domenica 30 novembre 2008

Wish list

Breve momento serale.
Stavo pensando che si sta avicinando Natale.
In questo periodo i bambini scrivono la loro letterina a Babbo Natale chiedendo le cose che più desidererebbero.
Ho appena letto un post di quelacuno che è stanco...
E ho pensato un pò a me che forse non sono proprio lucido.
Ho pensato che in questo momento vorrei essere bambino, per non essere così impegnato e così stanco ma so anche che se non mi piacesse quello che sto facendo non lo farei con la passione con cui lo faccio.
Ma per un momento voglio tornare bambino e se me lo consentite (e me lo consentite tanto il blog è mio) vorrei scrivere una lettera a quell'omino buffo con il barbone...

...com'è che si cominciava? ah sì...

"Caro Babbo Natale,
Quest'anno non penso di essermi comportato particolarmente male e quindi vorrei chiederti giusto un paio di cose. Ci sono tant e cose che vorrei chiederti, potrei fare ancora più il buono, risultato certamente ipocrita, chiedendo qualcosa per altri ma, a costo di risultare egoista, chiederò qualcosa per me. Ti vorrei chiedere una cosa che mi manca molto ultimamente, vorrei chiederti il tempo, il tempo per potermi dedicare a chi voglio bene, agli amici, alle cose che mi piacciono, a tutte quelle che non riesco a fare perchè prima del piacere c'è una cosa chiamata dovere. Vorrei chiedertelo per avere il tempo di stare con la mia famiglia che ultimamente non è che mi veda un gran che... Vorrei chiedertelo per poter incontrare della gente, e non sentirmi come il solito decisamente troppo solo... Vorrei chiederti un pò di serenità, per me, magari anche per mamma e per il resto della famiglia. Non è che le cose vadano male, ma quanto c'è sempre qualche preoccupazione non si vive bene. Vorrei chiederti se possibile un pò meno impegni, un pò meno pressione, un pò meno aspettative che mi autoconvinco che ci siano su di me. Lo so che sono cose che dipendono da me ma una mano a volte non guasta. Vorrei avere ancora quella carica e quell'entusiasmo che qualcuno mi aveva donato e che qualcuno di gretto e materiale mi ha portato via senza lasciare nulla al suo posto costringendo dei terzi a pagarne le conseguenze. Vorrei essere felice, e poter far felice qualcuno. Non so se sto chiedendo troppo, ma tu prova a fare quello che puoi. Mi basterebbe forse anche solo un poco di quanto ti chiedo, un briciolo di polvere di stelle appena. E adesso ti saluto, che la notte avanza e il sonno rende le palpebre pesanti.
F."

DECK THE HALLS


Deck the halls with boughs of holly,
Fa la la la la, la la la la.
Tis the season to be jolly,
Fa la la la la, la la la la.
Don we now our gay apparel,
Fa la la, la la la, la la la.
Troll the ancient Yule tide carol,
Fa la la la la, la la la la.
See the blazing Yule before us,
Fa la la la la, la la la la.
Strike the harp and join the chorus.
Fa la la la la, la la la la.
Follow me in merry measure,
Fa la la la la, la la la la.
While I tell of Yule tide treasure,
Fa la la la la, la la la la.
Fast away the old year passes,
Fa la la la la, la la la la.
Hail the new, ye lads and lasses,
Fa la la la la, la la la la.
Sing we joyous, all together,
Fa la la la la, la la la la.
Heedless of the wind and weather,
Fa la la la la, la la la la.

martedì 25 novembre 2008

Busy

Devo ammattere che non ho propriamente voglia di scrivere...
In teoria ho almeno altri due documenti che dovrei aver pronti per stasera e chissà quanti altri che dovrebbero essere pronti per il futuro.
Sono praticamente somparso dal blog, troppe cose da fare, speriamo che il futuro e il prossimo semestre all'università in particolare siano più leggeri perchè veramente al momento ci sono troppe cose da fare...

lunedì 17 novembre 2008

Wolf's legend Chapter twelve part one

A QUESTION OF TEETH AND HORNS

Ci sono giorni d'inverno in cui il mare si monta, quasi volesse gonfiare il petto, mostrare tutta la sua potenza, prima di abbattersi con le sue onde sugli scogli che lo fronteggiano.
Gli scogli sono sempre lì, sempre pronti ad attenderlo, sempre immobili, come un muro di scudi, come una fortezza, impassibili, insensibili alle ondate, vincono quasi sempre loro, anche se il mare se li porta via poco a poco.
Lo scoglio è impassibile a quei grammi di se che il mare gli ruba di volta in volta, ma all'infinito il mare l'avrà vinta, perchè si troverà ad aver privato lo scoglio di se stesso.
Qualche volta, uno scoglio più debole, eroso dal tempo e dal sole finisce per crollare, e la maceris seppelliscono quanti, granchi o pesci vi si nascondevano sotto.
Rynm era lì, uno scoglio in mezzo ad un mare d'erba. Quando i cervi ne videro le mura, le cupole dorate, le alte torri ne furono impressionati.
Nemmeno la loro capitale aveva quelle dimensioni. Nemmeno Mauriceburg che avevano assediato appariva tanto splendente vista da lontano, cupa e tetra com'era tra le montagne.
Qui invece c'era Rynm la bianca, che sembrava sorgere dal nulla in mezzo al mare dorato dei campi di grano maturi, in mezzo ai verdi pascoli delle sue greggi e dei suoi armenti, qui c'era un frutto maturo che sorgeva di fronte a qulcuno intenzionato a cogliero, malgrado le spine poste a proteggerlo.
E come onda i cervi vi si abbatterono addosso, come onda vi furono respinti dallo scoglio di pietra.
Una due, tre, cinque dieci volte vennero, e altrettante respinti, prendevano la rincorsa e tornavano, quasi incuranti delle vite che lasciavano a loradare di rosso i candidi bastioni, portantosi via sempre qualcuno di quelli che prima stava lì sopra a divenderli.
E quasi sempre gli scogli ressero.
Alcuni bastioni caddero e furono ripresi in una mortale danza.
Le mura esterne che non erano sottoposte alla difesa dei lupi caddero e furono abbandonate, crollarono sotto i colpi dei mangani e dei trabucci e il loro crollo portò con se gli abitanti che proteggevano.
Fu dato l'assalto alla seconda cerchia di mura, che resistette, ma la fatica era tanta, e pian piano le difese cominciarono a scricchiolare.
I lupi uscivano per cercare di sostenere la città, ma venivano spesso ricacciati.
Sembrava che il cervo stesse per caricare, corna basse, a sfondare la seconda mura, per giungere dritto alla terza e prendere di slancio anche quella. I difensori stavano assiepati alle mura.
Poi l'ondata si fermò.
Il cervo sembrava essersi bloccato a metà balzo, prima d'incornare l'avversario.
Si vide il lupo che lo mordeva al garreto.
Dalle colline in lontananza era apparsa una linea nera.
Dalle mura della città si pensava fossero altri cervi giunti in rinforzo di chi li assediava, ma poi la linea non cambiò colore avvicinandosi.
Le uniformi nere rimasero tali, li stendardi portavano l'immagine del lupo di bronzo e d'acciaio, del falco, dell'orso.
Le armate dei cervi furono costrette a girarsi.
Da giorni preparate all'assedio ci misero del tempo a tornare in formazione coi ranghi serrati.
Di fronte a loro venivano i branchi neri, l'intero esercito dei lupi sceso dal nord.
Le truppe di linea ad occupare il fronte principale, gli orsi su un fianco, i falchi e una torma bianca a coprire le ali.
Dietro ai lupi veniva la guardia d'acciaio. Nessuno l'aveva mai vista schierata tutta. Nulla sua interezza doveva essere almeno una divisione, quasi diecimila uomini schierati in linea, coperti d'acciaio, intorno ad un comandante che aveva fatto tremare i cervi come mai prima d'allora.
I cervi apparivano comunque come una marea verde rispetto alla linea nera che li fronteggiava.
I lupi presenti nella capitale urlarono la loro gioia. Vollero uscire in soccorso dei compagni. Furono schierati in linea dentro le mura, e poi uscirono compatti e marziali.
Dietro a loro venne l'esercito della città o quello che ne restava.
I cervi non parvero preoccuparsene, caricarono Sebastian ed i suoi, e lì rimasero.
Il muro li respinse, come uno scoglio più duro degli altri, infranse le onde e vi si insinuò dentro.
Dove passavano le truppe nere sembrava che il lupo avesse morso mortalmente il cervo.
Per i colpi di corna che qusto poteva cercare d'infierire il lupo riusciva a portare a segno un altro colpo letale.
Le corna non parevano avere effetto sui lupi che continuavano a schivare gli attacchi.
In continuazione i falchi e le truppe di Deredo lambivano i fianchi dell'esercito di Salzen spillando ogni volta un tributo di sangue.
Poi caricarono nella mischia i soldati d'acciaio di Sebastian e le truppe di Ursus.
La fanteria pesante dei due contigenti gettata nel mezzo della mischia parve essere una nave che frangeva le onde.
Nulla poteva fermarla, le grandi spade a due mani e le asce bipenni calavano per risollevarsi loradate di sangue per ridiscendere a cercare il loro tributo alla nera signora.
La stanchezza si comincio a far sentire, il cervo parve essere sul punto di riprendersi, non sembravano forse innumerevoli le sue schiere? quando improvvisamente un urlo soi levò dalla parte della città.
Le truppe della città, guidate da Mathias stavano caricando i cervi da dietro dirigendosi lì dove vedevano lo stendardo della guardia di ferro che sempre accompagnava Thobias.
Con questo attacco troncarono via buona parte dell'esercito dei cervi che si trovò in un triangolo con due lati coperti da lupi e sull'altro la cavalleria di Deredo che lo caricava frontalmente.
Persi i compagni le bandiere cominciarono a cadere e le mani ad alzarsi, e più erano gli arresi più gli altri li imitavano.
I lupi riuscirono a farsi strada in quasi ancora resistevano, l'assalto parve perdere vigore, pori riprenderlo, poi sembrò che venisse arrestato, arginato e ricacciato, alla fine però l'esperienza prevalse e sul far della sera i cervi stavano scappando, abbandonando sul campo decine di migliaia di morti feriti e prigionieri.

I walk in the rain, I walk in the rain...


Camminando sotto la pioggia, non una di di quelle piogge battenti e fastidiose, non una di quelle piogge contine e che intristiscono.
Era una pioggerellina leggera, un piovigginare lento e ritmato, la danza di alcune lacrime che dal cielo scendevano a cantare sulla terra.
Era una pioggerella che era piacevole sentire, una pioggerella che non infastidiva il passo di chi camminava, quella pioggerella che con un pò di più freddo si sarebbe trasformata in candida neve.
Scendeva senza troppa fretta, scendeva con la velocità di chi non ha una meta precisa e avanza giusto per il gusto d'avanzare.
Cadeva sulle luci che illuminava il cielo della città, cadeva sui lampioni che davano quel tocco di magico alla notte che incedeva, cadevano sui festoni di natale appesi fuori con largo anticipo.
Cadevano sul canale e sul ponte, sui buoni e sui cattivi, sugli intelligenti e sugli stupidi.
Cadevano su di me, leggermente a spasso per le vie della città, in una sera d'autunno.

venerdì 14 novembre 2008

Writing


Piccolo pensiero serale che la stanchezza mis ta vincendo.
In questi giorni andando in bagno all'università mi è capitato di rivedere e riconsiderare le scritte che furoreggiano nei suddetti bagni.
Uno a vederle si fa una cultura, arrichisce il proprio bagaglio personale, arriva a capire cos'è la politica.
Credo che il mio livello mentale senza poter apprendere quanto i napoletani siano giudei, quanto i leghisti siano altre cose non proprio pubblicabili, quanto sia che voi siate di destra che di sinistra qualcuno vi manda comunque a quel paese con termini coloriti sarebbe rimasto oltremodo limitato e addirittura menomato senza queste conoscenze.
Infatti ero rimastro sorpreso, un giorno ero entrato in bagno e l'avevo trovato pulito, poi qualche cogl... ehm... qualche genio ha pensato di ridirmi cosa ne pensava lui su certi argomenti e la vita è tornata a scorrere normale come prima...

venerdì 7 novembre 2008

Again, again and again

Sembra che non ci sia proprio niente da fare.
Deve essere qualcosa di intrinseco alla sua personalità.
Dopo le passate figuracce internazionali sembra che Berlusconi e i suoi non vogliano perdere l'occasione di collezionarne altre.
Non credo che Obama sia amico dei terroristi, ne tantomeno che abbia apprezzato che un premier straniero lo definisca abbronzato, ma sembra che qualcuno non riesca a capirlo, cperto di livore e razzismo...

mercoledì 5 novembre 2008

Do your best

Io capisco che non sia semplice, ma non è nemmeno possibile ignorarlo.
Chiedo perdono fin da ora, ma non posso ne capirlo, ne approvarlo, ne accettarlo.
Credo che ieri sera sia stata una delle riunioni di CoCa più tristi a cui io abbia mai partecipato, e quanto è stato detto faceva venire i brividi.
Io ho un'idea di scoutismo, ben piantata in testa. Non sono convinto che sia in assoluto la migliore, non sono convint che sia perfetta, ma è la mia idea, e fino a che qualcuno non mi dimostrerà che è vero il contrario, che io sbaglio, continuerò a crederci.
Io credo che uno scout si uno che riesce a pensare con la sua testa, uno che sa discernere, o almeno ci prova, cò che è giusto e ci che è sbagliato, è uno che se trova qualcosa che non va, senza usare la violenza, e la stupidità, ma con l'imegno ed un lavoro quotidiano prova a cambiare le cose.
Io credo nei nostri motti, io credo in quanto promettiamo e facciamo promettere, io credo che il nostro impegno non sia sprecato fintanto che ci crediamo.
Io credo che si debba educare, educare a quelal che è la filosofia scout, a non mollare mai, a adre sempre il meglio, ad essere preparati, ed a sapersi sacrificare per gli altri.
Se non ci credessi adesso non sarei capo, non mi metterei continuamente alla ricerca di materiali per dare sempre qualcosa in più a quei ragazzi che provo a seguire nella crescita.
Non posso ne accettare ne capire un capo che mi dice " Si am se uno deve fare scoutismo vero deve andare da un'altra parte"...
Non posso ne accettare ne capire che la mia attenzione debba essere concentrata non sui ragazzi ma su dei genitoi che il nostr malsano statuto pone al centro dell'associazione senza che siano presenti, senza che ne abbiano le competenze, senza che, spesso, nemmeno vogliano farne parte.
Non è possibile che l'elemento centrale dell'associazione sia il genitorire quando a fare attività sono capi e ragazzi, non è possibile dover leggere un documento come quello che conclude il nostro statuto, perchè vuol dire che qui qualcuno non ha capito diverse cose.
Uno scout, un capo in primo luogo, è uno che non può ignorare le cose, è uno che se crede in quello che fa non può nascondersi dietro un fuscello abbassando la testa sperando che queste non lo vedano e tirino dritto.
Non ci si può nascondere dietro ad un "ma tanto è così, queste sono le nostre caratteristiche, se non va bene così lasciamo perdere tutto e chiudiamo". Non può essere così perchè non tutto è sbagliato, e se è sbagliato solo in parte basta una lieve correzione.
Però se per paura non si vuole fare neanche quella...
Se non ci si sente come educatori protagonisti della crescita del ragazzo almeno nelle due ore che è con noi, e ci si nasconde dietro al "ma tanto è il genotire che passa quasi il suo tempo con lui, ed è giusto che sia protagonista anche qui...".
In quelle due ore siamo noi i protagonisti, noi quelli che stiamo di fronte ai ragazzi, noi quelli che s'impegnao, quelli che perdono soldi e denaro, quelli che rischiano perchè la responsabilità per la legge è nostra, non è il genitore.
Il genitore ci porta il suo ragazzo, decide che vuole per suo figlio una certa formazione, di cui può cercare di capire i contorni, ma che non può modificare più di tanto, che deve accettare e di cui, quindi, non è responsabile.
Quindi, non è possibile che anche in associazione i capi non siano considerati, e che il loro posto sia preso da dei genitori ultra marginali.
Da da pensare solo il fatto che il per decidere chi eleggere al direttivo i genitori chiedano a noi capi.
Se non sono autosufficenti, tanto vale che siano i capi a prenderne il posto eliminando un inutile pessaggio.
I genitori possono ancora esserci, io credo che possano essere, eprchè attualmente non sono, una ricchezza per l'associazione di cui faccio parte, ma la loro ingombrate prenseza, in molti casi inutile se non dannosa, deve essere modificata.
Non ha senso dover avere a che fare con gente che viene lì solo praticamente per fare riunioni in cui viene riferito come va l'attivià, invece di una ogni mese e mezzo ne basterebbe una ogni quattro mesi, con noi capi che ci risparmiamo riunioni.
Si è visto che alle feste non vengono se non per fare gruppo a parte fregandosene dei figli e del clima di famiglia che si vorrebbe creare, se partecipano, se prendono parte ai giochi è per divertire se stessi e non creare un legame coi propri figli... e allora per cosa gli stiamo ancora dietro?
Tanto ce li portano solo per avere un parcheggio...
Non sanno quello che facciamo, non si immergono nel nostro sistema educativo, ma vogliono esserne custodi e controllori... bah...
Se poi a questo uno aggiunge che un ebete si inventa frasi che non sono scritte ad nessuna parte dei testi di B-P (e si che li ho appena finiti di leggere) o che se anche ci sono o sono strate stravolte, o estrapolate da testi vecchi antecedenti alla "seconda vita" del capo scout del mondo... beh oltre a farmi tristezza mi da fastidio, raccontare balle, cercare di sfruttare cose che forse sono in una righetta su molti libri di testi non è scout...
Se poi ci aggiungiamo che una persona mi fa trovare per preparare un'attività, non viene per altri impegni (in questo lo giustifico epr carità) ma poi ignora quanto è stato preparato, Se ne frega di quello che hanno preparato gli altri, non prova nemmeno a capire quello che hano pensato gli altri, solo per ascltare la sua voce che l'incanta, beh direi che è stata una riunione di merda...
Fortuna che pensare ad alcune eprsone ancora mi rasserena...

sabato 1 novembre 2008

A single big tear

Cosa succede quando improvvisamente riesci ad aprire un file audio che ti pordi indietro di alcuni giorni, cosa succede quando risenti delle voci che stavano svanendo nel passato?
Non credo sia sepre uguale, non creso si tratti di qualcosa di scontato o predeterminato.
Però mi sono trovato in uno stato particolare, come se non fosse successo nulla in questi mesi, come se improvvisamente il tempo non fosse mai passato, come se bisceglie fosse lì, appena dietro l'angolo, appena dietro una curva del passato mai veramente passato.
E allora il pensiero va ad Akela, a Bagheera, a Kaa, a Chil a Daniele, a Massi, a Lorenzo, a Stefania e agli altri compagni che ancora potrò vedere.
E allora una lacrima scende, lenta, dolce e quel sapore salato che ti accarezza le labbra è qualcosa di infinitamente delicato.
Grazie a tutti, lo ripeto ancora a mesi di distanza.