domenica 9 maggio 2010

Young



Capita, capita che un pensiero sia raccontato meglio dalle parole di altri che non dalle nostre.
Mi capita di trovare le parole, di dico migliori, dico semplicemente le parole, per descrivere gli altri, spesso mi riesce anche bene, senza trovare quelle che servono a descrivere me e quello che mi circonda.
La storia di una vita, della propria vita non è maifacile da raccontare, non è mai facile da trovare le parole, forse è più facile descrivere le emozioni, i sentimenti, soprattutto quando sono a tinte forti.
Non è altrettanto facile raccontare i propri pensieri, soprattuto se si vuole scadere nel banale.
Sentrsi i dubbio eppure così protesi in avanti, sentire la maledetta voglia di fare un passo avanti, senza essere certi di quanto si potrà fare.
Le parole le ho trovate in marco paolini, mi sento ancora come qualcuno che ha voglia, tanta voglia di essere adulto, senza sapere se lo si comincia ad essere o meno.
La paura è di rimanere intrappolati in questo limbo senza sapere di essere diventato qualcosa di diverso da quanto ero ieri, pur essendo rimasto sempre me stesso.
La voglia di una famiglia, una vita mia, tutta mia, meglio nostra, con la mia compagna, fa si che io voglia sentirmi adulto, senza essermi tuttavia tolto di dosso quella paura di essere ancora un ragazzo.
E allora capita di essere qui, sul ciglio di un burrone, col parapendio senza sapere se ci sarà o meno il coraggio di volare.

sabato 6 marzo 2010

Ignote

Trovare la forza di capire, trovare l'idea che tutto cambia.
Il salto c'è stato e il punto dell'atterraggio sembra solido.
C'è una giungla in cui immergersi, in cui andare avanti, cercando quello che non si è certi di trovare.
Così si comincia ad immergersi passo dopo passo, con mille sentieri che si aprono a destra e a sinistra, con la possibilità di perdersi in un secondo.
Il passato sembra distante, molto più distante di quanto possa esserlo qualunque luogo.
Il passato non è altro che un isola che non si può raggiungere, che per quanto grande non potrà mai raggiungere le dimensioni del nostro futuro, l'infinito.
Viene voglia di fuggire, di capire, ma poi, malgrado tutto, avanziamo...

venerdì 5 febbraio 2010

élan.

Correre correre correre
arrivare lì sul fine di tutto e poi saltare.
L'aria.
Il vuoto.
La straordinaria sensazione di vuoto, sopra, sotto, tutt'intorno a te.
Sentirsi volare prima che la gravità ci catturi ancora per riportarci alla vita.
A quella vita che riparte domani, che riparte da un punto diverso, non troppo distante,
comunque diverso.
E fanculo alla paranoie
fanculo a chi ti ha deluso
fanculo a chi pretende di scrivere la tua vita
fanculo a chi pretende di dirti cosa è meglio per te
fanculo a chi pretende di decidere cosa devi fare
fanculo a chi ti giudica senza capirti
fanculo a chi chiedi difficoltà dopo che gli hai dato tanto e si scansa facendoti cadere per terra
fanculo a chi "tutti hanno dei problemi..."
si chiude e si apre, una vita che non si ferma, come un fiume in piena, come una cascata, con l'acqua che corre, prende lo slancio e salta, volando in aria prima di ricadere nel vuoto.
fanculo a tutto tranne che al passato che mi ricorda chi sono e da chi mi devo guardare,
sto saltando e prima o poi atterrerò.

lunedì 25 gennaio 2010

Stairs


Quante cose può essere una scala?
Quante cose può simboleggiare?
Temo di dover imparare che nessuna lettura è univoca.
Un muro è un ostacolo per qualcuno, una protezioni per altri.
Una strada per qualcuno è una via per altri un insopportabile striscia sul terreno che li tiene fermi in un percorso totalmente lontani dal resto dell'infinito che li circonda.
Una montagna è un ostacolo insormontabile ma anche un punto della terra più vicino a Dio rispetto alla pianura.
Il cielo è un tetto sotto cui dormire, o l'infinito da esplorare.
Il mare è una distesa d'acqua e al tempo stesso le profondità degli abissi.
Le scale sono un unione tra piani diversi, uno strumento di congiungimento.
Sono, gradino dopo gradino, un mezzo per salire e scendere ma allo stesso tempo la misura dela distanza tra chi sta su e chi sta giù, la misura delle incomprensioni, del silenzio, di chi non si capisce e non vuole farlo.

venerdì 15 gennaio 2010

Seaside...


Alba, un posto indefinito.
Capita di guardare il cielo, capita di cercarlo nel fondo del mare che come una macchia d'inchiostro sul foglio si spande di fronte a te.
Le stelle non sai quali siano, quelle sotto di te, quelle di fronte a te, quelle sopra di te.
Non lo sai e ti muovi.
Poi lui spunta dall'acqua e ti sommerge, fa svanire tutto.
Il sole è una stella, ma stranamente in un momento di profonda, struggente e sconcertante poesia sa distruggere tutta la poesia della notte, riportandoti alla banalità del giorno.
Due mondi che fino ad un secondo prima erano indefiniti, erano un tutt'uno ora si separano, lacerandosi, la terra dal cielo, le speranze dalle aure, il futuro dal presente.
Non si può che assistere impotenti ad uno spettacolo simile, limitandosi a chiedersi quale sarà la propria strada quel momento in avanti, camminando li dove nessuno e, al contempo, tutti gli altri, ha mai messo piede fino ad ora.
Una strada mai percorsa e percorsa mille volte, da quando si era bambini, fino a quel lungo tramonto in cui il sole sparirà nuovamente, per sempre e tutto sarà di nuovo uno.