sabato 31 gennaio 2009

Aimed at... ?

Finalizzato a... cosa?
E' un discorso che è rimasto in sospeso la sera di una settimana fa.
Non so se lo riprenderò mai con la persona che l'ha abbandonato, come non so se quella persona leggerà mai quanto sto scrivendo.
Non so quanto la cosa sia probabile...
Si parlava della relazione di coppia, non so nemmeno come sia venuta fuori, e lei, perchè di una lei si tratta con la rara sensibilità che solo alcune ragazze sanno avere, ha detto qualcosa di molto simile a "si ma il rapporto non puù essere finalizzato solo a quello..." dove quello abbiamo capito tutti cos'è e se uno non lo capisce mi dispiace ma in caso mi contatti che gli mando dei disegnini.
La cosa m'ha colpito.
M'ha colpito perchè era un pò che non sentivo una frase simile e decisamente m'ha aumentato di diversi punti la stima già discreta che ponevo su quella persona.
Perchè non è facile trovare qualcuno che dica una cosa simile, qualcuno che ha la maturità per affermare la cosa con tanta chiarezza.
Sono certo che se quella persona leggesse si schermirebbe, schiverebbe questo complimento, se tale è, dicendo che non è vero, che lo pensano in molti, che forse è una cosa ovvia.
O perlomeno dovrebbe esserlo.
Perchè per quanto vedo la cosa non appare ovvia a tutti, soprattutto in una fascia d'età in cui l'importante non è perchè si sta insieme, su cosa si basa la relazione, ma la relazione in se, l'essere insieme a qualcuno, portarlo a spasso come se fosse un trofeo da esibire e poco altro ancora.
C'è molta fisicità nella relazione, conta l'attrazione fisica, la chimica, le sensazioni, la sensualità e la sessualità ma perdono via via d'importanza le parole e tutto quell'insieme di affinità che oso definire "spirituali" ma che si perdono nella banalità delle persone e delle relazioni che ci vengono vendute attraverso tutti quei canali che ci bombardano d'immagini e di suoni tutto il giorno.
E allora, se non è importante quello cos'è importante?
Avrei voluto chiederlo a chi aveva fatto l'affermazione iniziale di questo post, forse riusciro a chiederglielo unn giorno, forse no, intanto dovrei comunque ringraziarla per quanto ho avuto il coraggio e la sensibilità di dire.



RIMMEL
Francesco De Gregori

E qualcosa rimane, tra le pagine chiare e le pagine scure
e cancello il tuo nome dalla mia facciata
e confondo i miei alibi, e le tue ragioni
i miei alibi e le tue ragioni...
Chi mi ha fatto le carte, mi ha chiamato vincente
ma uno zingaro è un trucco
e il futuro invadente fosse stato un pò più giovane
l'avrei distrutto con la fantasia, l'avrei stracciata con la fantasia...

Ora le tue labbra puoi spedirle a un indirizzo nuovo
e la mia faccia sovrapporla a quella di chissà chi altro
ancora i tuoi quattro assi, bada bene di un colore solo
li puoi nascondere o giocare con chi vuoi,
o farli rimanere buoni amici...come noi...

Santa voglia di vivere e dolce venere di rimmel
come quando fuori pioveva e tu mi domandavi
se per caso avevo ancora quella foto
in cui tu sorridevi e non guardavi,
e il vento passava sul tuo collo di pelliccia, e sulla tua persona
e quando io senza capire ho detto "si"
hai detto "è tutto quel che hai di me"
è tutto quel che ho di te...

venerdì 30 gennaio 2009

It is enough

Questo è l'ultimo pensiero della serata, un pensiero detto sottovoce, che entra in questa discussioni in punta di piedi per poi andarsene in silenzio.

Riflettevo l'altro giorno, forse qualcuno in più, sui genitori, che non son mai soddisfatti di noi, che vorrebbero sempre vedere il loro pargolo, il loro eterno bambino, primeggiare in tutto e non san mai essere contenti.
Faccio questa premessa, per me necessaria, per riflettere su un'altra cosa:
NOI CI BASTIAMO? IO BASTO A ME STESSO?
Questo m'è emerso in testapensando alle risposte che ho dato ad una cara amica.
Mi aveva chiesto come mai non le scrivo più poesie.
Le ho risposto che in questo periodo son di corsa, che non ho tempo, che vorrei che ci fosse qualcuno nel mio cuore che ancora non conosco, qualcuna a cui poter dedicare le mie attenzioni e che potrebbe tranquillamente presentarsi come l'ennesima impresa alleatoria in cui il fato mi gioca contro.
Oggi questa frase m'ha provocato una forte tristezza.
Tornare su questa frase mi ha fatto star male.
Perchè mi sono reso conto che sono, sono stato e forse sarò un eterno insoddisfatto.
Non so cogliere i piaceri che nascono al momento, perso nell'inutilee affannosa ricerca di una migliore condizione futura, non so coltivare quanto ho, amicizie a volte anche profonde perso nell'inutile ricerca di quello che mi sembra sempre più un improbabile Graal chiamato amore.
Mi viene in mente Valeria, un'altra amica, con le sue riflessioni, su quanto perdiamo di ciò che ci circonda inseguendo soddisfazioni, successo, traguardi, emozioni forti senza magari accorgerci che, magari, il traguardo più importante è nella strada che abbiamo evitato all'ultimo bivio, una strada che non ci sembrava nulla di particolare, troppo semplice, troppo banale, non ci accorgiamo che il vero successo è riuscire a vivere appieno quanto ci è stato dato, qui e ora, non lì e domani, che la nostra sottisfazione più forte probabilmente sta nel sorriso e o in una lacrima di chi ci sta vicino.
E' difficile soprattutto per uno come me, non vivere sempre all'mbra dei propri sogni, che sono importanti, ci danno la rotta, ma non devono essere monopolizzanti, perchè la speranza di un mondo migliore, di un futuro migliore non inizia se non dalla terra che abbiamo qui sotto i piedi e che dobbiamo cominciare a coltivare se vogliamo vedere frutto.
Forse ho sprecato tanto, forse troppo, ma qualcosa posso ancora farlo.

A te.

A te che sei
a te che ci sei
come il vento dell'est
vieni e te ne vai
nomade in un mondo d'immobili
brezza in un mondo di sassi.

a te amica mia
che spunti in un pensiero nascosto
ogni tanto sopito
ma mai veramente dimenticato.

E un giorno sarò lì a danzare con il vento
per poterti sussurrare
che non potrò dimenticarti mai
per poi perderti di nuovo di vista
sul primo far dell'alba.

Africa dreamin'


Ci sono sogni particolari.
Sogni che si deve avere il coraggio di portare avanti, sogni che sono la nostra vita, o che potrebbero darci una vita da sogno.
Ecco quindi l'importanza di realizzarli.
Qualcuno che conosco sta per partire per l'Africa, ma non verso una meta turistica.
Non verso un posto facile, non uno di quei posti in cui sia facile andare.
Parte per il Kenya, per fare volontariato.
Non è facile confrontarsi con se stessi, coi propri sogni.
So che ne parlavamo ieri sera, e per me è una cosa grande, perchè vuol dire andare oltre, vuol dire sforzarsi di vedere oltre il proprio mondo, oltre i limiti che troppo spesso ci autoimponiamo senza vedere, vuol dire inseguire un sogno senza rinunciarci, vuol dire non arrendersi.
Ne è nato un piccolo diverbio, lieve lieve, appena accennato, e troppo breve per essere un vero confronto.
Probabilmente questo anche dovuto al fatto che lei era di corsa e entrambi stavamo chattando e non parlando.
Questa cosa lo dico e lo affermo, un pò mi pesa, perchè è qualcuno che vorrei conoscere, una persona con cui, almeno un pò vorrei approfondire la conoscenza.
Perchè da una persona così, almeno per quello che m'appare, si può ricevere tanta ricchezza, anche solo parlando di sogni.
Perchè fin troppo spesso capita che le idee che abbiamo siano diverse, che quanto per qualcuno è inaccettabile, insopportabile, una gabbia da cui fuggire per altri è una meta, una spiaggia a cui approdare dopo una lunga tempesta e in cui finalmente trovare la quiete.
Si può sognare l'Africa, o qualcosa di più normale, si può sognare d'aiutare la gente in giro per il mondo rincorrendo una chimera o fermarsi e piegare il ginocchio qui a sporacarsi le mani con la terra che di solito calpestiamo, si può sognare l'amore perfetto o qualcosa di molto più tranquillo.
L'importante non è questo, è saper continuare a sognare.

Radio Raptus

Lungi da me credermi Freccia.
Non ho neppure le parole di quello che ha scritto e diretto quel film.
Se lui le parole le aveva perse io di certo non le ho ritrovate.
Eppure voglio pensare un attimo, fermarmi a guardare indietro, perchè in questo periodo mi sento sempre molto di corsa, perchè mi sembra che mi stiano sfuggendo delle cose, cose che mi scivolano via e non mi rimangono più tra le mani, un pò come della sabbia che ti scivola via dalle dita.
E allora volevo scrivere diverse cose questa sera, o se per voi va bene la chiameremo notte, perrchè pur essendo solo le 18'00 non ci sono più luci nel cielo, le stelle stanno apparendo poco alla volta e per me il buio e il silenzio hanno un effetto particolare.
L'esperienza così come sta andando avanti, l'esperienza di questo blog, mi piace, io mi rilasso e voi che leggete, non siete poi tanti, ma sento che qualcuno, spero avrete la gentilezza di star a sentire le cazzate che qualcuno che non ha proprio niente da dire si mette a sparare quando scende la sera.
Il titolo si vede è quello di una radio, di un film, o meglio della radio di un film ma non voglio troppi sofismi.
E così forse è questo blog, la mia radio personale, in cui le parole, mi scuserete, non sono pronunciate ma scritte, per andare al passo di chi legge, che può scegliere di leggere come preferisce.
E' la storia di un racconto che parte dal Veneto più centrale che c'è, che delicatamente ogni tanto atterra dalle parti di Radio Raptus, da quell'Emilia di Ivan Banassi detto Freccia, poi risparisce assorbita dalle nebbie della bassa per riapparire nel cuore dell'Africa, nelle montagne del Buthan, nel mezzo del Kalahari quando si sveglia e in mille altri luoghi.
Nella mia mente i post hanno una canzone associata, qualche volta la metto, qualche volta la tengo per me, è un soud silente, decisamente rock, ogni tanto blues, con accenni di swing o jazz...
E' un rumore di fondo che ti prende e non ti lascia mai andare il cuore, che rimane tra le cose che non puoi scacciare.
Questa sera iniziamo con qualcosa di diverso, iniziamo con qualcosa che non è musica in senso stretto, ma che forse lo è molto di più di tante canzoni.



RADIOFRECCIA
Luciano Ligabue


Ho perso le parole
eppure ce le avevo qua un attimo fa,
dovevo dire cose
cose che sai,
che ti dovevo
che ti dovrei.
Ho perso le parole
può darsi che abbia perso solo le mie bugie,
si son nascoste bene
forse però,
semplicemente
non eran mie.

Credi
credici un po'
metti insieme un cuore e prova a sentire e dopo
credi
credici un po' di più di più davvero.

Ho perso le parole
e vorrei che ti bastasse solo quello che ho,
io mi farò capire
anche da te,
se ascolti ben se ascolti un po'.
Sei bella che fai male
sei bella che si balla solo come vuoi tu
non servono parole
so che lo sai
le mie parole non servon più.

Credi
credici un po' sei su radiofreccia guardati in faccia e dopo
credi
credici un po' di più di più davvero.

Ho perso le parole
oppure sono loro che perdono me,
io so che dovrei dire
cose che sa,
che ti dovevo, che ti dovrei.
Ma ho perso le parole
che bello se bastasse solo quello che ho,
mi posso far capire
anche da te,
se ascolti bene
se ascolti un po'.

Credi
credici un po'
metti insieme un cuore e prova a sentire e dopo
credi
credici un po' di più di più davvero.
Credi
credici un po' sei su radiofreccia guardati in faccia e dopo
credi
credici un po' di più di più davvero.

giovedì 29 gennaio 2009

Door


Capita, la sera, nella solitudine ricca del silenzio.
Capita di aprire una porta, una porticina piccina piccina, ed ecco che ne esce un pensiero, non grande, non particolarmente fantasioso, che però rimane lì a farci compagnia
Assillante e presente come fosse un emergenza.
Tutto e niente, stasera forse un pò di stanchezza e un pò di tristezza.

mercoledì 28 gennaio 2009

If this is a man

è sempre molto triste, almeno per me, quanto vedo nella giornata della memoria.
Migliaia di manifestazioni in memoria delle vitimme dell'olocausto, della shoa.
Per carità non sono antisemita, credo di avere qualche amico che lo è senza saperlo, non credo di essere nemmeno antisraeliano, ne antisoinsta, riconosco a quello stato il suo diritto di vivere anche se dovrebbe trovare una via per una convivenza più pacifica. Soprattutto verso i bambini.
Quello che m'intristisce è che prima o poi, in poche ore appena 24, finisce. Si spegne e scompare nel vento.
Son bravi tutti a fare i belli per un giorno, son bravi tutti a fare discorsi e commemorazioni una volta l'anno, salvo poi dimenticarsene nascondendoli dietro tutti i pensieri del quotidiano.
Non mi piace e m'intristisce.
Per questo ieri non ho scritto nulla.
Perchè la memoria non si limita a ieri, ma rimane oggi e vivrà domani.
Di solito metto una canzone, oggi meterò poche altre riche.
Di solito metto una foto, ce ne sarebbero tante, ma preferisco che ognuno sappia stare fermo, sull'orlo del baratro a vedere l'orrenda banalità del male.



« Voi che vivete sicuri
Nelle vostre tiepide case,
voi che trovate tornando a sera
Il cibo caldo e visi amici:
Considerate se questo è un uomo
Che lavora nel fango
Che non conosce pace
Che lotta per mezzo pane
Che muore per un sì o per un no.
Considerate se questa è una donna,
Senza capelli e senza nome
Senza più forza di ricordare
Vuoti gli occhi e freddo il grembo
Come una rana d'inverno.
Meditate che questo è stato:
Vi comando queste parole.
Scolpitele nel vostro cuore
Stando in casa andando per via,
Coricandovi alzandovi;
Ripetetele ai vostri figli.
O vi si sfaccia la casa,
La malattia vi impedisca,
I vostri nati torcano il viso da voi.»
Primo Levi

sabato 17 gennaio 2009

Brave New World

Il sentiero a me sembra chiaro.
E' difficile certo, ma non impossibile, a meno che non si mettano di traverso anche quelli che sono i tuoi compagni di strada.
Ad un certo punto uno quindi decide di lasciare, di abbandonare quel sentiero, quel percorso e quei compagni, decidendo che forse, in certi casi, è meglio procedere da soli.
Quando ti ostacolano perchè così è più facile,
quando per alcuni è meglio fare una gitarella sulla neve piuttosto che una festa comune a tutti perchè comporta meno fatica,
perchè se uno vuol fare scoutismo deve andare altrove,
perchè, perchè mille perchè dettati dalla pigrizia
dall'abitudine
dal semplice ripetere cose già fatte che non comporta nuove sfide, nuove emozioni.
Un sentiero comune, dovrebbe essere il nostro, con tutti gli altri scout del mondo, un percorso fatto insieme, cercando di diventare tutti "cittadini del mondo", di questo mondo meraviglioso, che dovremmo aiutare a migliorare giorno dopo giorno.
Forse un giorno, quando potremo dire di averlo cambiato almeno un pò questo mondo, scopriremo che sono cambiati anche i nostri compagni, persone nuove o con una testa nuova, e allora il sentiero lo potremo riprendere insieme.



LENTAMENTE MUORE
Pablo Neruda

Lentamente muore chi diventa schiavo dell'abitudine, ripetendo ogni
giorno gli stessi percorsi, chi non cambia la marca, chi non
rischia e cambia colore dei vestiti, chi non parla a chi non conosce.
Muore lentamente chi evita una passione, chi preferisce il nero su
bianco e i puntini sulle "i" piuttosto che un insieme di emozioni,
proprio quelle che fanno brillare gli occhi, quelle che fanno di uno
sbadiglio un sorriso, quelle che fanno battere il cuore davanti
all'errore e ai sentimenti.
Lentamente muore chi non capovolge il tavolo, chi è infelice sul
lavoro, chi non rischia la certezza per l'incertezza, per inseguire un
sogno, chi non si permette almeno una volta nella vita di fuggire ai
consigli sensati. Lentamente muore chi non viaggia, chi non legge, chi
non ascolta musica, chi non trova grazia in se stesso. Muore lentamente
chi distrugge l'amor proprio, chi non si lascia aiutare; chi passa i
giorni a lamentarsi della propria sfortuna o della pioggia incessante.
Lentamente muore chi abbandona un progetto prima di iniziarlo, chi non
fa domande sugli argomenti che non conosce, chi non risponde quando gli
chiedono qualcosa che conosce.
Evitiamo la morte a piccole dosi, ricordando sempre che essere vivo
richiede uno sforzo di gran lunga maggiore del semplice fatto di
respirare.
Soltanto l'ardente pazienza porterà al raggiungimento di una splendida
felicità.

giovedì 15 gennaio 2009

Looking for...


Il sentiero è quello che è, tracciato da qualcuno o da qualcosa, fors'anche da noi stessi.
Però la sensazione è strana, la sensazione di essere l'ultimo in un mondo di altri, la sensazione che ci sia qualcosa di sbagliato, qualcosa che dovrebbe essere diverso, qualcosa che dovremmo accettare così com'è, contro cui è inutile lottare, contro cui, però, ci ostiniamo a lottare.
E se fosse tutto sbagliato? O se la battaglia fosse già irrimediabilmente persa?
Se quanto cerchiamo fosse irraggiungibile, pur apparendo ad un passo da noi?
Non varrebbe la pena fermarsi a pregare attendendo la fine senza più sollevare le armi.
Niente più clagori e violenza, niente più urla e affanni, solo la pace di una resa, di una resa che non sa di sconfitta, ma di quell'eccettazione, che oggi è sempre più difficile trovare.

lunedì 12 gennaio 2009

Pilgrim


Non tutte le strade sono uguali.
Alcune sono più facili, altre più difficili, altre ancora semplicemente diverse.
Ci sono strade molto particolari che ci vogliono portare a mete particolari.
Sono strade diverse e difficili finite le quali difficilmente saremmo gli stessi.
Sono pellegrinaggi su questa terra, fatte con fatica ed umiltà, strade che ci fanno piangere, strade che sono laastricate spesso di lacrime e sangue ma che ci fanno maturare, che ci lasciano qualcosa dentro, anche se non subito è chiaro, strade che ci fanno capire ciò che è veramente importante per noi, e forse ci fanno capire che certe cose, proprio perchè importanti non possono essere improvvisate ma devono essere preparate poco a poco, un passo alla volta, con determinazione e forza d'animo.
Ce ne sono tanti di pellegrinaggi.
Religiosi verso le mete della Fede con la F maiuscola, quella fede che ci porta a credere e a confidare in Dio, che porta tanta gente a muoversi sulle vie della terra alla ricerca di un se diretto verso qualcosa di più grande e misterioso.
Le strade che spesso la Fede ha fatto iniziare ma che poi si sono perse in un cammino lastricato d'insidie ed incomprensioni, in cui l'uomo ha macchiato il nome di Dio con il sangue e la violenza.
Ci sono poi altri pellegrinaggi, pellegrinaggi legati ad un fede laica, ad un ideale, a qualcosa che ci smuove e che comunque non ci lascerà più uguali a prima.
Anche in questi pellegrinaggi possiamo trovarci a versare lacrime e sangue, anche in questi pellegrinaggi possiamo incontrare un muro che ci blocca la strada, dei pericoli, come i briganti che assalivano gli anctichi pellegrini.
Se fosse una via facile non sarebbe un pellegrinaggio ma una gita.
Spesso questi ostacoli possono essere una persona fredda e stupida, una persona gretta, qualcuno che non riesce a condividere il nostro sogno.
Però non è nemmeno possibile condannare il mondo per questo ostacolo, perchè se ci grandina in testa e noi non abbiamo nulla con cui ripararci non possiamo solo maledire il cielo ma anche noi stessi per non aver pensato che potesse succedere.
Vedere quindi che qualcuno che so essere poco attento a certe cose, sfrutta un evento della sua vita, per carità un forte ostacolo ad un suo sogno per continuare a sviluppare un pensiero che già aveva prima, un'idea preconcetta che ha sviluppato da tempo mi intristisce.
Perchè vuol dire abbandonarsi alla rabbia dimenticando la meta del proprio pellegrinaggio.

domenica 11 gennaio 2009

Mistery


...è un sentiero sconosciuto me ne rendo conto.
E' una di quelle domande a cui non siamo preparati a cui non è detto sappiamo dare una risposta.
Se ce la fanno a meno che non siamo smaliziati a tal punto da inventarci qualche balla lì per lì per coprire il momento d'imbarazzo ci lascia momentanemante interdetti.
Non è una domanda facile, è qualcosa che spesso rimane avvolto nel più assoluto mistero, qualcosa che quando ci sembra di aver capito ci risfugge dalle mani.
E allora cos'è?
Siamo noi, qualcosa che non riusciremo mai veramente a capire.

giovedì 8 gennaio 2009

A silence Shout


Stamattina preghiera in cripta.
Prima delle preghiere come al solitoun pò di meditazione.
C'era silenzio.
La luce era soffusa e accompagnav adolcemente i pensieri.
Mi è tornata in mente una cosa letta ieri, ovvero che esistesero diversi tipi di silenzio.
Esistono silenzi che spaventano, altri che rincuorano, alcuni che invitano a scappare, altri che t'invitano a fermarti e asederti.
Quello di stamattina era un silenzio tranquillo, di pace.
Però in quel silenzio c'era un urlo.
Era il silenzio stesso ad urlare, a costringerti a pensare, a porti delle domande a cui eri costretto a cercare una risposta, a renderti impossibile uscire com'eri entrato.
L'effetto potrà essere breve lo so, ma è già qualcosa.
Come un fiore del deserto, che nasce, cresce e muore dopo un temporale improvviso.

martedì 6 gennaio 2009

Pain

Nostra è la responsabilità.
Sono quelle notizie che ti colpiscono e ti entrano come un pugno nello stomaco.
Perchè perdere un fratello, anche se non l'hyai mai conosciuto, fa sempre male.
Siamo una fratellanza, ci diciamo e proviamo ad essere tutti fratelli, anche nei momenti più difficili, anche nei momenti peggiori.
La perdità di fratelli è stata dura fin dai primi anni, fin dalla grande guerra, dove cadevano su fronti apposti spinti dalle opposte bandiere.
Poi la seconda guerra, e tutte le altre che hanno visto i fratelli opposti ai fratelli.
Ma perdere qualcuno così, perdere qualcuno a 17 anni, perdere qualcuno in modo assurdo, in modo stupido è tremendo.
E senti il vuoto.
Un grande rimpianto e una grande vicinanza ai fratelli dell' FSE.
Siamo sicuri che Jacopo si sarà unito a quanti sono sulla strada per la casa del padre e avrà trovato ad attenderlo un arzillo vecchietto che come lui è tornato a casa.

Canto dell'addio

È l'ora dell'addio, fratelli,
è l'ora di partir;
e il canto si fa triste; è ver:
partire è un po' morir.
Ma noi ci rivedremo ancor
ci rivedremo un dì
arrivederci allor, fratelli,
arrivederci sì.

Formiamo una catena
con le mani nelle man,
stringiamoci l'un l'altro
prima di tornar lontan.
Ma noi ci rivedremo ancor...

Perché lasciarci e non sperar
di rivederci ancor?
Perché lasciarci e non serbar
questa speranza in cuor?
Ma noi ci rivedremo ancor...

Se attorno a questo fuoco qui,
l'addio ci dobbiam dar;
attorno ad un sol fuoco un dì
sapremo ritornar.
Ma noi ci rivedremo ancor...

Iddio che tutto vede e sa
la speme di ogni cuor;
se un giorno ci ha riuniti qui,
saprà riunirci ancor.
Ma non addio diciamo allor
che ancor ci rivedrem:
arrivederci allor, fratelli,
arrivederci insiem!

Fratello non dolerti se
la fiamma langue già:
doman la stessa fiamma ancor
fra noi risplenderà.

sabato 3 gennaio 2009

A story of life and dead.

Pensiero serale.

Siamo io e la mia candela alla vaniglia. Credo si tratti della cosa con cui rifletto di più, anche più dello speccio, molto di più che con certe persone.
Capita di pensare. Di pensare a se stessi, cercando di capire dove si è sbagliati, o da dove proviene ciò che di sbagliato c'è in noi. O ciò che riteniamo ci sia di sbagliato in noi. Potrei andare avanti all'infinito.
Faceva, tra me e me, una riflessione sull'ultimo dell'anno.
Ho avuto una serata piacevole, buona e bella la compagnia, decisamente più femminile e single degli ultimi anni e tutto è andato bene.
Tutto tranne una cosa.
Ho avuto la fortuna di poter accompagnare una delle due ragazze "libere" (o almeno penso che lo fossero perchè passare il capodanno distanti da casa senza il moroso o gli amici mi fa tanto strano) che erano con noi. L'altra era con gli altri a cercare di trovar parcheggio.
Dicevo ho avuto la ffortuna di accompagnarla a vedere i fuochi, io e lei.
Conto alla rovescia e poi i fuochi.
Secondo voi posso essere stato tanto furbo da non farle gli auguri di natale? per carità eravamo perfetti sconosciuti, ma altri perfetti sconosciuti intorno a noi si scambiavano allegramente gli auguri.
E allora cosa c'è che non va in me?
Come mai riesco ad essere sempre e solo così freddo, a mostrare distacco e riserbo, perlomeno con le persone che non conosco bene?
Non era brutta come ragazza, anzi.
Non era antipatica, anzi.
Non è che sbagliando qualcosa con lei mi sarei dannato la vita perchè tanto vive distante e quindi potrei anche non rivederla mai.
Quindi? cosa mis arebbe costato dirle auguri?
Cos'ho nella lingua?
Cosa c'è di morto in me che non mi p0ermette di vivere appieno?
Boh...

Differences

Breve pensiero politico prima di passare ad un altro post in questa serata un pò così.
Sul corriere un giornalista un pò per celia e un pò per serietà ha tirato le orecchie al ministro degli esteri Frattini.
Questo ha risposto in modo quasi indignato, aggiungendo che tra le altre cose anche il neo presidente Obama è stato beccato in bermuda.
Vero.
Però un conto è rilasciare un intervista, un altra è essere fotografati da distante.

venerdì 2 gennaio 2009

Happy new Year


Pensiero per il nuovo anno e buoni propositi:

Speriamo vada bene...

Sbagliato, profondamente sbagliato. Totalmente sbagliato.
Qui c'è qualcosa che proprio non va, qui serve decisamente un'iniziezione di filosofia scout.
Non credo nella fortuna o nella sfortuna, credo nell'impegno e nella fatica.
Non credo che le cose ci piovino dall'alto, che un nuovo anno ci porterà qualcosa di particolare, ma credo che questo si possa ottenere e costruire.
Credo che alla base di tutto ci siano i nostri valori e la voglia di realizzarli con la fede di potercela fare.
Credo che qualsiasi cosa abbia alla base quanto siamo e che solo questo possa essere costruito.
Per cui posso fare solo un augurio, posso solo augurarvi di mettercela tutta a realizzare l'anno migliore possibile, posso augurarvi di creare un mondo migliore di quello che è oggi la terra, vi posso augurare di sporcarvi le mani, le braccia e tutto il corpo nell'arduo compito di ripulire il marciume che ci circonda pur rimanendo puliti dentro.
Posso augurarvi che queste fatiche non finiscano mai e che a voi sia data la possibilità di migliorarvi sempre.
La felicità, la serenità e le mille opportunità verrano, se sarete voi ad andare incontro o a costruirle.
Possiate costruirvi un 2009 felice, arricchendolo d'amore e felicità, d'impegno e soddisfazioni.