venerdì 24 agosto 2007

Church



Questo discorso è significativo, fa fatto il 9 maggio 1993 (come d'altronde si legge nell'introduzione) ad un anno dalla strage di Capaci.
Io credo che una comunità qualunque essa sia sia una manifestazione e trovi manifestazione in quelli che sono i suoi capi, le sue figure di spicco.
Io mi trovo seriamente in difficoltà ora come ora ad identificarmi in quelle che sono le scelte delle alte sfere della Chiesa Cattolica.
Sono cattolico, credente e praticante, tra le altre cose mi pare di averlo già scritto, vengo da una famiglia che in alcuni suoi rami si può definire molto cattolica (io credo che in alcuni la potrei definire quasi estremista) ma grazie ai miei genitori sono riuscito a sviluppare una visione abbastanza critica della Chiesa.
Dicevo, non riesco a riconoscermi in questa chiesa, non riesco a riconoscermi in questo Papa, che non riesco forse nemmeno a vedere come Papa, sono nato che era già in carica da diversi anni Giovanni Paolo II e forse non riuscirò mai ad adattarmi all'idea che il Papa non sia lui. Per me è stato il Papa di quasi tutta la mia vita fino ad adesso e pensare al Papa ed al Papato non può che farmi pensare a lui. Non può farmi pensare che ad una Chiesa in cammino interessata, seppur con i suoi compromessi e le sue contradizioni, al bene della sua comunità e a quelli che dovrebbero essere i reali valori che ad essa devono essere associati.
Contradizioni dicevo, sì credo che anche sotto Giovanni Paolo II ce ne siano state, come quella sui preservativi, che credo sia una vera menata della chiesa bloccata in un altro secolo, credo che sia più importante la vita dei propri fedeli, il risparmiare a molti di loro malattie tremende come l'AIDS che come una piaga colpiscono l'Africa piuttosto che sapere dove viene disperso il seme.
Tuttavia malgrado queste contradizioni (e molte altre) era una chiesa che seppur lentamente, grazie soprattutto a questo Papa Polacco dallo strano accento si era messa in modo. Era una chiesa che cercava un dialogo ecumenico con le altre realtà che si era riavvicinata a protestanti, ortodossi, ebrei ed islamici.
Era una chiesa che usciva dalle sue colpe, che chiedeva scusa per i crimini commessi, che cercava di scrollarsi finalmente di dosso tutto il vecchiume che le era stato attaccato.Seppur con le polemiche che contro il Vaticano non sono mai mancate aveva degli uomini come il Cardinal Martini o il Cardinal Tonini che nei loro discorsi non si lasciavano invischiare nelle maglie della politica ma andavano oltre, era una chiesa che era seriamente interessata alla spiritualità ed alla cultura del suo popolo. Era una chiesa che era da ammirare con persone come queste che finita (per limiti d'età) la loro missione si sono andate a ritirare in contemplazione in terra Santa.
Era una chiesa che dialogava con il suo prossimo e che si era resa serva dei servi di Dio, e che cercava un dialogo con fedeli e comunità esterne.
E' una chiesa che ora mi sembra morta, una chiesa che si è persa nelle pieghe degli abiti ornati di pizzo di cardinali e vescovi, che ha lasciato tutta la sua umanità ai funerali di quel Papa emblema della fede nella sofferenza.
E' una chiesa che da allora non ha fatto altro che attirarsi contro gli odi che era riuscita a dissipare nei 27 anni precedenti. E' una chiesa che ha dimenticato il dialogo ed è montata in superbia.
Ha cominciato con qulla che era la linea intrapresa già nell'ultimo periodo del pontificato di Giovanni Paolo II, di una certa intransigenza in temi sociale e morali, e ne ha fatto un baluardo, un campo di scontro, è passata attraverso condanne della società moderna che ricordano tristemente il sillabo, è passata attraverso il discorso di Ratisbona, è passata attraverso i tentativi di imposizione di voto del Cardinal Ruini e Monsignor Bagnasco, è passata attraverso la "Risposte a quesiti riguardanti alcuni aspetti circa la dottrina della Chiesa", più di quanto io non ricordi sia successo negativamente nell'intero pontifficato precedente, o perlomeno negli anni di esso in cui ho vissuto e di cui riesco ad avere memoria.
Non riesco a riconoscermi in questa religione massimalista, in quesa fede che diventa sempre più o con me o contro di me, in cui o sei come i miei compagni di appartamento che dicono "per me quello che dice il Papa è sacro ed io ci credo" oppure sei un infedele.
Io credo in una Chiesa in cammino, in una Chiesa che è comunità di fede in Cristo, io credo in una chiesa che dovrebbe essere più attenta alle anime dei suoi fedeli e del perchè ne sta perdendo così tanti piuttosto che di politica.
Io credo in una chiesa che dovrebbe essere impegnata nel sociale, che dovrebbe cercare di andare (come fanno vedere nella pubblicità del 8x1000) incontro a chi ne ha bisogno ma che troppo spesso lascia che siano alcuni suoi preti difficili, emarginati combattivi a farlo in modo sporadico e disorganico.
Io credo che il Papa precedente abbia lasciato un'eredità a questa chiesa, ma a cui la chiesa, forse perchè la riteneva troppo difficile, ha girato le spalle.
Esempio ne sono anche la reintroduzione dei vecchi abiti cerimoniali del Papato, vestigia che dovrebbero essere state messe in soffitta ma che sono riapparse.
La chiesa era diventata giovane ed era seppur lentamente in cammino ora sembra essersi reincamminata verso la vecchiaia.



"C’è un proverbio polacco che dice: "Kto z kim przestaje, takim si? staje". Vuol dire: se vivi con i giovani, dovrai diventare anche tu giovane. Così ritorno ringiovanito. E saluto ancora una volta tutti voi, specialmente quelli che sono più indietro, in ombra, e non vedono niente. Ma se non hanno potuto vedere, certamente hanno potuto sentire questo "chiasso". Questo "chiasso" ha colpito Roma e Roma non lo dimenticherà mai!"
Karol Wojtyla, Giovanni Paolo II
In occasione della GMG del 2000 a Tor Vergata

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