sabato 28 febbraio 2009

Voyage


Perchè non è possibile prendere e partire, trovarsi a fare un viaggio e appena finito quelo prendere e partire di nuvo senza che ci sia una meta, senza che sia verametne una fine.
Senza che ci siano fermate o ripartenze, senza che ci si debba femare, rallentando per poi ripartire, un percorso continuo innarestabile fatto di un semplice ed inestingubile desiderio di essere. Sempre.

Quest for a new Word


Porto avanti un discorso iniziato da alcuni giorni, e che in parte si ricollega a quanto m'han detto due care amiche.
Adesso erano un pò di giorni che per una cosa o per l'altra non scrivevo nel blog, in parte questo è dovuto alla mia pigrizia, in parte al fatto che non stavo bene, in parte forse a quella mancanza di voglia di scrivere che mi viene quando mi trovo di fronte ad un muro che non risponde come vorrei.
Forse mi son trovato pure a scrivere ad altre persone e questo mi ha distratto.
Però forse è ora che inizi un nuovo viaggio, un viaggio verso un nuovo mondo, verso qualcosa di diverso che mi permetta di pensare ad altro anche nei momenti in cui la tristezza si fa avanti e devo trovare la forza e la luce per ricacciarla indietro.
Va da se che quanto voglio fare, quanto voglio intraprendere assorbirà parte, forse buona parte del tempo che non dedico agli scout e all'università e per cui potrebbe anche essere che rimarrà poco per altre cose, per altre persone.
Le parole potrebbero esiccarsi e rimanere a guardare il mondo che le circondava come una natura morta, ma forse di questo non mi dovrei rammaricare troppo visto che alle piante oltre all'acqua per vivere serve anche la luce del sole e senza la seconda la prima è inutile.
Verrà forse un momento in cui tutto sarà diverso, in fondo me lo auguro, ma certemente al momento non ho voglia di perdermi in una fuga inutile verso qualcosa che fugge.
Potrebbe essere che scriverò a tratti nel blog, che mi perderò per tornare, che capiterà di trovare un'idea nel recesso della mente e di volerla condividere oppure di essere assorbiti a tal punto da altro da non ricordarsi più neppure come ci si chiama.
A questo punto un paio di cose per chiudere e tornare a dedicarmi ad altro.
Prima di tutto volevo far presente la mia sorpresa nel vedere quanta gente ha guardato il blog ultimamente, davvero tanta gente.
Secondo rigrazione le due amiche di cui parlavo all'inizio, Ilenia e Beatrice, per il costante ripetermi di una cosa che forse prenderà piede.
Grazie per avermi spinto almeno a provare.

venerdì 27 febbraio 2009

Different

Questo è un pensiero, nulla più.
Però è un pensiero carino, perchè è un raggio di sole in una sera innoltrata.
E' l'ultimo raggio di sole quando la sera sembra scesa del tutto e a bucare le finestre non c'è che un ultimo fulgore di luce.
E' uno di quei pensieri ci scalda quando tutto il resto è freddo, come una giornata di sole che anticipa la primavera sul finire dell'inverno.
E questo sei tu.
Diversa da tutte le altre.
Amica e non amante.
Per sempre e non semplice passante.
Hai un posto tutto tuto, tutto strano nel mio cuore.
Di chi sa darmi il sorriso anche quando sto male.
Di chi i rimproveri me li sa fare col sorriso.
Di chi meriterebbe molto di più che un caffè mancato.
Di chi si meritava tutta una serata al freddo a gelare aspettando te e l'Urfaust.
Perchè malgrado quello che molti pensano guardandoti superficialmente, sei vera.
A te come scusa o come promessa, perchè forse capita di trovarti nascosta nelle pieghe dell'anima, perchè capita che quando si sia presi da altro alcune cose finiscano per essere date per scontate, chiedo un'altro caffè, quando ti capiterà di tornare, che sia domani, tra due mesi, o diec'anni, perchè lo sappiamo, il vento va ma poi torna.

The waste land

At the violet hour, when the eyes and back
Turn upward from the desk, when the human engine waits
Like a taxi throbbing waiting,
I Tiresias, though blind, throbbing between two lives,
Old man with wrinkled female breasts, can see
At the violet hour, the evening hour that strives
Homeward, and brings the sailor home from sea,
The typist home at teatime, clears her breakfast, lights
Her stove, and lays out food in tins.
Out of the window perilously spread
Her drying combinations touched by the sun's last rays,
On the divan are piled (at night her bed)
Stockings, slippers, camisoles, and stays.
I Tiresias, old man with wrinkled dugs
Perceived the scene, and foretold the rest—
I too awaited the expected guest.
He, the young man carbuncular, arrives,
A small house agent's clerk, with one bold stare,
One of the low on whom assurance sits
As a silk hat on a Bradford millionaire.
The time is now propitious, as he guesses,
The meal is ended, she is bored and tired,
Endeavours to engage her in caresses
Which still are unreproved, if undesired.
Flushed and decided, he assaults at once;
Exploring hands encounter no defence;
His vanity requires no response,
And makes a welcome of indifference.
(And I Tiresias have foresuffered all
Enacted on this same divan or bed;
I who have sat by Thebes below the wall
And walked among the lowest of the dead.)
Bestows on final patronising kiss,
And gropes his way, finding the stairs unlit...

She turns and looks a moment in the glass,
Hardly aware of her departed lover;
Her brain allows one half-formed thought to pass:
'Well now that's done: and I'm glad it's over.'
When lovely woman stoops to folly and
Paces about her room again, alone,
She smoothes her hair with automatic hand,
And puts a record on the gramophone.
da The Fire Sermon
The waste land
T.S. Eliot

Quello che ho postato qui sopra è un testo particolare.
Uno di quelli che normalmente diremmo che siamo riusciti ad amare malgrado i nostri prof.
E' solo un pezzo dell'opera spetacolare che la raccoglie.
Non mi metterò a farne l'esegesi.
Non mi metterò a fare una filippica sul quanto sia vuoto il sesso senza amore che caraterizza i giorni nostri ispirandomi ad una poesia di 90 anni fa.
Noveramente Monica, non mi metterò a parlare di Rigoni così che tu possa perderti a pensare alle sue spiegazioni in cui passava così vicino al tuo banco...
Solo una veloce considerazione serale.
Una considerazione che centra poco appunto con il testo precedente, se non appunto che sono parole che provengono da the Waste Land, dove Waste altrove può significare spazzatura, rifiuto e quindi qualcosa di sprecato.
Le mie parole ogni tanto mi sembrano sprecate, mi sembra che siano parole che scritte con un'anima vadano a perdersi nella freddezza di un tinello, tra una scatola di piselli e un grammofono, in una freddezza generale, ove non si capisce mai il senso caldo di ciò che ci attaversa per un secondo, un glaciale momento d'enertità che ci ostiniamo a chiamare vita ma che vita non è.
E allora ecco che i pensieri corrono veloci, e l'idea è che anche questa volta le parole si stiano scontroando contro un banco di iceberg presso una scogliera sbagliata.

Declaration


Serata colta.
Serata di pensieri.
IO e la mia candela alla vaniglia che aiuta a pensare.
Questa fiammella ceh arde nell'oscurità.
Altre cose ardevano di luce ben più viva in epoche passate, in oscurità ben diverse.
La dichiarazione d'indipendenza degli stati uniti è una.
Viene sancito il diritto, tra gli altri, ad essere felici.
Viene sancito qualcosa che tutti dovrebbero essere, viene sancito come diritto quella che è la prima e fondamentale aspirazione dell'uomo, quella ad essere felici?
Ma se è un diritto, se è un diritto la ricerca della felicità, perchè questa non si fa trovare?
Perchè fin troppo spesso la gente ci nasconde dietro un velo d'ipocrita benevolenza che la strada che stiamo seguendo non è quella che porta alla felicità e non ci dice che stiamo sbagliando, che dovremmo cambiar strada?
Temo di essermi perso di nuovo.

mercoledì 11 febbraio 2009

Ironic answer

Io chi non risponde proprio non apprezzo
Ma sarà che per qualcuno la parola rimane un vezzo
E allora mi chiedo perché non me lo dici
che quei versi erano infelici?
Dei tanti e vari modi che hai di farmelo sapere
Non ne hai trovato uno, mentre io stavo qui a tacere?
E allora qualche consiglio su esempio di Cyrano
Te lo do io così da forzarti un po’ la mano.
Dire che son brutti è semplice, è noto
Chiederò per questo scusa a musa poesia a cui umile son devoto
Trova un altro tono che non sia così banale
Potrebbe venirne fuori qualcosa di geniale
Utile: mi son pulita con quelli il deretano
Ero senza carta e avevo quelli in mano…
Infuocato: Si belli, da faville
Non so quante ne han mandate in cielo, bruciando, di scintille
Militare: che schifo che mollezza
Con ardor ed irruenza devi agir per conquistare la mia fortezza
Ingenua: che strano qualcuno ha scritto troppe parole a caso
Si vede che mentre scrive non vede al di la del suo naso
Da amica: Scusa, son belle, ti spiego queste mie parole,
non vorrei ferirti ma ad altri ho promesso il mio cuore
Rimprovero: Smettila di scrivere lurido villano
Che la zappa ti è più consona della penna all’interno della mano
Arrogante: Se scrivessi simili brutture
Mi taglierei le mano per evitar quelle future
Epica: Per scrivere dei versi di forma si oscura
Hai fatto rivoltar nella tomba Dante e Virgilio ne son sicura
Offensiva: gli uccelli di lassù nel celeste
Non fan tanto schifo quando ci cagano insu le teste
Nominale: Parole tanto grevi da sembrar suine
Non son mai salite alle orecchie mie divine
Patria: Oh Italia oh patria che sfacello,
mai si vide in sulla terra nostra un simile macello
Internazionale: devi averle scritte in una lingua che non comprendo
Perché se fossero in italiano sarebbero qualcosa d’orrendo
Pietoso: basta non farci altro male
Critico: chiunque più di te come poeta vale
Messianico: Vedrai che quando Cristo sulla terra sarà calato
Perdonerà (forse) anche a te questo gran peccato
Studiosa: da che so mai si vide sulla terra
Chi alla poesia dichiarò si fera guerra
Per il tuo campo: BASTA! Tu violi i diritti umani
Come te non scrivon nemmeno i cani
Economica: sei tu che hai fatto fallir l’economia?
Facendo lì tanti danni quanti ne fai in poesia?
Religiosa: guarda potrei farmi suora di clausura
Per non dover più sentir una simile bruttura.

Hai visto quanti modi, tutti manifesti
Per dirmi quanto orror fanno questi miei versi?
Ora dai che puoi non fermarti, non tacere
Ascoltar pur questo sarà un mio piacere
Piuttosto che star qua con questi pensiri, foschi e densi
Attendendo invano di sentire ciò che pensi.
Io scritti tutto questo con un poco d’ironia
Pur amando, e non poco, la mia poesia.
E del silenzio fa tanto male il tocco
Che non è così dolorosa la ferita di uno stocco.

martedì 10 febbraio 2009

When evening comes.

Un brivido freddo,
un momentaneo spavento
quella paura di giorno sopita
che si riaccende quando s'addormenta la vita.

Non so cosa sia,
mi prende e mi sfugge,
forse è malinconia
che dentro mi strugge



é difficile spiegare qualcosa quando non si sa cos'è, una sensazione che scende sul far della sera, che porta a due versi buttati lì per stanchezza per provare a raccontare quel brivido freddo che entra per la schiena e s'irradia nel corpo.
Son forse giornate troppo impegnate a rovinare le serate, la mattina tutto questo non c'è più o ha cambiato aspetto, però andare a dormire con questi brividi che mi percorrono il corpo non è piacevole, come vorrei che con la sera scendesse la pace e la tranquillità e non questa sorta d'irrequieta preoccupazione.

lunedì 9 febbraio 2009

Roxane

A te dedico questa puerile, sciocca poesia
al costo d'esser pagano o colpevole d'eresia
Perchè non posso credere in un solo Dio
Quando c'è una Dea nel cuore mio.



Scena: Tramonto in mille piazze del mondo che volteggiano durante la scena.
Tipo: Monologo Drammatico
Entrano Cyrano e Rossana


E questa sera te lo voglio dire in rima
anche se in prosa farei prima
certo è difficile partire
perchè tanta è la paura di soffrire

Tuoi sono i sogni miei i versi
non sono che pochi capoversi
l'amor non necessita di un paroliere
e scriver in rima non è il mio mestiere

Voglio dirti che m'hai colpito
qui, nel petto, con quell'animo tuo, infinito
nei tuoi occhi ho visto la speranza
e l'Africa riempire una stanza

Nella tua voce ho scorto una piccola bugia
come puoi chiamare pessimismo l'allegria?
è impossibile scorgere la tristezza nel tuo viso
forse ero io che m'ero perso nel tuo sorriso.

Ogni tanto il pensiero tuo è prepotente
infido, beffardo s'insinua nella mente,
ed ecco t'immagino camminare tra la gente
un sorriso che non so perchè spunta dal niente

Nulla voglio sapere del bel Cristiano,
perchè tu sei Rossana ed io Cyrano
Ah gelosia bestia maledetta
che al cuore, com'edera, rimane stretta

E ora che in fin s'è fatta sera
con essa è venuta la fine di chi spera
perchè questo è il destino di chi scrive
e ai propri versi non sopravvive,

quindi taccio perchè Cyrano muore
e questa è l'unica cosa che lo blocca
capendo solo in morte d'essere amato dal suo amore
mentre aspira di carezzar con le sue labbra la tua bocca.

domenica 8 febbraio 2009

A drama called life...



No, non disturbatevi restate sulla sedia
signori mi presento, sono la Commedia;
non son fatto di ossa ma di atti
che vi lascino rimborsati o soddisfatti,
il mio cuore è chiamato trama,
gente che si odia e che si ama;
il mio sangue è tutto ciò che accade,
dal bacio al duello con le spade;
il mio cibo è il vostro battimani,
il veleno, gli attori cani.

Io sono la commedia e mi divido in atti
per raccontare a voi gli straordinari fatti
di questi cavalieri e della loro dama,
di chi crede di amare e di chi invece ama.
Si narrerà del poeta Cyrano e del suo naso
che sembra modellato con lo stucco
ma non ditelo all'attore, non è il caso
perché ce l'ha davvero non è mica un trucco!!
E di Cristiano giovane cadetto
che si esprime poco meglio di un gibbone
ma ha fascino ed è di bell'aspetto.
Un po' di fantasia questa è finzione!

Entrambi ardon d'amore e questo è il bello
per Rossana cugina di Cyrano
che di quest'ultimo adora anima e cervello
ma ama corpo e viso di Cristiano...
ma l'ora dei preamboli è finita,
è tempo che si vada a incominciare
a tessere la trama e poi l'ordito,
a svolgere, cucire e ricamare
che squillino le trombe signori spettatori,
inizia la commedia che parlino gli attori!



Non vi posso ne vi voglio mentire stasera.
Non mi sento di star tanto bene, sono stanco, non sono soddisfatto, non riesco a ritrovare il filo di questa vita.
Non riesco a capire il senso di molte cose, non riesco a capire il senso della mia felicità, non riesco a trovare il senso della felicità degli altri.
Ogni tanto mi viene da chiedermi se il mio desiderio di solitudine non sia altro che un tentativo piuttosto patetico di usare la scusa di una mia ricerca per nascondere quella che invece è una condizione continua, una quiete apparente in cui tutto continua a ribollire.
L'idea di voler andare nel niente per cercare il tutto, l'idea di partire dal niente per arrivare al tutto, l'idea che partendo niente si possa diventare tutto.
Mi trovo a pensare che questi siano pensieri di pirandeliana memoria, in una vita fatta di maschere, in una vita passata calcando un palcoscenico che crediamo reale, una vita che forse in realtà non è altro che una buffa tragedia.
E allora la disperazione è essere Amleto, che con i suoi dubbi non vive se non nella morte, un Ariel incatenato al proprio destino da un Prospero mondo tiranno, la disperazione è non poter cantare con i fauni e i satiri i canti di una notte di mezz aestate dove le Dee e gli umani con la faccia d'asino si trovano uniti in un dolce mistero chiamato amore.
Siamo qui, in una vita che ci circonda di Jago e MacBeth senza avere la possibilità di trovare ad attenderci come consolazione ne Dedemona ne Rossana e il nostro pianto isolato, i nostri ultimi versi si perdono nel nulla di una sera che cala troppo presto.
Ed ecco che non possiamo dire cos'è un bacio, non possiamo sugellare con le nostre ultime parole quell'amore tanto puro e tanto alto che ci macchia d'infinito un'anima altrimenti assolutamente normale.
E adesso che finalmente cala il sipario ecco si spegne anche l'ultima candela e con il filo di fumo che sale al cielo ecco se ne vanno anche i miei pensieri.

E ora dite, voi che siete il pubblico, ora che si spengono le luci su questa farsa, la paga d'attori, ce la siamo meritata?


Cosa aggiungere potrebbe un narratore
a quanto è già narrato dall'attore?
A me non resta altro che sparire
fare un bell'inchino e poi svanire
come Cyrano che confessa e muore
ai piedi del suo grande eterno amore
anch'io finito il mio cammino
mi accascio e vado verso il mio destino
che è quello di chi inizia e già finisce,
sboccia e dopo un attimo appassisce;
di chi vive soltanto un paio d'ore,
sperando in un applauso e dopo Muore.

Who I am


Per chi mi segueogni tanto sa che per me è estremamente difficile riuscire non continuare a pensare alle cose.
Ieri sera ho passato una serata piacevole, conclusa con una lunga chiacchierata.
Forse sarò ripetitivo perchè forse queste cose le ho già dete anche non troppo tempo fa ma per me vale la pena riprenderle.
Nella conversazione di ieri c'era qualcosa, una domanda inespressa che rimaneva nell'aria, un pensiero, un'immagine, un idea: chi potrei essere?
Domanda che se ne porta dietro mille altre, da cosa potrei fare se, a cosa sarei ora se quella volta avessi.. e via dicendo.
Lo so che sarà banale, lo so che rischio di cadere sui luoghi comuni, ma la storia non si fa ne con i se ne con i ma.
E come la storia nemmeno noi ci costruiamo con i se e con i ma.
Io temo che per noi i film siano deleteri, ci danno un'immagine altissima, di soddisfacimento delle appagazioni personali, ci rimodulano i sogni su schemi e livelli che non sempre possono coincidere con la nostra vita.
Chi di noi non vorrebbe essere qui, lì e dall'altra parte? Chi non vorrebbe poter fare qualsiasi cosa gli passa per la mente? Chi non vorrebbe esaudire tutti i sogni della propria vita?
Vorrei visitare il Sahara, vorrei visitare il Buthan, vorrei visitare l'oriente e camminare per l'europa per vederla al ritmo dei miei passi.
Vorrei andare in Africa, vorrei imparare ad andare in nave per vedere oltre la terra anche quei mari che posso vedere solo fino alla distanza a cui le mie braccia mi sanno portare lontano da riva.
E poi però sorge un problema, sorge il problema di aver a che fare con una cosa che mi blocca: la mia umanità.
Non sono un robot, non sono un alieno, sono un umano, una persona in cammino, che si sta costruendo il suo divenire il suo essere adulto.
Se dovessi confrontarmi ogni giorno con chi vorrei essere, con quello che potrei essere, con chi avrei poruto essere se, a chi sarei se, beh mi sentirei un frustrato, perchè nella mia mente posso essere tutto, qui e ora, sono solo me stesso, che pure non è poco, anzi credo sia tantissimo, pur avendo trovato chi è molto più di me.
E allora non posso vivere solo d'ideali, non posso vivere solo di quelle aspirazioni, pur giuste, che mi servono per indirizzare il mio percorso, per sapere dove vanno, non per essere da metro su quanto possa essere riuscita la mia vita.

giovedì 5 febbraio 2009

Ode

Oggi voglio essere il "Gigi d'Alessio" del mio blog, e no non è come pensate voi che state leggendo che già ipotizzavate che mi mettiessi a fare il cantante neomelodico calvo, che sta con una tizia che ha vent'anni di meno cosa che nel mio caso compoterebbe problemi di carattere penale non indifferenti.
Insomma, sto facendo tutto questo giro di parole per dire che dirò delle ovvietà.
Domanda retorica di uno che conosco:

" Ma perchè uno va ad inguaiarsi così con le donne?"

Aveva avuto problemi con una ex, una specie d'alterco o qualcosa di simile.
Però forse ha ragione, perchè noi maschi finiamo sempre con l'incasinarci la vita con voi, donne, che proprio non riusciamo a capire?



Forse perchè è proprio nel mistero che risiedono il vostro fascino e la vostra bellezza,

forse perchè a volte, ma solo a volte, quando non riusciamo a capirvi, ma non siamo ancora così arrabbiati da questo fatto da non ammettere l'evidenza, riusciamo ad ammattere che non vi capiamo perchè siete un tantino più avanti di noi,

forse perchè potremmo rimanere ad osservarvi per ore, senza stancarci mai, continuando a rimanere estasiati di voi tra un sospiro e l'altro,

forse perchè la vostra "debolezza" permette a noi di essere forti, e non è vero che è forte invece chi abusa della vostra debolezza,

forse eprchè nei vostri occhi riusciamo ad avere una finestra su un mondi diverso, o una finestra diversa attraverso cui guardare il mondo,

forse perchè sulle vostre labbra lasciamo l'anima, e nel vostro petto il nostro cuore si unisce al vostro,

forse perchè... beh certe cose è meglio non dirle che altrimenti chinate il capo arrossendo e noi finiamo per innamorarci di voi,

forse perchè sapete perfettamente quanto ci eccitiamo a sentire che fate le maliziose,

forse perchè non ci sarà nessun altro al mondo da cui ci faremo trattare così male, così a lungo peralla fine non ottenere nulla (con questo non vi sto invitando a trattarci male),

forse perchè, se è vero che molti dei grandi poeti erao maschi è anche vero che senza Beatrice, Laura, Fiammetta, Silvia e le altre molte delle poesie che ora vengono osannate non sarebbero mai state scritte, forse non sarebbero mai state nemmeno pensate,

forse perchè nella vita di tutti, almeno per nove mesi, la persona più importante della nostra vita è stata una donna (ciao Mamma!!!)

forse perchè non potremo dire niente di altrettanto bello a nessuno com'è bello dire "ti amo" a voi,

forse perchè non c'è niente di più bello che sentirsi dire "ti amo" da voi,

forse perchè come baciate voi...

forse perchè quando vi vediamo venirci incontro, tirate a lucido, ferme al semaforo prima di correrci addosso per abbracciarci con un sorriso che illumina la notte, ci viene un nodo alla gola che è veramente difficile da mandar giù,

forse perchè se saremo fortunati sarete le madri dei nostri figli,

forse perchè Dea, umana o ninfa, regina, principessa o popolana, sogno, idealizzazione o realtà comunque sia sarete sempre voi a farci girare la testa...



Grazie d'esistere, inguaiarsi con voi è il più bel modo di vivere la vita.

Some word for you

Perchè una persona è
fin troppo spesso
un ciotolo in una spiaggia
perso in mille altri.

Tuttavia ognuno di essi
può avere una forma sua
unica e irripetibile.



Non sempre è facile parlare, e queste sono cose che vorrei poterti dire in faccia.
Ma c'è paura, paura di soffrire, paura che la soffetenza questa volta sia tale che questa volta no, non sarà più possibile rialzarsi.
E allora fa paura conoscerti, perchè se quello che ho visto, se quello che ho capito di te, perdendomi nelle note della tua voce non è che una goccia d'acqua, una goccia che tu non reputi appunto che una goccia, in cui io vedo un oceano.
Ed ecco, l'oceano è vasto e uno ha paura di provarci, ha paura di scendere in acqua e prendere il largo, uno ha paura d'iniziare una nuotata che non potrebbe essere potartata a termine.
Perchè conoscendoti, perdendosi in un mare d'emozioni, uno finisce col cedere, liberando quanto ha dentro.
Nessuno sa chi sono, né mia madre che m'ha concepito, né mio padre che m'ha allevato, né gli amici che mi stanno vicino pur non sapendo dire esatamente chi io sia.
E non so se maledire o benedire quella sera in cui t'ho guardato negli occhi, non sapendo capire di che colore sono, ingannato da un riflesso dorato, lampo improvviso di una luce artificiale o immagine profonda di un'anima delicata e preziosa.
E di quest'anima ho paura perchè conoscendola, scoprendo i recessi profondi che han partorito quel lampo temo di potermecene innamorare.
E sarebbe difficile da sopportare di aver sognao l'ennessimo spirito che poi scompirà al sorgere del sole.
Questo è un pensiero che vien scritto sul far della sera, pensato quando ancora la luce del sole era alta, ma in attesa che arrivase quella pace che avvolge il mondo con l'oscurità.

Dedicata a.


SUGGESTIONI

Reality and hope

Spesso ci troviamo a desiderare un giardino fiorito uno di quei luoghi perfetti, con il sole che splende e una dolce tenue musica di sottofondo.
Poi la mattina ci svegliamo, con quel portentoso ottimismo che solo i sogni san dare e...
... e apriamo il balconne con l'unica reazione possibile che si concretizza in un amorfizzarsi dei nostri sensi di fronte a quel muro compatto di nebbia che sembra improvvisamente volerci venire incontro solo per ingurgitarci in un mare di nulla.
E questo accade anche quando in realtà fuori c'è il sole.
In realtà lui, il sole, per esserci c'è, sempre, nascosto dietro una cortina di nubi, celato dalla nebbia, però sempre pronto ad illuminarci la giornata, a scaldarci il viso a irradiare la nostra vita.
Come scacciare allora le nubi e superare la nebbia?
Come riuscire a librarsi in volo dal grigiore per poter finalmente sentirsi angeli in cielo?
Solitamente avrei detto con l'impegno e la fatica, con l'aiuto di una risata, ma oggi proprio non lo so, avvolto come sono in un mare di apatica tristezza stretto al collo da un fermaglio di depressione.

martedì 3 febbraio 2009

To be or not to be...


Innamorarsi o no.
Pensare ad una ragazza o cercare di eliminare ogni più pallido pensiero, per evitare di soffrire ancora inutilmente?
Sperare ancora di poter sognare o ascoltare il cuore che disperato ti chiede un pò di pace, che ti urla "NO BASTA, NON ANCORA, LASCIACI IN PACE, NON FARE DEL MALE AD ENTRAMBI", un cuore che ancora sta raccogliendo i cocci e ha paura che questi possano diventare ancora più piccoli.
Ma il sogno rimane, il sogno di poter volare, di trovare quelle ali che ti permettono, uniti di volare e che sono improvvisamente tarpati da quella sensazione strana, che non è più un dolore lancinante, ma un fastidio basso e profondo, che risutona nell'anima appena oltre il visibile.
E a questo punto appar ecosì, remota e distante, tanto dolce e tenera è la parola Amore, quanto è dura non poterla sentir pronunciare e così, i pensieri si fermano, per poi perdersi in un rumore che ti risveglia.

Justice n'est pas vengeance

Ieri sera al telegiornale sentivo che i genitori di quella di ragazzi, lui malmenato lei stuprata, di guidonia hanno inviato una lettera alle più alte cariche dello stato chiedendo provvedimenti esemplarti per quei rumeni che hanno "distrutto" la vita dei loro ragazzi.

I responsabili sono stati presi.
Hanno confessato.
Quasi certamente verranno condannati.
E' possibile che debbano scontare la loro pena in Romania, aggingendo una pena alla pena visto che le loro carceri non devono essere come le nostre.

Oltre a questo cosa devono fare le autorità? cosa stanno chiedendo questi genitori nella loro lettera, nell'ipocrisia di parole quali "provvedimenti esemplari"?
Quei Rumeni dovevano forse essere lasciati alla folla infericita? affinche si perpetrasse un crimine sul crimine? affinche oltre al male che già era occorso dovessimo aggiungere a questa storia anche del sangue?
Perchè vengono invocati provvedimenti esemplari? addirittura viene chiesto che il legislatore metta mano alle leggi, che le cambi per... per che cosa?
Certo la rabbia di chi vive il dolore di una figlia violentata non deve essere poco ma non possiamo permetterci di passare da uno stato di diritto ad uno stato di pancia, in cui quello che conta è l'esemplarità della pena.
Siamo il paese che ha dato i natali a Beccaria, ai suoi !Dei delitti e delle pene", il paese da dove ha preso l'avvio una filosofia che non vede nel carcere un'azione solo puntivia o repressima ma soprattutto correttiva.
Cambiare ora le leggi, mossi dall'onda dell'infignazione non porterebbe a nulla.

Il titolo di quesot post è in francese, è il titolo di un libro di Simon Wiesenthal.

Io allora mi chiedo:

Se uno che è uscito dai campi di concentramento,
se uno che ha visto con i suoi occhi il suo stesso popolo sterminato,
se uno cge vede la sua famiglia massacrata,
se uno cge ha subito i più indicibili abusi, fisici, psichici, spirituali,

non cerca la vendetta ma persegue la giustizia, senza farla da se, senza andare a cercare i criminali sparando loro uno a uno come un novello giustiziere ma cercando di portarli di fronte ad un tribunale, di fronte alle proprie colpe, di fronte alla propria coscienza, di fronte a chi chiederà loro conto dei crimini che essi stessi hanno perpetrato, senza ricercare a tutti i costi l'occhio per occhio dente per dente, rispondendo con un lavoro faticoso e ingrato a chi con il proprio silenzio, con i propri attacchi si faceva connivente di simili criminali anche solo per mantenere il buon nome di una nazione, che diritto abbiamo NOI per un crimine, che per quanto barbaro e abominevole come lo stupro, non potrà mai raggiungere l'efferatezza e la follia dei crimini adoperati dal Nazismo, d'invocare una giustizia che va oltre le leggi, una giustizia che solo a chiamarla tale infanga il concetto ben più alto che LA GIUSTIZIA incarna, una giustizia che viene chiamata tale solo per non essere etichettati come barbari, ma che sa troppo, assurdamente troppo, di vendetta.
Se non vogliamo tornare all'epoca delle faide, alle guerre interne, all'inciviltà dobbiamo poter accettare che ci sia un diritto, che ci siano delle pene previste e che queste siano state pensate come sufficenti per chi delinque.

domenica 1 febbraio 2009

Which is my way?

«Tutti i bambini crescono, meno uno.»

Peter Pan James Matthew Barrie

Lo so che lo sapete che è, non serve che ve lo dica io, lo sapete come lo sapeva Wendy, vi è rimasto dentro, in quello strato subconscio che ancora avete anche se forse state proprio facendo la cosa sbagliata, state crescendo ancora, con il rischio che, prima o poi, non crederete più nelle favole, nelle fiabe, e in quel bambino che volava con un pò di polvere magica di fata.
E prima o poi succede, succede di crescere, di fare quel passo, di non essere più ragazzi, quando ancora qualcuno può considerarti bambino, quando ancora qualcuno può illudersi di non vedere in tè ciò che sei ma ancora qualcosa totalmente in fieri per diventare finalmente uomo.
La cosa non è sempre semplice, perchè anche se la cosa magari avviene per gradi un giorno ti svegli e ti rendi conto che Peter Pan per te, un pò come nella fiaba, non potrà venire più.
La notte è finita e alla notte e ai sogni adesso devi sostituire la realtà ed il giorno.
E allora comincia un periodo di tensione, stress e agitazione, qualcuno magari non lo vive, qualcuno lo nasconde a se stesso, per qualcuno dura un attimo e via, per altri è una condizione travagliata che dura anni, alcuni non si pongono nemmeno il problema perchè non saranno mai veramente adulti.
Uno comincia a chiedersi quale sia il percorso che deve e vuole seguire, qual'è la sua strada, quale il percorso che la propria vita deve prendere per portare alla felicità.
Credo sia diverso per tutti e non sempre così facile da seguire, costellato di tanti dubbi e ben poche certezze.
Le aspettative dei genitori e di quanti ci circondano, che lasciano via via il posto a quello che vogliamo noi, a quello che vuole chi vive la strada insieme a noi, non più come individui separati ma quasi come un entità unica.

«Seconda stella a destra, e poi dritto fino al mattino...»

E capita per le tensioni, i momenti di stanchezza, la fatica, i milel impegni che uno veda altre stelle, magari non sono la seconda, forse son la prima o la terza e vien voglia di segurle perchè ci paion belle.
Magari vorremmo scappare, evitare le nostre nuove responsabilità, finire nell'isola per continuare a giocare con gli indiani ed i pirati, scappare per evitare di vedere la propria vita stravolta, per evitare di doversi confrontare con qualcosa che ci appariva tanto distante ma che sembra essere via via più imminente.
E' forte la paura di crescere, di essere considerato uomo, di doversi affacciare al mondo come uomo, magari insieme ad una donna e cominciare a prendere in braccio tutti quegli impegni, lavoro, responsabilità sociali e comunitarie, in qualche caso anche dei figli che il mondo si aspetta prendiamo su di noi.
Poi però la fuga finisce, perchè finisci il fiato o perchè qualcuno ti ferma e ti costringe a renderti conto che non stai andando da nessuna parte e che per quanto ti stanchi sempre lì rimarrai.
E allora ti costringi a guardarti dentro e a cercare in te quell'uomo che sei.