lunedì 31 marzo 2008

Wolf's legend Chapter nine part two

LOSE


Pochi giorni dopo questi fatti tornò in città Aotoeus ed il suo seguito.
Il reggente era un vecchio canuto dalla barba bianca e dal portamento fiero.
Da come si muoveva si poteva intendere che un tempo doveva essere stato un soldato e nemmeno uno tra i peggiori visto che era sopravvissuto a ferite che lo rendevano notevolmente claudicante.
Sebastian fu pregato di attendere ancora un paio di giorni, giusto perchè il vecchio potesse riposarsi e poi venne introdotto al suo cospetto.
Entrando nella sala accompagnato dal suo stato maggiore, rivestiti dalle armature da parata come se fossero in assetto da guerra si trovarono circondati dai nobili locali assissi su degli scani finemente intagliati che li osservavano freddamente.
In fondo alla sala, in un seggio che non differiva per nulla dagli altri, sedeva Antonio Aetoneus che nulla poteva indicare come reggente se non la referenza con la quale gli altri usavano rivolgerglisi.
Sebastian capì subito che non poteva nemmeno provare ad ottenere qualcosa con i modi bruschi o la forza, primo per il loro numero, secondo per la loro espressione decisa.
Espresse così i suoi dubbi, le sue preoccupazioni su cosa sarebbe potuto accadere se si fossero verificati attacchi al convoglio, elencando le truppe che il senato di Rynm avrebbe inviato lì a stanarli, elencò le cose che l'avevano fatto innamorare di quelle valli e di quelle cime e di come egli stesso avrebbe preferito che si evitassero scontro tra le loro popolazioni.
Infatti nel periodo trascorso tra quelle cime Sebastian aveva avuto modo di apprezzare quella fiera gente oltre a diventare matto per quella donna che ormai riteneva uno spettro dai capelli rossi che perseguitava lui e solo lui.
Tutti lo ascoltarono rispettosi, qualcuno dei più impetuosi fece per parlare ma fu bloccato con un solo gesto dal reggente.
Poi quando Sebastian smise di parlare un fruscio entrò nella stanza.
Il comandante dei lupi impallidì.
Una gonna candida andò a posizionarsi di lato al reggente.
I capelli rossi erano puliti e ordinati, diversi da come Sebastian li aveva visti prima.

"Alllora Valery, figlia mia, cosa ne pensi di questo comandante? Ho sentito che l'hai fatto impazzire"

"Egli è un buon soldato, e il progenitore di una buona genia, un uomo che non ha paura di esporre quello che pensa, e che non lancia vaque parole cariche di inutile e impossibili minacce.
E' saggio quanto basta per essere uomo, ma non al punto tale da essere vecchio.
E' mio perchè così ho scelto, come vuole la tradizione della nostra gente."

"Bene, quindi oltre ad una promessa di non agressione ne avremmo anche una un pò più personale e privata. Ne sono felice, anche perchè ho ammirato il suo coraggio nella battaglia dell'alta valle, comandanvo io l'esercito contro cui combatte..."

Sebatian avrebbe voluto dire qualcosa, ma si perse in quegl'occhi color del ebano.
Lui ed i suoi soldati rimasero ancora qualche mese in città, stabilirono nei dettagli gli accordi tra le due genti, furono aperti ai lupi i sentieri fino ai monti e agli abitanti della bianca città fu riaperta la valle.
Fu stabilito che in quel villaggio che fungeva da congiunzione ci fosse un distaccamento congiunto di lupi e bianchi cavalieri affinche gli uni apprezzassero gli altri.
Alla fine quando tornò a Mauriceburg, portava accordi, commerci e ricchezza, oltre che una moglie che in quei mesi l'aveva incantato.
Era rimasto in montagna oltre un anno e mezzo e a valle lo attendevano ben altre notizie.
L'esercito Rynmiano che era avanzato nelle pianure che succedevano alle montagne dove loro si trovavano era risultato vittorioso per oltre due anni, aveva conquistato pastori e capre, villaggi di paglia e sterco e sassaie rocciose.
Il legno che si sarebbe potuto ricavare dalle terre occupate non avrebbe potuto fornire abbastanza materiale per edificare nemmeno un quarto di Mauriceburg anche se fosse stato dritto.
Si era alla fine diretto sempre più verso nord e alla fine del secondo anno di marcia, più o meno quando Sebastian stava per partire per i monti aveva raggiunto delle terre floride verdi e rigogliose.
E gli eserciti da esse supportate.
Le prime battaglie erano state descritte come epiche vittorie, in realtà si era trattato di massacri di popolazione inerme e o di piccole formazioni militari locali, quando dopo sei mesi erano scesi in campo soldati veri l'avanzata era stata bloccata e poi respinta, trasformandola presto in rotta.
Arrivarono notizie che quel borioso esercito di quasi centomila uomini era da quasi un anno in fuga, che non aveva mai nemmeno provato a opporre resitenza e che ora i suoi effettivi erano stimati nel caso migliori a non più di un terzo.
L'unico vero ostacolo che si frapponeva ora tra Rynm e questo potete esercito che aveva massacrato le truppe che orgogliosamente si erano spinte troppo avanti era Sebastian, i suoi lupi e qualche muro di pietra.

venerdì 28 marzo 2008

Kindness

Mi sono sempre considerato una persona gentile e mite.
Forse tutti gli errori sono partiti da qui.
Forse l'idea di dover essere gentili è tutta una vaccata, e bisogna manadre le persone un pò più per la loro strada.
Non dico che serva essere necessariamente cattivi in modo gratuito. Semplicemte certe volte sarebbe meglio far capire agli altri che no, non è sempre un sì, non siamo sempre lì per loro a baciar loro i piedi e sparger petali sul loro cammino.
C'è una strage di gente che si considera il principe o la principessa del paese.
Convinti di essere gli unici galli in un pollaio in cui tutto è loro dovuto ed in cui forse non gli è stato spiegato il termine della parola no.
Ci sono momenti in cui si deve spiegare ad una persona che il mondo non gira intorno a lei, che non sempre si troverà davanti porte aperte e che anzi può capitare che qualcuno le sbatta in faccia un muro.
Sono stato criticato, è giusto così, perchè dobbiamo essere aperti alle critiche quando ci giungono, meglio quando e se sono costruttive.
Tuttavia mi chiedo perchè ci vengano mosse queste critiche.
Come ho già detto ho smesso o sto comunque smettendo di credere che qualcuno ci muova delle critiche in modo del tutto disinteressato, e cerco di vedere oltre ad una maschera d'altruismo e generosità in cui non mi riesce di credere.
Ci si trova il gretto interesse che qualcuno può avere nell'avere qualcuno in più con cui dividere il carico lungo il cammino, la mera autodifesa per non essere costretti a guardardi dentro e trovarsi manchevoli e per quanto riguarda me il semplice desiderio d'apparire.
Lo so e l'ho semrpe saputo, non m'interessa il potere fine a se stesso, non m'interessa la stima per un lavoro ben fatto, non m'interessa la gloria fine a se stessa, m'interessa solo dimostrare che sono capace di fare qualcosa e che, in quel qualcosa, posso essere il migliore.
Poche balle, da arrogante quale sono è giusto che esternalizzi quanto penso, perchè è il massimo piacere, perchè è giusto che sia così e perchè tanto tenerlo nel subconsio non servirebbe a nulla.
Su tanti aspetti sono bravo, l'obbiettivo è essere il migliore, al punto in cui nessuno può reggere il confronto.
Mi è stato chiesto chi mi credo per giudicare, come se non lo facessimo tutti (per la eprsona che mi ha moso questa critica se leggi ancora fammi un fischio così magari te li faccio un paio d'esempi in cui lo fai pure te...), io giudico in quanto mi ritengo quello che le cose le pensa, quello che le cose le fa con un senso, con metodo, senza lasciare niente indietro, forse non sarò il massimo nella logistica spiccia, ma per quanto riguarda l'organizzaaione, eccettuando forse qualche intoppo di percorso, sono e rimango il migliore, perchè cerco di andare oltre quelli che per altri sono obbiettivi per me sono solo mezzi.
Critico certi aspetti perchè sono convinto che non li sbaglierei, è una presunzione pericolosa, è arroganza ma io sono quello che sonio e probabilmente non ha senso mantenere un finto pudore che mi schifa e basta.
Verità, è una delle poche cose che contano, è la verità forse è che su certi aspetti divento uno stronzo, perchè poca gente si merita la mia gentilezza, e alla fine gli obbiettivi che ci poniamo con poche ed importanti eccezioni valgono di più delle vaque efalse amicizie di cui ci circondiamo.
Chi mi conosce sa se lo considero nel novero delle amicizie sacrificabili.

domenica 23 marzo 2008

Easter

Buona Pasqua di Resurrezione di nostro Signore Gesù Cristo a tutti.

Per i cattolici e per tutti i cristiani è un evento importante.
E' la festa della vita, ma io non credo di essere in grado di farne una degna descirione, perchè non credo di trovare in quel popolo che si dice di Cristo, quella felicità e quell'armonia interiore che questa festa dovrebbe portare.
La lieta novella che ci viene portata, che Cristo è risorto e noi, come Lui, siamo ora finalmente immortali, mondati dalle nostre colpe e destinati a vivere in eterno non sembra più arrivare ad albergare nei cuori degli uomini.
La fede è vista come un qualcosa in più, di superfluo, e questo porta alla perdita del senso d'importanza di questa festa.
Riscopriamola, e forse riusciremo a trovare una nuova fonte d'energia nella vita e una nuova luce nel buioi di tutti i giorni.

Wolf's legend Chapter nine part one

LADY

Al suo arrivo in città Sebastian fu accolto bene, Le famiglie sembravano festeggiarlo come un uomo importante e stimato e molti gli offrirono la propria ospitalità.
Per non deludere nessuno preferì rimanere nel complesso che era stato predisposto per i suoi soldati e lì riceveva le visite dei vari ospiti.
Il reggente si trovava fuori città per alcune ricognizioni e sarebbe dovuto tornare presto e fu fatto in modo che agli ospiti non mancasse nulla.
Notò che la stima che gli veniva riconoscuta da parte degli abitanti di quella città era dovuta principalmente alla sua fama come comandante militare, che era riuscito nell'impresa di sconfiggere i loro migliori generali sia nelle battaglie campali che in quella sottile arte che era lo scontro logorante fatto di tranelli e stratagemmi che veniva chiamato guerriglia.
Negli scontri era stata apprezzata la sua sagacia e la sua intelligenza e nella città era cresciuta la stima per quel comandante straniero che era riuscito nell'imrpesa di dimostrarsi superiore a loro.
Da lì era stata presa la decisione di smetterla di attaccare quei soldati e di accettarli come vicini.
Nella città non c'era molto da fare e mentre aspettava per giorni che sit ramutarono in settimane il ritorno di Antonio Aetoneus Sebastian non poteva far altro che cercare di mantenere in allenamento se stesso ed i soldati che erano con lui.
Ogni tanto qualcuno saliva fino alla città per verificare che tutto andasse bene e quando trovava che li suo comandante lo rassicurava tornava a Mauriceburg a rassicurare i comandanti.
Alla fine di un allenamento mentre si trovava spoglio dalla cittura in su Sebastian si senti come osservato.
Mark Deredo con cui si era allenato l'aveva lasciato per andare a fare un giro di controllo quindi non poteva essere lui ad osservarlo.
Portò la mano ad un pugnale poco distante e si girò lentamente nascondendo il pugnale nell'avambraccio.
"Sbaglio o il movimento rigido di quel braccio tradisce un pugnale?"
Una ragazza giovane, alta, magra ed aggrazziata dai capelli rossi, lunghi avvolta in un lungo abito turchino lo stava osservando.
"Certo che per essere uno che viene chiamato il lupo hai i sensi addormentati sarà una mezz'ora che ti osservo, da quando hai cominciato a lavarti..."
Si muoveva con un andamento tra il felino ed il danzante, come ci si immagina le dee che appaiono dai sogni e Sebastian si senti avampare senza sapere esattamente quale poteva essere tra le molteplici, la specifica causa della sua vergogna.
"Ci sono certe cose sai- disse avvicnandosi- che fanno colpo sulle donne- cominciò a toccagli il petto, soprattutto alle donne di queste valle... le tue ciccatrici per esempio... sei un guerriero forte, che ha fatto tante battaglie, e che ha sempre vinto... tu sei il marito ideale" disse con un sussurro di languida voce
Poi di scatto, con un passo di danza si allontanò sparendo tra le ombre.
Più e più volte le capitò di vederla in quei giorni, ma sempre quando era solo e fu impossibile individuare chi fosse eprchè ragazze dalla descrizione simili erano molto comuni tra quelle montagne ed in particolar modo in città.
Lo colpi una frase, che quella dama gli disse incontrandolo in un corridoio buoi.
"E' inutile che scappi predatore, tu sei la mia preda, ed io la tua, tu sei mio, lo sei ora e lo sarai per sempre"

sabato 22 marzo 2008

Wolf's legend Chapter eight part four

LOOKING FOR PEACE

Ora che era passata la prima ondata di soldati che doveva andare al fronte e si aspettava che arrivasse anche il terzo corpo sorse in Sebastian la necessità di fare in modo che nella regione venisse rispettata la pace.
Ormai tra i lupi e gli abitanti delle montagne si era imposta una sorta di accordo non scritto, per cui nessuna delle due fazioni occupava i territori che venivano riconosciuti all'altra e nessuna delle due cercava di ottenere potere a discapito dell'altra.
Erano nati commerci e pure qualche unione, c'erano stati soldati e uomini di entrambi gli schieramenti che erano andati fino agli accampamenti dell'altra fazione senza che però mai nessuno deui comandanti o dei personaggi di rilievo si muovesse per primo verso l'altro.
Ora tuttavia era necessario che gli uomini delle montagne non percepissero come una minaccia i nuovi soldati che passavano a ridosso delle loro valli e che non provassero poi ad attaccare le carovane di rifornimeni che sarebbero passate.
Vari emissari, soprattutto tra quei soldati che intrattenevano i maggiori rapporti con i belllicosi vicini, furono inviati in missioni d'mabasciata per spiegare quel passaggio di truppe nelle valle.
I soldati dalla livrea gialla venivano scortati dalla cavalleria dei lupi e venne impedito loro di avere qualsivoglia rapporto con chiunque non fosse della loro stessa armata.
Un paio di loro incapparono un giorno su delle giovani delle montagne ma ricevettero talmente tante bastonate da parte dei soldati del lupo per aver importunato delle civili che non ci riprovarono e gli uomini delle montagne che erano scesi a chiedere soddisfazione si ritrovarono soddisfatti prima di dover fare qualsiasi cosa.
Una pace seppur tesa fu mantenuta per tutto il passaggio delle armate ma poi la cosa divenne più complessa per le carovane.
Sebastian non poteva tenere impegnate tutte le sue unità a presidiare in modo praticamente costante la via che percoreva il fondovalle e decide che doveva provare a parlare con qualcuno che avesse responsabilità sulle azioni di quegli uomini.
Seguito dalla guardia di ferro si fece guidare da quei soldati che erano soliti intrattenere commerci coi vicini fino a quello che doveva essere il loro villaggio principale, o così pensava Sebastian.
I boschi nei quali avanzarono erano nel pieno del loro splendore, la primavera vanzata faceva si che l'aria fosse ancora fresca ma non troppo e cavalcare dov'era possibile era davvero paicevole.
I soldati fecero attenzione a non danneggiare nulla nel loro passaggio evitando di calpestare le colture o di importunare gli animali al pascolo.
Non si presero la briga di nascondersi ne di provare ad evitare di passare inosservati, lì nelle terre conosciute solo da quelli che erano i loro ospiti sarebbe risultato impossibile.
Furono inviati avanti dei soldati a portare notizia della sua venuta e di essi uno solo era tornato.
Diceva che il loro arrivo era il benvenuto e che gli altri erano stati invitati a fermarsi per preparare le sale in cui avrebbero alloggiato.
I boschi si fecero sempre più ripidi e le valle sempre più strette e scoscese, fino a che non sbucarono su di una valle superiore, un paesaggio incantato, caratterizzato da laghi che facevano da spechio al cielo e da vette coperte di neve.
Di fronte a loro avanzarono dei soldati vestiti in modo simile al loro, la livrea che portavano era bianca, di un candore simile alla neve appena caduta, quando il sole la bagna con la sua luce e le armature che portavano erano diverse da quelle che erano sempre stati soliti vedere durante le guerre che in cui si erano visti contrapposti a simili soldati.
Portavano alti elmi e sui loro elmi spuntavano cimieri fatti di piume.
Questi soldati a differenza di buona parte di quelli della stessa civiltà che avevano affrontato apparivano rasati e curati e avanzavano in sella a magnifici destrieri bianchi.
Sulle spalle di ognuno stava una pelliccia di un color argento, o bianca probabilmente di qualche animale di piccola taglia che viveva in quelle contrade.

"Salve a te, Sebastian Sestant, io sono Mark Deredo, comandante delle dei guardiani della città celata, Non ci siamo mai scontrati in battaglia perchè il mio giuramento prevede che io ed i miei soldati prestiamo servizio esclusivamente a difesa della città e della sua valle.
Sei il benvenuto a nome mio, della città, del suo consiglio e del nobile Antonio Aotoeus Reggente della valle.
Ti scorterò in città così che coloro che ti hanno seguito possano ora tornare a casa loro"

"No grazie ma non mi separo dai miei soldati."

La risata di quel soldato vestito di bianco lo sconcertò.

"Io non mi riferivo a loro, ma dei soldati che vi hanno seguito per tutto il percorso fino a qui. Se non avessimo voluto che vi giungeste erano abbastnza per impedirvelo e per impedire ad ognuno di voi di tornare a casa.
Ora seguitemi"

Seguirono a cavalo lungo una strada lastricata per alcune leghe e poi finalmente superato un picco che limitava l'entrata al tratto più ampio della valle ecco che chi li guidava si fermò.
Con sguardo illuminato e voce compiaciuta indicò la città di fronte a loro

"Benvenuti il Alianca, stella dei monti, meraviglia delle cime"

Di fronte a loro si estendeva una città circondata da bianche mura, che di certo era più grande di Enet, ma che a causa delle montagne non si capiva se fosse addirittura più grande di Rynm.

venerdì 21 marzo 2008

On stage

Mi sembra tutto una recita, una brutta recita.
Una di quelle commedie, dal sapore agrodolce della farsa. perchè della trgedia non ne ha la grandezza.
I personaggi sono piccoli, dei nanetti.
E' la tipica operetta Italiana, quel melodrammuccio patetico che tanto piace alle genti di casa nostra.
Mi sembrauna farsa, ma forse è un opera pirandeliana in cui si cerca di capire quali sono le maschere e quali le facce per arrivare alla conclusione che non c'è nessuno che abbia davvero una faccia.
Mi sono sentito dire dalla gente che fanno quello che fanno perchè mi vogliono bene, perchè sono interessate a me. Balle.
Ho sentito esprimere da altri i miei stessi pensieri, tranne quando ci si trovava sulle barricate e di fronte al nemico coi funcili puntati anzichè esporre il petto delle proprie idee hanpreferito tornare nelle loro anonime foghe come topi della peggior risma.
Mi è stato rinfacciato di giudicare le persone, senza capire che io non contesto le persone (qualcuna a dire il vero si ma è ormai una quesitone personale) ma le loro azioni, che se contestassi le persone potrei passare dalla definizione di stronzo a quella di carogna perchè a quel punto diventerei davvero cattivo, davvero velenoso.
Io credo che la gente che in questi giorni mi ha contattato non l'abbia fatto perchè è interessata a me, altrimenti avrebbe avuto altri modi e altri tempi per farlo e forse io non sarei dovuto ricorrere ad una rottura per ricercare quell'idea di attenzione che probabilmente nel mio subconsio anelo. Forse nemmeno troppo nel mio subconscio.
Ho smesso di credere nell'amore, perlomeno in quello disinteressato, ma forse ho semplicemente smesso di credere nel significato pieno di quella parola.
C'è solo interesse e egoismo.
Credo di non aver mai imparato cos'è l'amore, all'infuori di quello della mia famiglia ma questo roa non conta, non sono certo nemmeno che saprei riconoscerlo.
Non credo che nessuno di quelli che ha fatto professioni di affetto o simili me ne abbia mai dato.
Gli rompeva l'idea di avere un capo in meno.
Non credo che quelli che sono venuti a Canossa si siano trovati particolarmente interessati a me, quanto al fatto che con una riappacificazione potevano sperare di ricostruire un modo altrimenti andato, come uno specchio che quando viene rotto non è più riparabile.
Non ho intenzione di dare questa soddisfazione.
Quanto è rotto è rotto e se vorranno ricostruire dovrannopartire dalla macerie.
Potranno rifare o meno gli stessi errori, io non so se ho voglia di rimboccarmi di nuovo le maniche.
Io sono stanco, di questa farsa e della verità con cui i vari teatranti, a cui nego il nome di attori perchè non lo meritano, vorrebbero avvolgerla per poterla considerare vita.
Sono stanco, ma comunque, arrancando un passo dietro l'altro, un giorno dietro l'altra arriverò alla fine per poter chiedere come Augusto "Applaudite, se ritenete che abbia recitato bene la mia parte in quest'opera chiamata vita."

giovedì 20 marzo 2008

Wolf's legend Chapter eight part three

NEWS FROM RYNM

Da quando era tornato a Mauriceburg si sentiva nuovamente a casa, sentiva che le cose stavano come dovevano stare, senza quelle follie che le avevano alterate nella capitale.
Non aveeva più auto notizie da quelli che avevano tradito e che lui ora, senza troppi rimpianti, era contento di aver lasciato a Rynm.
Ogni tanto gli arrivavano dispacci da quei soldati che erano rimasti nella capitale a presidiare la casrma che durante il loro alloggio era stata loro concessa.
Ormai le operee di ristrutturazione erano ultimate, ed essendoci tanto spazio vuoto avevano cominciato a fruttarla per portare solievo tra la popolazione più disagiata.
Essendo l'area intorno alla vecchia caserma tutta decadente e derelitta il governo centrale era stato ben felice di affidarla interamente a loro e i soldati avevano cominciato a mutarne il volto.
Gli edifici venivano ristrutturati, quelli troppo malandati abbattutti e riedificati e con tutti i poveri che accorrevano di certo non mancava la manodopoera necessaria.
Parte degli antichi cortili e delle strade piene di fango e liquami vennero bonificati.
I terreni, seppur all'interno delle mura vennero, dove possibile, recuperati a messi a cultura così che si potesse produrre almeno in parte il cibo che serviva per il sostentamento di gente che altrimenti non aveva nulla se non rubare.
Alcuni che prima di diventar poveri erano stati artigiani o garzoni tornarono a fare i loro mestieri sotto la supervisione dei soldati ed al loro servizio e a poco a poco si ricreò una piccola microeconomia intorno a quella caserma indipendente dal resto della città.
Il fatto di essere a ridosso delle mura fece si che ai soldati appena lo chiesero venne affidato il controllo di un tratto che comprendendo una porta permettteva di entrare ed uscire dalla città.
Da lì si ebbe libero accesso anche alle terre immediatamente a ridosso delle mura che occupate dalle baraccopoli vennero sostituite in breve tempo da campi e pascoli.
Quelli che avevano abitato in quelle catapecchie, fatte di fango e stracci, di legni e rifiuti furono in parte alloggiati nel nuovo quartiere che stava sorgendo dentro le mura, in parte in nuovi villaggi che i soldati facevano costruire fuori dalle mura, distanti non oltre un giorno di cammino, così da cercare di recuperare terreno coltivabile e pascoli ai boschi per poter dare a quei derelitti di che vivere onestamente.
Dove i bambini sporchi e sudici avevano camminato fino a poco prima tra i loro escrementi ora crescevano le piante che li avrebbero sfamati, pascolavano le pecore che davano la lana per sostituire dei cenci con dei vestiti perlomeno decorosi e il tasso di criminalità in quelle zone precipitò notevolmente.
Essendo soldati i comandanti per evitare che altri persone portassero il malaffare la dove loro l'avevano estirpato fecero chiudere l'ingresso delle vie con dei muri e delle cancellate interne e cominciarono ad addestrare chi ancora non aveva trovato nulla da fare come guardia.
Venne impartito loro lo stesso addestramento dei soldati e li si plasmò allo stesso modo, con lo stesso pensiero degli altri soldati, così che là dove altri avrebbero approfittato delle sventura e delle maserie per la forza che dava la loro divisa, quei soldati dalla scura livrea venivano visti come angeli in nero che portavano il solievo dov'era più necessario.
Poco a poco l'attività si estese anche agli altri quartieri poveri e poco a poco si vide una nuova urbanistica comprendere quei quartieri che prima erano stati abbandonati a se stessi.
Il governo cedeva le proprietà ai soldati, ed essi le risistemavano e anche quando qualche senatore cercava di andare a prendersi il merito del miracoloso risanamento o cercava di andare ad occupare una dimora in quei nuovi quartieri ora più sicuri di quelli agiati si trovava sbarrate le porte in faccia.
Quando qualcuno cercò di andare oltre e di entrare con la forza si trovò di fronte non una folla cenciosa e una milizia compiacente ma un corpo militare in armi che difendeva ciò che era stato duramente conquistato dai cittadini.
La caserma ed il palazzo che Maurice aveva lasciato a Sebastian, Wilfred e Ursus divennero il centro della gestione politica e sociale di quelle enclave all'interno della grande metropoli.
Il palazzo si trovava al margine tra una delle zone ricche e una delle prime zone povere che per prime erano stare riqualificate e dopo il consenso dei proprietari, che arrivò il più celermente possibile appena fu richiesto, divenne la finestra di comunicazione tra la municipalità cittadina e quella degli ex quartieri poveri.
Le situazioni non sempre erano favorevoli, e spesso nascevano attriti tra i soldati e i politici, ma nessuno voleva scontentare quell'opinione pubblica che tanto aveva apprezzato l'opera dei lupi.
All'interno degli orfani o di chi non aveva mai imparato un mestiere i lupi trovarono anche un nuovo catino di reclutamento, non solo per i soldati, portando i soldati repsenti nella capitale dalla compagnia iniziale ad oltre una brigata, ma anche per tutti quei funzionari, medici e persone di servizio che servivano sia lì che a Mauriceburg.
La necessità che c'era di queste figure fece si che con l'istituzione di scuole, volta solo per togliere i ragazzi dalle strade, si venisse invece a creare un corpo competente preparato ed efficente di figure si sostegno.
La città all'interno della città cominciò a dessere conosciuta prima tra i suoi abitanti e poi anche per gli esterni come Seburg, esplicito riferimento al diminutivo del generale che comandava i soldati che la rpesidiavano, ma che non volle mai concedere si usasse suo nome vedendolo come un affronto alla capitale.
L'università che venne creata a Seburg divenne in breve tempo la migliore della città e grazie anche ai libri di Maurice ed altri che vennero raccolti e ritrovati fu possibile recuperare buona parte delle conoscenze dell'epoca antica perse o dimenticate.
Però altre notizie che arrivarono da Rynm a preoccupare Sebastian.
Malgrado l'opinione pubblica apprezzasse i cambiamenti apportati dai soldati altrettanto non si poteva dire dei politici che avevano visto sparire con la miseria la loro influenza sulla plebe cittadina.
Il fatto di avere di frotne quei giorvani vestiti di nero, funzionari efficenti, che conoscevano le leggi e i diritti e doveri dei cittadini spiazzavano chi faceva dell'ingoranza delle popolazione una sua forza per esercitare sopprusi e malefatte.
Quando qualcuno credendosi più furbi degli altri ci provava ancora veniva condotto di fronte a dei tribunali che sotto la minaccia di una rivolta supportata dai lupi si dimostravano sempre meno compiacenti e sempre più inflessibili ed efficenti.
All'inizio qualcuno provava a fare il furbo anche nei tribunali, ma trovandosi fuori le folle a stento controllate da soldati in livrea nera che vedevano di mal occhio la corruzione fece si che anche quel sistema cambiasse.
Al senato poi cominciarono a comparire gli eletti di quelle popolazioni che fino ad allora non avevano potuto esercitare il loro diritto di voto o che se anche l'avevano esercitato l'avevano fatto senza sapere o capire cosa facevano.
Gli eletti, giovani individui allevati in seno ai lupi denunciavano le macchinazioni dei vecchi senatori e cominciarono a criticare da dentro il sistema.
Un ramo del senato si fece carico di questa denuncia e provò a farla andare a proprio favore, guidato da Simeon Sestant che si faceva bello della sua parentela con il comandante di quei soldati di cui i nuovi senatori vestiti di nero erano la diretta emanazione politica.
Questo a Sebastian non piaceva e durante breve viaggio ceh compi a Rynm in quegli anni avverti i suoi ragazzi di stare attenti.
Fini anche la sua belligeranza con Thobias anche se i rapporti non andarono più oltre la fredda indifferenza con un dispiacere nemmeno troppo celato da parte del figlio di Maurice.
Poi quando ormai si stava assaporando la pace da ormai quasi sette anni arrivò la notizia.
Sotto il comando del padre di Aeren e di quello che era stato scelto come suo vice al comando Jerome venivano inviate a nord, oltre quella che era ormai la provincia autonoma controllata da Sebastian, due corpi d'armata per un totale di quasi sessantamila uomini tra soldati e uomini accesori, lo scopo era cercare di occupare nuovi territori a nord a favore della repubblica versoq uellet erre che erano state scoperte e a mala pena esplorate da Maurice.
Il fatto di avere uno degli ufficiali del vecchio ed amato generale come vice in comando dava fiducia alla popolazione solo perchè non sapevano nulla delle sue presute e tanto millantate qualità al comando.
Alle truppe venne poi messo a disposizione un nuovo corpo d'amata in costituaione che avrebbe portato l'esercito ad oltre novantamila uomini.
Sebastian ed i suoi, per non dar loro modo di conquistare ulteriore prestigio vennero lasciati lì dove stavano di stanza, malgrado fossero di fatto i migliori soldati della repubblica.
Tutto per giochi di potere.
Non la rpesero di certo a male visto che voleva dire evitare una guerra che appariva inutile agli occhi dei più.
Fu dato loro l'ordine di aiutare l'esercito nell'attraversare le montagne da loro presidiate e nulla più
Fatto quello tornarono alla gestione delle loro vallate dimenticandosi quasi di quei soldati in livrea giallo oro che erano passati di là pochi mesi prima.

mercoledì 19 marzo 2008

Wall


Avete presente quando vi trovate oltre un muro e vorreste disperatamente cercare di comunicare con chi sta dall'altra parte?
La sensazione è la stessa che si ha quando da dentro una casa esce una musica, indistinta ma piacevole, e noi vorremmo sapere cosa dice, vorremmo sapere come i chiama la canzone, ma ci è impossibile saperlo.
E' un desiderio interno, spesso inespresso, ma che ci brucia dentro, lasciandoci una sensazione di insoddisfazione.
E' la frustrazione che ha il prigioniero quando si trova di fronte ad una cella chiusa su tutte le pareti, senza una possibilità o una speranza di vedere il mondo esterno o di comunicare con esso.
E' quanto ha provato il conte ugolino, sapendosi murato nella torre.
Porta alla disperazione o al desiderio di lasciarsi andare, di lasciar perdere quella strada che ci porta solo al muro e provarne altre nella speranza che esse siano aperte.

Apatic

Si vede quando sono smonato, si capisce, sparisco per giorni e per quei giorni non ho voglia di essere cercato o di cercare.
Questo è uno di quei pergiodi, forse se stasera avrò voglia scriverò qualcosa, ma potrebbe anche essere che per un pò la voglia mi sia passata.
Gli ultimi due giorni sono stati pesanti e la cosa di certo non aiuta.
Come avevo esposto alcuni post fa, mi trovo a vivere una condizione di disagio nei confronti di alcuni capi della mia associazione.
Non mi piace il loro modo di fare, che si scontro in pieno con il mio.
Lunedì sono scoppiato, dopo che da un pò questa cosa si protraeva troppo.
Vedere quel gregge di caproni a continuare a dirsi sempre di si, si si si, come degli ebeti, che approvavano con il loro tacito assenso l'operato di un commisario incapace e inconcludente mi ha fatto imbestialire.
Non posso condividere.
Non cercare di correre ai ripari contro quei possibili rischi a cui siamo andati in contro e che abbiamo sfiorato solo per un pelo è per me inconcepibile, gloraiarsi ed osannarsi, farsi i complimenti per aver sfiorato la merda per un unghia non è da me.
Sarà che sono un negativo di quelli colossali.
Ieri sera, se possibile la cosa è stata anche peggiore, è stata patetica, inutile e decisamente seccante.
Con la Debora che ha dimostrato di essere capace di parlare degli altri quando si trova a tu per tu con una persona ma senza il coraggio di esporre alcunché quando si trova di fronte più di due persone, con Alessandra che cerca ancora di contenere le critiche nella sua diplomazia vuota e senza senso, che fino ad oggi non ha prodotto risultati e non si prevede che ne presenterà un domani, con la Silvia ipocrtica al massimo che pretende di fare la maestra di coerenza, Ugo l'ho visto come uno che cerca di recuperare una situazione critica appigliandosi a dei brandelli ormai laceri o ad un ironia che su di me non ha mai fatto troppa presa.
L'unico che abbia dimostrato una reazione sensata per cercare di adoperarsi dal farmi desistere è stato Enrico, tanto di cappello, forse ne capisce più di tutti gli altri, o forse capisce me più di tutti gli altri.
Non vedo perchè rimanere, mi è stato rinfacciato che è un fallimento mio, che il mio è un comportamento egoistico, e devo ammetterlo, la risposta è vero, hanno ragione perchè è proprio così.
Perchè io non ho mai avuto la vocazione del martire, non mi sono mai posto come fine quello di immolarmi per gli altri.
Posso prestare servizio per gli altri, donare parte del mio tempo e delle mie capacità, non ho mai parlato di doverci stare male per questo.
Non intendo riempirmi di fiele e bile per questi personaggi, non intendo perdermi a dover pensare comeporre rimedio alle cose, non intendo dovermi smazzare per gente che non ha voglia di fare le cose.
Gia li ho salvati troppe volte, un anno pensando ad un San Giorgio a cui nessuno aveva prestato attenzione, l'anno dopo facendo presente che mancavano alcune cosine fondamentali tipo un tema per il CdA associativo.
Non voglio prendermi il merito di una cosa di cui non sono certo, ma forse se l'altra sera non ci fossi stato e non avessi fatto quel casino, andandomene a metà tiunione come il solito i pecoroni sarebbero tutti rimasti lì a continua re a muoere la testa su e giù, approvando sorridendo quello che sarebbe stato poi un disastro.
Debora in primis anche se in privato critica ferocemente Sergio.
E se la Ale, che ha visto questi importanti apporti da parte dei nuovi (non ci crederei nemmeno se lo vedessi...) come riesce a vedere il bene anche dove proprio non c'è, avesse criticato con la sua diplomazia le avrebbero detto "brava, ben detto" e poi sarebbero passati oltre.
Ieri sera mi hanno attaccato, hanno provato a farmi vedere quanto io sbagliassi, che non è importante... no, non sono d'accordo. Per loro di certe cose dobbiamo fregarcene, chiudendo gli occhi e turandoci il naso, non funziona così, I care diceva don Milani, m'importa m'interessa, perchè non possiamo turarci il naso e se si crede in qualcosa si deve lottare per essa, si deve cercare di ottenere il massimo e poi accettare il risultato che le nostre forze ci hanno concesso costringendoci tuttavia ad andare oltre, cercando di non accontentarci ma di avere lo stimolo per avere ancora di più.
E ad un certo punto quando si vede che con le buone, con il dialogo, non si ottiene nulla, beh... si passa a una comunicazione più dura, per vedere di rompere il circolo vizioso, per cercare di rompere una spirale che non porta da nessuna parte e far ripartire un meccanismo altrimenti ingolfato.
Per Alessandra per costruire non serve distruggere, si deve partire dalla situazione in cui si è, ma quello non è costruire, è ristrutturare, e spesso una ristrutturazione può portare ad un'evoluzione pericolosa, fatta su basi non stabili, perchè si pensava che questa da sola avrebbe risolto dei problemi strutturali.
Certe volte non è possibile fare una cosa simile, per ricostruire serve demolire, avere spazio libero per poter evitare quei problemi che ammorbano il sistema, che lo rendono instabile, che fanno si che si rischi un crollo per cause stupide.
Si impara dai propri errori, ma si deve far si che errori regressi ripresentandosi non mettano a rischio le situazioni future.
Io l'ho già detto che non mi prendo il merito di quanto successo l'altra sera, che dopo che me ne sono andato hanno cominciato a lavorare, se hanno imparato la lezione meglio per loro, se la mia rottura è servita affinchè loro siano riusciti ad uscire dal circolo vizioso in cui si erano cacciati, ben per loro, io ho perso la voglia e la passione che mi faceva rimanere lì a rovinarmi il fegato.
E' un comportamento egoistico, metto me prima dei bimbi, ma in fondo a cosa servirebbe se continuassi senza la voglia di fare?

domenica 16 marzo 2008

Contrast

Mi è capitato di sentire stasera un discorso di Kenney trasmesso tradotto durante Report.

Molto bello, mi è piaciuto e lo riporto, nella sua forma originale, perlomeno quella che sono riuscito a trovare perchè penso sia una giusta risposta a chi, studente esclusivamente di una scuola economica che vuole far vedere l'economia come nulla più che un'ammasso o un unsieme di numeri dimentica che c'è altro, che c'è qualcosa che va oltre il numero in se che c'è qualcosa che inferisce con gli uomini e le loro relazioni interpersonali, con le loro interazioni con gli altri, con la colletività e con i vari apparati umani.
E' un qualcosa di cui troppo spesso l'economia in senso stretto si dimentica, qualcosa chiamato umanità.


"The gross national product does not allow for the health of our children; the quality of their education; or the joy of their play. It does not include the beauty of our poetry or the strength of our marriages, the intelligence of our public debate, or the intelligence or integrity of our public officials. It measures neither wit nor our courage. Neither our vision, our wisdom, or our learning. Neither our compassion nor devotion to our country. It measures everything, in short, except that which makes life worthwhile. And it can tell us everything about America except why we are proud that we are Americans."

Robert F. Kennedy, in a speech to students at Kansas University, March 18, 1968.


Wolf's legend Chapter eight part two

GUIDE

La nebbia da giorni occupava le mattinate nelle valli intorno a Mauriceburg.
Il sole riusciva a disperderle solo quando ormai era alto e ciò voleva dire che erano ormai in autunno innoltrato, quasi inverno.
Il fante che stava di guardia fuori dalle porte della città non vedeva niente nella nebbia, i suoi gli giungevano ovattati e sembrava che niente e nessuno si muovesse in quell'oceano di nulla.
Improvvisamente, dal nulla, apprvero a pochi passi da lui delle ombre di cavalieri, non sembravano emettere rumore o perlomeno lui non ne aveva percepiti.
Le ombre curve sui cavalli sembravano essere quelle di enormi soldati, con lance e bandiere, i soldati apparvero enormi e l'assetto in cui avanzavano indicava proprio come se fossero alla ricerca di qualcosa forse della città.
"Alt! chi siete?"
"Soldato se avessimo voluto ucciderti adesso non faresti questa domanda" Disse d'improvviso un enorme fante che sbucò dal buio dietro di lui.
"Abbiamo già mandato due uomini ad avvisare in città del nostro arrivo e se fosse stato per voi di guardia probabilmente saremmo potuti passare tutti.
Saluta il tuo comandante" Ursus sposantosi a lato indicò a vanti.
Il primo dei soldati che era avanzato a cavallo si tolse l'elmo e ne uscì la figura di Sebastian, con il viso stanco ed invecchiato e la lunga cicatrice sul viso.
Il soldato vedendo quel comandante che era partito un anno prima e che ora tornava si spostò subito di lato.
I cavalli entrarono al passo in città, dalle case uscirono i soldati assonnati che rimasero impresssionati a veder passare quando ancora l'alba non era sorta e il chiarore era quello del sole che stava per sorgere il loro comandante alla guida di tutti i soldati che erano partiti per andare a Rymn.
Qualcuno dubitava che sarebbero tornati.
Erano giunti la sera prima all'accampamento principale, ma avevano trovato tutto abbandonato se non un minuscolo fortilizio dove erano stati avvisati che tutto il campo era stato spostato a Mauriceburg dove le condizioni difensive risultavano migliori.
La città ora comprendeva quasi tutta l'anza del fiume e al margine come era stato ordinato da Sebastian subito prima di partire era cominciata la costruzione di una fortezza.
Ora mura di pietra coprivano tutto il perimetro della città anche dove questa dava quasi sul fiume.
I soldati le presidiavano e malgrado di fossero tutti i soldati che erano stati di Sestant tutti obbedivano ai lupi che erano di fatto i difensori primi della rocca.
All'infuori della città ormai i capi si estendevano per diverse leghe occupando tutto il terreno non occupati dai boschi ed anche alcuni che erano stati liberati dalle foreste.
I pascoli si estendevano li dove non era più possibile coltivare e la carestia era lontana da quella terra.
All'infuori dalla città, ad alcune leghe sorgeva ora un piccolo villaggio, che fungeva da punto d'incontro tra le truppe dislocate in quel luogo e gli abitanti del luogo.
Dopo l'enorme battaglia della valle superiore i nemici si dovevano essere trovati a corto di forze e vedendo che a difesa di quella città stava qualcuno che ostentava gli stessi colori che avevano influito così tanto sulla battaglia nessuno aveva più provato a imporre un confronto bellico.
C'erano stati altri tipi di scambi, e adesso una piccola fiera si svolgeva una volta ogni due mesi nel piccolo villaggio poco distante.
Nella città avevano cominciato a confluire, oltre ai vari artigiani e alle prostitute che seguivano tutti gli eserciti, anche alcune famiglie fatte arrivare dai soldati che sentivano troppo la mancanza di casa.
Uno dei primi ordini del comandante appena tornato fu quello di invitare chiunque volesse a fare lo stesso e a far giungere sempre più abitanti e coloni in quelle terre.
A sebastian era stato assegnato l'intero comando di quelle truppe, tanto ormai non c'era più di una divisione lì schierata.
Gli era stato annunciato che avrebbero rpeso l'incarico d'armata stanziale. Poca gloria e al massimo si sarebbero consumati in una guerra al massacro contro i barbari.
Ora era la guida di tutto quell'esercito.
L'esercito fu riordinato e malgrado tutti vennero obbligati a imparar a combattere in tutit i vari modi si tentò di riorganizzare i reparti in base alle preferenze di combattimento.
Così Ursus con il comando di un'unità speciale fungea anche da coordinatore della fanteria.
I soldati che stavano ai suoi ordini diretti venivano scelti tra i più grandi e possenti. divennero un'unità di sfondamento, capace di combattere nella falange con delle lange enormi più grandi del normale e sostituirle all'occorenza con enormi spadoni a due mani o asce bipenni, l'Orso simbolo del loro comandante e il color marrone che assunsero per la divisa ne indicavano chiaramente la presenza sul campo
A Wilfred oltre che il comando della cavalleria venne assegnato un'unità di cavalieri leggeri, che operessero con un'armamento più leggero per poter operare in azioni di disturbo al nemico, essendo il simbolo di Wilfred un falco anche la sua unità ne assunse il nome e una livrea grigia ne era l'uniforme.
Sebastian mantenne per se il comando della brigata dei lupi.
Agli altri comandanti che ora si trovavano senza una divisione da comandanre furono assegnati altri posti, al comando della città, della nuova rocca che vi venne costruita e di alcune unità speciali che potessero operare in determinati ambiti.
E ad uno venne assegnato anche il comando della torre del lupo.
Era un veterano alto e forte, era stato il vice di Maurice, si chiamava Arthur Mesas, con una benda sull'occhio sinistro che ne rendeva spaventosa la figura.
Era stato un soldato fin da prima che nascesse Maurice e ora avrebbe potuto essere a riposa da lungo tempo.
Ma il portamento e la forza cvhe dimostrava non erano quelli di un vecchio di quasi settant'anni.
Portava un pizzetto candido intorno alla bocca, e i capelli canuti gli contornavano la testa.
Il corpo era tutto un fascio di muscoli temprati dal tempo e Sebastian aveva cominciato ad ammirarlo a Rymn, era stato lui l'unico che era andato a parlare con Maurice cercando diripescarlo dalla strada deviada dov'era finito per perdersi.
Da allora era una guida preziosa, non solo come soldato ma come uomo.
A lui venne assegnata un'unità speciale, una guardia personale per Sebastian, che appariva chiaramente era sempre meno amato nella capitale, tanto che il comando che gli avevano assegnato era inutile e vacuo giusto per tenerlo lontano dalla gloria, e che nell'immediato futuro avrebbe potuto correre dei rischi.
All'interno della brigata dei lupi furono scelti quei soldati che si erano distinti maggiormente e vennero addestrati alla torre del lupo affinchè diventassero un muro d'acciaio, qualcosa contro cui qualsiasi nemici si sarebbe dovuto infrangere.
Ora che la guida era tornata al suo posto il branco era nuovamente pronto per la caccia.

sabato 15 marzo 2008

Coward

Io sono contento quando uno lascia un commento.
Lo sono molto meno quando questo qualcuno lascia un commento senza che io abbia modo di sapere chi è, perchè è qualcuno che sfruttanto la comodità dell'anonimato si permette di dire di tutto.
C'è stata una risposta al post "Regime", e mi limiterò a commentare quella riga, non al comportamento di chi senza firmare scrive, senza quindi prenderesi la responsabilità delle proprie idee.
Ce l'ho come frase, collegata al mio profilo: "Se un uomo non è disposto a battersi per le sue idee, o non valgono niente le sue idee o non vale niente lui" se uno ritiene di non dover nemmeno mettere il proprio nome collegato alle proprie idee io propenderei per l'ennesima affermazione di questa frase.
Ora entrando nel merito del commento, chi mi conosce sa che non sono comunista.
Odio gli estremismi, ma ci sono delle divergenze fondamentali, dei distinguo da fare e dei paletti da porre.
Mi ritengo un liberale, che crede in quei valori che furono dei patri di questa patria, di quegli uomini che costruirono una nazione a partire da tanti micro stati e che credevano prima di tutto che una nazione è fatta per essere servita non per servirsene.
Credo nell'economia libera, nella libera imprenditorialità, ma non in questa se viene costruita sulle spalle di altra gente a discapito degli altrui diritti.
Sono come dice Veltroni sia per i diritti di un cittadino, che devono essere assolutamente difesi, sia per i doveri che questi ha nei confronti degli altri e principalmente degli altri raccolti in quella comunità che poi diventa Italia.
Questo penso mi ponga fuori dall'idea e dal tracciato del comunista.
Però non sono per l'imposizione legale che vieti il comunismo e la ragione è ben chiara, il comunismo in Italia non ha fatto i danni che ha fatto il Fascismo, e nell'europa occidentale, il comunismo non ha raggiunto nemmeno lontanamente i danni che il nazifascismo ha fatto.
In quella che era fino all'altro giorno era la UE, escludendo quindi i paesi dell'ex blocco socialista, il comunismo è stata sempre o quasi una forza marginale che ha portato all'attenzione della società civile quelle aspirazioni e quelle necessità che erano di una classe operaia altrimenti ignorata.
Posso essere d'accordo che altrove, e sottolineo ALTROVE, il comunismo abbia fatto danni enormi, ma non da noi, non in Italia, non in Europa Occidentale.
Infatti in alcuni paesi dell'est è stato vietato.
Se da noi non ha fatto il male che ha fatto altrove, ma anzi ha portato avanti quelle aspirazioni che erano di una classe sociale con un peso importanten in Italia, non vedo con quali ragioni lo si possa condannare e vietare.
E poi, seil signor Berlusconi viene a propestarre gli spettri del passato, con certi ebeti che lo seguono a ruota senza fare le verifiche storiche del caso, farei presente che ad un certo punto, se non ricordo male con la Primavera di Praga del '68, il partito comunista Italiano si smarcò dagli altri, portandosi su di un'altra via, una via democratica e di dialogo.
C'è da condannare questo? E come si fa a condannare una persona solo a paragonarla a chi in nome di un ideale che era uguale solo nelle parole perpetrava crimini orrendi?
Io non credo che nessuno dei comunisti italiani che ora Berlusconi attacca nel PD avrà nemmeno mai pensato di compiere atti simili a quelli condottti in Russia o in Cina.
Se c'è da condannare questo cosa dovremmo fare nei confronti di un uomo che faceva parte di un'organizzazione che voleva sovvertire il potere sovrano in Italia o che ospitava a casa sua Boss mafiosi? Mi pare che nessuno si sia sognato ancora di andare a chiedere ragioni di questi fatti a Berlusconi ma forse a chi lo supporta fa comodo che non vengano fuori.
Inoltre il partito comunista all'Italia ha dato un Antonio Gramsci e un Enrico Berlinguer, chi ha dato il fascismo? Ci ha dato Matteotti, i fratelli Cervi, Salvo d'Aquisto e altri che come loro per opporvisi hanno dato la vita per il paese. Il fascismo ci ha dato degli eroi, non tra le sue fila ma tra quelle degli altri, uccidendo quelle persone che credevano nella democrazia e in valori superiori a quel di quell'odioso regime e che sono morti per opporvisi.
Non ci può essere almeno in Italia nemmeno un lontano paragone tra fascisti e comunisti.
Viva quest'Italia e viva l'antifascismo come valore democratico della Repubblica.

venerdì 14 marzo 2008

Wolf's legend Chapter eight part one

AUTUMN

La partenza da Rymn fu rimandata fino alle esequie.
La pioggia cadeva fina e fitta, il cielo grigio faceva da contorno alla cerimonia.
I soldati vollero comunque tributare il loro omaggio al comandante che a lungo li aveva guidati in battaglia.
Portarono il feretro a spalla, le bandiere erano listate a lutto e tutti i soldati assistettero in tenuta da combattimento al funerale come si conviene per chi è caduto combattendo.
Quando ormai la salma era stata deposta nella fossa presero parola i figli e le altre persone che vollero dire qualche parola per ricordare il caduto.
Thobias fece un discorso piatto e vacuo, perso com'era nel guardare negli occhi della sua sposa, che aveva sposato nella stessa chiesa dov'era morto il padre appena poche ore prima.
Poi tocò a Simeon che, come c'era da aspettarsi, cominciò un discorso lungo e ampolloso, retorico e noioso, celebrando le virtù di un padre che forse non aveva nemmeno troppo amato con rimando.
Il discorso fu deviato su una figura distorta di Maurice Sestant che apparve come un uomo che aveva amato sopra tutti quel figlio che ora parlava, con il quale certo aveva avuto delle incomprensioni poi però ogni volta superate.
Parlava di un legame rinsaldato, di una visione politica condivisa, degli stessi ideali, in cui non pochi dei soldati a stento potevano credere di riconoscere quello che era stato il loro comandante.
Descrisse un eroe, un campione della repubblica, un soldato perfetto.
Poi toccò a Sebastian che parlò a nome degli altri soldati.
A differenza di quanto detto da Simeon il suo non era un discorso preparato.

"Soldati, compagni, amici, oggi non seppeliamo un eroe. Oggi seppeliamo un uomo.
E come uomo penso che Maurice volesse essere ricordato.
Gli eroi non esistono, non esistono uomini che sono come miti superiori agli altri.
Vi sono uomini tra gli uomini, che credono in quello che fanno, che credono in degli ideali, che credono nel senso di sacrificio e nella fatica.
Maurice Sestant era uno di questi, un buon soldato, un comandante che fino a che ci ha guidato si è dimostrato una guida esemplare.
Un padre amorevole per chi era stato avversato dalla sorte.
Ora non piangete, non siamo qui per sentire la nostra vita conclusa, irrimediabilmente compromessa, ma per trarre esempio da colui che ci ha lasciati.
Questo è tutto ciò che avvrebbe voluto."

Detto questo si girò e se ne andò seguito dai soldati.
Partirono pochi giorni dopo, sempre sotto la pioggia, l'autunno era iniziato, forse per l'inverno avrebbero raggiunto Mauriceburg.

giovedì 13 marzo 2008

Wolf's legend Chapter seven part four

DEATH OF A LORD

Wilfred fece bene a seguire il fratello, infatti insieme ai soldati da cui si era fatto accompagnare lo seguirono fino al palazzo dei Sestant.
Lì non trovarono Thobias ma Maurice, che vedendo il giovane tanto turbato fu preso da un tremore.
Sembrava una bestia in caccia, e in pieno assetto da guerra così come si trovava non aveva dubbi su cosa cercasse.
Provò a calmarlo a parole, provò a invitarlo a ragionare ma si trovò dopo appena qualche battuta, sbattuto contro un muro, con la faccia bloccata nella mano guantata di ferro del lupo.
L'alito emanava odio e la voce era un sospiro di morte

"Tu e quella feccia della tua gente, tu e quella feccia dei nobili di questa città di merda, dovreste essere estirpati dalla faccia della terra.
Il giorno che morirai ballerò sulla tua tomba, porterò morte tra te ed i tuoi figli, e tra i loro figli e se sopravvierà qualcuno anche tra i figli dei loro figli.
Non avrò requie fino a che la tua stirpe non sarà estinta e a causa mia la tua genia sarà maledetta.
Maledico te e la tua stirpe..."

Mentre diceva questo i soldati che avevano seguito suo fratello, lo afferrarono, ormai tutti erano a conoscenza di quanto era successo e a nessuno venne in mente nemmeno lontanamente di accusare il proprio comandante.
Il disprezzo che il comandante lesse negli occhi di quei soldati, nei soldati che l'avevano seguito così spesso era tremendo.
Andarono via trascinando Sebastian che riteneva di avere ancora qualcosa da dire lasciando quel vecchio lì, solo con il suo dolore ed i suoi pensieri.
Si senti crollare.
Anni di guerre e lotte l'avevano distrutto e svuotato, fino a quel pomeriggio aveva creduto che ci fosse ancora qualcuno disposto a sostenerlo, qualcunoche credesse ancora nei suoi ideali, ma sia ccorse che malgrado ci fossero ancora queste persone era lui che non dimostrava più di crecerci.
Meno di un'ora dopo arrivò dal comando militare la notizia che era stato accordato ai suoi soldati il permesso di tornare al fronte.
Era stato avanzato da tutti i soldati e da tutti gli ufficiali.
Veniva anche fatto presente che avevano chiesto di potger avere un nuovo comandante nella persona di Sebastian.
Adesso era solo.
Un vecchio solo coi suoi pensieri, senza quei figli che non riconosceva più o che non riconoscevano più lui.
La partenza dei soldati che erano arrivati con lui in città fu fissata da lì a tre giorni.
Volevano dare la possibilità a chi avesse voluto di poter partecipare al matrimonio di Thobias Sestant.
Il giorno della cerimonia in chiesa non si rpesentò nessuno dei soldati.
Tutti erano in caserma a preparare la partenza e nessuno aveva voluto partecipare al matrimonio di uno che ormai era considerato un traditore.
Lui entrò nella chiesa solo, Thobias sarebbe arrivato da li a poco.
I servitori che l'avevano accompagnato adesso stavano sistemando i cavalli in una vicina rimessa.
Tanto cosa avrebbe potuto temere un vecchio come lui in una chiesa?
Ma entrando nella cattedrale pote fare pochi passi.
Quattro sicari gli si lanciarono contro.
Portava una spada da cerimonia ma non provò nemmeno ad estrarla.
Quei pochi giorni l'avevano privato della forza e della gioia di vivere.
Lo finirono che diverse pugnalate e in pochi secondi.
Chi gli fu vicino gli senti dire

"Se solo non avessi tradito..." nessuno capì a che si riferiva.

La partenza dei soldati fu ulteriormente posticipata.
I soldati presentarono rispetto al loro vecchio comandante.
Dovettero aspettare anche l'apertura del testamento.

"...riconosco il comandante Sebastian della compagnia del lupo, e suo fratello Wilfred, come miei figli.
Con loro riconosco come figlio anche Ursus della città di Enet, di cui fui la causa della morte del padre, ma che mai sembrò recarmi rancore per questo fatto.
A loro sono riconosciuti gli stessi diritti e gli stessi doveri degli altri due miei figli.
I miei lasciati devono essere tra loro equamente divisi dispongo inoltre..."

Il lascito consisteva in un palazzo che avrebbero dovuto dividere in tre e in molto denaro oltre a varie proprietà.
Nessuno dei tre tocco mai quanto era stato loro lasciato.
Avevano un palazzo in cui tornare in quella città, ma nessuno di loro sembrava averne voglia.

Wolf's legend Chapter seven part three

TREASON

Nei giorni successivi fu come se qualcuno avesse spento la luce alla sua vita.
Svolgeva diligentemente i suoi compiti, e si presentava alle feste, ma ci apparivà come un lupo, freddo, altero e guardingo, inavvicinabile a tutti, schietto e dotato di un eloquio e di un sarcasmo così gelido e tagliente da risultare quasi insolente.
Se no fosse stato che già aveva dimostrato che nemmeno i migliori tra i damerini potevano tenergli testa qualcuno, qualche pazzo l'avrebbe sfidato a duello.
Provarono nuovamente ad assassinarlo, con dei quadrelli, ma gli assassini finirono impalati all'esterno dell mura di Rynm, dopo aver subito tremende torture e aver confessato i nomi dei mandanti che li accompagnarono nella morte atroce che toccò loro.
Non c'era gioia nei suoi occhi e non c'era pietà.
Maurice si avvide del cambiamento quando anche lui fene preso e sbattuto contro il muro per una parola detta troppo leggermente.
Si accorse anche che ormai dei suoi uomini nessuno più frequentava la sua casa e che doveva essere stato per loro fonte di vergogna e disprezzo.
Si svegliò come da un sogno e cercò di capire cos'era successo da quando era tornato nella sua città natale, di come era cambiato appena era stato reimmerso nel suo ambiente di provenienza.
Si avvide che ora c'era distanza tra lui e quel ragazzo che ora considerava suo figlio, che egli era gelido e altero e che malgrado questo i suoi uomini o per meglio dire quelli che un tempo erano stati i suoi uomini e che ora lo rimanevano solo nominalmente preferivano quel ragazzo come comandante a lui.
Cercò di riavvicinarsi ma parve troppo tardi ormai.
Intanto intorno a Sebastian si affolavano strani personaggi, lingue venefiche, che sobbilavano contro la repubblica, che promettevano questo e quello, gloria e onori, ricchezza e potere in cambio dell'appoggio dei suoi soldati a questa o quella congiura, contro questo o quel partito. Anche questi presto si trovarono a penzolare poco distanti dalla città.
Riapparve nella vita di Sebastian anche Simeon, il fratello di Thobias.
L'aveva accolto tra i primi in città, abbracciandolo come un fratello, ormai alto ed untuoso, magro fino all'inverosimile, con un'incarnato tanto pallido da farlo apparire un morto.
Era strano vederli insieme, il militare che si era imposto nella scena cittadina, alto solido, che spesso andava per strada in assetto da combattimento, che non mancava mai ai suoi doveri, che continuava ad allenarsi come il più semplice dei soldati, che rifiutava qualsiasi favore per non apparire immischiato nelle beghe cittadine al punto da essere diventato il campione di quella borghesia mercantile laborosia e produttiva ma esclusa dai giochi di potere e il politico, quello che era considerato uno degli uomini più oscuri e misteriori della città, l'oratore eloquente, ampolloso e pedante che riusciva ad avere tanto seguito nel basso volgo e ad una parte della classe politica corrotto e putrefacente.
Era come vedere l'edera attaccata ad una gloriosa colonna, come il parassita che si attacca al cane.
Ma Simeon non era stupido, e quando stava con Sebastian si dimostrava aperto e comprensivo, prendendo talvolta il tono dell'uomo colto con il contadino che non sa come vanno le cose nel vasto mondo.
Denunciava i mali che affliggevano la società, la sua decadenza e corruzione, i suoi vizzi e i suoi peccati, traendosene sempre fuori come uno che privo di forze stava cercando sempre più di evitare di affogare in un mare di liquami.
Simeon stava cercando di guidare Sebastian dalla sua parte, poco a poco, senza che lui se ne accorgesse se non fosse stato per Thobias forse ce l'avrebbe fatta.
Era nel chiostro interno della caserma, stavano parlando sempre di politica quando trafelato entrò Wilfred che portava con se un plicco.
Wilfred e Simeon si guardarono con odio mentre Sebastian apriva il plicco che era a lui indirizzato.
Rischiò di cadere a terra, si aggrappo alla colonna, stritolò nella mano guantata il plicco e poi se ne andò, un attimo dopo aver riempito di insulti Simeon e la sua stirpe, lanciando ordini urlati affinchè i suoi soldati si preparassero a partire entro due giorni.
Wilfred e Simeon raccolsero insieme il foglio, entrambi curiosi.
Annunciava il matrimonio tra Thobias Sestant e dama Eleonor.
Wilfred corse dietro al fratello per evitare che commettesse pazzie.
Tutta la caserma sentendo il furore del comandante stava già preparando la partenza, se l'avesse ordinato sarebbero potuti partire già quella sera.

mercoledì 12 marzo 2008

I will fly!

Volerò volerò verso Barcellona , lo farò da solo, come al momento sembra sia il destino della mia vita immediata.
Marco ha detto che mi ospita, ed io ho intenzione di prendermi finalmente una vacanza, ho intenzione di prendermi finalm,ente un momento in cui non avrò nulla da fare che non sia il divertirmi o il perdermi in una città magnifica, in cui sono già stato, ma di cui al momento non ricordo che scorci.
Ho intenzione di andare lì e di vivere, di liberarmi di quei fantasmi e quelle ombre che qui nella vita di tutti i giorni mi porto troppo spesso dietro.
Partire e viaggiare non è stato mai un problema, ma è la prima volta che parto così, che parto per la voglia di partire, per la voglia di liberarmi per la voglia di cambiare aria, giusto per qualche giorno, così da non aver nulla a cui pensare che non sia me stesso o il mio divertimento.
C'è chi mi ha detto proprio stasera che avrebbe paura di partire senza nessuno che l'accompagni, l'idea della solitudine, l'idea del dover aver qualcuno per essere non è mia.
Oddio, vorrei avere qualcuna che mi accompagni nel cammino, qualcuna che mi sia compagna amica e confidente lungo la strada che percorrerò, ma al momento il destino o il mio modo di essre hanno voluto insieme o da soli che fosse altrimenti.
Partirò intorno al 17 d'Aprile e vedrò di star via più o meno una settimana, mi procurerò il prima possibile la guida dell'EdT, compagna fedele degli ultimi anni, e vedremo se me la cavo tanto bene partendo per puro divertimento rispetto a quando parto da solo per studiare.

Not another teen movie!


No, mi oppongo, signor Giudice dica basta a questo scempio!!
Devo dire che la canzone "Notte prima degli esami" è bella, il primo film era carino, il secondo cominciava a seccarmi ma adesso basta!!!
Non si può fare un film su ogni verso di quella canzone, e dico basta anche a Vaporidis che da perfetto sconosciuto sembra voler diventare l'idolo delle masse di bimbette urlanti che sembrano affolare il centro di Roma o l'esterno dei cinema in cui alle anteprime questi attori vanno a fare le reclame!!!
Non se ne può più, dopo i film dei Muccino che hanno introdotto con successo il tipo di film adolescienziale in Italia ora spopola...
Basta film adolescenziali!!

Regime


Ho visto i TG stasera e mi ha molto infastidito una cosa. O meglio non so se mi abbia più infastidito o divertito.
Vedere Berlusconi che si scaglia contro i giornalisti che gli fanno domande che lo indispettiscono, che lo mettono in difficoltà, oerchè non si èm reso conto che candidare un FASCISTA poteva, come d'altronde ha fatto scatenare una polemica infinita era quanto mai divertente.
Era fastidioso vedere cosa tirava fuori per difendersi, cosa tirava fuori per giustificare le sue candidature, tirando fuori lo spettro di tutti quei comunisti di cui sarebbe pieno il PD.
Intanto una cosa di cui questo signore non ha memoria che non è la stessa cosa una persona che è stata qualcosa e chi ancora dice di essere quello che è stato.
Tra le altre cose non ci sono articoli neppure transitori della costituzione che vietino di essere comunisti ma purtroppo per quanti hanno nsotalgia per un certo regime il fascismo in Italia, forse per quei macabri frutti che ci ha portato è condannato e messo al bando.
Io spero vivamente che certa gente non vada su, perchè altrimenti qui corriamo il rischio di dover tornare a fare i conti con dei fantasmi che fecero la loro prima apparizione in Italia ormai oltre ottant'anni fa.

Iron Fist


Ieri, comizio elettorale di Veltroni a Padova e mi è capitato di parlare con uno della mia facoltà.
E' un personaggio con cui ritengo di aver poco di cui spartire, è uno che da un'idea di se coincidente con la tipica descrizione del figlio di Papà che costruisce la sua idea della politica su giornali o televisioni che non possono permettere di farsi un idea imparziale della situazione.
Sarà che la faccia da pesce lesso non me lo ha mai fato vedere come un tipo particolarmente sveglio ma direi decisamente che ieri ha confermato in toto l'idea che mi ero fatto.
Intanto perchè a mio avviso, ma sarà che io intendo la politica in un certo modo, voleva mettersi ad urlare contro Veltroni. Io capisco che ci possa essere scarsa stima verso una persona, non nego che la si possa arrivare ad offendere, ma ci devono essere dei presupposti di conoscenza diretta, si deve conoscere quella persona e avere il coraggio di dire quello che si pensa di fronte, faccia a faccia, perchè da lontano nascosto da una folla non vale è da codardi.
L'altra cosa che mi ha confermato quest'idea è l'idea che per risolvere il nodo alternativi a scienze politiche serva solo ed esclusivamente il pungo duro.
Un pugno duro ingiustificato è reggime e a me non va bene.
Si può colpire duramente un aversario, si può far in modo di tentare di infliggergli colpi che risulteranno letali, ma la cosa deve essere studiata, pensata e portata avanti con delle ragioni.
Cacciarli così tanto per, senza dei presupposti di diritto, darebbe solo altra forza, un'altra giustificazione morale per quello che dicono e fanno, sarebbe l'ennesima prova della loro balorda teoria che il sistema ce l'ha su con loro perchè loro sono la fonte della verità e per questo devono essere messi a tacere.
Ma metterli di fronte a dei crimini, dei reati, chiari e lampanti, come il vandalismo li costringerebbe a confrontarsi coi danni che provocano alla società civile che frequenta l'università, li porterebbe ad essere considerati dagli altri studenti non con la solita apatica non curanza che si ha verso gli esseri molesti ma qualcosa di decisamente diverso, qualcosa che si prova verso chi ti priva di soldi che sarebbero tuoi , che ti dovrebbero spettare, o per essere precisi, che dovrebbero spettare alla colletività ed essere impiegati in qualcosa di più utile che non ridipingere i muri esterni dell'università imbrattata da certi ebeti.
Dare dei volti a dei vandali, svergognarli e vedere come si comportano una volta privati di quell'impunità garantita loro dall'anonimato.
Chi sa di poter essere riconosciuto e sbugiardato non credo agirebbe così e il problema sarebbe risolto senza dover ricorrere al pugno di ferro, alla repressione e alla violenza.

martedì 11 marzo 2008

Disgusting

Non si può andare avanti così, la cosa mi crea fastidio e ribrezzo.
Devo dirlo, mi spiace Deby, mi spiace Ale, ma questo non è il mio modo di fare, non posso concepirlo ne accettarlo, va contro il mio modo di essere, va contro il mio modo di concepire lo scoutismo.
Un capo dovrebbe essere la sintesi dei tre motti di branca, dovrebbe fare del proprio meglio, SEMPRE, dovrebbe essere preparato, cosciente dei propri limiti e quando questi sono esclusivamente nozionistici, dovrebbe vedere di porvi rimedio, cercando di acquisire qualla lacuna che crea un impedimento al primo punto ovvero a quello di fare sempre e comunque il proprio meglio, dovrebbe servire, con coscienza di quello che fa, capire che non sta giocando, che ciò che fa non lo fa per se stesso, non lo fa per portare avanti un discorso su di se, certo c'è una crescita personale, ma lo fa per mettersi di fronte ai suoi fratelli più piccoli, su e con loro opera, saranno le loro vite che cambierà e sulle vite degli altri io non me la sento di essere leggero, nemmeno un pò.
E' un rifiuto netto, totale di questo sistema sbagliato, malato, che ci porta a contare su nulla di più dell'improvvisazione e sulla bravura che possiamo sperare un capo abbia in quel determianto istante.
Questo può portare solo alla morte.
Un giorno, si spera più lontano possibile, non ci saranno più capi con le doti e le capacità per sostituire quelli che se ne vanno e il sistema crollerà, imploderà.
Si deve salvarlo costruendo dall'interno qualcosa che eviti il crollo, una struttura, una strategia che porti a risultati sul lungo tempo, che sia un punto di partenza per quei capi che possono dare molto affinché possano dare di più ma che sia anche da contenimento per quei capi che invece rischiano di crollare.
Io, per il mio modo di fare, di concepire, di lavorare, non posso trovarmi in un ambiente in cui non 'è nulla di definito, nemmeno un punto da cuipartire per sbrogliare la matassa.
Ci deve essere un ordine, una sistematicità, magari non completa, non perfettamente delinata, su quello ci si può lavorare, ma da una struttura base si deve partire e se non c'è la si deve creare.
Io provo disgusto per le persone che giocano con le vite altrui con incoscienza e scarsa consapevolezza di ciò che fanno, io aborro coloro i quali si pongono rispetto ai lupi con la superficialità e la cialtronaggine di cui mi è capitato di vedere, io disprezzo coloro i quali non cercano di mettere tutto il loro impegno in qualcosa in cui si sono impegnati volontariamente.

lunedì 10 marzo 2008

Wolf's legend Chapter seven part two

ELEONOR
o canto d'amor cortese

Un Angelo, l'altra metà del cielo, il paradiso venuto in terra per immediatamente porsi appena un passo oltre a dove l'uomo può arrivare.
Questo vide in lei, l'essenza della perfezione, niente a che vedere con chi l'aveva preceduta, che fosse una ragazza di cui si ricordava ancora il nome, che aveva amato ed odiato come Aeren, o una semplice compagna di una notte o due, per sopportare meglio le lunghe e dure notti della campagna militare.
La sua pelle appariva alla vista delicata e liscia come i petali di una rosa, nei suoi occhi credette di vedere l'infinito e sotto le vesti leggere, che nel pieno della luce lasciavano intravedere il corpo che nascondevano intravide coò che di più perfetto Dio poteva aver creato.
In quella perfezione vide una ragione per sopportare tutto il male che lo circondava, in quel candore vide tutta la limpidezza necessaria per pulire quel marciume, in essa vide le stelle come non le aveva mai viste, in essa vide le ragioni del cielo e della pioggia, il pianto degli angeli che erano afflitti per non averla con loro.
Nel suo contegno, nella sua alterigia vide quella sobrietà che tanto mancava alla società che lo circondava.
Nelle sue vesti candide e semplici vide la probità di una vita fatta delle cose importanti delle vita, senza eccessi ne sprechi.
In essa vide la parsimonia, la bellezza e tutte le virtù che una donna può avere, senza che fossero macchiate da nessuno vizio, come la candida neve, in cui nulla c'è che non sia bello o perfetto, in cui nulla c'è che non sia bianco ed immacolato, perfetto e puro, come il giorno che Dio lo creò.
L'amore, la completezza stella dell'universo, ciò che porta due anime vagabonde, erranti per la terra, sole e sconsolate a trovarsi ed unirsi non per continuare un cammino di dannazione e afflizione ma per poter al fin volare in cielo congiungendosi con le anime elette da Dio o dall'amore.
L'amore, qualcosa che lo portò a dimenticare di continuare a pensare all'IO, al ME, ma lo spinse tra le braccia del LEI o di tacite preghiere perchè si potesse giungere prima o poi finalmente ad un insperato, ma sognato NOI.
La cercò, come l'assetato cerca una sorgente, come il sofferente cerca il ristoro per i propri mali, la cercò come l'innamorato cerca l'altra metà del cuore che ha lasciato inconsapevolmente per terra e che qualcuno altrettanto inconsapevolmente ha raccolto.
Andò alle feste, si fece fare nuovi uniformi in lucido velluto nero.
Cercò di imparare a cantare e a scivere sonetti per lei.
Si vestiva con cura, cerchò di essere alla moda fino al limite concesso dal suo senso del pudore, senza accorgersi qualche volta di oltrepassarlo.
I compagni lo guardavano stranito, i più vecchi capendo, compativano le follie dell'amore.
Cerco di attrarre la sua attenzione, cercò di discorrere con lei una volta che entrò in confidenza con lei, fece quei regali che le sue piccole entrate da soldato gli permettevano.
Quando camminava con lei faceva sfoggio di medaglie e decorazioni, cosa che prima non aveva mai fatto.
Sorrideva e cercava di essere spiritoso, cosa che lasciava alqaunto perplesso Wilfred che mai l'aveva visto in un simile stato.
Poi la primavera si mutò in estate e l'estate in autunno, qualche rosa ancora cresceva sui roseti e lui andò da lei, sua unica arma un delicato fiore bianco, cercando quel coraggio che aveva avuto sempre, che mai gli era mancato in battaglia e che ora sembrava essere saprito.
Cosa si dissero non lo so.
So che il celo era grigio e publeo, carico di pioggia, e questo perlomeno nascose le lacrime che sicuramente bagnarono le guance diq uel duro guerriero dopo che Sebastian vide la sua rosa cadere a terra e venire calpestata senza troppo considerazione.
Quello che gli rimase nella testa era come un ritornello:
"Tu non sei nobile, tu sei come il fango, qualcosa che mi sporcherebbe i vestiti"

domenica 9 marzo 2008

Points of view

Guido guardava con calma quella ragazzi che gli stava di fronte.
Nuda.
Una bella preda, una bella ragazza da mettere sotto, di cui poi raccontare agli amici.
Eppure... eppure l'aveva fatto dannare, mesi e mesi dietro per ottnere quello che stava già pregustando, un altra tacca da segnare sul diario come facevano i piloti della seconda guerra mondiale...

Claudia, era li di fronte a quel ragazzo che l'aveva saputa conquistare, che prima aveva disprezzato e poi pian piano aveva capito, nelle sue fragilità e nelle sue insicurezze, quele che non mostrava a quegli amici che lo rendevano così diverso, così odioso, così stupidamente maleducato.
Era nuda, percepiva il freddo sotto i piedi, si aggiustò i capelli, castani lunghi e lisci e si avvicinò a lui.

Era stregato, semplicemente stregato, quella timidezza in chi gli stava di fronte, non aveva più nella testa nulla, c'era stato qualcosa in quello sguardo basso, in quella ragazza che si concedeva a lui fidandosi ciecamente, che l'aveva capito come un pungo allo stomaco, aveva capito che attaccare quegli stupidi adesivi di playboy sul diario, cosa che fino al giorno prima gli era sembrata una figata, ora gli era sembrata una stupidaggine.
Lui non capiva chi era, con quella ragazza stava bene, meglio che con i suoi amici, con loro DOVEVA essere un duro, un figo per non perderne il rispetto, con lei era se stesso solo Guido.

Le labbra dolci di lui, baciate così spesso prima di allora, ma impossibilmente mai così nuove come quel pomeriggio, quel sapore diverso, quel sapore, salato e vide che una lacrima era scesa a rigargli la guancia fino ad andare a posarsi sulle labbra.
E lei gliela prese e la bacio, cos'erano le labbra se non una porta di passaggio attraverso cui donare la propria anima all'altro, a chi si ama?

Quelle labbra dolci e delicate, due petali di rosa in un viso di porcellana, le mani sue, fredde tra le proprie, a sentire con quella propria pelle che d'improvviso sembrava così inspiegabilmente e inguaribilmente ruvida quelle dolci estremità che tante altre volte aveva toccato, ma mai così e che mai così, prima d'allora gli aveva restituito tanto.

Sentire che l'aveva girata, sentire i dolci baci di lui sul collo, le loro braccia che si incrociavano in uno strano abbraccio, le dita che si stringevano, s'incrociavano, si cercavano in una danza delicata e inspiegabile.

Il respiro che diventava veloce, sepre di più, che sembrava voler superare il battere del cuore che già correva come... come non mai... e poi... silenzio.

Just a quotation

So che non è mia abitudine mettere post che non sono perlomeno in parte scritta da me, ma questo non so perchè l'ho trovato su una ragazza che probabilmente frequesta la mia stessa facoltà a Padova.
Mi è piaciuto e ho voluto copiarlo...

SIAMO UNA RAZZA IN ESTINZIONE

Per ogni ragazzo che ha detto “il sesso PUÓ aspettare”

Per ogni ragazzo che ha detto “sei bella”

Per ogni ragazzo che non era mai troppo impegnato per guidare dall’altra parte della città (o dello stato) per vederla

Per ogni ragazzo che le regala fiori e un biglietto quando è malata

Per ogni ragazzo che le regala fiori solo perché

Per ogni ragazzo che ha detto che sarebbe morto per lei

Per ogni ragazzo che lo avrebbe fatto veramente

Per ogni ragazzo che ha fatto quello che voleva lei

Per ogni ragazzo che ha pianto di fronte a lei

Per ogni ragazzo di fronte a cui lei ha pianto

Per ogni ragazzo che le ha tenuto la mano

Per ogni ragazzo che la bacia con un motivo

Per ogni ragazzo che la abbraccia perché è triste

Per ogni ragazzo che la abbraccia senza alcun motivo

Per ogni ragazzo che le darebbe la giacca

Per ogni ragazzo che chiama per sapere se è tornata a casa sana e salva

Per ogni ragazzo che starebbe seduto ad aspettare per ore solo per vederla dieci minuti

Per ogni ragazzo che le cederebbe il posto

Per ogni ragazzo che vuole solo coccolarla

Per ogni ragazzo che la rassicura che è bella non importa cosa faccia

Per ogni ragazzo le ha confidato i suoi segreti

Per ogni ragazzo che ha provato a dimostrarle quanto le volesse bene attraverso ogni parola e respiro

Per ogni ragazzo che ha pensato “questa potrebbe essere quella giusta”

Per ogni ragazzo che ha creduto nei suoi sogni

Per ogni ragazzo che avrebbe fatto qualunque cosa perché lei li potesse realizzare

Per ogni ragazzo che non le ha riso in faccia quando lei gli ha raccontato i suoi sogni

Per ogni ragazzo che l’ha accompagnata alla macchina

Per ogni ragazzo che ci mette il cuore

Per ogni ragazzo che prega perché lei sia felice anche se non è con lei

…questo è per te…

Non molte ragazze apprezzano i bravi ragazzi, ormai…

Perciò, non ce ne sono più molti là fuori…

Garantisco che il 90% dei ragazzi non ricopieranno queste righe, perché sono troppo preoccupati della loro immagine di ragazzi forti...

Se sei un bravo ragazzo copialo sul tuo blog col titolo “siamo una razza in estinzione…”

Se sei una ragazza che crede che ogni ragazzo dovrebbe trattare così una ragazza copialo col titolo “Per ogni ragazzo…”

Women

Ora che è passata la giornata della commercializzazione di quel sentimento di gratitudine che dovremmo provare per le donne posso dire la mia.
Premetto, odio la festa della mamma, quella delle donne, quella del papà, san Valentino e compagnia briscola.
Sono inutili surrogati di festa per dare alle persone di poter fare un qualcosa in una simbolica data dell'anno per poi poter tornare ad essere dei bastardi il resto dell'anno.
Non sono cose che mi piacciano, anche perchè una cosa fatta così, tanto per, un qualcosa fatta in modo spot, occasionale non hanno senso e lasciano il tempo che trovano.
Preferisco la coerenza e la costanza, il cercare di essere se stessi sempre e comunque, verso queste persone, senza cercare di esseregentili solo in una data dell'anno.
So che è più facili essere gentili occasionalmente, che è più facile essere migliori un giorno per poi essere stronzi negli altri 364, 365 se è bisestile l'anno.
Poi io non credo di esser il migliore degli esempi, però mi viene più normale fare un complimento quando una persona se lo merita che doverlo fare per forza per un evento ormai niente più che una manifestazione commerciale.
Perciò auguri donne, oggi e sempre, perchè siete un sale prezioso per una vita altrimenti noiosa.

The Guardian of Cothique: Chapter five

CAPITOLO III


KALLADIN E LA LUNA


La situazione era se possibile peggio di quella che si era immaginato.

Con l’esercito sconfitto e decimato il morale era basso. La fiducia era crollata tra gli stessi comandanti dopo che una delle famiglie nobili aveva abbandonato il campo di battaglia nelle prime fasi dello scontro lì dove era morto suo fratello.

Nessuno si fidava più di loro ma essi stessi si giustificavano in ogni modo possibile.

Accusavano suo fratello di essere un folle ed un visionario e se non fosse stato per la punta acuminata del suo pugnale forse avrebbero mosso anche a lui le stesse offese.

Il problema era che in effetti in quelle terre la cavalleria era composta solo dai nobili e che quindi spesso i battaglioni erano legati tra loro da forti vincoli di parentela e che quindi nessuno aveva nemmeno pensato di processare quei traditori come sarebbe successo in qualsiasi altro posto.

Gli unici veri antagonisti di quella famiglia poi avevano perso gran parte dei loro componenti nell’ultimo scontro nel vano tentativo di raggiungere Aedris ed i suoi. Non sarebbero riusciti a schierare un battaglione ancora per lunghi lunghi anni.

L’esercito del caos, avanzando di giorno in giorno, nel giro di un paio di settimane sarebbe giunto al cancello del lupo, ultima difesa prima della torre.

I rinforzi non erano ancora giunti e da quando riferivano i corrieri la fanteria della marina era sbarcata da pochi giorni e non sarebbe potuta giungere alle spalle del nemico se non di lì ad un altro mese per allora sarebbero morti.

L’unica speranza di salvezza risiedeva nei pastori di montagna, gli Aniranat, tetri veterani che passavano gran parte del tempo a combattere lupi e fiere dei monti, e che sarebbero stati un’unità formidabile da schierare in battaglia.

Purtroppo però in questo periodo non sarebbero mai scesi dai loro pascoli, una tetra minaccia minacciava i greggi: Kalladin il lupo.

Kalladin, in elfici significava qualcosa che stava tra l’ombra e lo spettro.

Era un nome dato dalle nonne eliche per far paura ai bambini quando non volevano star buoni.

Dai racconti che sentiva era il nome adatto a questa fiera.

Al comando del suo branco si aggirava negli anfratti dei monti intorno alla città massacrando greggi e anche famiglie isolate.

Troppe volte gli Aniranat avevano provato a catturarlo od ad ucciderlo, ma anche se le pelli di molti dei suoi compagni ora adornavano le spalle dei cacciatori lui era ancora vivo e vegeto ed in buonissima salute.

Era difficile avvistarlo, e non era successo che quando il branco si era trovato decisamente alle strette.

Era un esemplare enorme.

Una degna preda per un cacciatore come Antheus.


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Ormai era partito da due giorni da Tor Ailin e già aveva trovato le tracce del branco.

Adesso stava nascosto tra dei cespugli nella cima di un canalone, vicino alla fune che azionava la sua trappola.

Il branco avanzava nella gola sottostante, maschi e femmine, cuccioli e vecchi, ma nessun lupo che sembrava rispondere alla descrizione che gli era stata fornita.

Ormai pensava che fosse solo una suggestione popolare quando ecco apparire, quando ormai il branco era sparito dietro la prima svolta, un enorme lupo dal manto chiaro come la luna quando di notte si specchia su d’un lago.

Avanzava maestoso, tranquillo e sicuro che nulla l’avrebbe colpito.

Antheus fece scattare la trappola.

Un’enorme frana crollò nel canalone bloccandone il passaggio.

Il branco tornò indietro di corsa, e Kalladin provò più volte a scavalcare il nuovo ostacolo che gli si frapponeva ora di fronte, ma questo era troppo grande e troppo ripido anche per un lupo della sua forza e della sua possanza.


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“Lì doveva esserci l’opera dei bipedi dalle orecchie a punta” pensò Kalladin. Era separato dal suo branco ormai da due giorni e da due giorni era scappato dal almeno una decina di trappole e di quegli strani uccelli di legno con la punta di metallo.

Aveva intravisto più volte un’ombra alle sue spalle. Gli sembrava che fosse uno solo a seguirlo.

Se voleva cacciare che lo facesse pure. Ma sarebbe stato il lupo a scegliere il terreno.


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Quella era la sera dell’ultima luna piena prima del solistizio.

Lui invece di essere alla torre era lì nei monti ad inseguire un lupo maledetto.

Aveva visto che era impossibile catturarlo con le trappole o colpirlo con le frecce.

L’avrebbe cacciato come l’avrebbero cacciato i suoi avi: in sella e con la lancia.

Il lupo apparve ai margini di una radura quando la notte era ancora giovane, la luna sarebbe diventata piena di lì a poche ore e forse lui per quell’ora si sarebbe potuto inginocchiare vicino ad un ruscello per pregare Isha.

Spronò il cavallo e si diresse al troppo verso il lupo.

Impugnava una corta lancia, qualcosa di poco più lungo di un giavellotto, avrebbe potutto utilizzarlo in entrambi i modi.


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Ecco finalmente il due piedi si palesava, stava sopra a uno di quei traditori del regno animale. Stava sopra a quella che sarebbe stata una sua preda ed ora sarebbe diventato anche’egli una sua preda.

Aspettò che l’elfo s’avvicinasse e poi cominciò a dirigersi verso il bosco.

Man mano che il cavaliere accelerava anche lui aumentava la velocità del suo passo, in modo da far credere all’altro di guadagnare terreno, anche se molto meno di quanto esso credette.

Kalladin raggiunto il bosco s’arrestò in modo da far avvicinare ancora Antheus e poi s’immerse nelle fitte ombre della notte.


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Ormai era da mezz’ora che inseguiva quella dannata fiera nei sentieri oscuri del bosco, e di certo se non fosse stato un elfo ora la sua caccia sarebbe stata già conclusa da un pezzo. Per fortuna i suoi sensi gli permettevano di non essere in svantaggio lì rispetto all’animale.

Il cavaliere si diresse verso un bivio, di certo il lupo era passato di lì, ma dove?

Antheus scese da cavallo e si diresse tenendo l’animale per la briglia verso la biforcazione.

Non si era accorto dei due occhi che brillavano illuminati dalla luna sopra ad una pietra dietro di lui.


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Ma come diavolo aveva fatto a sorprendero?

Il lupo si era lanciato da sopra la pietra e prima che lui potesse fare qualsiasi cosa gli aveva ucciso il cavallo ed era sparto nella boscaglia.

Ora lui gli correva dietro e di riusciva a scorgerlo tra un albero e l’altro mentre correva.

Di certo quel lupo era più veloce di lui.

Improvvisamente sbucò in una radura. Del lupo nessuna traccia.

Nel mezzo dello spazio una pietra guardiana, impressionante per bellezza ed enormità.

L’elfo s’avvicinò a poco a poco, descrivendo lenti cerchi intorno a se puntando la lancia sempre di fronte.

Ma quando fu ad un passo dalla pietra da cui sperava di trarre una sorta di riparo ecco che la fiera gli si lanciò contro azzannando la lancia nel mezzo.

Il peso del lupo scaraventò a terra il nobile elfo che si trovò a rotolare con la belva nell’erba della radura.

Di colpo Antheus si trovò sopra e facendo perno sulla lancia e dandosi lo slancio con le gambe saltò lontano da quello scontro mortale.

In un secondo estrasse la spada ma fu troppo lento. Il lupo gli azzannò il braccio ed egli perse la presa sull’arma.

L’elfo disperato sentendo che le forse lo abbandonavano estrasse il pugnale e lo conficcò ripetutamente nel fianco del lupo fino a che questi non lasciò la presa.

La belva sanguinante di allontanò solo di alcuni passi e cominciò a girare intorno all’elfo lanciando un basso ringhio minaccioso.

L’elfo era consapevole che oramai era finita. Quella bestia se pur ferita era troopo forte e troppo veloce per lui, la sua lancia giaceva sotto i suoi piedi frantumata dalle fauci del mostro e la spada giaceva troppo lontano perché potesse recuperala, il braccio destro era inutilizzabile con l’osso frantumato dai denti del lupo.

L’unica cosa che gli rimaneva era il pugnale che aveva in mano.

Antheus perse la concentrazione guardando gli occhi profondi e misteriosi del lupo. Vide rabbia e malinconia, orgoglio e coraggio, vide voglia di vivere ma consapevolezza di dover morire.

Il lupo si lanciò contro l’elfo e l’azzannò tra la spalla e il collo trovandosi però a sua volta con il pugnale confricato nello stomaco.

Già le ferite che gli erano state inflitte erano mortali, ma quest’ultima accorciò di molto la sua agonia.

Pure il morso che aveva inflitto ad Antheus era mortale.

Insieme ruzzolarono contro l’enorme monolite e si trovarono uno di fianco all’altro.

Che bello era il cielo quella notte, completamente limpido.

La regina degli astri si stava facendo piena. Ed Isha con la sua luce stava per ridiscendere nuovamente sulla terra.

I due guerrieri era entrambi al contempo felici e malinconici. Era nella loro natura combattere, era nello loro natura lottare per vincere, ma sapevano anche che era nella loro natura la possibilità di morire nella lotta. Almeno erano morti scontrandosi con una creatura degna di loro.

L’unico rimorso per entrambi era che non avrebbero più potuto vedere un cielo come quello.

Antheus cominciò a recitare i mesti versi della preghiera a Isha e mentre lui pregava ecco che al suo fianco s’alzava un sommesso e lamentoso ululato di morte.

L’elfo fece appena in tempo a percepire che quel verso finiva in un rantolo di morte mentre anche la sua preghiera finiva, prima di chiudere gli occhi nel dolce abbraccio dell’oscurità.


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La dea camminava due volte sul mondo mortale.

Girava per il mondo lì dove risiedevano i suoi figli, ascoltando le loro preghiere talvolta ascoltandole talvolta ignorandole, ma ora non poteva di certo ignorare quelle due preghiere così simili e così diverse che salivano da un luogo colmo di potere come quello.

Due dei suoi figli si erano scontrati e si erano uccisi in una notte dedicata a lei. Si erano feriti mortalmente ed erano porti pregando entrambi a lei.

Erano morti elevandole le lodi più tristi e malinconiche, ma al contempo più belle che il mondo avesse mai potuto immaginare.

Si avvicinò a loro e cominciò ad operare con le loro anime. Per fortuna non si erano ancora allontanate.

Per quella notte ancora Morai-Heg non avrebbe avuto quei suoi figli.

Nella luce della luna il sangue del lupo e dell’elfo si mischiò sulla pietra guardiana e rientrò nei corpi.

Da quella notte in poi il fiero cavaliere ancora sarebbe entrato in battaglia in sella ma mai più d’un cavallo.

Da quella sera in poi il lupo solitario non sarebbe stato più solo.

Da quella sera insieme avrebbero combattuto.

Da quella sera insieme nelle notti di pleniluni avrebbero elevato preghiere ad Isha.

Da quella sera sarebbero vissuti e morti insieme.