Era partito ragazzo dalla città in cui era vissuto da bambino e adesso era un uomo.
Il freddo di quelle terre gli era penetrato dentro, come succede a tutti quelli che vedono la morte in faccia.Suo padre forse non avrebbe riconosciuto quel figlio che di notte ancora sognava la campagna in cui era cresciuto e sperava un giorno di poter tornare ad annusare l'odore della terra grassa pronta per essere coltivata.
Erano due anni che erano in quelle lande a cercare di riunificare un territorio che non ricordava più la sua unità ed in cui lo stesso esercito che aveva ucciso suo padre aveva porta morte e distruzione.
Sebastian adesso era impiegato in azioni di guerra vere e proprie, cosa che in rpincipio gli era stata risparmiata.
Serviva presso un'unità di cavalleria e gli era stato concesso il comando di un plotone, come anche a Thobias.
In giro probabilmente con il Comandante Sestant c'era anche suo fratello, giudicato troppo piccolo per affrontare un ruolo attivo in combattimento e impiegato quindi come staffetta e portaordini o in qualche azione di minimo rischio.
Simeon invece, giustificandosi con la salute cagionevole, aveva richiesto il permesso di poter tornare a Rynm la capitale. Il permesso gli era stato concesso e non c'erano state nemmeno troppe facce tristi.
I due ragazzi erano ormai considerati da tutti come figli di Maurice che li trattava da tali, ma questo non apportava grandi vantaggi nella vita militare.
Sestant era un comandante duro ma giusto e non faceva distinzioni di sorta.
Le uniche distinzioni che uno poteva avere erano quelle ottenuto con i meriti conquistati sul campo, e da un pò Sebastian e Yhobias sembravano impegnati in un'intensa gara a chi ne conquistava di più.
Avevano iniziato a prestare servizio entrambi come soldati semplici ma nessuno dei due sembrava portato per tale ruolo.
Erano stimati dagli altri soldati che vedevano in loro due validi compagni da avere al fianco in caso di scontro.
Adesso servivano presso la stessa compagnia e sull'esempio dei due giovani sottufficiali anche i soldati sembravano voler dimostrare quale dei due plotoni era meglio.
Thobias sembrava crescere sempre più come il padre, aveva un'innata propensione al comando, che lo portava ad essere ascoltato anche da soldati più anzini ed esperti di loro.
Sapeva riconoscere quando avevano ragione e sapeva a chi e come chiedere consiglio.
Diverso era Sebastian che era visto dai soldati come uno di loro, uno che come molti di loro veniva da una cultura contadina, per questo lo vedevano come il figlio di un fratello, un nipote, o un cugino degno di fiducia.
In quel periodo erano impegnati in un territorio brullo, caratterizzato da basse montagne senza un'eccessiva quantità di boschi.
Le unità di cavalleria erano costrette spesso ad operare in territorio ostile per lunghi giorni con scarsità di mezzi e viveri.
Ogni soldato veniva addestrato perchè sapesse cavarsela in ogni momento, in modo che fosse in grado di usare e di difendersi con qualsiasi arma, in modo da far si quindi che le probabilità di sopravvivenza aumentassero decisamente.
Sebastian non gradiva un gran chè il rfatello lo accompagnasse durante le missioni di perlustrazione a lungo raggio visto che erano quelle durante le quali si correva il maggior perciolo.
Erano spostamenti lunghi durante i quali spesso poteva anche non accadere nulla ma che potevano trasformarsi in una trappola mortale.
Durante uno di questi spostamenti la compagnia di Sebastian e hor cominciò a notare degli strani movimenti di alcune ombre nelle colline circostanti.
Essendo in quel teatro di guerra da ormai tre anni sapevano quello che voleva dire.
Il nemico non usciva così allo scoperto se non era certo di attaccare, e non attaccava se non era certo di riportare una vittoria veloce e sicura.
Fu deciso che Wilfred che in quel caso era a disposizione del capitano della compagnia insieme a due soldati sarebbe corso fino al comando a cercare rinforzi.
Se tutta l'unità avesse ripiegato non c'erano possibilità perchè sicuramente i nemici avrebbero precluso quella che ormai era l'unica via verso la salvezza.
Partite le staffette fecero in modo di dar fiato ai cavalli facendoli abbeverare, avendo così la possibilità di osservare il territorio circostante.
La valle in cui si trovavano si ampliava via via in quelli che dovevano essere i pasoli dei montanari per pecore e capre.Si estendeva per un buon tratto con un andamento da falsopiano in cui scorrevano placidi dei torrentelli in cui non era difficile intravedere trote o altri pesci.
Più a nord lungo la vallata si intravedeva una collina, sulla cui sommità si scorgevano dei grossi macigni.
Forse in antichità si trattava di un qualche luogo religioso ma adesso sembrva offrire la migliore opzione difensiva della zona.
Il capitano, un veterano di altre campagne decise di far avanzare in formazione aperta la compagnia, un battaglione ad est ed uno ad ovest, come se avessero voluto passare l'ostacolo della colinetta.
Al centro con quello che era il suo piccolo seguito il capitano avrebbe puntato dritto sulla collinetta.
Quando vi fosse gunto avrebbe dato un segnale e i due plotoni sarebbero dovuti convergere in quella direzione.
Il tutto doveva avvenire in tranquillità come se i cavalieri stessero avanzando per una passeggiata nella campagna.
E davvero sarebbe stata una bella passeggiata se non fosse stato per il rischio che correvano.
I plotoni furono fatti disporre con calma senza allarmare così il nemico e cominciarono ad avanzare lenti.
Avevano uperato i tre quarti del percorso quando improvvisamente al centro il comandante con il suo seguito si trovarono ad avanzare in una piccola serie di aquitrini che da lontano non si scorgevano.
Questi acquitrini composti da affioramenti di terra e piccoli laghetti erano caratterizzati da piccoli affioramenti di canne e il percorrerli, pensò Sebastian non doveva essere agevole per i cavalli e i cavalieri.
Improvvisamente un grido proruppe nella valle.
Dai canneti dell'aquitrinio centrale apparverò improvvisamente alcuni soldati che si dovevano essere tenuti nascosti per tutta la durata dell'avanzata.
Con i cavalli imersi fino al ventre nell'acqua i cavalieri si trovavano in una condizione svantaggiata e furono facile preda degli arcieri che si erano appostati negli affioramenti più solidi della piccola palude.
Subito du chairo che per la decina di uomini dels eguito del Capitano non c'era nulla da fare,
tutti tranne un paio furono subito tirati giù e finiti, qualcuno prima ancora che se ne rendesse conto.
Il comandante e l'alfiuere della compagnia, trovandosi in una zona ai amrgini degli stagni riuscirono a far uscire i cavalli dalla melma e a dirigerli verso il punto convenuto.
Vedendo che Thobias faceva lo stesso con il suo plotone Sebastian ordinò ai suoi di correre al riparo.
Quanto arrivarono alla formazione rocciosa si resero conto che presentava una perfetta forma circolare, cava all'interno, il che rappresentava che un tempo doveva essere una qualche forma di costruzione.
Il capitano non arrivò mai.
Una freccia ne bloccò la corsa a pochi metri e fu appena possibile recuperarne il cadavere.
I due tenenti non poterono far altro che far disporre i loro uomini nel miglio modo possibile lungo il perimetro chiedendo loro di cercare di non sprecare frecce.
I cavalli furono posti al centro e dove fu possibile fu bloccata la bandiera della compagnia in modo che indicasse la loro posizione.
L'unica cosa che poi poterono fare fu cercare di mantenere alto il morale degli uomini.
In seguito ad un primo e disorganizzato attacco i barbari che infestava quelle contrade cercarono in vari modi di rompere il cerchio difensivo.
Prima cercando di far crollare il morale dei difensori con urla belluine o mostrando il loro numero di fran lunga superiore ai 50 uomini presenti dentro il circolo di pietre.
Poi provarono a piegarli con un attacco in cui far valere la forza del numero sulla qualità e l'addestramento militare.
Poi provarono a lasciare in pace i difensori per tentare un assalto nella calura del mezzogiorno.
Ripeterono attacchi su attacchi ad ogni ora del giorno e della notte per un paio di giorni.
Sebastian e Thobias si resero conto che anche se uscivano a recuperare le frecce quando i nemici si ritiravano, queste stavano visibilmente a diminuire di numero, ormai sempre più soldati erano feriti o malconci e non potevano che dare un aiuto parziale alla difesa, provare una sortita forse avrebbbe potuto salvare un esigua parte di loro, ma sicuramente sarebbe stato un massacro e avrebbe condannato chi non riusciva più a reggersi in sella.
La paura cominciò ad aleggiare in loro.
Per arrivare fino a lì c'erano voluti tre giorni, ciò voleva dire che anche correndo Wilfred non sarebbe tornato con i soccorsi se non dopo almeno altri due giorni.
Fu sera e fu mattina e poi di nuovo sera.
Dei cinquanta uomini di abili ne rimanevano meno di trenta, la bandiera aveva l'asta spezzata ma in qualche modo garriva ancora sopra la loro posizione,
Cominciava a mancare l'acqua, visto che arrivare ai ruscelli nell'ultima giornata era diventato impossibile e ancora all'orizzonte nulla faceva presagire l'arrivo di rinforzi.
I due tenetni si prepararono all'ennesima notte di agonia, all'ennesimo attacco.
Quella notte, forse perché i barbari avevano capito lo stato in cui versavano i difensori lancirono un attacco più duro e cruento del solito, arrivarono ad ondate silenziose, una, due, tre volte e ogni volta furono ricacciati.
Poi di nuovo e di nuovo ancora, cosiché ai difensori sembrava non dovessero finire mai, che non fossero ondate ma un'unico infinito attacco, infinito come quela notte.
Poi arrivò l'aurora e con essa la luce, da mezz'ora gli attacchi sembravano essersi calmati.
Di uomini abili non ne rimanevano che una decina comrpesi Sebastian e Thobias che malgrado le ferite riportate ancora si reggevano in piedi.
Una ltro attacco come quello di quella notte e sarebbero stati spazzati via.
Poi giunsero le grida dall'esterno.
Ad est, all'imboccatura della valle dalla quale provenivano si levò un gran polverone.Dalla cima dei massi i soldati poterono osservare che con le tenebre se n'erano andati anche i loro nemici, probabilmente consapevoli dell'attivo dei rinforzi.
Stanchi e laceri ad accogliere Wilfred che aveva guidato il resto del reggimento fino a lì stavano in piedi i due tenenti, felici di poter osservare un'altra lab di vita.















