Capita così, come d'improvviso.
Mi ricorda molto il libro di barricco, NOvecento, quando si parla del quadro.
Sembra che ad un certo punto accada, così d'improvviso ed è questo improvviso che ti sconvolge, che ti coglie alla sprovvista che ti lascia un secondo senza fiato e poi ti fa cadere tutto addosso.
Come un vetro che si rompe e poi devi ricostruire i cocci.
Capita di vedere due amici baciarsi, due amici di quelli che da sempre dici si metteranno insieme, il cui essere amici-più-che-amici fa però parte del tuo essere adolescente nel senso letterale del termine, del tuo essere ancora in corsa, del tuo essere ancora un rafgazzo, un bambino.
Ed ecco che il loro bacio rompe tutto.
Non perchè tu sia geloso, non perchè tu non sia felice per loro.
Ma perchè capisic che se una coppia che così palesemente sta tanto bene insieme si forma, ecco che forse, i pezzi del puzzle cominciano ad andare al loro posto e che le scelte che stai compiendo sono le scelte ultime, definitive.
E' palese che non sono più bambini. Un pò meno scontanto è la mia voglia di non esserlo più.
E questa sera me ne sono reso conto. E mi si sono rotti diversi vetri lasciandomi in mano solo frammenti.
Mi sono reso conto stasera, d'improvviso che tante cose si stanno definendo in modo forte, deciso e che sono arrivato a travalicare una linea che poi non se ripasserò mai.
Mi sono reso conto che l'accettare il lavoro, direi di sì a quel concorso che ho vinto, che mi porterà lontano, via dalla mia terra, da quella che è stata la terra della mia infanzia, dal paese che ho visto mutare con le lente stagioni del ragazzo che cresce e che non vede l'ora sia il giorno dopo nella speranza che ci sia qualcosa di nuovo.
Vado, parto, viaggio per tornare, forse, senza che ci siano certezze.
Parto per una nuova avventura, una nuova dimensione, la ricerca di una nuova stabilità.
Con la prospettiva di dover ricostruire tutto, dover ripartire da zero.
E epr uno che è abituato ad accumulare tutto,questo non è semplice.
Amicizie, impegni, attività, abitudini, ritmi...
TUTTO..
La nuova prospettiva che si fa nitida in testa, che affronti spavaldo con gli amici e che poi diventa sempre più "pesante", che ad un certo punto ti trovi a dover calmare, perchè ti sbilancia tanto, troppo.
SOprattutto alla luce degli ultimi sviluppi.
L'idea della convivenza, che viene naturale, sia per se che per l'altro, quasi fosse l'ennesimo DOVERE, quando dovrebbe essere un DESIDERIO.
Una cosa dovuta all'altro, u cedere alla parte di se per far felice chi ti sta di fronte.
E' anche questo ma non solo.
E' la ricerca della propria felicità, della propria realizzazione all'interno di una coppia.
Però poi cade il quadro e questa coppia la vuoi sentire certa, solida, sicura, e ti trovi a dover ricostruire.
Perchè vedere due innamorati che si baciano, due persone che stanno costruendo un nuovo raporto è sconcertante, e l'ho imparato questa sera.
Perchè l'amore di per se è dirompente, esplosivo, devastante anche nella sua tenerezza.
E lo è tanto di più per chi, come me, si rende conto di essere arrivato al primo punto di svolta, quello da cui la coppia o matura o esplode, quella situazione in cui, finite di dirsi le cose della giornata devi ritrovare le ragioni profonde per cui sta insieme, per vincere quei dubbi che altrimenti ti assaliranno per tutta la vita.
E se il momento è associato ad una crisi legata a problemi non tuoi questa diventa peggiore.
Se si associa al desiderio di avere maggiori spazzi per te per poter svolgere le cose tue, per avere il tempo di condurre anche le altre cose importanti della tua vita che improvvisamente si rifanno avanti di prepotenza dopo che sono state trascurate per mesi.
E capisci che qui o si fa l'Italia o si muore, o si raggiunge la cima e si scavalla oppure ci si trova impatananti che non se ne va più avanti.
Non vorrei fosse solo il mio essere perennemente insoddisfatto, ma devo superare questa situazione altrimenti rischio solo di fare del male a me e alle persone a cui tengo.
giovedì 10 dicembre 2009
Rebuilt
lunedì 30 novembre 2009
State
« Io ho una certa pratica del mondo; e quella che diciamo l’umanità, e ci riempiamo la bocca a dire umanità, bella parola piena di vento, la divido in cinque categorie: gli uomini, i mezz’uomini, gli ominicchi, i (con rispetto parlando) pigliainculo e i quaquaraquà… Pochissimi gli uomini; i mezz’uomini pochi, chè mi contenterei l’umanità si fermasse ai mezz’uomini… E invece no, scende ancor più giù, agli ominicchi: che sono come i bambini che si credono grandi, scimmie che fanno le stesse mosse dei grandi…E ancora più giù: i pigliainculo, che vanno diventando un esercito… E infine i quaquaraquà: che dovrebbero vivere come le anatre nelle pozzanghere, chè la loro vita non ha più senso e più espressione di quella delle anatre… Lei, anche se mi inchioderà su queste carte come un Cristo, lei è un uomo… »
don Mariano Arena al capitano Bellodi
Leonardo Sciascia "Il giorno della civetta"
Ci sono cose che sono difficili da capire.
Chi mi conosce, e forse anche chi mi legge sa qual'è il mio orientamento. Non credo sia difficile capirlo anche se temo che a volte venga frainteso in quest'epoca che viene chiamata seconda repubblica ma che mi sembra tanto essere la continuazione dei una prima repubblica agonizzante, che ha cambiato pelle grazie a trasformiste e puttani ma che rimane in fin dei conti quello che era alla fine degli anni '90.
Troppo facile sarebbe dire che una volta c'erano politici veri, che non ci sono più gli uomini di una volta, che la nostra classe politica ha perso tutta l'onesta che aveva un tempo.
Salvaguardando il fatto che forse una volta comparivano persone di altro profilo, che in mezzo a tutti c'erano personaggi di notevole Calibro, che un Cavour, un Mazzini, un Garibaldi, un DeGasperi non li riavremo più dobbiamo fare i conti con una, due, centocinqua italie diverse dall'unità ad oggi.
Forse alcune classi dirigenti del passato avevano un'altra educazione, un'altra formazione perchè non sempre educazione ed formazione sono la stessa cosa, perchè allo stesso risultato si può arrivare per vie diverse, per il rigore della famiglia o per la durezza della vita, forse le persone avevano esempi diversi, vite diverse, o forse semplicemente non c'erano i soldi per corrompere.
Ho voltuo citare Sciascia, uno dei pezzi che più colpisce di un libro che forse era stato un eccesso far leggere a dei ragazzini di terza media, che ancora non capiscono la complessità del mondo (non che ora io la capisca...), un pezzo che comunque mi colpi.
E mi colpisce ancora di più oggi.
Sono mesi che non scrivo e qui forse si stanno condensando i miei pensieri serali di questa sera e quelli di qualche settimana fa.
Io sono convinto, poi magari chi mi conosce mi smentirà e mi diranno che sono un vanaglorioso ed un idiota a scrivere certe cose, che il compito di un cittadino, prima ancora che di un politico sia quello di servire.
La mia sarà un'idea romantica, retaggio della mia formazione, per cui ci sono delle cause da servire, entità che in quanto superiori a noi meritano il nostro rispetto, il nostro tempo e la nostra fatica.
Forse sono ideali, forse semplicemente necessità.
Lo stato se non fosse supportato dalla fatica di tutti i cittadini, da chi paga le tasse, a chi ci lavora, a chi si mette a disposizione delle istituzioni semplicemente non esisterebbe.
L'idea di stato non può ne deve essere di una sola ala del parlamento. Altrimenti chi pur crede nella destra, con coscienza, che crede in valori propri della destra, si trova a votare a sinistra o al centro pur di vedere sparire un certo ideale di politica, di classe politica.
L'umiltà dovrebbe essere caratteristica di tutti i politici, cercando di SERVIRE il proprio paese, di piegarsi alle sue necessità senza mai essere soddisfatti con la convinzione che si sarebbe potuto sempre fare di più e meglio.
Come si fa a definirsi il miglior premier in 150 anni? come si fa a mettersi al di sopra di primi ministri che hanno fatto la storia d'Italia quando questa non c'era o era al collasso? come si fa a mettersi al di Sopra di chi ha costruito o ricostruito la Patria? DeGasperi che dovette fare i conti con un'Italia distrutta dalla guerra non si dichiarò mai superiore a Cavour che pure quell'Italia l'aveva costruita.
Come si fa a dichiarare di essere quelli che più hanno fatto constro la mafia quando si è ospitato un mafioso nella
propria casa per mesi, quando uno dei nostri bracci destri è stato condannato per mafia, quando un partito ha una quantità d'infiltrazioni mafiose che quasi tutti gli altri se le sognano.
Ogni tanto gli uomini delle istituzioni dovrebbero avere il buongusto di tacere.
Comincio a credere che Sciascia si sbagliasse.
Uomini o mezz'uomini non esistono.
Notes
Non capisco perchè, una volta far danzare le mie dita su questa tastiera, su questo post per raccontare i miei pensieri era un fatto quotidiano, un passaggio obbligato di note suonate al ritmo dei miei pensieri.
Qui ho lasciato la mia rabbia e la mia gioia, le mie seccature, e le piccole cose di tutti i giorni.
Ultimamente questo non mi riesce, forse perchè la vita di tutti i giorni diventa sempre più pressante, sempre più piena e con la sua pienezza mi cattura.
Non è semplice riuscire a star dietro a tutto, alle note dell'impegno di tutti i giorni, alle note dell'amore e dell'impegno di coppia, alle note delle attività con i bambini.
E' qualcosa di difficile riuscire a pensare, raccogliere i propri pensieri, stenderli mentre tutto il mondo ti corre intorno, mentre tutto il mondo ti corre incontro.
E' difficile riuscire a scrivere, ad accarezzare con le mani i tasti, vedendole come le mani di un pianista che accarezza la tastiera, mentre un'altra persona ti parla, specie se questa persona ha ormai una fetta rilevante della tua vita.
E allora ci mettiamo da parte, almeno un pò, almeno un poco, per far spazione nella nostra vita a tutte quelle cose che giustamente l'altro ti porta.
I tempi si fanno più corti, più pieni, con sempre qualcosa da fare, i progetti e le progettualità cambiano di tempistica, vanno da "ora finisco l'università e poi si vedrà..." a "ora, lavoro, nel mentre finisco l'università, epoi vediamo le altre mille cose..."
Sembra di essere in un secondo così stranamente grandi, adulti senza che ci sia stato tempo di rendersene conto, senza che ci sia stato il tempo di capire che in quell'attimo la tua vita cambiava.
Forse è stato proprio quell'attimo, segreto, in cui tutto è volato via.
E adesso si affaccia una nuova vita, che è entrata di peso, di forza nella mia.
Una ragazza che più passano i mesi più da l'aria di poter diventare la tua compagna, un lavoro che si profila serio, importante, forse definitivo, prima che la mia vita universitaria, la mia vita da studente che fino ad ora è stato il mio quotidiano, sia ancora finita, senza che ci sia stato quello stacco,
forse quel momento di calma in cui uno si ferma, raccoglie i suoi pensieri, decide e parte per una nuova meta.
La cosa mi sorprende e mi sconvolge non poco, mi toglie il respiro e i pensieri al punto da farmi credere di dover trovare di nuovo un mio equilibrio
mercoledì 7 ottobre 2009
Animal Farm
Motihari, 25 giugno 1903 – Londra, 21 gennaio 1950
scrittore, giornalista e glottoteta britannico.
Sarebbe contento quel comunistaccio di George Orwell.Sarebbe stato contento perchè Napoleone non ha instaurato la sua fattoria degli animali, ancora non del tutto o, perlomeno, ha subito una battuta d'arresto.
D'altronde ci voleva, perchè dover leggere di nuovo che tutti gli animali sono uguali ma alcuni sono più uguali degli altri da fastidio, fa orrore, ribrezzo.
Almeno sembra che per questa volta l'abbiamo scampata, non so ancora per quanto, non so come in questo Paese, l'unica speranza è che prima o poi qualcuno si svegli dal torpore, che si svegli e ribadisca un suo no ad uno stato con cittadini di serie A e di serie B, uno stato a velocità differenziate, uno stato che non ha ancora capito che i politici sono servitori al servizio dei cittadini.Spero che tutto questo avvenga in modo democratico, temo che la follia di un pazzo porti alla morte di Napoleone e di tutti gli altri maiali per mano di animali impazziti...
sabato 3 ottobre 2009
Wedding at Naples
Mi è capitato di sentire (stavo facendo altro quindi non sono riuscito a vederlo) un servizio sui servizi fotografici a Napoli.
Ora non entro nel merito dell'utilità del servizio, anche perchè parlare di come viene sprecato il denaro pubblico in Italia è ormai uno sport nazionale, ma sull'argomento stesso del servizio.
Dicevano che a Napoli le coppie, su matrimoni che costano DECINE DI MIGLIAIA DI EURO, stanno rinunciando a molte cose ma non ai servizi fotografici.
Mostrvano come a Napoli un matrimonio diventa una festa rionale, una festa per tutto il quartiere a cui vengono invitati cani e porci.
La cosa francamente mi ha alsciato basito, o per meglio dire ha confermato la scarsa stima che ho sempre più verso quella città e i suoi abitanti.
Come si fa a spendere così tanto per un matrimonio?
Perchè per forza si deve allargare a gente che magari solitamente non si saluta nemmeno?
E' il trionfo dell'ipocrisia partenopea, è il trionfo del nulla, la festa fatta a baraccone per dimostrare d'avere qualcosa che non si ha.
La cerimonia cristiana dell'unione di due persone diventa sagra popolare, consacrazione di un buffoneggiare che a Napoli sembra non aver mai fine.
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Cool air
Anche quest'anno è arrivato.
Erano alcuni giorni che lo si aspettava alle porte, erano alcuni giorni che mi aspettavo di vedermelo comparire di fronte...
Mi piace non c'è che dire, e mi piace come arriva, c'è un che di magico in tutto ciò che fa, in come si caratterizza, in ciò che è.
Mi pare di avergli dedicato un altro post, più o meno in questo periodo, l'anno scorso su per giù.
Quando l'autunno arriva le mie giornate migliorano, l'aria si fa frizzante, piccoli brividi corrono lungo la pelle, viene voglia di bere un bel thé con calma, in silenzio, da soli o in compagnia.
Viene voglia di stare al caldo, la mattina, sotto le coperte, avvolgendosi a più non posso per tenere lontano il freddo che ci solletica il naso.
E' stagione da polenta con i funghi ed il formaggio fuso, è stagione da profumo di mosto, è stagione da colori vivi sulle fronde degli alberi.
E' stagione da abbraccie e coccole, perchè se è vero che la stagione degli amori è la primavera e l'estate, se è vero che col caldo si vive ferocemente il desiderio e la passione, d'autunno e d'inverno è il calore del corpo, il calore umano e la contemplazione/conoscenza dell'altro a fare la padrona.
D'estate si già, si esce, in un turbine di vita, d'autunno ci si contempla dolcemente nelle pause tra le carezze dell'amore.
E' la stagione più bella, e per fortuna è iniziata...
giovedì 1 ottobre 2009
Dawn
Ripartiamo? Sì, ma da cosa?
Il post precedente, scritto 10 minuti fa spiega poco quindi lascio comunque altre due righe.
Chi ancora legge sono certo che avrà la pazienza per queste due righette tanto più che le scrivo in fretta.
Mi sono accorto di essere rimasto a lungo lontano dal blog, a lungo lontano da molte e cose e mi sono reso conto che l'ho dovuto aggiornare per molte cose, alcune addirittura strutturalei.
Quest'estate sono decisamente ripartito a partire dall'università che l'anno scorso ha visto concludersi il primo anno molto meglio di com'era iniziato, dagli scout in cui molte cose stanno cambiando, all'amore che ci sarà tempo di descrivere in seguito.
Mi sono accorto che mi ero fermato con questo blog, e da quanto scrivevo ho capito forse il eprchè.
Oltre alla vita che mi ha catturato e trascinato a se devo dire che c'è stato altro.
Gli ultimi post erano tristi, decisamente tristi, segno che qualcosa alla fine l'anno scorso non era andato, c'era stata un ombra, una lunga notte d'infelicità, probabilmente colpa mia che non mi so imporre.
Ma dopo la notte torna l'alba e il sole sa far rispledere tutto...
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Fede
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The river
Capita, a volte capita, capita anche ai pesci di perdersi lungo la corrente.
Capita quando essa è troppo forte, quando ti trascina via, quando non capisci più nemmeno dove andare.
E' capitato anche a me, è capitato quest'estate, è capitato di farsi trascinare da una vita che ti tira via e di lasciarsi andare.
E' stato bello, è bello però poi capita di fermarsi e ti sembra che in pochi mesi tu abbia inserito una vita, di capita di pensare che tutto sia cambiato, che tutto stia cambiando, che come l'acqua di un fiume avanza senza fermarsi, cambiando sempre a costo di tracimare gli argini.
La fita non si ferma e non si arresta, la vita va avanti e mai indietro e lascia su di noi segni che non ci saremmo mai aspettati.
E capita che, a 23 anni, la tua ragazzi trovi il primo pelo bianco tra la barba, capita che un banale sorriso di faccia pensare ad un futuro diverso, che l'inizio dell'università ti dia l'idea che molte cose stanno finendo, e altre iniziando ed improvvisamente realizzi qualcosa.
Non so ancora esattamente cosa, ci son troppe cose da rielaborare, troppe cose che non sempre è facile capire, anzi...
Ci sono tante cose che quest'estate mi hanno portato via, che mi hanno tenuto lontano da questo blog, storie che npn credo racconterò mai troppo addentro sono alla mia intimità.
C'è qualcosa di particolare e prezioso, qualcosa di semplice e ridicolo, che scorre tra le mie dita come la sabbia del deserto, qualcosa che mi serbra di perdere nella velocità con cui passa ma che credo rimarrà sempre mio nello scrigno dei ricordi.
Ci sono corse fatte sulla sabbia, carezze, lacrime e la dolcezza infinita del mare di sera...
Ci sono sentimenti, emozioni, pensieri e riflessioni, nati e finiti in un battito di ciglia, c'è questo e altro ancora.
La strada si apre, e prosegue, lentamente e passo dopo passo non c'è che da percorrerla...
mercoledì 3 giugno 2009
Harem

Cuscini damascati, velluti e sete, candele una sensualità orientale...
Forse è dietro a questo che mi sono perso, forse è dietro a questo dietro cui mi sono perso per un mese, cosa che si nota pure visto che è da oltre un mese che non scrivo.
Immagino il sole che si specchia al tramonto su un grande fiume percorso da una lenta feluca, dalle piccole barche a vela tirate in secca dai pescatori per sbrogliar le reti, il profumo del gelsomino e delle spezie, il profumo di una città sul mare.
I profumi di un piccolo cottage sull'oceano o di una casa sulla costa mediterranea, di una casa sulle colline dell'Umbria o delle marche, della costa spagnola o nel Mani.
Il profumo dei suq e dei mercati rionali, dei profumi degli slum indiani, dei te presi nei palazzi dei Moghul, sulle terrazze dei palazzi moreschi del portogallo, o di mille altri luoghi ancora.
Mi sono perso per un mese, ma mi son ritrovato, mi sono perso per trovarmi, per trovare una via che fino a che non mi sono perso non riuscivo a trovare, una via talmente semplice che ora mi appare lampante ma che prima sembrava nascosta, una via come nessun'altra fatta di sapori e di profumi, di pelle di donna e nettare, di muschio, more e ambra, di cioccolato e sudore e...
Ma questo non si può dire, perchè parlare troppo dei profumi sarebbe come svelare i misteri dell'amore.
E allora mi piacerebbe entrare in un Harem, con una sola sposa, una sola principessa, una sola concubina, una sola amante, un Harem con solo te dentro, per condurti in un labrinto di splendide stanze, fatto di tappeti e broccati fino ad una stanza piena di cuscini con i lupi coperti da teli di seta pe non disturbare troppo, una sala dove poter fare lentamente, silenziosamente e nella pace più completa l'amore con te, amore mio...
domenica 12 aprile 2009
Poet
Una discussine sentita l'altra sera, su i poeti moderni.
Si diceva che i poeti moderni sono tali sono in quanto prendono le poesie precedenti, ne studiano lo stile, e decidono a quel punto ci crearne uno loro, in seguito ana propria reinterpretazione personale.
Deve essere proprio la facoltà di lettere che rincogionisce la gente in merito alla poesia.
Lo studio dello stile? rielaborazione? ovvero andiamo a vivisezionare la metrica, a squartare le poesie, a togliere loro quella che è la più intrinseca e magica natura.
Non ci sono cose più abberranti che costruire una poesia in modo artificioso, innaturale, meccanico, deviando quella che è la natura del sentire umano ad una scentifica e supposta perfezione.
La libertà di cantare l'ultimo respiro di un serale zeffiro cortese, la tristezza dell'amore infranto, la dolcezza dei capelli, di calde labbra, della rabbia che sgorga dal cuore come un fiume in piena, la paura scaturita dall'ignoto...
Lasciate che la poesia sia libera e non prigioniera nelle mura dei numeri artificiosamente imposti.
Inserisco un aggiunta decisamente non mia, vista anche la lingua ma che credo condivisibile.
by William Wordsworth
The principal object, then, which I proposed to myself in these Poems was to chuse incidents and situations from common life, and to relate or describe them, throughout, as far as was possible, in a selection of language really used by men; and, at the same time, to throw over them a certain colouring of imagination, whereby ordinary things should be presented to the mind in an unusual way; and, further, and above all, to make these incidents and situations interesting by tracing in them, truly though not ostentatiously, the primary laws of our nature: chiefly, as far as regards the manner in which we associate ideas in a state of excitement. Low and rustic life was generally chosen, because in that condition, the essential passions of the heart find a better soil in which they can attain their maturity, are less under restraint, and speak a plainer and more emphatic language; because in that condition of life our elementary feelings co-exist in a state of greater simplicity, and, consequently, may be more accurately contemplated, and more forcibly communicated; because the manners of rural life germinate from those elementary feelings; and, from the necessary character of rural occupations, are more easily comprehended, and are more durable; and lastly, because in that condition the passions of men are incorporated with the beautiful and permanent forms of nature. The language, too, of these men is adopted (purified indeed from what appear to be its real defects, from all lasting and rational causes of dislike or disgust) because such men hourly communicate with the best objects from which the best part of language is originally derived; and because, from their rank in society and the sameness and narrow circle of their intercourse, being less under the influence of social vanity they convey their feelings and notions in simple and unelaborated expressions. Accordingly, such a language, arising out of repeated experience and regular feelings, is a more permanent, and a far more philosophical language, than that which is frequently substituted for it by Poets, who think that they are conferring honour upon themselves and their art, in proportion as they separate themselves from the sympathies of men, and indulge in arbitrary and capricious habits of expression, in order to furnish food for fickle tastes, and fickle appetites, of their own creation.
Taking up the subject, then, upon general grounds, I ask what is meant by the word Poet? What is a Poet? To whom does he address himself? And what language is to be expected from him? He is a man speaking to men: a man, it is true, endued with more lively sensibility, more enthusiasm and tenderness, who has a greater knowledge of human nature, and a more comprehensive soul, than are supposed to be common among mankind; a man pleased with his own passions and volitions, and who rejoices more than other men in the spirit of life that is in him; delighting to contemplate similar volitions and passions as manifested in the goings-on of the Universe, and habitually impelled to create them where he does not find them. To these qualities he has added a disposition to be affected more than other men by absent things as if they were present; an ability of conjuring up in himself passions, which are indeed far from being the same as those produced by real events, yet (especially in those parts of the general sympathy which are pleasing and delightful) do more nearly resemble the passions produced by real events, than any thing which, from the motions of their own minds merely, other men are accustomed to feel in themselves; whence, and from practice, he has acquired a greater readiness and power in expressing what he thinks and feels, and especially those thoughts and feelings which, by his own choice, or from the structure of his own mind, arise in him without immediate external excitement.
I have said that Poetry is the spontaneous overflow of powerful feelings: it takes its origin from emotion recollected in tranquillity: the emotion is contemplated till by a species of reaction the tranquillity gradually disappears, and an emotion, kindred to that which was before the subject of contemplation, is gradually produced, and does itself actually exist in the mind. In this mood successful composition generally begins, and in a mood similar to this it is carried on; but the emotion, of whatever kind and in whatever degree, from various causes is qualified by various pleasures, so that in describing any passions whatsoever, which are voluntarily described, the mind will upon the whole be in a state of enjoyment.
giovedì 9 aprile 2009
Hell
E questa volta val ben una rima
perchè seguendo Dante la vedeste
nella cantica della commedia prima
la natura del peccato,e diceste
ch'amate come Paolo ama Francesca,
e nelle novelle vi perdeste.
Ma puote esser che il mio senno esca
seguendo sulla luna quello d'Orlando
perchè ardo e non c'è acqua che rinfresca.
Forse sarò dannato con chi con il brando
troppo spesso sporcò di sangue la mano
che son qua che d'ira sto tremando
Mi sia inflitto il castigo più disumano
ma nella bolgia decima o nella giudecca
vadan quei che l'amor profanano
Sia scagliato lì chi di mendacia pecca
non via sia perdono ne luce, ne pace
perchè il cuore mio si secca
e tutto intorno il mondo tace,
Dio, Padre Celeste, che quel calice dannato,
non togliesti al Figlio che chiedeva pace
fa che quanto avvenga non sia dimenticato,
chiedo giustizia e nulla più,
perchè mai, MAI fui così umiliato.
mercoledì 8 aprile 2009
Turn over a new leaf

Errare è umano, perseverare diabolico.
Forse sono un demone, una specie di eroe Baironiano, di quelli che si trova ad affrontare la tempesta sull'alta cima di una torre senza che di fatto possano esserci altri interlocutori se non i lampi.
Non mi credo particolarmente meglio del resto del mondo, forse provo piacere nell'impossibile ricerca d'un amore idealizzato, perfetto, che racchiuda in se tutte quelle caratteristiche che solitamente sfuggono all'amore umano.
Mezzo demone, mezzo angelo, dannato e beato nell'essere uomo.
Adesso piove, piove e porta via la mia anima.
La porta via in rivoli che corrono veloci, rivoli che scendono a solcare la terra, che scendono a perdersi nei tombini di una città fredda e grigia, in un ammasso di smog e nebbie.
Ma finirà e dopo la pioggia tornerà il sole. Per forza.
E brillerà alto, con i petali suoi che si rispecchieranno con i fiori in terra ancora bagnati da un'ultima goccia salata.
venerdì 13 marzo 2009
Pain
Avevo in mente dell parole.
Parole belle, forse sincere, forse di circostanza.
Dovevano essere un balsamo o qualcosa per truccarsi la coscienza.
Una di quelle cose fatte un pò così, un pò per caso, un pò per non rassegnarsi.
Poi però è giunta la notte e le parole sono rimaste tra le pieghe dei sogni e tra i risvolti del piumone e a me non è rimasta che una traccia di quanto avrei voluto scrivere.
Luciano Ligabue
quando sudi il tuo coraggio per non startene laggiù
quando tiri in mezzo Dio o il destino o chissà che
che nessuno se lo spiega perché sia successo a te
quando tira un pò di vento che ci si rialza un pò
e la vita è un pò più forte del tuo dirle "grazie no"
quando sembra tutto fermo la tua ruota girerà.
Sopra il giorno di dolore che uno ha.
Tu tu tu tu tu tu...
Quando indietro non si torna quando l'hai capito che
che la vita non è giusta come la vorresti te
quando farsi una ragione vora dire vivere
te l'han detto tutti quanti che per loro è facile
quando batte un pò di sole dove ci contavi un pò
e la vita è un pò più forte del tuo dirle "ancora no"
quando la ferita brucia la tua pelle si farà.
Sopra il giorno di dolore che uno ha.
Tu tu tu tu tu tu tu tu tu...
Quando il cuore senza un pezzo il suo ritmo prenderà
quando l'aria che fa il giro i tuoi polmoni beccherà
quando questa merda intorno sempre merda resterà
riconoscerai l'odore perché questa è la realtà
quando la tua sveglia suona e tu ti chiederai che or'è
che la vita è sempre forte molto più che facile
quando sposti appena il piede lì il tuo tempo crescerà
Soprail giorno di dolore che uno ha
Tu tu tu tu tu tu tu tu tu...
martedì 10 marzo 2009
I right, I know.
Scusate il titolo, forse è un pò arrogante lo so, forse non rientra negli standard.
Ma questa votla no. Questa volta non va, perchè dalle mie parti si dice bon bon bon ma no cojon.
Quindi certe volte di essere buoni ci si stanca, e si smette di esserlo, si smette di voler a tutti i costi pensar bene del mondo, si smette di concedere possibilità e tempo alla gente.
E allora basta, che se qualcuno cerca il silenzio non avrà che quello, non merita che quello.
sabato 7 marzo 2009
Useless word.
Il ministro della Sanità: sono scioccato. «Credo che la posizione della Chiesa sia estremista, radicale e inopportuna - ha detto il ministro della Sanità, Jose Gomes Temporao, nel corso di un programma radiofonico - Sono scioccato per la posizione radicale di questa religione che, nell'affermare a torto di voler difendere una vita, mette un'altra vita in pericolo». La legge brasiliana autorizza l'aborto in caso di stupro o quando la vita della madre è in pericolo.
Un’altra vicenda molto simile sta sollevando polemiche in Brasile. A Irai, 480 chilometri da Porto Alegre, una bambina di 11 anni è al settimo mese di gravidanza, anche lei stuprata da un parente stretto con cui è cresciuta dopo l’abbandono della madre. Anche in questo caso la gravidanza è a rischio data l’età immatura. Sia la polizia che le autorità locali affermano che nessuno ha mai chiesto che fosse praticato un aborto: «Inerzia e disinformazione» deplora il quotidiano O Globo. La storia era nota e le autorità avrebbero dovuto agire d’ufficio, come prevede la legge.
Hanno perso una buona occasione per star zitti.
Un'occasione buona per capire che questo loro modo di fare non porta acqua al nostor mulino, per capire che non tutti i cattolici sono estremisti, e che anzi molti guardano alla Chiesa con occhio sempre più infastidito.
Questa intransigenza cieca, che non capisce le situazioni, che vuole vedere solo quello che vuole allontana dal cattolicesimo sempre più gente?
Come si fa a pretendere che una bambina di 9 anni partorisca? due gemelli per di più...
COme li manterrebbe? come potrebbe essere madre in senso pieno a soli 9 anni?
Poi i figli le ricorderebbero sempre quella violenza, subita e perpetrata per anni.
Il Vaticano poteva tacere invece di dare ragione ad un simile folle fondamentalista.
E poi si chiedono perchè hanno perso oltre venti punti percentuali di fedeli in Brasile, secondo paese per numero di cattolici al mondo.
Sperando che si possano svegliare da quessto retaggio medioevale.
domenica 1 marzo 2009
Wolf's legend Chapter twelve part two.
La ritirata dei cervi lascio al paese un ultimo strascico di morte e sofferenza.
Sapendo di essere in seguiti da un esercito vincitore che non li avrebbe lasciati andare via vivi se li avesse presi e sapendo di non doversi più comportare benevolmente verso una popolazione che avrebbero poi dovuto sottomettere se avessero vinto lungo la fuga si lasciarono andare a crimini e violenze.
Ma alla fine se ne andarono, come le nubi che lasciano il posto al sole dopo la tempesta.
E con la loro partenza cominciò la ricostruzione.
La gente ricostruì le città ed i villaggi, ricominciò ad arare i campi e il grado tornò a brillare dorato.
Si chiedeva sempre più e sempre maggior voce un cambiamento radicale della politica di quello stato che non aveva saputo difenderli.
Furono richiesti a gran voce cambiamenti, l’eliminazione della corruzione, che non ci fosse più posto per il compromesso ma per la mano salda di qualcuno che sapesse reggere lo stato.
Gli sguardi di tutto erano rivolti a Sebastian e ai lupi, ai senatori che nel corso degli anni erano usciti dalle fila di quei guerrieri neri che avevano salvato più volte lo stato.
I politici del vecchio regime non si facevano vedere per strada temendo di essere linciati, non si facevano vedere temendo che la folla li aggredisse, rimanendo chiusi nei loro palazzi, ricchi e lussuosi, ma deserti anche di quei cortigiani e esseri affetti da servilismi vari che annusando una prossima caduta si erano fatti via via più smarcati fino a ripudiare la mano che li aveva nutriti.
A Rynm, città che ancora viveva con l’impressione dell’imminente assedio tanto le murra e le difese improvvisate apparivano ancora vive e presenti, quasi che dovessero crescere ancora, essere completati, una sola voce si faceva viva.
Simeon provava a salvare quanto era stato tutto il suo passato, quanto era stato il sistema a cui si era aggrappato per quei quasi sessant’anni di vita, quella politica che conosceva bene, fatta di giochi oscuri e trame di potere.
Era uno dei pochi che ancora andava regolarmente al Senato, provando a far approvare leggi che cadevano nel vuoto, vuote com’erano le leggi, vuote com’erano le aule in queste sarebbero dovute essere discusse.
E alla fine venne un tramonto.
La luce scendeva lenta all’ingresso dei palazzi del potere orientati in modo che l’ultima luce del giorno potesse penetrarvi indisturbata.
Nelle aule vuote, in uno scrano isolato un vecchio sedeva.
Simeon era invecchiato molto in quei mesi, invecchiato a tal punto da essere quasi irriconoscibile anche per Sebastian che lo conosceva da una vita.
Il vecchio lupo era arrivato per salutare.
Lui e una scorta sarebbero partiti per tornare a Mauriceburg, su nelle montagne, il clima della capitale infastidiva quel vecchio che alla fine della vita voleva la pace e l’essere assediato da chi lo invocava per il potere, per la protezione non era quanto voleva.
Voleva la pace e il silenzio della sua città, la tranquillità di quei monti dove aveva posto la sua dimora.
Le truppe sarebbero rimaste lì per assicurare che avvenisse quel cambio di governo che il popolo voleva e con esse sarebbero rimasti Wilfred e Ursus. Detto questo in quegli abiti che non avrebbero certo detto che quell’uomo era forse il più potente di quelle terre, il vecchio militare prese e se ne andò.
Doveva salutare una persona prima di andarsene.
Dopo che se ne fu andato dalla curia un altro uomo uscì.

La strada che portava fino al palazzo di Thobias l’aveva percorsa mille volte in passato anche se molto da allora era cambiato.
Quello che era uno dei quartieri poveri della città, malfamato e pericoloso ora grazie ai lupi era ricco e rigoglioso e nessuno aveva niente da temere.
Era da talmente tanto tempo che era distante dalla città che nessuno lo riconosceva, si vedeva che era un soldato, uno di quelli che garantiva la tranquillità di quella zona ma in quei capelli candidi, in quella testa pelata non c’era assolutamente niente dell’eroe che aveva salvato tutti loro.
Il percorso si snodò per diversi minuti e la sera avanzò sempre di più.
Alla fine la luce del sole brillava solo alta nel cielo e un colore violetto invadeva l’aria della sera estiva.
Al portone di Thobias venne fatto attendere mentre il vecchio amico scendeva.
Non entrò doveva solo salutare per andarsene, per tornare in quella città che amava, invitando l’amico ad andare a trovarlo un giorno o l’altro portando la moglie.
Il saluto fu accogliente, le parole molte fino a che alla luce di una torcia in strada non ci furono che loro.
Sebastian stava per salutare l’amico quando un’ombra nella notte mise sull’avviso Thobias.
Non era sicuro, che entrasse, aspettasse una scorta, avrebbe mandato i servi a chiamare la guardia d’acciaio.
No, Sebastian non ne voleva sapere.
Almeno che si facesse accompagnare da lui e alcuni servi.
Aveva fretta.
Almeno che aspettasse che prendesse il mantello e la spada e l’avrebbe accompagnato lui da solo.
Alla fine si incamminarono loro due.
Due vecchi che sul far della sera camminavano sulle strade di una città che si preparava per dormire.
Poi il buio.
Un vicolo obbligatorio da passare, stretto.
Una dozzina di uomini ad ogni estremità.
“Tanto tempo che non ci si vede, vero?”
Rumore di spade.

Quando le guardie accorsero trovarono Thobias agonizzante in un bagno di sangue. Intorno a lui, a rendere difficile raggiungerlo almeno dieci altri morti.
Ribaldi, balordi, ladri di taverna.
Canaglie.
Fu Ursus a sollevarlo, a portarlo fin dentro una casa vicina.
Wilfred fu al suo capezzale, inviando subito in giro soldati a cercare il fratello, avvisandolo che l’amico era stato aggredito ed era ferito.
“E’ inutile che li mandi Fred.” Disse Thobias con l'ultimo fiotto di sangue quasi sorridendo “Seb era con me… l’hanno rapito.”
sabato 28 febbraio 2009
Voyage

Perchè non è possibile prendere e partire, trovarsi a fare un viaggio e appena finito quelo prendere e partire di nuvo senza che ci sia una meta, senza che sia verametne una fine.
Senza che ci siano fermate o ripartenze, senza che ci si debba femare, rallentando per poi ripartire, un percorso continuo innarestabile fatto di un semplice ed inestingubile desiderio di essere. Sempre.
Quest for a new Word

Porto avanti un discorso iniziato da alcuni giorni, e che in parte si ricollega a quanto m'han detto due care amiche.
Adesso erano un pò di giorni che per una cosa o per l'altra non scrivevo nel blog, in parte questo è dovuto alla mia pigrizia, in parte al fatto che non stavo bene, in parte forse a quella mancanza di voglia di scrivere che mi viene quando mi trovo di fronte ad un muro che non risponde come vorrei.
Forse mi son trovato pure a scrivere ad altre persone e questo mi ha distratto.
Però forse è ora che inizi un nuovo viaggio, un viaggio verso un nuovo mondo, verso qualcosa di diverso che mi permetta di pensare ad altro anche nei momenti in cui la tristezza si fa avanti e devo trovare la forza e la luce per ricacciarla indietro.
Va da se che quanto voglio fare, quanto voglio intraprendere assorbirà parte, forse buona parte del tempo che non dedico agli scout e all'università e per cui potrebbe anche essere che rimarrà poco per altre cose, per altre persone.
Le parole potrebbero esiccarsi e rimanere a guardare il mondo che le circondava come una natura morta, ma forse di questo non mi dovrei rammaricare troppo visto che alle piante oltre all'acqua per vivere serve anche la luce del sole e senza la seconda la prima è inutile.
Verrà forse un momento in cui tutto sarà diverso, in fondo me lo auguro, ma certemente al momento non ho voglia di perdermi in una fuga inutile verso qualcosa che fugge.
Potrebbe essere che scriverò a tratti nel blog, che mi perderò per tornare, che capiterà di trovare un'idea nel recesso della mente e di volerla condividere oppure di essere assorbiti a tal punto da altro da non ricordarsi più neppure come ci si chiama.
A questo punto un paio di cose per chiudere e tornare a dedicarmi ad altro.
Prima di tutto volevo far presente la mia sorpresa nel vedere quanta gente ha guardato il blog ultimamente, davvero tanta gente.
Secondo rigrazione le due amiche di cui parlavo all'inizio, Ilenia e Beatrice, per il costante ripetermi di una cosa che forse prenderà piede.
Grazie per avermi spinto almeno a provare.
venerdì 27 febbraio 2009
Different
Questo è un pensiero, nulla più.
Però è un pensiero carino, perchè è un raggio di sole in una sera innoltrata.
E' l'ultimo raggio di sole quando la sera sembra scesa del tutto e a bucare le finestre non c'è che un ultimo fulgore di luce.
E' uno di quei pensieri ci scalda quando tutto il resto è freddo, come una giornata di sole che anticipa la primavera sul finire dell'inverno.
E questo sei tu.
Diversa da tutte le altre.
Amica e non amante.
Per sempre e non semplice passante.
Hai un posto tutto tuto, tutto strano nel mio cuore.
Di chi sa darmi il sorriso anche quando sto male.
Di chi i rimproveri me li sa fare col sorriso.
Di chi meriterebbe molto di più che un caffè mancato.
Di chi si meritava tutta una serata al freddo a gelare aspettando te e l'Urfaust.
Perchè malgrado quello che molti pensano guardandoti superficialmente, sei vera.
A te come scusa o come promessa, perchè forse capita di trovarti nascosta nelle pieghe dell'anima, perchè capita che quando si sia presi da altro alcune cose finiscano per essere date per scontate, chiedo un'altro caffè, quando ti capiterà di tornare, che sia domani, tra due mesi, o diec'anni, perchè lo sappiamo, il vento va ma poi torna.
The waste land
Turn upward from the desk, when the human engine waits
Like a taxi throbbing waiting,
I Tiresias, though blind, throbbing between two lives,
Old man with wrinkled female breasts, can see
At the violet hour, the evening hour that strives
Homeward, and brings the sailor home from sea,
The typist home at teatime, clears her breakfast, lights
Her stove, and lays out food in tins.
Out of the window perilously spread
Her drying combinations touched by the sun's last rays,
On the divan are piled (at night her bed)
Stockings, slippers, camisoles, and stays.
I Tiresias, old man with wrinkled dugs
Perceived the scene, and foretold the rest—
I too awaited the expected guest.
He, the young man carbuncular, arrives,
A small house agent's clerk, with one bold stare,
One of the low on whom assurance sits
As a silk hat on a Bradford millionaire.
The time is now propitious, as he guesses,
The meal is ended, she is bored and tired,
Endeavours to engage her in caresses
Which still are unreproved, if undesired.
Flushed and decided, he assaults at once;
Exploring hands encounter no defence;
His vanity requires no response,
And makes a welcome of indifference.
(And I Tiresias have foresuffered all
Enacted on this same divan or bed;
I who have sat by Thebes below the wall
And walked among the lowest of the dead.)
Bestows on final patronising kiss,
And gropes his way, finding the stairs unlit...
She turns and looks a moment in the glass,
Hardly aware of her departed lover;
Her brain allows one half-formed thought to pass:
'Well now that's done: and I'm glad it's over.'
When lovely woman stoops to folly and
Paces about her room again, alone,
She smoothes her hair with automatic hand,
And puts a record on the gramophone.
The waste land
T.S. Eliot
Quello che ho postato qui sopra è un testo particolare.
Uno di quelli che normalmente diremmo che siamo riusciti ad amare malgrado i nostri prof.
E' solo un pezzo dell'opera spetacolare che la raccoglie.
Non mi metterò a farne l'esegesi.
Non mi metterò a fare una filippica sul quanto sia vuoto il sesso senza amore che caraterizza i giorni nostri ispirandomi ad una poesia di 90 anni fa.
Noveramente Monica, non mi metterò a parlare di Rigoni così che tu possa perderti a pensare alle sue spiegazioni in cui passava così vicino al tuo banco...
Solo una veloce considerazione serale.
Una considerazione che centra poco appunto con il testo precedente, se non appunto che sono parole che provengono da the Waste Land, dove Waste altrove può significare spazzatura, rifiuto e quindi qualcosa di sprecato.
Le mie parole ogni tanto mi sembrano sprecate, mi sembra che siano parole che scritte con un'anima vadano a perdersi nella freddezza di un tinello, tra una scatola di piselli e un grammofono, in una freddezza generale, ove non si capisce mai il senso caldo di ciò che ci attaversa per un secondo, un glaciale momento d'enertità che ci ostiniamo a chiamare vita ma che vita non è.
E allora ecco che i pensieri corrono veloci, e l'idea è che anche questa volta le parole si stiano scontroando contro un banco di iceberg presso una scogliera sbagliata.
Declaration

Serata colta.
Serata di pensieri.
IO e la mia candela alla vaniglia che aiuta a pensare.
Questa fiammella ceh arde nell'oscurità.
Altre cose ardevano di luce ben più viva in epoche passate, in oscurità ben diverse.
La dichiarazione d'indipendenza degli stati uniti è una.
Viene sancito il diritto, tra gli altri, ad essere felici.
Viene sancito qualcosa che tutti dovrebbero essere, viene sancito come diritto quella che è la prima e fondamentale aspirazione dell'uomo, quella ad essere felici?
Ma se è un diritto, se è un diritto la ricerca della felicità, perchè questa non si fa trovare?
Perchè fin troppo spesso la gente ci nasconde dietro un velo d'ipocrita benevolenza che la strada che stiamo seguendo non è quella che porta alla felicità e non ci dice che stiamo sbagliando, che dovremmo cambiar strada?
Temo di essermi perso di nuovo.
mercoledì 11 febbraio 2009
Ironic answer
Io chi non risponde proprio non apprezzo
Ma sarà che per qualcuno la parola rimane un vezzo
E allora mi chiedo perché non me lo dici
che quei versi erano infelici?
Dei tanti e vari modi che hai di farmelo sapere
Non ne hai trovato uno, mentre io stavo qui a tacere?
E allora qualche consiglio su esempio di Cyrano
Te lo do io così da forzarti un po’ la mano.
Dire che son brutti è semplice, è noto
Chiederò per questo scusa a musa poesia a cui umile son devoto
Trova un altro tono che non sia così banale
Potrebbe venirne fuori qualcosa di geniale
Utile: mi son pulita con quelli il deretano
Ero senza carta e avevo quelli in mano…
Infuocato: Si belli, da faville
Non so quante ne han mandate in cielo, bruciando, di scintille
Militare: che schifo che mollezza
Con ardor ed irruenza devi agir per conquistare la mia fortezza
Ingenua: che strano qualcuno ha scritto troppe parole a caso
Si vede che mentre scrive non vede al di la del suo naso
Da amica: Scusa, son belle, ti spiego queste mie parole,
non vorrei ferirti ma ad altri ho promesso il mio cuore
Rimprovero: Smettila di scrivere lurido villano
Che la zappa ti è più consona della penna all’interno della mano
Arrogante: Se scrivessi simili brutture
Mi taglierei le mano per evitar quelle future
Epica: Per scrivere dei versi di forma si oscura
Hai fatto rivoltar nella tomba Dante e Virgilio ne son sicura
Offensiva: gli uccelli di lassù nel celeste
Non fan tanto schifo quando ci cagano insu le teste
Nominale: Parole tanto grevi da sembrar suine
Non son mai salite alle orecchie mie divine
Patria: Oh Italia oh patria che sfacello,
mai si vide in sulla terra nostra un simile macello
Internazionale: devi averle scritte in una lingua che non comprendo
Perché se fossero in italiano sarebbero qualcosa d’orrendo
Pietoso: basta non farci altro male
Critico: chiunque più di te come poeta vale
Messianico: Vedrai che quando Cristo sulla terra sarà calato
Perdonerà (forse) anche a te questo gran peccato
Studiosa: da che so mai si vide sulla terra
Chi alla poesia dichiarò si fera guerra
Per il tuo campo: BASTA! Tu violi i diritti umani
Come te non scrivon nemmeno i cani
Economica: sei tu che hai fatto fallir l’economia?
Facendo lì tanti danni quanti ne fai in poesia?
Religiosa: guarda potrei farmi suora di clausura
Per non dover più sentir una simile bruttura.
Hai visto quanti modi, tutti manifesti
Per dirmi quanto orror fanno questi miei versi?
Ora dai che puoi non fermarti, non tacere
Ascoltar pur questo sarà un mio piacere
Piuttosto che star qua con questi pensiri, foschi e densi
Attendendo invano di sentire ciò che pensi.
Io scritti tutto questo con un poco d’ironia
Pur amando, e non poco, la mia poesia.
E del silenzio fa tanto male il tocco
Che non è così dolorosa la ferita di uno stocco.
martedì 10 febbraio 2009
When evening comes.
Un brivido freddo,
un momentaneo spavento
quella paura di giorno sopita
che si riaccende quando s'addormenta la vita.
Non so cosa sia,
mi prende e mi sfugge,
forse è malinconia
che dentro mi strugge
é difficile spiegare qualcosa quando non si sa cos'è, una sensazione che scende sul far della sera, che porta a due versi buttati lì per stanchezza per provare a raccontare quel brivido freddo che entra per la schiena e s'irradia nel corpo.
Son forse giornate troppo impegnate a rovinare le serate, la mattina tutto questo non c'è più o ha cambiato aspetto, però andare a dormire con questi brividi che mi percorrono il corpo non è piacevole, come vorrei che con la sera scendesse la pace e la tranquillità e non questa sorta d'irrequieta preoccupazione.
lunedì 9 febbraio 2009
Roxane
al costo d'esser pagano o colpevole d'eresia
Perchè non posso credere in un solo Dio
Quando c'è una Dea nel cuore mio.
Scena: Tramonto in mille piazze del mondo che volteggiano durante la scena.Tipo: Monologo Drammatico
Entrano Cyrano e Rossana
anche se in prosa farei prima
certo è difficile partire
perchè tanta è la paura di soffrire
Tuoi sono i sogni miei i versi
non sono che pochi capoversi
l'amor non necessita di un paroliere
e scriver in rima non è il mio mestiere
Voglio dirti che m'hai colpito
qui, nel petto, con quell'animo tuo, infinito
nei tuoi occhi ho visto la speranza
e l'Africa riempire una stanza
Nella tua voce ho scorto una piccola bugia
come puoi chiamare pessimismo l'allegria?
è impossibile scorgere la tristezza nel tuo viso
forse ero io che m'ero perso nel tuo sorriso.
Ogni tanto il pensiero tuo è prepotente
infido, beffardo s'insinua nella mente,
ed ecco t'immagino camminare tra la gente
un sorriso che non so perchè spunta dal niente
Nulla voglio sapere del bel Cristiano,
perchè tu sei Rossana ed io Cyrano
Ah gelosia bestia maledetta
che al cuore, com'edera, rimane stretta
E ora che in fin s'è fatta sera
con essa è venuta la fine di chi spera
perchè questo è il destino di chi scrive
e ai propri versi non sopravvive,
quindi taccio perchè Cyrano muore
e questa è l'unica cosa che lo blocca
capendo solo in morte d'essere amato dal suo amore
mentre aspira di carezzar con le sue labbra la tua bocca.
domenica 8 febbraio 2009
A drama called life...
No, non disturbatevi restate sulla sedia
signori mi presento, sono la Commedia;
non son fatto di ossa ma di atti
che vi lascino rimborsati o soddisfatti,
il mio cuore è chiamato trama,
gente che si odia e che si ama;
il mio sangue è tutto ciò che accade,
dal bacio al duello con le spade;
il mio cibo è il vostro battimani,
il veleno, gli attori cani.
Io sono la commedia e mi divido in atti
per raccontare a voi gli straordinari fatti
di questi cavalieri e della loro dama,
di chi crede di amare e di chi invece ama.
Si narrerà del poeta Cyrano e del suo naso
che sembra modellato con lo stucco
ma non ditelo all'attore, non è il caso
perché ce l'ha davvero non è mica un trucco!!
E di Cristiano giovane cadetto
che si esprime poco meglio di un gibbone
ma ha fascino ed è di bell'aspetto.
Un po' di fantasia questa è finzione!
Entrambi ardon d'amore e questo è il bello
per Rossana cugina di Cyrano
che di quest'ultimo adora anima e cervello
ma ama corpo e viso di Cristiano...
ma l'ora dei preamboli è finita,
è tempo che si vada a incominciare
a tessere la trama e poi l'ordito,
a svolgere, cucire e ricamare
che squillino le trombe signori spettatori,
inizia la commedia che parlino gli attori!

Non vi posso ne vi voglio mentire stasera.
Non mi sento di star tanto bene, sono stanco, non sono soddisfatto, non riesco a ritrovare il filo di questa vita.
Non riesco a capire il senso di molte cose, non riesco a capire il senso della mia felicità, non riesco a trovare il senso della felicità degli altri.
Ogni tanto mi viene da chiedermi se il mio desiderio di solitudine non sia altro che un tentativo piuttosto patetico di usare la scusa di una mia ricerca per nascondere quella che invece è una condizione continua, una quiete apparente in cui tutto continua a ribollire.
L'idea di voler andare nel niente per cercare il tutto, l'idea di partire dal niente per arrivare al tutto, l'idea che partendo niente si possa diventare tutto.
Mi trovo a pensare che questi siano pensieri di pirandeliana memoria, in una vita fatta di maschere, in una vita passata calcando un palcoscenico che crediamo reale, una vita che forse in realtà non è altro che una buffa tragedia.
E allora la disperazione è essere Amleto, che con i suoi dubbi non vive se non nella morte, un Ariel incatenato al proprio destino da un Prospero mondo tiranno, la disperazione è non poter cantare con i fauni e i satiri i canti di una notte di mezz aestate dove le Dee e gli umani con la faccia d'asino si trovano uniti in un dolce mistero chiamato amore.
Siamo qui, in una vita che ci circonda di Jago e MacBeth senza avere la possibilità di trovare ad attenderci come consolazione ne Dedemona ne Rossana e il nostro pianto isolato, i nostri ultimi versi si perdono nel nulla di una sera che cala troppo presto.
Ed ecco che non possiamo dire cos'è un bacio, non possiamo sugellare con le nostre ultime parole quell'amore tanto puro e tanto alto che ci macchia d'infinito un'anima altrimenti assolutamente normale.
E adesso che finalmente cala il sipario ecco si spegne anche l'ultima candela e con il filo di fumo che sale al cielo ecco se ne vanno anche i miei pensieri.
E ora dite, voi che siete il pubblico, ora che si spengono le luci su questa farsa, la paga d'attori, ce la siamo meritata?
a quanto è già narrato dall'attore?
A me non resta altro che sparire
fare un bell'inchino e poi svanire
come Cyrano che confessa e muore
ai piedi del suo grande eterno amore
anch'io finito il mio cammino
mi accascio e vado verso il mio destino
che è quello di chi inizia e già finisce,
sboccia e dopo un attimo appassisce;
di chi vive soltanto un paio d'ore,
sperando in un applauso e dopo Muore.
Who I am

Per chi mi segueogni tanto sa che per me è estremamente difficile riuscire non continuare a pensare alle cose.
Ieri sera ho passato una serata piacevole, conclusa con una lunga chiacchierata.
Forse sarò ripetitivo perchè forse queste cose le ho già dete anche non troppo tempo fa ma per me vale la pena riprenderle.
Nella conversazione di ieri c'era qualcosa, una domanda inespressa che rimaneva nell'aria, un pensiero, un'immagine, un idea: chi potrei essere?
Domanda che se ne porta dietro mille altre, da cosa potrei fare se, a cosa sarei ora se quella volta avessi.. e via dicendo.
Lo so che sarà banale, lo so che rischio di cadere sui luoghi comuni, ma la storia non si fa ne con i se ne con i ma.
E come la storia nemmeno noi ci costruiamo con i se e con i ma.
Io temo che per noi i film siano deleteri, ci danno un'immagine altissima, di soddisfacimento delle appagazioni personali, ci rimodulano i sogni su schemi e livelli che non sempre possono coincidere con la nostra vita.
Chi di noi non vorrebbe essere qui, lì e dall'altra parte? Chi non vorrebbe poter fare qualsiasi cosa gli passa per la mente? Chi non vorrebbe esaudire tutti i sogni della propria vita?
Vorrei visitare il Sahara, vorrei visitare il Buthan, vorrei visitare l'oriente e camminare per l'europa per vederla al ritmo dei miei passi.
Vorrei andare in Africa, vorrei imparare ad andare in nave per vedere oltre la terra anche quei mari che posso vedere solo fino alla distanza a cui le mie braccia mi sanno portare lontano da riva.
E poi però sorge un problema, sorge il problema di aver a che fare con una cosa che mi blocca: la mia umanità.
Non sono un robot, non sono un alieno, sono un umano, una persona in cammino, che si sta costruendo il suo divenire il suo essere adulto.
Se dovessi confrontarmi ogni giorno con chi vorrei essere, con quello che potrei essere, con chi avrei poruto essere se, a chi sarei se, beh mi sentirei un frustrato, perchè nella mia mente posso essere tutto, qui e ora, sono solo me stesso, che pure non è poco, anzi credo sia tantissimo, pur avendo trovato chi è molto più di me.
E allora non posso vivere solo d'ideali, non posso vivere solo di quelle aspirazioni, pur giuste, che mi servono per indirizzare il mio percorso, per sapere dove vanno, non per essere da metro su quanto possa essere riuscita la mia vita.
giovedì 5 febbraio 2009
Ode
Oggi voglio essere il "Gigi d'Alessio" del mio blog, e no non è come pensate voi che state leggendo che già ipotizzavate che mi mettiessi a fare il cantante neomelodico calvo, che sta con una tizia che ha vent'anni di meno cosa che nel mio caso compoterebbe problemi di carattere penale non indifferenti.
Insomma, sto facendo tutto questo giro di parole per dire che dirò delle ovvietà.
Domanda retorica di uno che conosco:
Aveva avuto problemi con una ex, una specie d'alterco o qualcosa di simile.
Però forse ha ragione, perchè noi maschi finiamo sempre con l'incasinarci la vita con voi, donne, che proprio non riusciamo a capire?

Forse perchè è proprio nel mistero che risiedono il vostro fascino e la vostra bellezza,
forse perchè a volte, ma solo a volte, quando non riusciamo a capirvi, ma non siamo ancora così arrabbiati da questo fatto da non ammettere l'evidenza, riusciamo ad ammattere che non vi capiamo perchè siete un tantino più avanti di noi,
forse perchè potremmo rimanere ad osservarvi per ore, senza stancarci mai, continuando a rimanere estasiati di voi tra un sospiro e l'altro,
forse perchè la vostra "debolezza" permette a noi di essere forti, e non è vero che è forte invece chi abusa della vostra debolezza,
forse eprchè nei vostri occhi riusciamo ad avere una finestra su un mondi diverso, o una finestra diversa attraverso cui guardare il mondo,
forse perchè sulle vostre labbra lasciamo l'anima, e nel vostro petto il nostro cuore si unisce al vostro,
forse perchè... beh certe cose è meglio non dirle che altrimenti chinate il capo arrossendo e noi finiamo per innamorarci di voi,
forse perchè sapete perfettamente quanto ci eccitiamo a sentire che fate le maliziose,
forse perchè non ci sarà nessun altro al mondo da cui ci faremo trattare così male, così a lungo peralla fine non ottenere nulla (con questo non vi sto invitando a trattarci male),
forse perchè, se è vero che molti dei grandi poeti erao maschi è anche vero che senza Beatrice, Laura, Fiammetta, Silvia e le altre molte delle poesie che ora vengono osannate non sarebbero mai state scritte, forse non sarebbero mai state nemmeno pensate,
forse perchè nella vita di tutti, almeno per nove mesi, la persona più importante della nostra vita è stata una donna (ciao Mamma!!!)
forse perchè non potremo dire niente di altrettanto bello a nessuno com'è bello dire "ti amo" a voi,
forse perchè non c'è niente di più bello che sentirsi dire "ti amo" da voi,
forse perchè come baciate voi...
forse perchè quando vi vediamo venirci incontro, tirate a lucido, ferme al semaforo prima di correrci addosso per abbracciarci con un sorriso che illumina la notte, ci viene un nodo alla gola che è veramente difficile da mandar giù,
forse perchè se saremo fortunati sarete le madri dei nostri figli,
forse perchè Dea, umana o ninfa, regina, principessa o popolana, sogno, idealizzazione o realtà comunque sia sarete sempre voi a farci girare la testa...

Grazie d'esistere, inguaiarsi con voi è il più bel modo di vivere la vita.

