. Alla fine è riuscito ad indurre a compassione una coppia di anziani che gestiva uno stand.
Io di gran lunga preferito il settore riferito agli alimenti, decisamente più interessante, con tutti i mille assaggini dei mille banchetti.
Magari sarebbe stato meglio se fossi andato il primo giorno quando alcuni prodotti erano ancora freschi. Oggi si sentiva che eravamo alla fine della fiera e la stracciatella devono averla surgelata perchè era freddissima.
Negli stand dell'edilizia e degli arredi ho trovato diverse cose decisamente interessanti che mi piacerebbe avere in un eventuale casa in futuro ma se va avanti così e a noi giovani danno le possibilità di lavoro che si prospettano stiamo davvero freschi...

sabato 24 maggio 2008

A blow

Un soffio, nulla più.
Solo un effimero sussurro d'infinto.
La porta dell'infinito sta qui, di fronte a me, un oblio in cui desidero perdermi.
Non è semplice, non è facile.
C'è troppo da dire e un mondo di modi per essere banale.
Chiamarti vita.
Cantare le tue labbra, la luce dei tuoi occhi.
Perdersi nello scontato.
Voglio cantare al tuo essere, danzare sulle note del vento trai tuoi capelli.
Assaggiare il gusto salato delle tue lacrime.
Scoprire quelle mille vie dell'amore che i poeti non hanno ancora descritto.
Scoprire che nulla è banale, nulla scontato.
Ogni cosa sarà come se il mondo fosse iniziato un istante fa, e tutto fosse nuovo.
Ed allora dolce sarà perdersi nei tuoi occhi.
E aspirare come Romeo, al pensiero di Giulietta.

venerdì 23 maggio 2008

Craziness...

Momenti di ordinaria follia, anzi nemmeno troppo ordinaria...
Poi potrebbe anche venirmi in mente di acucsare la Silvia per il consiglio avventato, ma non penso lo farò perchè certe volte, il rimorso è meglio del rimpianto e sapere che almeno ci si è provato è consolante rispetto a chi ha il rimpianto di non averci mai provato.
E poi vivere vuol dire agire, quindi direi che ho fatto la cosa giusto.
E poi non è detto che dovrei pentirmene...
Anzi potrebbe essere che la cosa sia positiva. Sperem. Qualche segnale positivo potrebbe esserci stato, ma non confido mai troppo in me stesso almeno in alcuni campi.

Uno, due, tre respiro...

I carry your heart with me


I carry your heart with me(i carry it in
my heart)I am never without it(anywhere
I go you go,my dear; and whatever is done
by only me is your doing,my darling)
I fear
no fate(for you are my fate,my sweet) I want
no world(for beautiful you are my world,my true)
and it's you are whatever a moon has always meant
and whatever a sun will always sing is you

here is the deepest secret nobody knows
(here is the root of the root and the bud of the bud
and the sky of the sky of a tree called life;which grows
higher than the soul can hope or mind can hide)
and this is the wonder that's keeping the stars apart

I carry your heart(i carry it in my heart)

E. E. Cummings

giovedì 22 maggio 2008

A quite long path...

Sono tornato a guardare il blog dopo un paio di giorni che di fatto non riuscivo a guardare praticamente nulla più che la posta.
Mi ha sorpreso vedere che da quando ho attivita il contatore ci sono state più di mille visite.
In questi giorni di studio un pò mi è mancato questa valvola di sfogo, in realtà sostituita dal mio taccuino (non faccio il forbito è proprio un taccuino, di quelli rilegati in pelle, fa molto intellettuale...) però mi ha anche permesso di esternare da qualche parte pensieri che altrimenti sarebbero difficili da espiremere, dubbi e insicurezze che, come dice una mia amica, sono troppo difficili e troppo personali da condividere.
Ci sono cose che vorrei chiarire con determinate persone, cercando di far sparire dei dubbi che altrimenti mi restano dentro, farli dissipare come se fossero nebbia per capire se quello che mi aspetta è una radiosa mattina o solo un bagliore che avevo scambiato per il sole.
Ci sono stelle che una volta che le hai viste non ti dicono niente, magari continui a guardarle tutte le sere senza che cambi nulla, poi, un giorno, una brezza fresca, nuova, arriva e ti toglie dagli occhi quel velo di polvere che prima li schermava e ti accorgi che quella stella, che prima ti assomigliava banale, normale, quasi insignificante ora splende luminosa come non mai, al punto che diventa come il sole e la luna, un astro perennemente presente nel firmamento dei tuoi pensieri, qualcosa che ti compare di fronte improvvisamente, in ogni momento, senza che te l'aspetti, per poi sparire come un'alito di vento, nell'aria, come se non fosse mai passato.
Ti trovi a desiderare che quell'alito di vento arrivi e si fermi lì, portando con se i profumi dell'estate, del gelsomino in fiore, il colore delle lucciole nelle notti di luna nuova, il morbido fruscio dell'erba in cui gli animali danzano al concerto notturno del grillo.
Ti trovi a sperare che quella mano che adesso danza libera nell'aria nelle prime, fresche sere di una primavera che non è più un sogno ma è una quasi realtà, venga improvvisamente imprigionata per poter portare alla bocca il profumo e il sapore di un altrui carezza.
C'è da sognare che quelle luci, che vedi illuminare la sera, subito prima che sorella notte cominci la sua magica danza, non siano soltanto due lucciole che si sono levate nell'aria troppo presto, ma il riflesso degli occhi di chi ha un sorriso, che per te, anche se fosse appena accennato, vale almeno cent'anni in paradiso.
C'è da credere in quel fremito che ti si muove dentro, e che ti fa sentire come dante per la sua musa, sapendo che forse da quella del poeta il tuo sogno tanto non è difforme, almeno per un particolare.
C'è da sperare che quel mare che hai dentro, solo apparentemente calmo, come può apparire un mare subito prima del tramonto, con il vento che spira dall'entroterra, magari dalle colline come nel ligure, trovi la sua tempesta, che lo farà danzare al ritmo del vento e di quei tuoni che sono tutti i singoli battiti di quel muscolo pazzo in cui qualcuno, fin troppo giustamente, ha posto il dominio d'amore.
Non c'è ragione, non c'è amore, quando la sera arriva si fondono, così che la mente possa dipingere un immagine vivida e perfetta, come solo il cuore la può immaginare.

lunedì 19 maggio 2008

Thinking

Serata un pò così...
Di quelle in cui ti metti a pensare perchè non vuoi che nella tua testa resti nient'altro che i tuoi pensieri.
E ce ne sono di cose a cui pensare.
Prima ero fuori in balcone e ascoltavo la pioggia che cadeva, ed ero in pace, tranquillo.
Una delle poche volte.
Sarà che dopo la tensione accumulata nell'ultima settimana per un ultimo esame che non sarà mercoledì questo ma quello prossimo, mi sono trovato, almeno per una sera, svuotato, scarico
E allora uno sta lì sul balcone, le luci sono soffuse, il cielo s'è tinto di un violetto che si sta scurendo sempre più e i lampioni delle case si illuminano via via come se la via dopo una certa ora prendesse una nuova vita.
E tutto era tranquillo.
Con la pioggia tutti erano dentr casa e io potevo godermi il silenzio.
Un silenzio pacifico e quantomai apprezzato.
A quel punto la mente vaga su diverse cose.
Su persone che ancora non riesco a capire, su qualcuno che credevo amico che ha deciso di tenermi fuori dalla sua vita e per cui testardo come sono sono farò nulla per farmi reinserire.
Non sono stato io a mettermi al margine, in realtà non so nemmeno il perchè, magarari sarà per la persona con cui sta. Boh.
Poi delicatamente ha deciso di viaggiare su di un altro petalo del fiore chiamato vita, un petalo particolare, che un pò mi fa paura.
più che paura, perchè non è paura è un attimo di diffidenza, perchè le mie impressioni si sono rivelate erronee e quindi non vorrei sbagliare di nuovo mettendo qualcuno in imbarazzo e standoci male io.
Però, ho visto una ragazza che era veramente stupenda, che non so perchè, sarà stata la luce che filtrava dagli alberi, la giornata positiva, sembrava più solare e risplendente del solito...
Non sono certo di quando la rivedrò, ma ogni tanto mi capita, che il pensiero sia scivolato in qualche modo, inconsciamente a lei.
Però... però c'è sempre la paura di scottarsi... di star male di nuovo...
E allora la mente va via di nuovo senza che io sappia esattamente dove andrà a posarsi...

domenica 18 maggio 2008

Raining

C'è qualcosa che sa paurosamente di presa per il culo.
Sono andato via, ho dovuto combattere per fronteggiare due giorni di pioggia coi lupi (cosa che vuol dire loro spesso chiusi in casa ergo lamentosi e agitati) e torno a casa che comincia a risplendere il sole.
Trovo che ci sia qualcosa di profondamente ingiusto...
Perlomeno l'Inter ha vinto...


sabato 17 maggio 2008

Studing

Ieri non avevo detto la ragione per cui sono stanco...
Fondamentalmente è perchè sto studiando molto si avvicina l'ultimo esame, l'ultimo di questi tre anni, che sarà quando io e Marco concorderemo di andare dal professore per chiedere che ce lo faccia anticipato.
Mercoledì questo, mercoleì prossimo, non lo so, comunque presto.
Ho passato tutti gli ultimi giorni in aula studio, che ci fosse il sole o piovesse, che ci fosse nell'aria il cinquettio degli uccellini o il profumo della pioggia che mi dava molto l'idea di quelle poche estati che ho passato al mare con una o due giornate di pioggia in cui si era costretti a stare a casa respirando il profumo della pioggia e catturando le senzasioni che ti dava.
La pioggia d'estate ha un sapore aprticolare, non è come la pioggia d'inverno, si sa che dura quello che dura, un giorno o due, qualcosa di più se la sfortuna aleggia su di noi, ma poi tornerà il sole.
Ed intanto la pioggia avrà portato il fresco, avrà portato quell'aria nuova, togliendo l'afa e la calura opprimente.
L'aria profuma di nuovo, di erba bagnata, di vita, e il primo raggio di sole che fende le nubì è lì, a toccarci il cuore, e la giornata è stupenda, un regalo che arriva dall'alto e che per almeno poche ore nessuno ti potrà togliere.
Dagli alberi cade qualche goccia, lenta tranquilla, soprattutto se ha piovuto nelle prime ore del giorno o subito prima della sera, quando poi il sole non ha immediatamente la forza di asciugare quello che ti circonda.
E se è sera, puoi stare lì, sul balcone, sulla finestra più alta di casa a guardare fuori, puoi sentire i ruomori della ntaura che si risveglia dopo un temporale e subito si riaccquieta per la notte.
Se si è fortunati ed è ancora stagione compqre qualche lucciola e la sera si illumina di mille flebili luci.
La luna in queste notti apparirà più splendente che mai, un disco d'argento su di un celo che raramente sarà più bello, un cielo che saprà di sogni e fiabe, che saprà di quell'eternità che dura solamente una notte di silenzio.
Torno a studiare, l'esame si avvicina e con esso, poi, a seguire, come fosse uno spettacolo, l'estate.
Spero che quest'estate piova, almeno un giorno, per gustarmi il profumo della pioggia.

venerdì 16 maggio 2008

Tired...

Stanco, sono in effetti stanco, straco, stufo... insomma copà...
Ieri sera serata di verifica alcolica con gli altri capi dell'evento "Cavalieri a Padova"

Note positive:

Il nome dell'evento che io per caso avevo scelto epr l'evento è poi diventato quello ufficiale.
Larry è un figo (quella camicia che aveva era davvero eccezionale)
Era un secolo che non ridevo così tanto (ho avuto la sgradevole sensazione che mi mancasse il respiro da quanto ridevo...)
I commenti sull'attività sono stati tutti positivi
La serata mi sa salvato da un pessimo pomeriggio rovinato dalle incredibili valutazione degli altri capi branco sul san giorgio a cui sarebbe interessante chiedere come avrebbero iudicato l'attività di domenica quando per loro quello schifo di San Giorgio è stato piositivo...

Note negative

Penso che la Caterina abbia pensato che noi siamo un branco di matti pervertiti o dementi...
La scolta che c'era si è annoiata (era troppo piccina forse)

detto ciò gli argomenti della serata che hanno escluso l'attività sono stati due must di quelli che ti rendono una eprsona migliore

1- La merda

2 - La riproduzione animale.

Larry che imitava il coniglio prma dopo e durante l'accoppiamento era qualcosa che difficilmente vedrò ripetersi ma giuro ognuno dovrebbe vederla almeno una volta nella vita...
La bottiglia di Vodka russa che mi ero portato duietro poi è stata utilissima, ci ha dato una scusa per tornare a fare i dementi...
Chissà cosa ne pensa la Caterina...

domenica 11 maggio 2008

I must or I want do, a big difference.

Sono appena tornato dall'attività in centro con gli altri tre branchi cittadini.
Un gruppo in rappresentanza di ogni associazione.
E ho notato una profonda differenza con quella cosa chiamata San Giorgio che abbia fatto due settimane fa.
Certo forse eravamo meno, c'era anche un bel numero di assenti, ma è stata una figata.
I miei lupi erano contenti, si sono divertiti, c'erano attività un pò puù noiose altre che li galvanizzabvano molto di più.
Abbia proposto tutte le varie attività che caratterizzano la branca lupetti, manualità, fisicità, espressionismo.
Erano attività strutturate per 80 bambini, noi eravamo probabilmente una cinquantina ma è andata bene lo stesso, anzi forse è stato meglio, però c'è da dire che la differenza grossa con il San Giorgio si notava.
Qui nessuno ci aveva costretto a fare l'attività.
Non era un'attività istituzionale, era un'attività che abbiamo voluto fare e la volontà dei capi si è fatta sentire.
Dalle scenette ebeti, ai giochi, a qualsiasi cosa.
E' stata una giornata di divertimento e giochi, di fratellanza ed unione, in cui i lupi si sono incontrati e conosciuti, in cui hanno fatto amicizia e avvicinato realtà diverse dalla loro.
Io come capo mi sono divertito.
Nulla è andato storto.
La preparazione era stata fatta bene, malgrado alcune cose pratiche siano state finite all'ultimo, tutto era nella testa degli organizzatori ormai da tempo.
E questo ha portato al successo.
Abbiamoa nche eprso un autobus per la voltontà di finire tutto e quindi di far vivere appieno ai lupi la giornata.
Poco male.

venerdì 9 maggio 2008

Moon light...

Ci sono canzoni che ti prendono e di fanno venir voglia di sognare, voglia di tornare a vivere una terra respirandola a pieni polmoni.
Si vivere una terra perchè c'è una differenza tra chi viaggia, chi fa il turista.
L'amore per certi colori, per certe senzazioni, per quell'aria che si respira, e che io sento ogni volta che respiro la pioggia che cade.
Perdersi in giardino, osservare un fiore, ricordarsi da dove è stato colto il tubero che ora permette a noi di continuare a sognare un terra di fate, nebbia, brughiere e gnomi.
E' una terra che porta in se una magia che fa venir voglia di ballare al chiaro della luna, che fa venir voglia di stare a guardare dal passo tra i monti un mare da cui nascono nuvole che apscoleranno su quell'isola come pecore, tavolta procedendo pigre ed indolenti altre volte correndo sulle ali del vento.
E' una terra che come poche altre ti entra nel cuore senza poterlo lasciare più.
Un viaggio in cui sarebbe bello poter tornare ma che non so quando tornerò.
Una nuova estate si avvicina ma non so se questo tempo di vacanza mi porterà di nuovo sulle verdi brughiere.

Wolf's legend Chapeter nine part three

DEER


Il profumo della pioggia nel bosco.
Il dolce rumore della terra che moriva per rinascere, foglie ormai secche e rami che si rompevano sotto gli stivali morbidi.
Per tutta la primavera la selvaggina era stata abbondante e c'erano tanti branchi di cervi in giro che alcuni i lupi nemmeno li avevano visti.
L'erba era stata verde e bella fino all'ottobre innoltrato, aveva danzato carezzata dal vento e poi aveva cominciato a seccarsi poco a poco.
Le spighe degli uomini erano cresciute durate e belle e se non fosse stato per gli steccati che le proteggevano sarebbero potute essere un'ottimo alimento per molti degli animali delle foreste.
Poi era arrivato un vento freddo da nord, un vento tagliente e sferzante che aveva costretto gli uomini a cambiare la propria pelliccia e gli animali a scendere via via sempre più a valle.
Ora i cervi erano ammassati in un territorio relativamente ristretto e i lupi li avevano seguiti.
Un lupo adulto, maturo, con un solco lungo il volto, segno forse di qualche scontro o di un cacciatore sfortunato, si muoveva nella nebbia.
Si muoveva basso, furtivo, fugace, il pelo, grigio argento, lo nascondeva, ombra nella nebbia invisibile alla sua preda fino all'ultimo.
Un ghigno, forse rideva, pregustando il senso di paura che il cervo avrebbe trasudato nel momento del primo morso.
Se anche si fosse girato per difendersi l'agressero sarebbe subito sparito nella nebbia e un altro lupo avrebbe preso il suo posto assaltando alle spalle il povero animale.
I resti dell'esercito di Rynm erano giunti all'imboccatura della montagna intorno alla fine di Ottobre, insieme al vento gelido dell'inverno, insieme ai nemici.
Le scorte alimentari erano state già predisposte.
Le ricche spighe dei raccolti erano state immagazzinate.
I mastri muratori della città avevano lasciato perdere case e palazzi per dedicarsi alle fortificazioni.
Tutti dovevano aiutare. I soldati avevano la giornata divisa in due, una metà per le esercitazioni, una metà per aiutare artigiani e operai.
Chiunque fosse stato in grado di brandire un arma era stato addestrato in quei mesi ed adesso l'intera popolazione era predisposta per la difesa di Mauriceburg.
Le mura andavano dalle montagne al costone di roccia su cui era costruita la città e poi dal fiume fino all'altro lato della valle.
I politicanti di Rynm aveano solevato il comandante del loro esercito sconfitto lasciando a Sebastian un grado altisonante e i resti di unità demotivate e male in arnese.
I falchi erano stati inviati avanti a raccogliere e riorganizzare la ritirata di quell'esercito in rotta.
Erano stati reinquadrati, rivestiti e rifocillati per quanto le distanze lo permettessero.
Dietro a loro veniva l'esrcito nemico, che li incalzava ormai da mesi riducendoli allo stremo.
Avevano incontrato un esercito arrogante e l'avevano sconfitto, ora lo inseguivano con l'intenzione di far pagare tutte le pene che avevano subito a chi li aveva attaccati.
Avanzavano preceduti dalla cavalleria che tallonava i fuggiaschi, bandiere verdi con un cervo indicavano i loro reparti ed avevano comnciato a montare l'arroganza del tutto simile a quelli che avevano sconfitto.
Tra i primi fuggiaschi ad arrivare a Mauriceburg cerano Jerome e il padre di Aeren, arroganti e tracotanti malgrado la sconfitta entrarono in città imprecando e bestemmiando, pretendendo di essere ricevuti e accolti nel palazzo del governatorato.
Alla porta trovarono Sebastian che scendeva dalle scale con Deredo.
I popoli delle montagne preannusando il pericolo della nuova invasione avevano garantito il loro appoggio fornendo guide e uomini che ora si trovavano insieme ai lupi, alla guardia d'acciaio, agli orsi e ai falchi da qualche parte nelle montagne ad ostacolare i nemici.
Era Novembre ed un'aria fredda costringeva tutti ad indossare pesanti pellicce e Sebastian non pote mancare di notare dhe quelle dei due ospiti erano ricchissime e molto curate.
Le loro vesti in seta gialla non erano state minimamente rovinate dalla fuga, cosa che infastidì non poco il Lupo.
Chi erano questi che precedevano i propri soldati nella fuga e li mandavano avanti nelle battaglie.
La tracotanza e l'arroganza con la quale si fecero avanti fu tale che Sebastian non aspettò di essere solo di fronte a loro per annunciare la loro destituzione e il loro arresto.
Subito si fecero sotto dei soldati come per proteggere quei due criminali ma l'essere circondati da un'intera città in arme li fece rapidamente desistere.
Dopo questo evento il lupo prese la strada delle montagne seguito da parte dei soldati presenti in città.
La prima neve era caduta, era inusuale che aspettasse tanto.
Il lupo stava acquattanto nela nebbia.
Il branco di cervi avanzava, cercavano dell'erba morbida da brucare ma vrebbero trovato qualcosa di diverso.
Avevano già provato i morsi dei lupi, ma non si aspettavano nulla.
Il branco li circondava senza che loro si aspettasero nulla.
Un cervo solo nella nebbia li fissava.
I soldati in uniforme verde pensavano di aver trovato finalmente un pasto decente dopo settimane di inseguimenti.
per la prima volta da mesi poi i nemici non si erano limitati solo alla fuga, ma si erano girati e avevanor esistito.
Non erano gli stessi, le uniformi erano nere, grige marroni o di altri colori.
Quella nebia era un pericolo, ma se avevano ditrutto un esercito enorme come quello che li aveva assaliti cosa avrebbero potuto fare quegli sparuti distaccamenti?
Uno dei soldati poggiò il ginoccio a terra e poi tese l'arco.
Il sibilo della freccia ruppe il silenzio dell'alba.
Il tonfo sordo del dardo che impatta contro un albero fece loro capire che il cervo era scappato e che la freccia aveva mancato la loro preda.
In effetti lì dove stava il cervo ora c'era solo della nebbia smossa da un movimento d'aria e dell'erba che si muoveva.
Il soldato si alzò ed imprecando si diresse a recuperare la sua freccia.
Non c'arrivò mai.
Tutta la sua unità fu falciata da una salva di darti partita dal nubbia di quella bruma autunnale.
I vertici dell'esercito di Salzen erano preoccupati.
Sempre meno pattugli tornavano la sera e le loro avanguardie subivano sempre più attacchi.
L'ambiente non aiutava quindi si era deciso di rallentare l'avanzata per presidiare il territorio.
Avrebbero ripreso l'avanzata in primavera.
Le loro avanguardie riunite in una sola erano accampate vicino ad una zona di tranquilli canneti.
Il lupo era in attesa nella nebbia.
Accucciato com'era non era possibile individuarlo, i cervi stavano bevendo, erano distratti, era il momento..
I resti fumanti dell'accampamento avevano fatto capire l'entità del disastro ai soldati che erano stati inviati a controllare la situazione dopo che da alcuni giorni non si avevano più notizie delle avanguardie.
Anche le staffette inviate non erano tornate.
Erano un'intera divisione.
Avevano trovato soldati che sembravano essersi uccisi a vicenda.
Negli acquitrini avevano trovato oltre duemila uomini che dovevano aver provato la fuga finiti da anonime frecce.
Il grosso delle truppe era stato trovato più avanti, vestito alla meno peggio, indicazione che l'assalto era avvenuto di notte.Mancavano tutte le bandiere segno che l'attacco era stato organizzato dall'esercito che stavano affrontando.
I corpi erano stati ricomposti e seppelliti alla meno peggio nella maggior parte dei casi.
Alcune pire fatte con quello che restava dell'accampamento bruciava ancora, segno di un certo rispetto tributato a chi aveva combattuto.
Il drappello si accorse dopo molto tempo che alle loro spalle stava un grosso contingente di cavalleria, molto più grosso di loro.
C'erano soldati diversi, alcuni armati più alla leggera, altri in modo più pesante.
Al centro stava un cavaliere interamente vestito di nero su un cavalloa ltrettanto scuro.
Intorno a lui cavalieri vestiti di nero che sembravano prendere ordini solo da lui.
Quelli più vicini erano rivestiti da armature d'acciaio talmente lucide da sembrare d'argento.
Avanzò un cavaliere di quell'unità
Portava un messaggio per il loro comandante.
Mi dispiace per i vostri soldati, ma questa è la guerra.
Chi entra nella tana del lupo rischia di essere morso.
Dopo aver lasciato questo messaggio il cavaliere tornò entro le proprie linee e l'intera unità sfilò davanti a loro diretta verso il bosco e le nebbie che lo ammantavano.
Alla fine anche gli esploratori tornarono al loro campo decisi a riferire quello che avevano visto.
Dal margine del bosco un lupo con una ciccatrice sul volto li osservava attento.

giovedì 8 maggio 2008

Live!!

Bene, giornata tranquilla.
Sono contento perchè finalmente mi sento tranquillo, libero, senza particolari problemi.
Vengo da due riunioni consecutive, un'altra l'avrò stasera ma sembra di percorrere una strada in discesa, facile facile...
E' una sensazione bella ma un pò triste quella di essere per l'ennesima volta alla fine di un percorso, sapere che da domani, o comunque se non da domani tra un giorno relativamente breve le strade con molti dei ragazzi dell'uni si divideranno.
Alcune si sono già divise, dalla Marika con il suo lavoro, alla Paola con il suo piccino, a quelli dell'altro corso che ormai non vediamo più.
Qualcuno ci sarà ancora l'anno prossimo ma non so quanti.
Adesso spero nella pizzata per poterne rivedere almeno alcuni, quelli che ho perso lungo il percorso, che magari hanno perso qualche esame, e poi non sono più riusciti a mettersi al passo.
Mi intristisce un pò questa cosa, ma si chiama vita e va vissuta.
Strade che incominciano e che finiscono, sentieri diversi che s'incrociano, altri che si separano, altri che arrivano ad un pelo dal trovarsi e poi non s'incontreranno mai.
Non posso pretendere che chiunque stia sempre nella mia vita, non posso aspettarmi che non ci siano separazioni, quel che è certo è, che comunque vada, qualsiasi siano le strade che percorrerò, rimarrà sempre qualcosa di chi mi ha accompagnato.
Perlomeno nella persona che sono, nel mio evolvermi, e inquello che diventerò.
Credo di essere cambiato molto in questi tre anni, credo di essere maturato, di essere diventato una persona diversa a quelal che ero anche solo alle superiori.
Mi ritengo migliore, forse è la mia solita arroganza, ma io voglio credere che sia una giusta considerazione arricchita dalal gratidudine per chi mi ha donato di fare questo pezzo di strada insieme, spero che la maggior parte di voi continuino, sarò contento per chi ci sarà.
Ora senza voler far torto a nessuno vorrei provare a ringrazziarvi, Zeno, Anna, Enrico, Filippo, Luca, Luca, Leo, Turri, Beppe, Mattia, Sara, Desy, Jessica, Marika, Paola... (se qualcuno è stato escluso mi scusi ma non ho una gran testa in questi giorni in caso fatemelo rpesente...)
Siete stati importanti almeno per me, siete stati dei buoni compagni, degli ottimi amici, con cui è stato bello darsi una mano, io spero di camminare ancora a lungo con voi.

mercoledì 7 maggio 2008

Get a degree

Ieri sera ho fatto le due per finirla...
Bene, ora salvo complicazioni, salvo Leita che s'inventa un esame impossibile siamo proprio alla fine, perlomeno di questa triennale.
Stamattina il prof ha accettato la tesi, ha detto che va tutto bene.
Quindi una volta superato l'ultimo esame saremo pronti, il 26 giugno mi aspettano una banda di squali ma batteremo anche quelli!!

domenica 4 maggio 2008

Loosing five years of my life...

Come perdere cinque anni della propria vita...
Facile...
Basta vedere il pc con la propria tesi di laurea, scritta per buona parte spegnersi di fronte a voi senza che voi possiate farci nula...
E tranquilli nemmeno dopo due ore, quando avete recuperato tutto, riscritto la parte che non si era salvata e controllato di non aver perso assolutamente nulla i cinque anni che avete perso vi verranno restituiti...
Mamma mia che pomeriggio da incubo...
Maledetto pc...

sabato 3 maggio 2008

Good day...

Un buon giorno, una giornata spesa bene, che mi ha dato diverse soddisfazioni...
I lupi ad attività si sono comportati proprio bene, per carità erano pochi, ma hanno lavorato bene, sono l'unica cosa che mi fa trovare la forza di continuare a fare il capo scout perchè per il resto non vedo cose particolarmente positive.
Oggi pur essendo vivaci come al solito erano attenti, ricettivi, e spero abbiano imparato qualcosa di nuovo.
Sono anche riusciti ad inventarsi dei giochi con cui divertirsi.
Non erano i soliti giochi, non erano banali, e soprattutto erano divertenti.
Magari se fossero stati di più lo sarebbero stati di meno, ma non si può avere tutto.
Prendiamo quello che di arriva.
La tesi procede, meglio di quanto sperassi, forse serviva solo ingranare la marcia, domani spero di finire le parti di cui ho letto i fascicoli, sono il corpus centrale del lavoro quindi devo fare un buon lavoro.
Speriamo bene.
Se domani scrivo tutto poi posso sistemarlo tra lunedì e martedì e mercoledì portarli al prof a visionare... speriamo bene...

venerdì 2 maggio 2008

Let's go!

E' iniziata.
Come un sentiero, si comincia dal primo passo.
Il percorso è importante relativamente, certo certe volte non è impotante da dove si parte o dove si arriva, ma come ci si arriva, però è anche vero che, a prescindere da dove si parte e da dove si arriva, l'importante è partire perchè finchè non si parte non si arriva e non si percorre nemmeno nessuna strada.
Poi è importante che strada si sta percorrendo, perchè ci sono strade anonime, altre importanti, altre che sono l'una mentre noi le consideriamo l'altra.
E così io non so cosa sia questa mia tesi che ho cominciato a scrivere carezzando questi tasti su cui ora scrivo i miei pensieri.
Non so se sia importante o meno, spero sia interessante, spero di non star scrivendo solo un mare di menate, che qualcuno possa trovarci qualcosa d'intelligente o d'interessante dentro.FOrse semplicemente sono incerto sul mio lavora, come per mille altre cose, incapace di accetare un limite, incapace di poter dire si va bene così, incapace di poter pensare che certe volte non possiamo proprio fare di più.
Speriamo che questa sia una di quelle volte.

One year...

Un anno.
E' passato un anno e direi che è cambiato tutto.
Nel mezzo c'è stato un viaggio in America e questo post.
C'è stato il mio tentativo infruttuoso di scoprirmi, di farmi scoprire, di mostrare chi sono e chi so essere.
Un anno fa, la notte del primo maggio, ero tornato da Roma, perso come poche altre volte per una ragazza per cui avrei perso nove mesi.
Ma non direi perso, meglio dire speso, perchè se si ama non è mai in vano, non è chi ama che sbaglia, semmai chi non riesce ad amare, perchè si perde quel palpitare del cuore che tanto fa vivere e tanto soffrire.
Però ad un certo punto è giusto anche smettere, perchè amare per il gusto d'amare, per riempirsi la vita di qualcosa, per scacciare quel sentimento di vuoto che tanto spesso riempie la nostra vita, allora quello non è amare ma qualcos'altro che spero di non confondere mai con l'amore.