mercoledì 22 agosto 2007

Values

Nella mia associazione io non posso fare affermazioni di carattere politico, in senso partitico, o comunque molto speso da diverse pesone la regola è stata interpretata in quel modo senza che gli venisse detto nulla e quindi pure io mi sento legittimato in tale senso.

Parlerò di una persona, così da non parlare di pariti, parlerò di una singola persona, senza entrare in particolare in sue azioni o affermazioni politiche, limitandomi alle sue personali azioni e delle ripercussioni che esse hanno avuto.




L'uomo in questione è il portatore nano di democrazia, come lo chiama Beppe Grillo, è quel personaggio che ha portato avanti leggi decisamente ad personam per salvarsi contro i crimini che ha commesso.

E' una persona che salendo al potere a mio modestissimo parere ha tradito la fiducia di tutti quegli elettori che l'avevano votato, distruggendo (cosa che si può vedere attraverso i famosi e celeberrimi e semplici conti della serva) i conti dello stato, che ci ha fatto fare innumerevoli figure di merda a livello internazionale, e che ha trasformato la dialettica politica in uno scontro feroce tra fazioni tanto che una persona che critica la sua fazione viene tacciata come appartenente all'altra e viene appostrofato con "ma non essere così ingenuo, guarda gli altri". Normalmente si dovrebbero guardare prima a sei stessi poi agli altri. In italia sembra non essere più così.



Oltre quelli che sono i trascorsi di questa persona (che ospitava come "stalliere" un grosso boss mafioso, unico membro della servitù che stranamente mangiava durante i pasti con la famiglia, e questo dice molto), a disgustarmi sono i suoi atteggiamenti attuali, le sue goliardiate giovanili, le sue affermazioni sembre travisate, le sue battute che poi tanto battute non sembrano ( storicamente vergognosa rimarranno quelle legate al premier fillandese Tarja Halonen, e per cui è stato convocato l'ambasciatore italiano) e che dimostrano come tutto il mondo abbia poco senso dell'umorismo.

Io ne ho sempre avuto poco, ma cnhe il mondo quando questa persona parla sembra averne poco.

Questa persona mi sembra veramente dotata di una cultura istituzionale nulla, che lo porta a no capire che le sue affermazioni in determinati ambiti possono avere ripercussioni pesanti, e che c'è qualcosa di maggiore importanza rispetto al personale intaresse.



Io vivo con un elevato senso patrio. Io sento un certo attaccamento alla mia nazione. Non mi va che essa sia legata a queste figure meschine a livello internazionale.



Ci sono dei valori come quello di patria che dovrebbero essere sentiti dentro, anche se le persone come quella di cui sopra non riesco a sentirla, che dovrebbero farci rizzare la pelle come una scarica di elettricità che la percorre tutta.

Ci sono un paio di cose, una delle quali ho già citato, che a me fanno venire la pelle d'oca. Una è una finzione per carità l'altra è una canzone che ha fatto la storia d'Italia, le metto entrambe per controbilanciare l'influenza del nanetto di cui parlavo prima



Prima, scena celeberrima dal film "Don Camillo e l'onorevole Peppone":



Nella piazza di Brescello Peppone prende la parola al comizio per la sua candidatura ad Onorevole.
Cittadini lavoratori!(applausi)
Prima di presentarvi il compagno indipendente avvocato Cerratini,(applausi)voglio dire due parole alla reazione clericale, atlantica e guerrafondaia che tutti ben conosciamo(applausi),a quegli sporchi neri che parlano di patria, di sacri confini minacciati e di altre balle nazionaliste che la Patria siamo noi, la Patria è il Popolo!
E questo popolo non combatterà mai contro il glorioso Paese del socialismo che porterà al nostro proletariato oppresso la libertà e la giustizia!(applausi)
E voi giovani che andate nelle barbare caserme, direte a coloro che tentano di armarvi e di usarvi per i loro sporchi interessi, direte a coloro che diffamavo i lavoratori…(si levano dal campanile le note della Canzone del Piave)
…Direte ai calunniatori del Popolo, direte che i vostri padri(qui Peppone cambia espressione e gli occhi cominciano a farsi lucidi)hanno difeso la Patria dal barbaro invasore che minacciava i sacri confini e che noi del ’99 (1899, n.d.r.)che abbiamo combattuto sul Monte Grappa, sulle petraie del Carso e sul Piave saremo sempre quelli di allora e che quando tuona il cannone è la voce della Patri che chiama e noi risponderemo “Presente!”.(Peppone, intanto, con il braccio spinge via il Cerratini che prova a fermarlo, mentre don Camillo dalla torre campanaria si mette sull’attenti e sussurra “Presente!”)
Noi vecchi che abbiamo sul petto le medaglie al valore conquistate sul campo di battagliaci ci troveremo come allora a fianco dei giovani e combatteremo sempre ed ovunque, getteremo l’anima oltre l’ostacolo e difenderemo i sacri confini d’Italia contro qualsiasi nemico, dell’Occidente e dell’Oriente, per la difesa del Paese e al solo scopo del bene indissolubile del Re e della Patria!
Viva la Repubblica, viva l’Esercito!(Un tripudio accompagna la fine del discorso e anche don Camillo applaude calorosamente il compagno sindaco Giuseppe Bottazzi)

Per visualizzarlo: http://www.youtube.com/watch?v=S8hLuSMc3Q8



Seconda la

"CANZONE DEL PIAVE"


Il Piave mormorava calmo e placido al passaggio
dei primi fanti il ventiquattro maggio;
l'esercito marciava per raggiunger la frontiera
per far contro il nemico una barriera!
Muti passaron quella notte i fanti,
tacere bisognava e andare avanti.
S'udiva intanto dalle amate sponde
sommesso e lieve il tripudiar de l'onde.
Era un presagio dolce e lusinghiero.
il Piave mormorò: "Non passa lo straniero!"
Ma in una notte triste si parlò di tradimento
e il Piave udiva l'ira e lo sgomento.
Ahi, quanta gente ha visto venir giù, lasciare il tetto,
per l'onta consumata a Caporetto.
Profughi ovunque dai lontani monti,
venivano a gremir tutti i suoi ponti.
S'udiva allor dalle violate sponde
sommesso e triste il mormorio de l'onde.
Come un singhiozzo in quell'autunno nero
il Piave mormorò: "Ritorna lo straniero!"
E ritornò il nemico per l'orgoglio e per la fame
volea sfogare tutte le sue brame,
vedeva il piano aprico di lassù: voleva ancora
sfamarsi e tripudiare come allora!
No, disse il Piave, no, dissero i fanti,
mai più il nemico faccia un passo avanti!
Si vide il Piave rigonfiar le sponde
e come i fanti combattevan l'onde.
Rosso del sangue del nemico altero,
il Piave comandò: "Indietro va', o straniero!"
Indietreggiò il nemico fino a Trieste fino a Trento
e la Vittoria sciolse l'ali al vento!
Fu sacro il patto antico, tra le schiere furon visti
risorgere Oberdan, Sauro e Battisti!
Infranse alfin l'italico valore
le forche e l'armi dell'Impiccatore!
Sicure l'Alpi, libere le sponde,
e tacque il Piave, si placaron l'onde.
Sul patrio suolo vinti i torvi Imperi,
la Pace non trovò né oppressi, né stranieri!



Per poterla ascoltare in una versione di Giovanni martinelli del 1918: http://firstworldwar.com/audio/Giovanni%20Martinelli%20-%20La%20Leggenda%20del%20Piave.mp3

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