venerdì 31 agosto 2007

Flowers givers

Ogni tanto ci capita di incontrare persone che ci cambiano la vita, che ci fanno pensare, che aggiungono un qualcosa di nuovo alla vostra vita.
E' come se tutti noi girassimo nel mondo con in mano un mazzo di fiori e, pccasionalmente, ci fermassimo per donarne uno a una persona che incontriamo.
Sono pregi e debolezze, difetti e forze.
Sono gli aspetti migliori e peggiori di noi stessi. E' come se lasciassimo una traccia nella vita di qualcuno, certe volte duratura come il nome scritto sulla spiaggia da un bambino altrevolte come una dedica lasciata incisa sulla roccia.
Sono cambiamenti che lasciamo, positivi e negativi, sono fiori od ortiche, petali o spine.
Ci sono nella vita di tutti persone che ci hanno donato questo genere di fiori.
Sicuramente a me li hanno donati i miei, mio fratello, i miei nonni, i miei capi scout, e altre persone che ho incontrato nel cammino.


Voglio provare però a raccontare qui, inframmezzato ad altri argomenti, quanto ho raccolto da alcune persone speciali.

Sono le ragazze che mi sono piaciute, non quelle per cui ho preso una bandata estiva o cose di questo genere, sono quelle per cui ho veramente ho perso il cuore e la testa, quelle che mi hanno fatto cose pazze.
Non voglio raccontare di quanto è accaduto tra me e loro, non mi interessa far sapere cosa c'è stato in mezzo. Voglio raccontare cosa ho provato, in che modo mi hanno smosso il cuore, ciò che mi hanno donato.


Voglio cominciare questo racconto in questi giorni per condurre avanti un discorso, un percorso che ho ben chiaro in mente e che in poco tempo ci porterà, me e i pochi di voi che leggono (se siete in 5 siete in tanti) ad una meta che mi è ben chiara in testa.
Signori e signore andiamo ad incominciare:




Il Fiordaliso:




E' proprio vero ce il primo amore non si scorda mai, mi ricordo ancora quando mi sono innamorato di lei, un anno più vecchia, scambio culturale in Russia.

Devo dire che anche l'ultima volta che l'ho vista, sarà un paio di mesi fa, era praticamente uguale a com'era quando l'ho conosciuta.

Una ragazza semplice, decisamente intelligente ( eccetto casi eccezionali non riesco a farmi piacere quelle che non abbiano una testa alquanto fine).
Mi piacciono intelligenti, da sempre perchè voglio una compagna non una suppellettile, e lei era ed è intelligente.
Una ragazza tranquilla, normale, decisamente assennata.
Diciamo che in un certo senso avrebbe potuto essere la mia immagine femminile se non fosse che lei era minuta ed io sono un orso, se non fosse che lei è chiara e lineare come una fonte d'acqua limpida ed io sono invece spesso torbido come un a pozza di fango.
Mi piaceva per la sua dolcezza e per la sua sensibilità, per il suo saper cogliere le persone e farle sentire a proprio agio. Mi piaceva la sua bontà, mi piaceva che fosse la tipica ragazza per bene.
Mi piacevano e forse mi piacciono tutt'ora tutte queste sue caratteristiche, ma era per me quello che Beatrice fu per Dante e quello che per Petrarca fu Laura.
Fu un idealizazione, la perfezione presonificata, una santa, un angelo sceso in terra. Non riesco tutt'ora a vedere in lei dei difetti dopo anni che ci conosciamo. Ma forse proprio per questo ha smesso di piacermi già molto tempo fa.
La perfezione non è mai stata una mia caratteristica malgrado io miri ad essa.
Pur avendola incontrata anni dopo, quando eravamo entrambi cresciuti ho trovato che pur riconoscendole le stese qualità e le stesse virtù della prima volta non riuscivo più a sentirmi attratto da lei, non era più quello che cercavo, come invece erano diventate altre persone incontrate durante il sentiero che avevo portato avanti.


METTI IN CIRCOLO IL TUO AMORE

Luciano Ligabue




Hai cercato di capire
e non hai capito ancora
se di capire di finisce mai.
Hai provato a far capire
con tutta la tua voce
anche solo un pezzo di quello che sei.
Con la rabbia ci si nasce
o ci si diventa
tu che sei un esperto non lo sai.
Perché quello che ti spacca
ti fa fuori dentro
forse parte proprio da chi sei.

Metti in circolo il tuo amore
come quando dici "perché no?"
Metti in circolo il tuo amore
come quando ammetti "non lo so"
come quando dici "peché no?"

Quante vite non capisci
e quindi non sopporti
perché ti sembra non capiscan te.
Quanti generi di pesci
e di correnti forti
perché 'sto mare sia come vuoi te.

Metti in circolo il tuo amore
come fai con una novità
Metti in circolo il tuo amore
come quando dici si vedrà
come fai con una novità

E ti sei opposto all'onda
ed è li che hai capito
che più ti opponi e più ti tira giù.
E ti senti ad una festa
per cui non hai l'invito
per cui gli inviti adesso falli tu.

Metti in circolo il tuo amore
come quando dici "perché no?"
Metti in circolo il tuo amore
come quando ammetti "non lo so"
come quando dici peché no.

Freedom

Una libertà, molte libertà? Infinite libertà?
Una parola che in relazione al contesto assume concetti profondamente diversi che spaziano da valutazioni, che a mio parere possono variare dall’estremamente positivo all’estremamente negativo.
Si va dal concetto superiore di libertà, valore cui anela l’uomo alla “libertà” di un branco di idioti, per non definirli peggio, che abusa di una ragazza passando ovviamente per tutti i gradi intermedi della scala.
La stessa parola assume da come la si concepisce e da come la si vive.
La libertà come concezione di essere liberi dai vincoli, liberi dai legami, dalle imposizioni è diversa dalla libertà come abnegazione, la libertà come scelta di rinuncia di se stessi e di parte del proprio tempo per entrare al servizio del prossimo.
La prima è schivitù ai propri istinti ed al proprio io, quando non è semplicemente cecità, la seconda è libera scelta.
La libertà non può essere, secondo me, la totale assenza di paletti, di regole. La libertà non è per forza di cose pa piena possibilità di poter scegliere tutte le possibilità che ci vengono messe di fronte.
La libertà è anche saper accettare le limitazioni della società, capire che ad un certo punto finisce l’IO ed iniziano il TU, il NOI, il VOI, il LORO.
La libertà è un accettare le regole, saper accettare un sistema, capirle le leggie farle proprie, far si che entrino dentro di noi per poterle vivere appieno. E se questo non succede perché le regole sono comuqnu profondametne sbagliate allora libertà è anche poter decidere di cambiare le regole del gioco.
La libertà come diceva Giorgio Gaber nella canzone che troverete poco sotto, non è star sopra un albero, la libertà è partecipazione aderenza ad una società, ad un idea, che permetta una contrapposizione e un confronto democratico quando le idee sono diversse.
Libertà è impegnarsi perché la nostra condizione, di chi ci sta attorno, dell’ambiente possa migliorare.
Libertà è riuscire a passare oltre alle prigioni dell’IO, per arrivare ad un concetto di comunità che necessità del singolo e delle sue capacità per poter crescere.
Libertà non è decidere di non rispettare le regole solo eprchè ci fa comodo, non è evadere le tasse perché così ci sentiamo più furbi e abbiamo i soldi per la piscina ed il SUV.
La libertà non è voler vedere le tasse abbassate perché “Io tanto i soldi li ho per farmi curare e quindi degli altri non mi interessa nulla.”
Libertà non è distruggersi da soli, non è fare cazzate e buffonate,perché abbiamo sempre e comunque su di noi la responsabilità di chi ci sta intorno e non non possiamo permetterci di danneggiare nessuno. Soprattutto se si è uomini pubblici o membri delle istituzioni (parlamentari in primis)




LIBERTA'
Giorgio Gaber


[parlato]: Vorrei essere libero, libero come un uomo.
Vorrei essere libero come un uomo.

Come un uomo appena nato
che ha di fronte solamente la natura
e cammina dentro un bosco
con la gioia di inseguire un’avventura.
Sempre libero e vitale
fa l’amore come fosse un animale
incosciente come un uomo
compiaciuto della propria libertà.

La libertà non è star sopra un albero
non è neanche il volo di un moscone
la libertà non è uno spazio libero
libertà è partecipazione.

[parlato]: Vorrei essere libero, libero come un uomo.
Come un uomo che ha bisogno
di spaziare con la propria fantasia
e che trova questo spazio
solamente nella sua democrazia.
Che ha il diritto di votare
e che passa la sua vita a delegare
e nel farsi comandare
ha trovato la sua nuova libertà.

La libertà non è star sopra un albero
non è neanche avere un’opinione
la libertà non è uno spazio libero
libertà è partecipazione.

La libertà non è star sopra un albero
non è neanche il volo di un moscone
la libertà non è uno spazio libero
libertà è partecipazione.

[parlato]: Vorrei essere libero, libero come un uomo.
Come l’uomo più evoluto
che si innalza con la propria intelligenza
e che sfida la natura
con la forza incontrastata della scienza
con addosso l’entusiasmo
di spaziare senza limiti nel cosmo
e convinto che la forza del pensiero
sia la sola libertà.

La libertà non è star sopra un albero
non è neanche un gesto o un’invenzione
la libertà non è uno spazio libero
libertà è partecipazione.

La libertà non è star sopra un albero
non è neanche il volo di un moscone
la libertà non è uno spazio libero
libertà è partecipazione.

WOLF

Quello che segue è un “breve” racconto, di epr se slegato dagli altri ragionamenti del forum o da quel poco che racconto di me.
Se volete leggetelo, altrimenti saltatelo pure, è solamente una cosa che volevo scrivere per dargli una forma definitiva e non solamente immaginaria.


Il cielo era nero sulla torre.
Lui era lì che scrutava i dintorni come un lupo fa da una collina.
La mattina era sorta da poco, ma era come se non fosse mai sorta a causa del buoio delle nubi cariche di pioggi che avvolgevano quel triste angolo di mondo.
Il tempo giusto epr gli eventi che si stavano compiendo, per l’olocausto che vedeva la vittima oramai vicina all’altare.
Tuttavia la vittima non aveva intenzione di ritrovarsi sgozzata senza combattere, senza che anche il carnefice versasse il proprio sangue.
Le bandiere nere, un tempo gloria dell’impero ora sventolavano contro di esso in una cupa mattina in sui tutto stava per finire.
Era stata una vita di servio, si sforzi e sacrifici, una vita di ciccatrici e sangue donato a quel Signore che ora bussava alla sua porta con mani guantate di ferro.
I fiori che adornavano il suo vessillo ancora garrivano orgogliosamente al vento, ma chissà per quanto sarebbe stato così.
Attirato nella capitale con un tranello era stato ad un passo dalla cattura, sfuggito per miracolo a tradimenti agguati e congiure, all’ingratitudine di quello a cui eaveva donato almeno trentacinque anni della sua vita.
Dopo la fuga era tornato su quel picco sperando di poter sopravvivere in qualche modo.
Sperava che la vendetta di quello che era statoil suo signore si abbattesse solo su di lui e sui pochi che si trovavano con lui sul picco ma così non era stato.
Avea saputo da fuori attraverso i radi messaggi che erano arrivati che ovunque le sue truppe erano state assalite dalle truppe imperiali e ricacciate dalle posizioni che occupavano, i suoi comandanti erano stati esautorati quando non avevano prestato giuramento direttamente all’imperatore e quelli che si erano opposti erano stati assssinatia tradimento.
Si diceva che anche suo fratello fosse morto per mano di vili pugnali.
Non c’era più speranza, eppure doveva continuare a lottare. Sapeva che per nesuno di loro ci sarebbe stata speranza, anche epr sua moglie, e per le altre donne e bambini presenti nel castello.
Aveva provato a farle evaquare ma nessuna di loro aveva voluto abbandonare il marito e alcune erano morte di fianco a quello che per una vita, fose stata lunga un mese o oltre cinquanta anni, era stato il loro compagno.
In questo momento ringraziava il cielo di non avergli dato figli, come aveva invece pregato per anni. Almeno adesso non avrebbe dovuto temere anche per loro.
Con l’omicidio di suo fratello il destino della casata era segnato.
Scese dal torione diretto alle sale in cui ancora si asserragliavano i suoi uomini.
Erano tutti veterani temprati, c’era chi aveva i capelli bianchi e chi invece aveva ruche in facica che gli erano state procurate non dal tempo ma dalle lame di altri uomini.
Il portone del torione era stato infranto all’alba dopo che per due giorni si era riusciti a respingere gli assalti ad esso.
I combattimenti oramai erano sala per sala, gradino dopo gradini cedendo al nemico ogni passo ad un costo elevatissimo.
Tuttavia all’esterno le armature dorate degli imperiali sembravano essere infinite mentre all’interno le armature argento e nere dei suoi cavalieri diventavano spaventosamente sempre meno.
Ogni uomo caduto era una perdita incalcolabile, un amico, un fratello che se ne andava e che non sarebbe mai potuto essere rimpiazzato.
L’armatura era ammaccata, aggiustata alla vbell’e meglio.
In più punti il sangue rappreso, fuoriscito dalle ferite ricevute i giorni precedenti, macchiava il colore le vesti del comandante.
Il mantello pesante in lana e pelle di lupo gli ricadeva sulle spalle per proteggerlo dal freddo che entrava dalle finestre distrutte e dalle brecce aperte dalle armi degli assedianti.
Oramai era solo questione di minuti, i combattimenti nelle sale inferiori dove gruppi isolati di difensori si erano asseragliati diventavano via via più fiochi.
Il nemico stava salendo e presto avrebbe fatto irruzione nella stanza. Si calò l’elmo sulla fronte stempiata.
TUM, un primo colpo dell’ariete sul portone della cappella
TUM, le donne eranos tate fatte spostare dietro l’altare metnr gli uomini erano disposti in un esile muro di scudi.
TUM i ragazzini che sapevano imbracciare un arco stavano dietro con le poche freccie rimaste.
TUM il comandante sull’altare con le bandiere ed i pochi ufficiali rimastigli a mostrarsi perfettametne in attesa di chi reclamava la sua testa.
TUM il portone si aprì ed una marea dorata si riverò all’interno e…

Non si ricordava mai nulla nelle battaglie, era una vita che ci ci era immerso prima contro la sua volontà, poi dall’abitudine.
Non era più nemmeno una questione di sentimenti, ma una metodica routine, un mestiere per cui si era abituato da tutta una vita, ed ora a cinquant’anni nulla lo sorprendeva più.
Poi d’improvviso tutto cambiò…

…il suo nome, urlato da una voce carica d’angoscia, si girò appena in tempo per vedere una spada che era diretta dal basso verso di lui pronto a trafiggerlo nel ventre quando all’improvviso una sagoma vestita d’azzurro si frappose. Nona veva bisogno di vedere quel volto.
Quei capelli rossicci spruzzati d’argento li conosceva bene.
Li aveva accarezzati mille volte, innamorandosi del profumo che emanavano.
Si era innamorato giovane di quei ricci che poi l’avevano accompagnato per tutta una vita.

Senza pensarci tirò un fendente all’asaslitore con una ferocia mai trovata prima e prima che quello giacesse immoto a terra già lui abbracciava sua moglie.
Ebbe appena il tempo di vedere i suoi occhi velarsi di lacrime e di gioia vedendolo vivo. Poi persero la luce che lui tanto aveva amato.

Chiamo il nome di lei, urlò il suo nome con attorno i suoi uomini che avevano fatto scudo.
Le loro donne erano state uccise insieme a diversi dei ragazzi da dei soldati che avevano fatto breccia nel muro di scudi.

Pieni di furia omicida quei soldati si alzarono e come se non sentissero più ferite, freddo e dolore si diressero verso la porta.
Per quei lupi, per quei cacciatori di fronte a cui i nemici scappavano come cervi i soldatini che si trovarono davanti non erano altro che bamboline da divelgere.
Senza più avere dele persone da proteggere, senza più dover giocare sulla divensiva, senza avere nulal da perdere e pieni solo del loro dolore caricarono,.
Caricarono malgrado il sonno.
Caricarono malgrado la fame.
Carcarono malgrado gli stenti.
Caricarono malgraddo le ferite.

Ogni colpo era una fonte di riposo nelle membra.
Ogni goccia di sangue era cibo per quelle belve
Ogni nemico che cadiva era una ricompensa.
Ogni fendente nuova energia.
Scesero, scesero scesero, nulla poteva ostacolarli.
Sempre meno con qualcuno che di volta in volta non ce la faceva sopraffatto dalle ferite che già avrebbero dovuto ucciderlo prima.
D’improvviso lo videro.
In un armatura finemente cesellata l’imperatore. Arrivava per godersi il suo trionfo.
Per vedere gli occhi di quel generale agonizzante di cui sempre stati invidioso.
Ma gli occhi che incrociò non erano carichi di timore e di richiesta di petà. Quello che scorse fu Odio.
Come un branco di lupi in caccia il camandante si lanciò sull’imperatore e prima che questo potesse dire niente già la spada penetrava l’armatura.
Lo spettacolo che l’imperatore si era prefigurato era avvenuto. A parti invertite.
Cadde il piccolo uomo, cadde e con lui la sua armatura fatta certametne per tutto tranne che epr combattere.
Il comandate tuttavia si era spinto troppo oltre.
Circondato, prima che i suoi arrivassro fu raggiunto da diverse lame.
Cadde a terra, cadde in ginoccio e pensò di essere già morto sentendo quelli che erano i corni di guerra del suo esercito suonare al sorgere del sole nell’ombrosa amttina che finalmente si diradava all’esterno.
L’elmo gli cadde. Si ritrovò a guardare la vetrata dalla quale entrava la luce.
Il sole infine era sorto e con se aveva portato i suoi cavalieri.
Erano stati attaccati in tutto l’impero, ricacciati, ma mai sonfitti.
Avevano ceduto il passo solo per prendere lo slancio e travolgere i traditori.
Avevano travolto le armate imperiali e come una nera nube erano corse in aiuto del loro comandante travolgendo tutto ciò che di dorato si metteva in mezzo tra loro ed il loro signore.
Il guerriero senti mani amiche che dolcemente lo rimettevano in una posizione naturale.
Vide i suoi soldati che non combattevano più. Non si erano arresi. Avevano vinto, il nemico battuto era fuggito incalzato dalla cavalleria del suo esercito che finalmente arrivava.
Disteso vide le sue bandiere, i sui simboli, i suoi valori che ancor a erano salve.
Mentre gli occhi gli si velavano di lacrime e di un ombra scura vide entrare un uomo, che gli somigliava, più magro e anche di poco più giovane.
Vide suo fratello, vivo che entrava e si inginocchiava piangente al suo finacò.
Gli strinse per l’ultima volta la mano, come aveva fatto per dispetto da piccolo, ma non c’era più odio in quel gesto. Era suo fratello era un ricordo di una vita passata a combattere insieme.
Senti infine che gli veniva posta sul capo una corona.
La corona di quell’imperatore che l’aveva tradito.
Infine fu issato ma dove lo portarono non lo seppe mai perché infine la mano si schiuse e la sua anima partì slacciandosi dal corpo.

giovedì 30 agosto 2007

Hidden behind the nose.

Ho già scritto che esistono cose per cui vale la pena lottare ed altre per cui già una parola è troppa.
Ci sono però altre cose da dire, da specificare, da chiarire.
Io penso sia necessario lottare fin tanto che la cosa ha un senso, fino a che il valore della motivazione è ancora superiore a quanto si può perdere.
È giusto lottare fino a che c’è un senso in ciò che facciamo, finche le nostre azioni hanno un la possibilità di una qualche forma di successo.
Ci sono state spesso come a Masada o alle Termopili combattimento che all’apparenza erano privi di senso.
Ad Alamo gli assediati non avevano di fatto nessuna speranza.
Tuttavia non si può dire che siano stati del tutto inutili.
Il loro successo è stato il tempo concesso ad altri, alle vite salvate dal sacrificio di chi ha resistito, il messaggio di libertà contro l’oppressore dato da chi ha deciso che alla schivitù era preferibile la morte.
Ora a me capita di affrontare una sfida che perlomeno a me appare senza soluzione, una scalata in cui non si riesce mai ad intravedere la cima, una battaglia di cui non si ha certezza alcuna.
Il problema in questa corsa senza meta è la mancanza di informazioni, lo stato d’incertenzza in cui questa carenza di notizie mi fa vivere.
Non riesco a capire se valga la pena continuare in questa sfida.
Per carità la ragione io ritengo sia profonda, penso sia una di quelle per cui si deve spendere molto di più di una parola, per cui ci si deve impegnare e sacrificare, ma penso di non essermi tirato indietro sotto questo aspetto.
Tuttavia il non aver chiarezza, il non riuscire a vedere oltre questa cortina di fumi di cose dette e non dette, dove non si riesce a capire il senso delle cose, dove non si riesce a comprendere la vera situazione che si ha davanti mi abbatte, mi demoraliza, mi fa perdere la voglia di continuare a lottare, di cercare di andare avanti per provare a raggiungere la meta.
Non mi piace questa situazione, non mi piace come sfida.
Per quanto l’obbiettivo sia alto, l’incertezza che ciò che stiamo facendo abbia non solo un utilità pratica ma anche solo un remoto e nascosto senso fa vacillare la nostra fermezza nel percorso e ci fa venire voglia di mandare in vacca tutto, sederci su di un masso ed, abbandonato quello che sie era supposto fosse il nostro sentiero, aspettare.


Non voglio essere un novello Cyrano, non voglio vedere per tutta una vita Rossana che si innamora di un vacuo Cristiano apprezzato solo per la sua esteriorità, non ho voglia di continuare a rimanere nascosto sotto il balcone, a vergognarmi per le sole cose che il mondo sembra guardare e che mi azzoppano come il naso isolava Cyrano.
Continuo a sperare in una persona, continuo a sperare in chi pensavo fosse diversa, speravo che come Rossana alla fine si potesse accorgere che oltre al naso in Cyrano ci fosse altro.
Continuo a sperare ma forse mi sono solamente sbagliato per l’essesima volta.
Continuo a sperare, a scrivere in silenzio quanto ho dentro, che poco a poco mi getta nell’agrodolce sapore di un malomonico sconforto.



CIRANO
Frabcesco Guccini


Venite pure avanti, voi con il naso corto, signori imbellettati, io più non vi sopporto,
infilerò la penna ben dentro al vostro orgoglio perchè con questa spada vi uccido quando voglio.

Venite pure avanti poeti sgangherati, inutili cantanti di giorni sciagurati,
buffoni che campate di versi senza forza avrete soldi e gloria, ma non avete scorza;
godetevi il successo, godete finchè dura, che il pubblico è ammaestrato e non vi fa paura
e andate chissà dove per non pagar le tasse col ghigno e l' ignoranza dei primi della classe.
Io sono solo un povero cadetto di Guascogna, però non la sopporto la gente che non sogna.
Gli orpelli? L'arrivismo? All' amo non abbocco e al fin della licenza io non perdono e tocco,
io non perdono, non perdono e tocco!

Facciamola finita, venite tutti avanti nuovi protagonisti, politici rampanti,
venite portaborse, ruffiani e mezze calze, feroci conduttori di trasmissioni false
che avete spesso fatto del qualunquismo un arte, coraggio liberisti, buttate giù le carte
tanto ci sarà sempre chi pagherà le spese in questo benedetto, assurdo bel paese.
Non me ne frega niente se anch' io sono sbagliato, spiacere è il mio piacere, io amo essere odiato;
coi furbi e i prepotenti da sempre mi balocco e al fin della licenza io non perdono e tocco,
io non perdono, non perdono e tocco!

Ma quando sono solo con questo naso al piede
che almeno di mezz' ora da sempre mi precede
si spegne la mia rabbia e ricordo con dolore
che a me è quasi proibito il sogno di un amore;
non so quante ne ho amate, non so quante ne ho avute,
per colpa o per destino le donne le ho perdute
e quando sento il peso d' essere sempre solo
mi chiudo in casa e scrivo e scrivendo mi consolo,
ma dentro di me sento che il grande amore esiste,
amo senza peccato, amo, ma sono triste
perchè Rossana è bella, siamo così diversi,
a parlarle non riesco: le parlerò coi versi, le parlerò coi versi...

Venite gente vuota, facciamola finita, voi preti che vendete a tutti un' altra vita;
se c'è, come voi dite, un Dio nell' infinito, guardatevi nel cuore, l' avete già tradito
e voi materialisti, col vostro chiodo fisso, che Dio è morto e l' uomo è solo in questo abisso,
le verità cercate per terra, da maiali, tenetevi le ghiande, lasciatemi le ali;
tornate a casa nani, levatevi davanti, per la mia rabbia enorme mi servono giganti.
Ai dogmi e ai pregiudizi da sempre non abbocco e al fin della licenza io non perdono e tocco,
io non perdono, non perdono e tocco!

Io tocco i miei nemici col naso e con la spada,
ma in questa vita oggi non trovo più la strada.
Non voglio rassegnarmi ad essere cattivo,
tu sola puoi salvarmi, tu sola e te lo scrivo:
dev' esserci, lo sento, in terra o in cielo un posto
dove non soffriremo e tutto sarà giusto.
Non ridere, ti prego, di queste mie parole,
io sono solo un' ombra e tu, Rossana, il sole,
ma tu, lo so, non ridi, dolcissima signora
ed io non mi nascondo sotto la tua dimora
perchè oramai lo sento, non ho sofferto invano,
se mi ami come sono, per sempre tuo, per sempre tuo, per sempre tuo...Cirano

Doubt

Ci sono cose che di volta in volta ci appaiono sotto una luce diversa, che ci suscitano emozioni sempre nuove, ci lasciano sapori diversi in bocca, ci fanno battere il cuore in modo diverso da come ce l’avevano fatto palpitare l’ultima volta.
Sono canzoni, pensieri, foto, paesaggi che abbiamo magari visto mille volte, a cui abbiamo associato sempre lo stesso pensiero ma che d’improvviso ci ritroviamo ad osservare, ascoltare, pensare in modo diverso.
È una novità non sempre piacevole, è un cambiamento che ci disturba, rendendoci inquieti o esaltati, che ci spinge alla gioia o che ci sprofonda nello sconforto.
Ci sono volte che è come un tarlo che ci si insinua dentro per non lasciarci, un dubbio che ti prende per non lasciarti andare mai.
Certe volte vorremmo non avere questa incertezza, questa “non possibilità” di conoscere, questo essere obbligati a camminare in bilico su una corda tesa in un baratro e riteniamo preferibile anche una notizia negativa purchè sia una notizia.
Ovviamente non mi riferisco a cose importanti oltre l’immaginabile, come la vita di chi ci è caro, ma di tutte quelle cose che inflenzano le nostre vite, un aumento, la possibilità di fare qualcosa un sì o un no che desideriamo ardentemente.
Ieri sera parlando via MSN con un amica facevamo questa considerazione:
un No certo può far male, ma passerà, tutto passa, e prima questo No arriva parima ci si potrà andare oltre, prima si potrà provare a superare quanto succede.
Un No che viene subito forse è meglio, ti lascia libero di non lambicarti il cervello, ti lascia libero, come un uccello che per la prima volta si trova di nuovo libero dalla gabbia, meno è durata la prigionia in questa nube d’incertezza meno saranno le conseguenze. Meno sarà durata questa gabbia meglio l’uccellino si ricorderà come si fa a volare.
Vorremmo avere queste notizie, che aspettiamo con un sapore agrodolce in bocca, che non ci lasciano mai pienamente soddisfatti, che ci lasciano crogiolarci nel dubbio come persi in un mare di ovatta che ci separa da tutto il resto.
Ora non penso che nessuno ami ricevere cattive notizie, ma io in certi casi comincio a desiderarle pur di tornare ad emergere fuori dall’acqua e poter respirare.


CERTE NOTTI
Luciano Ligabue
Certe Notti la macchina è calda e dove ti porta lo decide lei.
Certe notti la strada non conta e quello che conta è sentire che vai.
Certe notti la radio che passa Neil Young sembra avere capito chi sei.
Certe notti somigliano a un vizio che non voglio smettere, smettere mai.

Certe notti fai un po' di cagnara che sentano che non cambierai più.
Quelle notti fra cosce e zanzare e nebbia e locali a cui dai del tu.
Certe notti c'hai qualche ferita che qualche tua amica disinfetterà.
Certe notti coi bar che son chiusi al primo autogrill c'è chi festeggerà.

E si può restare soli, certe notti qui, che chi s'accontenta gode, così così.
Certe notti o sei sveglio, o non sarai sveglio mai, ci vediamo da Mario prima o poi.

Certe notti ti senti padrone di un posto che tanto di giorno non c'è.
Certe notti se sei fortunato bussi alla porta di chi è come te.
C'è la notte che ti tiene tra le sue tette un po' mamma un po' porca com'è.
Quelle notti da farci l'amore fin quando fa male fin quando ce n'è.

Non si può restare soli, certe notti qui, che se ti accontenti godi, così così.
Certe notti son notti o le regaliamo a voi, tanto Mario riapre, prima o poi.

Certe notti qui, certe notti qui, certe notti qui, certe notti....

Certe notti sei solo più allegro, più ingordo, più ingenuo e coglione che puoi
quelle notti son proprio quel vizio che non voglio smettere, smettere, mai.
Non si può restare soli, certe notti qui, che chi s'accontenta gode, così, così.
Certe notti sei sveglio o non sarai sveglio mai, ci vediamo da Mario prima o poi.

Certe notti qui, certe notti qui, certe notti qui.

martedì 28 agosto 2007

Home sweet home

Finalmente a casa.
Il viaggio è stato lungo, stancante ma finalmente siamo arrivati.
Il fuso orario un pò mi ha scosso ma non così tanto da riaddatarmi all'Italia.
Non vedevo l'ora di tornare, non vedevo l'ora di essere di nuovo a casa con le mie cose e le mie abitudini.
Non vedevo l'ora di tornare ai miei schemi mentali alle cose fatte secondo un ragionamento, alle cose che sono in ordine e pulite e non una casa in cui se non era per me c'era solo caos.
Adesso di nuovo studio, altri due esami, un uscita da preparare, poi il servizio con gli Scout alla sagra e via dicendo.
Sarà un periodo decisamente stressante vediamo di arrivare alla fine di tutto ciò e poi potrò dedicarmi un pò di riposo (una mezza settimana)

domenica 26 agosto 2007

Last breath

Il tempo sta ormai finendo. Moldi di quelli che sono qui cercano, come pesci fuori dall'acqua di respirare quanta più America è loro possibile, annaspando in un tour de force improduttivo.

Sarà che non è la prima volta, sarà che in America ci sono già stato, sarà che per me viaggiare è una condizione naturale ma non sento questa gran tristezza a partire.

Un viaggio è fatto per avere un inizio e una fine. Non si può sperare di partire per non arrivare mai, non si può sperare di vivere in eterno.

Ci sono cose che ci aspettano, e di cui sentiamo la mancanza, non sentirle vuol dire che non si riesce a vivere la propria vita adeguatamente, che non si è a psto con se stessi e con quello che si fa.

Io voglio tornare a casa. Voglio tornare a vedere le persone che amo. Voglio tornare a sentire i sapori e gli odori della mia terra.

Voglio tornare non perchè ne abbia nostalgia ma perchè esse sono una parte inttegrante di me, sono una parte integrante di me stesso senza di cui io non potrei mai essere completo.

Class mate's birthday party

Ultimi momenti qui in suolo americano.
O meglio ultme ore.

Ieri sera siamo andati fuori per goderci l'ultima serata ma prima avevo organizzato qualcosa per due mie compagne di corso.
Sono due delle ragazze che sono in corso con me anche in Italia, con cui studio solitamente, con cui mi diverto, che mi sopportano, con cui ho riso e scherzato per due anni.
Sono persone a cui voglio bene, e per cui, come per tutte le persone a cui sono legato, voglio il meglio, o se non è possibile eccedere il livello presente allora per loro voglio perlomeno lo stesso che hanno gli altri.
Come ho già raccontato qui ci sono stati nei giorni scorsi altri due compleanni. La gente per quei due compleanni si è spaccata, tutti hanno fatto qualcosa, tutti si sono impegnati, nessuno si è risparmiato.
Per queste due ragazze invece no. No sono forse a parere degi altri abbastanza fighe, abbastanza all'interno del gruppo, abbastanza estroverse. Fattosta che per loro nessuno ha nemmeno chiesto se si organizava qualcosa, o per meglio dire anche l'altra nostra compagna di corso qui presente aveva 2 settimane fa detto che si forse si avrebbe magari potuto... e poi aveva lasciato cadere il tutto.
A me queste cose non vanno, e se c'è una cosa che non mi va bene non mi intaressa di cosa fanno pensano dicono gli altri, per me è importante il principio, la ragione di fondo.
Non mi piacciono le discriminazioni se non oggettive sulla base di capacità e prestazioni, non mi piacciono le differenze, per questo già in passato sono uscito dalla mia compagnia.
Non mi piace che ci sia gente considerata di serie A e gente considerata di serie B, soprattutto se quelle di serie B sono persone a cui tengo. Non mi piace.
Non mi interessa rincorrere la gente per cercare di fargli notare le cose, o la gente se ne accorge o comunque vuol dire che no gliene sbatteva nulla.
Non mi interessa avere una mano. Conosco le mie capacità, conosco ciò che so e ciò che non so fare, ciò che posso e ciò che non posso.
Sapevo di poter organizzare qualcosa, non come quello per Matteo e la Silvia, ma comunque qualcosa, sapevo di poter dare alle mie "Compagniucce" (Anna "una delle due" docet) comunque qualcosa per poter dire loro "guardata che non me ne sono proprio dimenticato, per me valete, c'erano solo gli esami".
E' stata una smaziata, è stato un dover lavorare duramente, sempre a contatto con forno e fornelli i una giornata già calda.
Sono persone a cui ci tengo e per cui il sacrificio è stato corretto.
Sono contento per l'espressione della Anna quando ha visto il secondo dolce, quello in cui c'era scritto "Auguri 21 23". Sono contento perchè so che l'hanno apprezzato e hanno capito quanto per me loro contino.
Sono persone con cui ho passato due anni penso molto difficilmente dimenticabili. Anna si è unita al gruppo il secondo giorno di studi, Jessica poco dopo.
Per loro mi sono perso insieme ad Alberto Berrini Ceschi, che ringrazio vivamente per l'aiuto nel fare le pizze, in tre teglie di pizza due dolci, una teglia di crocchette di pollo (l'unica cosa non fatta a mano ma si può sopportare)
Non me ne frega niente di chi si è incazzato, non ho scelto io chi far venire e soprattutto non mi interessava chi veniva ma solo fare un pensiero gentile ad Anna e Jessica, non mi interessa chi ha detto che se ricorderà perchè tanto è gente con cui non credo c'avrò più molto a che fare.
Non mi intaressa chi ha creduto che quello di ieri sera fosse un party per far casino, non era nelle mie intenzioni, non lo era mai stato.
Come ho già detto è stato fatto tutto per due splendide amiche e quanto pensano loro è tutto ciò che mi interessa.
Per il resto usando un detto strausato e leggermente volgare "me ne fotto" non sono quelle le persone di cui m'interessa qualcosa.


Per la cronaca ed il piccolo animale di casa: Ste se leggi ieri sera ti ho raggiunto! Hanno abbordato anche me! Prima in discoteca e poi anche per strada (entrambe molto belle), Toniato's Power!! (perchè c'è qualcosa che mi dice che su questi due eventi possa aver influito anche il fatto che una sembrava una molto ma molto ma moltao facile e l'altra avesse di certo bevuto qualcosa??) Anche il fratello grosso conquista.

sabato 25 agosto 2007

Principles

Principi, bella parola, che ha tanti sensi, ma nell'accezione in cui l'intendo io non sembra ci sia più nessuno che la intende.
Principio, fare le cose per principio, perchè non si può rinunciare a se stessi ed ai propri valori, perchè non si può rinunciare a dimostrare che non si è d'accordo con qualcosa, con azione, con un pensiero, con un comportamento.
La gente sembra essersi dimenticata che ci sono cose più importanti dei meri bisogni fisici, che c'è gente che è morta per il proprio onore e per le proprie idee. Io non dico di arrivare a questo punto, di domostrarsi inflessibili fino alla morta, ma una certa coerenza personale ci vuole. Si deve rispettare quanto si dice. E per questo penso i piccoli sacrifici possano essere accettati.
Io credo che certe cose, seppur francamente inutili da un punto di vista puramente pratico hanno perlomeno un significato simbolico. Ci sono state "battaglie" e "guerre" vinte attraverso azioni apparentemente prive di senso ed inutili. Azioni fatte per principio. Nessuno avrebbe mai detto che il tessere con un arcolaio vecchio per progetto di centinaia d'anni avrebbe dato la possibilità a Gandhi di rendere l'India indipendente.
Io non voglio la presenzione di credere di poter fare nulla grande nemmeno come la millesima parte fatta da quest'uomo minuto, non credo di avere la grandezza interiore, il coraggio, la cultura pari a un granello di senape di fronte a questo pacifico indiano.
Non penso di potergli assomigliare per nulla.
Ma penso che da lui si possa imparare molto, credo che oltre ad un maestro di pace e di civiltà sia stato anche un maestro di coerenza e credo che si debba imparare anche questo.
Credo che se si decide una cosa questa debba essere portata avanti, credo che se ci sono delle ragioni valide non ci debba arrendere. Credo che poi con un minimo di mortificazione e di rinuncia si plachino anche i nostri bollori, il nostro agitarci, così che si possa tornare a riflettere con mente calma e lucida.
Credo che questa sera, anche grazie alla catarsi che mi da scrivere, grazie ad un momento di solitudine, al discutere ogni tanto via MSN con un amico, alla riflessione personale io sia riuscito in qualche modo a liberarmi dalle scorie.
Credo di essere riuscito ad allegerirmi da quanto mi aveva offuscato dentro, da quanto mi faceva star male.
Ho detto cose qua che non so quanti potrebbero capire, perchè non siamo più abituati a parlare di certe cose, a pensare in funzione di esse, a sfruttarle ma spero che i pochi di voi a cui ho detto di questo blog possano leggere e capire, possano capire l'evoluzione psicologica ed emotiva che ho vissuto questa sera.
Un percorso un viaggio, che dalla rabbia mi ha portato a discutere di altro, una riflessione personale, per cercare di migliorarsi, di evolvere di maturare.
Ringrazio tutti quelli che riescono ad avere la pazienza di sopportare quanto scrivo, di sopportare il mio modo di scrivere, e le mie idee.
Ringrazio tutti quelli che commentano e mi fanno capire che non scrivo solo per me stesso, e che quanto provo, quanto penso e quanto sono non va a perdersi nel nulla.

Soccer and better things

Il calcio, in Italia una religione, una passione in cui vengono buttati una marea di soldi, energie ed idiozie.
Una religione dicevo che come tutte le altre è arrivata a tal punto da causare morti, da far parlare di fede in riferimento alla squadra del cuore, che porta a divinizzare i calciatori come fossero semidivinità tanto che anche loro si sentono i signori del mondo al punto da considerasi al di sopra di regole e normale intendere.
È uno sport che trovo divertente giochicchiare con gli amici ma che appena va oltre, appena viene macchiato dalla competizione che portava anche i miei compagni durante le ore di ginnastica alle superiori ad offendersi per una partitella allora non mi va più bene.
È l’ennesima manifestazione, di un’Italia malata, di un Europa malata, di un mondo malato ed in generale di una società malata.
Si tratta di una società mediatica in cui ad emergere non sono quelli che danno il maggior apporto al benessere comune ma chi è più esternamente attraente.
È qualcosa che non mi piace è una delle cose che non capisco che non accetto.
Io penso che ci sia di meglio, sport che danno un apporto maggiore alla persone che costruiscono l’uomo non solo fisicamente ma anche moralmente, che insegnano a combattere, che ti insegnano a cercare di raggiungere i tuoi obbiettivi, a non arrenderti ed a cercare sempre la rimonta, a non concedere nulla al tuo avversario mentre gli sei di fronte ma a stringere loro la mano sportivamente quando tutto è finito.
Ci sono sport che non avendo la risonanza mediatica di calcio, ciclismo, basket hanno sviluppato un minor contagio alle piaghe che gravano su questi sport. Non voglio credere in un modo del tutto ingenuo che non ci siano doping e altre merde anche negli sport minori, ma di certo sono più sani del calcio e compagnia briscola.
Si tratta anche di che genere di valori si vuole trasmettere ai ragazzi che fanno sport. Fino a che gli allenatori insegneranno a calcio come si cade per far sembrare che ci sia stato un fallo il messaggio trasmesso non potrà che essere sbagliato.
Poi ci sono stai dei rari casi in cui anche il calcio ha trasmesso dei risultati positivi, ma sono cose ormai passate come il mitico Oriali e la sua

"UNA VITA DA MEDIANO"
Luciano Ligabue
una vita da mediano
a recuperar palloni
nato senza i piedi buoni
lavorare sui polmoni
una vita da mediano
con dei compiti precisi
a coprire certe zone
a giocare generosi


sempre lì
lì nel mezzo
finchè ce n'hai stai lì

una vita da mediano
da chi segna sempre poco
che il pallone devi darlo
a chi finalizza il gioco
una vita da mediano
che natura non ti ha dato
nè lo spunto della punta
nè del 10 che peccato


sempre lì
lì nel mezzo
finchè ce n'hai stai lì
stai lì
sempre lì
lì nel mezzo
finchè ce n'hai
finche ce n'hai
stai lì

una vita da mediano
da uno che si brucia presto
perché quando hai dato troppo
devi andare e fare posto
una vita da mediano
lavorando come Oriali
anni di fatica e botte e
vinci casomai i mondiali


sempre lì
lì nel mezzo
finchè ce n'hai stai lì
stai lì
sempre lì
lì nel mezzo
finchè ce n'hai
finchè ce n'hai
stai lì

Bad Evening

Ci sono cose che non capisco e non posso accettare, ci sono cose che mi danno fastidio oltre il normalmente sopportabile, ci sono cose che decisamente non posso nemmeno mandare giù.
Sono incazzato come un vipera.
Sono incazzato perché credo nella programmazione, perché credo che se qualcuno organizza qualcosa deve organizzarla tenendo conto che ci possono essere degli imprevisti, deve organizzarla tenendo conto che se piove non tutto si può fare, deve organizzarla avendo un paino alternativo, deve organizzarla pensando di potersi basare sulle sue forse o su quelle che sa par certo di poter avere, sulle quali è certo di poter contare, non trovandosi all’ultimo momento decidendo univocamente quale sarà la serata, senza nemmeno chiedere alle persone che dovranno ospitare se sono d’accordo o no.
Sono incazzato perché dopo tre giorni di studi e dopo cinque lavori di grupp ancora ci viene chiesto di lavorare per riordinare gli appartamenti (che sono un casino dopo due giorni in cui nessuno ci mette le mani per dover studiare) per ospitare gli americani quando dovevano essere loro ad ospitare noi.
Sono incazzato perché sono abituato a poter gestire liberamente solo le cose mie personali mentre mi attengo ad un comportamento molto più rigido per quelle comuni o altrui, mentre il mio compagno di appartamento chiede ad un americano che manco conosciamo troppo bene, chiaramente drogato se vuole venire a farsi una doccia da noi (e poi si è incazzato perché ho imprestato un pentola per un ora ad altri ragazzi del gruppo quando lui per 5 settimane ha prestato 3 pentole ad una che manco conosceva senza dir nulla a nessuno e dice che per lui non solo non ho ragione ma c’ho pure torto perché quella volta di pentole tanto ce n’erano altre).
Sono incazzato perché come al solito la gente parla parla ma poi dimostra di avere nulla spina dorsale e di essersi ingoiata le palle a colazione.
Sono incazzato perchè non c’è coerenza nelle persone e sono tutti pronti a voltarsi dall’altra parte piuttosto che avere il coraggio di difendere le proprie idee.

Turist and Traveler

Per quanto agitato dentro (le motivazioni le spiegherò in seguito) proverò a portare avanti un paio di altri argomenti, in post diversi per cercare di dare ad ognuno una giusta rilevanza.
Primo:

Ho già spiegato che il 25 è un numero importante, perché sembra quasi una svolta, sembra una boa a cui si deve arrivare per poi tornare indietro, sembra un passaggio che si è raggiunto sembrava una meta ma è solo un primo passo per andare più in là.
È il poster numero 25 di questo mese e vediamo di non sprecarlo:

Turisti e viaggiatori.

Io penso che la differenza tra queste due figure sia profonda e che non si debba esclusivamente limitare al campo del movimento.
Mi piacciono come paragoni anche delle persone, un modo per definire i diversi tipi di persone che ci capita di incontrare e come queste identificano la propria vita.
Ci sono persone che sembrano non avere nessun contatto con la realtà, che non riescono ad approfondire nulla, che vivono la vita quasi esclusivamente come una sequela di avvenimenti privi di senso, per cui le cose che gli vengono dette sono dei dogmi, verità inverificabili, certezze insolubili ed indistruttibili, salvo poi cadere dalle nuvole quando queste si sgretolano sotto gli implacabili colpi della vita.
Sono persone che sembrano quasi non avere peso, che vivono la via senza lasciare veramente una traccia, camminando sulla superficie facendo le loro piccole cose quotidiane senza avere in verità nessuna nota significative, sono turisti della vita.
Poi ci sono i viaggiatori. Persone che affrontano la vita in modo diverso, che cercano di conoscere il mondo e ciò che lo compone, che non si accontentano di vedere la superficie delle cose, ma vogliono andare a fondo. Sono persone per cui nulla mai basta e che sembrano vivere per quel momento in cui ciò che troveranno davanti sarà perfetto. Ci sono dei momenti così nella vita di ciascuno, ma che forse non riusciamo a cogliere, ci sono momenti in cui le parole ci muoiono in gola e in cui ciò che ci sta d’avanti ci lasci basiti e che potremo dimenticarci dopo un secondo o ricordarci per tutta la vita.
Questi momenti, queste occasioni arricchiscono la nostra vita, la rendono speciale dandoci la possibilità di diventare qualcosa di più che una semplice comparsa.
Il viaggiatore è come un artista della vita, alla continua ricerca di una perfezione che negli artisti arriva da dentro e viene poi trasposta sulle superfici su cui operano modificando la realtà da loro percepita che invece lui cerca in ciò che vede girando per il mondo.
La ricerca di una perfezione che esiste naturalmente nel mondo, ma che dura solo per il tempo di un sospiro, solo per l’infinito attimo che ci cattura e poi sparisce come i petali di un soffione con il vento.
L’essere un viaggiatore della vita è un cercare questi momenti non solo nella realtà materiale, non solo in ciò che ci capita di vedere ma in molto altro,cercare la perfezione in azioni che possiamo giudicare positivamente e che rendono l’uomo migliore, cercare la perfezione nella spiritualità di alcune persone che dedicano la loro vita alla contemplazione, alla meditazione alla religione vivendo intensamente e veramente un intimo colloquio con la parte più intima del se.
Dobbiamo cercare la perfezione nell’imperfezione trovando come molte persone malate o menomate da mali o problemi di varia sorta riescano comunque a tirare avanti, a sorridere alla vita, a condurre una vita completa e decisamente più profonda di molte altre.
Dobbiamo cercare la perfezione nella profondità dei sentimenti e delle idee cercando di non accontentarci mai di noi stessi, di cercare sempre di migliorarci per quanto riguarda ciò che sappiamo e cercare di innamorarci ogni giorno di più di quello che già amiamo.
Dobbiamo trovare la perfezione nella sincerità, nella correttezza, nel rispetto della legge ed in quei valori in cui sempre meno gente crede.
Dobbiamo viaggiare e portare questo viaggio dignitosamente fino alla fine.

venerdì 24 agosto 2007

Church



Questo discorso è significativo, fa fatto il 9 maggio 1993 (come d'altronde si legge nell'introduzione) ad un anno dalla strage di Capaci.
Io credo che una comunità qualunque essa sia sia una manifestazione e trovi manifestazione in quelli che sono i suoi capi, le sue figure di spicco.
Io mi trovo seriamente in difficoltà ora come ora ad identificarmi in quelle che sono le scelte delle alte sfere della Chiesa Cattolica.
Sono cattolico, credente e praticante, tra le altre cose mi pare di averlo già scritto, vengo da una famiglia che in alcuni suoi rami si può definire molto cattolica (io credo che in alcuni la potrei definire quasi estremista) ma grazie ai miei genitori sono riuscito a sviluppare una visione abbastanza critica della Chiesa.
Dicevo, non riesco a riconoscermi in questa chiesa, non riesco a riconoscermi in questo Papa, che non riesco forse nemmeno a vedere come Papa, sono nato che era già in carica da diversi anni Giovanni Paolo II e forse non riuscirò mai ad adattarmi all'idea che il Papa non sia lui. Per me è stato il Papa di quasi tutta la mia vita fino ad adesso e pensare al Papa ed al Papato non può che farmi pensare a lui. Non può farmi pensare che ad una Chiesa in cammino interessata, seppur con i suoi compromessi e le sue contradizioni, al bene della sua comunità e a quelli che dovrebbero essere i reali valori che ad essa devono essere associati.
Contradizioni dicevo, sì credo che anche sotto Giovanni Paolo II ce ne siano state, come quella sui preservativi, che credo sia una vera menata della chiesa bloccata in un altro secolo, credo che sia più importante la vita dei propri fedeli, il risparmiare a molti di loro malattie tremende come l'AIDS che come una piaga colpiscono l'Africa piuttosto che sapere dove viene disperso il seme.
Tuttavia malgrado queste contradizioni (e molte altre) era una chiesa che seppur lentamente, grazie soprattutto a questo Papa Polacco dallo strano accento si era messa in modo. Era una chiesa che cercava un dialogo ecumenico con le altre realtà che si era riavvicinata a protestanti, ortodossi, ebrei ed islamici.
Era una chiesa che usciva dalle sue colpe, che chiedeva scusa per i crimini commessi, che cercava di scrollarsi finalmente di dosso tutto il vecchiume che le era stato attaccato.Seppur con le polemiche che contro il Vaticano non sono mai mancate aveva degli uomini come il Cardinal Martini o il Cardinal Tonini che nei loro discorsi non si lasciavano invischiare nelle maglie della politica ma andavano oltre, era una chiesa che era seriamente interessata alla spiritualità ed alla cultura del suo popolo. Era una chiesa che era da ammirare con persone come queste che finita (per limiti d'età) la loro missione si sono andate a ritirare in contemplazione in terra Santa.
Era una chiesa che dialogava con il suo prossimo e che si era resa serva dei servi di Dio, e che cercava un dialogo con fedeli e comunità esterne.
E' una chiesa che ora mi sembra morta, una chiesa che si è persa nelle pieghe degli abiti ornati di pizzo di cardinali e vescovi, che ha lasciato tutta la sua umanità ai funerali di quel Papa emblema della fede nella sofferenza.
E' una chiesa che da allora non ha fatto altro che attirarsi contro gli odi che era riuscita a dissipare nei 27 anni precedenti. E' una chiesa che ha dimenticato il dialogo ed è montata in superbia.
Ha cominciato con qulla che era la linea intrapresa già nell'ultimo periodo del pontificato di Giovanni Paolo II, di una certa intransigenza in temi sociale e morali, e ne ha fatto un baluardo, un campo di scontro, è passata attraverso condanne della società moderna che ricordano tristemente il sillabo, è passata attraverso il discorso di Ratisbona, è passata attraverso i tentativi di imposizione di voto del Cardinal Ruini e Monsignor Bagnasco, è passata attraverso la "Risposte a quesiti riguardanti alcuni aspetti circa la dottrina della Chiesa", più di quanto io non ricordi sia successo negativamente nell'intero pontifficato precedente, o perlomeno negli anni di esso in cui ho vissuto e di cui riesco ad avere memoria.
Non riesco a riconoscermi in questa religione massimalista, in quesa fede che diventa sempre più o con me o contro di me, in cui o sei come i miei compagni di appartamento che dicono "per me quello che dice il Papa è sacro ed io ci credo" oppure sei un infedele.
Io credo in una Chiesa in cammino, in una Chiesa che è comunità di fede in Cristo, io credo in una chiesa che dovrebbe essere più attenta alle anime dei suoi fedeli e del perchè ne sta perdendo così tanti piuttosto che di politica.
Io credo in una chiesa che dovrebbe essere impegnata nel sociale, che dovrebbe cercare di andare (come fanno vedere nella pubblicità del 8x1000) incontro a chi ne ha bisogno ma che troppo spesso lascia che siano alcuni suoi preti difficili, emarginati combattivi a farlo in modo sporadico e disorganico.
Io credo che il Papa precedente abbia lasciato un'eredità a questa chiesa, ma a cui la chiesa, forse perchè la riteneva troppo difficile, ha girato le spalle.
Esempio ne sono anche la reintroduzione dei vecchi abiti cerimoniali del Papato, vestigia che dovrebbero essere state messe in soffitta ma che sono riapparse.
La chiesa era diventata giovane ed era seppur lentamente in cammino ora sembra essersi reincamminata verso la vecchiaia.



"C’è un proverbio polacco che dice: "Kto z kim przestaje, takim si? staje". Vuol dire: se vivi con i giovani, dovrai diventare anche tu giovane. Così ritorno ringiovanito. E saluto ancora una volta tutti voi, specialmente quelli che sono più indietro, in ombra, e non vedono niente. Ma se non hanno potuto vedere, certamente hanno potuto sentire questo "chiasso". Questo "chiasso" ha colpito Roma e Roma non lo dimenticherà mai!"
Karol Wojtyla, Giovanni Paolo II
In occasione della GMG del 2000 a Tor Vergata

giovedì 23 agosto 2007

Time

Tempo,
Tempo,
Tempo,
TEMPO!!

Io veramente non so come facciamo, siamo sempre irrimediabilmente di corsa, con le lancette dell'orologio che sembrano correre molto di piu' di quanto non vorremmo, il tempo non ci basta mai, e ogni volta ci sentiamo prendere dall'ansia di non riuscire a fare tutto cio' che vorremmo.
Adesso ci sono due esami in due giorni senza nemmeno il tempo di studiare, senza avere nemmeno certezza di cosa possano chiederci o quante domande fara' un professore e quante l'altro.
Apperna torno altri due esami che appena torno a casa nemmeno il tempo di riprendere i ritmi che devo rimettermi sui libri perche' il tempo e' poco, e ovviamente entrambi gli appelli dei due esami sono negli stessi giorni rendendomi obbligatorio darne uno appena torno e uno di li' a poco...
Tra un paio di giorni e' anche il compleanno di una mia compagna di corso che e' qui in america con me, mi ricordo quando lei mi prendeva in giro a Gennaio perche' diceva che stavo diventando vecchio, ora tocca a lei, ma le frasi di quei giorni tornano alla mente, e sento quanto questa cosa sia vera, sento quanto il tempo ci scivoli tra le mani come sabbia e come noi continuiamo a sprecarne.
Sprechiamo tempo in cose inutili, sprechiamo tempo in cose che non ci sono di nessun aiuto lasciando perdere le cose per cui varrebbe la pena spendere tempo. Non ne sono felice quando me ne rendo conto, siamo sempre intenti a correre dietro alle chimere che questo mondo e questo sistema ci mettono d'avanti e a cui noi, ciechi ed instupiditi non sappiamo dire di no

E' una cosa angosciate, e' il concetto stesso dell'invecchiamento che vorrei saper vivere meglio, che vorrei saper accettare, riuscendo a vivere una vita degna di questo nome, degna di essere vissuta. Mi piacerebbe invecchiare potendo dire che quanto ho fatto ha avuto un senso, che il mio tempo su questa terra non e' stato sprecato, vedere i miei figli (se mai ne avro' e spero vivamente di averne) crescere come persone corrette e per bene, a cui io sia riuscito a trasmettere qualcosa come i miei genitori hanno fatto con me ed i miei nonni fecero con loro.
Mi piacerebbe, quando saro' vecchio, rivedere la mia vita dall'alto di un colle e trovarla come una valle assolata della Toscana, si con le sue zone d'ombra, ma limitate e minoritarie rispetto al resto. Mi piacerebbe avere questo molto piu' che premi e onoreficenze, mi piacerebbe piu' una vita intensa e piena di soddisfazioni intime piuttosto che riconoscimenti pubblici (per carita' non mi danno fastidio nemmeno quelli ma ci sono cose piu' importanti).
Vorrei tutto questo, non sara' facile, non sara' una strada in discesa ma un sentiero in salita, ma vale la pena tentarlo con chi decidera' o si trovera' ad essere mio compagno di strada.

mercoledì 22 agosto 2007

Values

Nella mia associazione io non posso fare affermazioni di carattere politico, in senso partitico, o comunque molto speso da diverse pesone la regola è stata interpretata in quel modo senza che gli venisse detto nulla e quindi pure io mi sento legittimato in tale senso.

Parlerò di una persona, così da non parlare di pariti, parlerò di una singola persona, senza entrare in particolare in sue azioni o affermazioni politiche, limitandomi alle sue personali azioni e delle ripercussioni che esse hanno avuto.




L'uomo in questione è il portatore nano di democrazia, come lo chiama Beppe Grillo, è quel personaggio che ha portato avanti leggi decisamente ad personam per salvarsi contro i crimini che ha commesso.

E' una persona che salendo al potere a mio modestissimo parere ha tradito la fiducia di tutti quegli elettori che l'avevano votato, distruggendo (cosa che si può vedere attraverso i famosi e celeberrimi e semplici conti della serva) i conti dello stato, che ci ha fatto fare innumerevoli figure di merda a livello internazionale, e che ha trasformato la dialettica politica in uno scontro feroce tra fazioni tanto che una persona che critica la sua fazione viene tacciata come appartenente all'altra e viene appostrofato con "ma non essere così ingenuo, guarda gli altri". Normalmente si dovrebbero guardare prima a sei stessi poi agli altri. In italia sembra non essere più così.



Oltre quelli che sono i trascorsi di questa persona (che ospitava come "stalliere" un grosso boss mafioso, unico membro della servitù che stranamente mangiava durante i pasti con la famiglia, e questo dice molto), a disgustarmi sono i suoi atteggiamenti attuali, le sue goliardiate giovanili, le sue affermazioni sembre travisate, le sue battute che poi tanto battute non sembrano ( storicamente vergognosa rimarranno quelle legate al premier fillandese Tarja Halonen, e per cui è stato convocato l'ambasciatore italiano) e che dimostrano come tutto il mondo abbia poco senso dell'umorismo.

Io ne ho sempre avuto poco, ma cnhe il mondo quando questa persona parla sembra averne poco.

Questa persona mi sembra veramente dotata di una cultura istituzionale nulla, che lo porta a no capire che le sue affermazioni in determinati ambiti possono avere ripercussioni pesanti, e che c'è qualcosa di maggiore importanza rispetto al personale intaresse.



Io vivo con un elevato senso patrio. Io sento un certo attaccamento alla mia nazione. Non mi va che essa sia legata a queste figure meschine a livello internazionale.



Ci sono dei valori come quello di patria che dovrebbero essere sentiti dentro, anche se le persone come quella di cui sopra non riesco a sentirla, che dovrebbero farci rizzare la pelle come una scarica di elettricità che la percorre tutta.

Ci sono un paio di cose, una delle quali ho già citato, che a me fanno venire la pelle d'oca. Una è una finzione per carità l'altra è una canzone che ha fatto la storia d'Italia, le metto entrambe per controbilanciare l'influenza del nanetto di cui parlavo prima



Prima, scena celeberrima dal film "Don Camillo e l'onorevole Peppone":



Nella piazza di Brescello Peppone prende la parola al comizio per la sua candidatura ad Onorevole.
Cittadini lavoratori!(applausi)
Prima di presentarvi il compagno indipendente avvocato Cerratini,(applausi)voglio dire due parole alla reazione clericale, atlantica e guerrafondaia che tutti ben conosciamo(applausi),a quegli sporchi neri che parlano di patria, di sacri confini minacciati e di altre balle nazionaliste che la Patria siamo noi, la Patria è il Popolo!
E questo popolo non combatterà mai contro il glorioso Paese del socialismo che porterà al nostro proletariato oppresso la libertà e la giustizia!(applausi)
E voi giovani che andate nelle barbare caserme, direte a coloro che tentano di armarvi e di usarvi per i loro sporchi interessi, direte a coloro che diffamavo i lavoratori…(si levano dal campanile le note della Canzone del Piave)
…Direte ai calunniatori del Popolo, direte che i vostri padri(qui Peppone cambia espressione e gli occhi cominciano a farsi lucidi)hanno difeso la Patria dal barbaro invasore che minacciava i sacri confini e che noi del ’99 (1899, n.d.r.)che abbiamo combattuto sul Monte Grappa, sulle petraie del Carso e sul Piave saremo sempre quelli di allora e che quando tuona il cannone è la voce della Patri che chiama e noi risponderemo “Presente!”.(Peppone, intanto, con il braccio spinge via il Cerratini che prova a fermarlo, mentre don Camillo dalla torre campanaria si mette sull’attenti e sussurra “Presente!”)
Noi vecchi che abbiamo sul petto le medaglie al valore conquistate sul campo di battagliaci ci troveremo come allora a fianco dei giovani e combatteremo sempre ed ovunque, getteremo l’anima oltre l’ostacolo e difenderemo i sacri confini d’Italia contro qualsiasi nemico, dell’Occidente e dell’Oriente, per la difesa del Paese e al solo scopo del bene indissolubile del Re e della Patria!
Viva la Repubblica, viva l’Esercito!(Un tripudio accompagna la fine del discorso e anche don Camillo applaude calorosamente il compagno sindaco Giuseppe Bottazzi)

Per visualizzarlo: http://www.youtube.com/watch?v=S8hLuSMc3Q8



Seconda la

"CANZONE DEL PIAVE"


Il Piave mormorava calmo e placido al passaggio
dei primi fanti il ventiquattro maggio;
l'esercito marciava per raggiunger la frontiera
per far contro il nemico una barriera!
Muti passaron quella notte i fanti,
tacere bisognava e andare avanti.
S'udiva intanto dalle amate sponde
sommesso e lieve il tripudiar de l'onde.
Era un presagio dolce e lusinghiero.
il Piave mormorò: "Non passa lo straniero!"
Ma in una notte triste si parlò di tradimento
e il Piave udiva l'ira e lo sgomento.
Ahi, quanta gente ha visto venir giù, lasciare il tetto,
per l'onta consumata a Caporetto.
Profughi ovunque dai lontani monti,
venivano a gremir tutti i suoi ponti.
S'udiva allor dalle violate sponde
sommesso e triste il mormorio de l'onde.
Come un singhiozzo in quell'autunno nero
il Piave mormorò: "Ritorna lo straniero!"
E ritornò il nemico per l'orgoglio e per la fame
volea sfogare tutte le sue brame,
vedeva il piano aprico di lassù: voleva ancora
sfamarsi e tripudiare come allora!
No, disse il Piave, no, dissero i fanti,
mai più il nemico faccia un passo avanti!
Si vide il Piave rigonfiar le sponde
e come i fanti combattevan l'onde.
Rosso del sangue del nemico altero,
il Piave comandò: "Indietro va', o straniero!"
Indietreggiò il nemico fino a Trieste fino a Trento
e la Vittoria sciolse l'ali al vento!
Fu sacro il patto antico, tra le schiere furon visti
risorgere Oberdan, Sauro e Battisti!
Infranse alfin l'italico valore
le forche e l'armi dell'Impiccatore!
Sicure l'Alpi, libere le sponde,
e tacque il Piave, si placaron l'onde.
Sul patrio suolo vinti i torvi Imperi,
la Pace non trovò né oppressi, né stranieri!



Per poterla ascoltare in una versione di Giovanni martinelli del 1918: http://firstworldwar.com/audio/Giovanni%20Martinelli%20-%20La%20Leggenda%20del%20Piave.mp3

YOU ARE MY ILLNESS

25 numero importante, almeno per me.
Non so se riuscirò a mantenere questo blog a lungo o se mi stancherò prima di scrivere il prossimo post.
25 dicevo un numero importante, il quarto di cento, l’idea di un numero tondo. Voglio quindi scrivere qualcosa che sia serio.
Spero che tu legga questa cosa, e spero che tu capisca a chi mi riferisco fin già dal titolo e da queste prime righe.
Mi hai detto che forse non meriti quanto ho scritto qua. Non sono d’accordo con te. Finora di te ho conosciuto solo aspetti positivi, finora di te non ho visto altro che le cose migliori, non ho avuto possibilità di conoscere i tuoi difetti, le tue piccole manie, le cose a cui proprio non sai dire di no.
Mi piacerebbe conoscere di te quei piccoli difetti che ti farebbero ancora più speciale, visto che mi darebbero la possibilità di vedere il tuo lato umano, una lato che per molti potrebbe essere solo negativo, un lato che mostra le nostre mancanze e le nostre debolezze, un lato che per me invece suscita solo un infinita tenerezza.
Sei speciale e te l’ho detto, sei speciale e te lo ribadirò adesso.
TU sei una MALATTIA.
Aspetta a trarre le conclusioni. Decidi dopo se è un complimento o un offesa.
Tu sei una malattia, una malattia strana, una malattia che sembra sopirsi per lunghi periodi ma che poi è capace di ritornare a galla all’improvviso forte come prima e che per 5 minuti mi sconvolge.
Qualsiasi cosa io stessi facendo mi trovo inspiegabilmente perso in un pensiero vago, che mi lascia un senso di latente dolcezza, e che non ricordo subito cosa fosse.
Sei una malattia strana perché sei una malattia che un paio di notti mi ha tolto il sonno lasciandomi a contemplare la luna e le stelle cercando da loro una risposta che non arrivava.
Sei una malattia strana perché quando provo i tuoi attacchi non sto male come con le altre malattie, anzi sento come una scossa che passa per la pelle, e mi trovo stranamente felice.
Sei una malattia strana che mi prende dentro e non mi lascia andare.
È una di quelle situazioni in cui si spera di essere mai sani, è una di quelle situazioni in cui speri di sentire quel senso di caldo che viene da dentro.
Io non so come sarà il futuro, cosa vorrai permettermi, ma già adesso grazie.
Grazie per essere una persona speciale.
Grazie per essere così dolce.
Grazie per non essere come tutte le altre.
Grazie per essere così eccezionalmente inimitabile.
Grazie perché comunque vada con te mi trovo bene, perché con te non c’è mai nulla di scontato, e riesci a rendere tutto stranamente interessante.
Grazie.

Decidi ora questo cos’era.


P.S. per lasciare un messaggio basta che ti metti come anonima e non serve che installi Google…
E visto che non sono sicuro che leggerai quanto scritto qua prima del mio ritorno o forse lo farai solo di corsa in un momento di fretta prima di partire: Buon Cometa!!

lunedì 20 agosto 2007

Little Italy

Little italy, i quartieri italinai nelle rgandi citta' americane, ma anche quasi una descrizione del nostro paese.
Pur all'estero continuo a leggere dal sito del corriere quanto succede a casa.
Giorgio Gaber diceva "Io non mi sento Italiano, ma per fortuna o purtroppo, lo sono" io no. Io mi sento italiano, ma non sempre riesco a sentire l'orgoglio di esserlo. Non riesco a sentirlo quando vedo un Italietta di burattini e passa carte, quando vedo' un Italietta persa dietro alle veline e ai calciatori, quando questa Italietta si perde nei suoi piccoli scandali.
Non mi riesco a ricnonoscere in politici che sembrano delle maschere del Goldoni, anche epr la quantita' di cerone che mettono, non mi riesco a riconoscere in politici privi di cultura, non riesco a riconoscere in politici che sanno fare solo il loro intaresse e che non sanno far altro che rimanere ancorati alle loro poltrone.
Non riesco a riconoscermi in tutti quei partitini, movimentini, gruppetti, comitatini d'interessini che bloccano tutto in Italia, non riesco a riconoscermi in un Italia in cui l'intaresse di quattro gatti blocca il bene di altri 57 milioni di abitanti.
Non mi riconosco in un paese che sa mandare avanti solo i raccomandati, in cui non si fa nulla se c'e' di mezzo l'intaresse del amico del cugino della nonna dell'amico del potente di turno.
Non riesco a riconoscermi in un Italia fatta di sprechi e mal governo.
Ma sono Italiano, sono Italiano e sento un brivido quando sento suonare Mameli o La leggenda del Piave, sono Italiano e mi piace vedere quel tricolore che garrisce al vento, sono italiano per tute quelle volte che la nostra nazione e' finita nella merda e malgrado tutto si e' riuscita a rialzare, sono italiano perche' i miei compatrioti hanno creduto in un sogno che era di Mazzini e Garibaldi e hanno unito questa nazione.
Sono italiano perche' tra noi c'e' sempre quello che al momento opportuno sa tirare fuori il coraggio che nessuno s'aspetta, p4erche' non si sa per quele ragine dagli Italiano non ci sia aspetta piu' nient'altro che scorrettezze e criminalita'.
Sono italiano quando proprio contro la nostra criminalita' sorgono uomini come Chinnici, Falcone e Borsellino che non le danno tregua.
Sono Italiano quando penso che ci sono stati anche in Italia politici capaci e spero che tornino a d esserci persone come De Gasperi, Moro e Berlinguer.
Sono Italiano quando sento he c'e' ancora gente che si fa un culo cosi' nel sociale per sperare in un domani migliori.
Sono italiano sempre, e spesso sono anche fiero di esserlo.
P.S. Giusto per la cronaca, per chi non l'avesse capito ci sono ragioni piu' profonde, a mio modesto parere, per sentire l'orgoglio di essere italiani che non vedere la nazionale di calcio che vince un mondiale.

Work In Progress

Oggi ho voglia di scrivere e quindi affronto subito un altro argomento, un sogno o un ideale, che sento più forte che mai stando qui stando in America.
Si tratta di un sentimento diffuzo che mi prende dentro, che mi agita qualcosa all'interno, potremmo chiamarla mancanza d'Europa o discgusto per l'America, per un paese che ha avuto mille possibilità di diventare davvero grande ma le ha perse tutte. Che ha delle splendide basi, degli splendidi valori, creati da pensatori di livello pari a quello dei più grandi pensatori europei, che però continua a tradire. La libertà, i diritti degli uomini sono traiti e calpestati in quello in cui forse per la prima volta sono stati leggi. La scarsa cultura e la concezione di essere al centro del mondo hanno trasformato chi ha avuto l'opportunità di essere guida in un paese che comincia ad essere odiato ovunque, che ad eccezione dei ciechi che credono a tutte quelle cazzate che gli vengono dette viene criticato e pesato tutti i giorni, un paese che sempre più si trova dalla parte di quelli che hanno torto perchè non si rende conto che ormai il mondo può andare avanti senza USA ma gli USA non possono andare avanti senza il mondo.
Però alle stelle della bandiera USA se ne potrebbero sostituire altre se sapessimo coltivarle bene.

A differenza di qua dovce sembro visto come un fenomeno da baraccone in quanto italiano, europeo e quindi straniero, in Europa ovunque vada mi sento comunque come se fossi nella mia patria. C'è qualcosa di più profondo a legare l'Europa di quanto non ci sia a legare l'America.
C'è una vera cultura, ci sono le sofferenze di due guerre le cui ferite non sono ancora del tutto rimarginare, c'è un modo di pensare alla vita ed a come sia giusto che sia vissuta, a ciò che davvero una persona merita.
Non è solo una bandiera di seta che sventola bella come poche altre, è un sogno in costruzione è una speranza di futuro, è la forza della diplomazia che cerca di lavorare dove gli USA userebbero le bombe, è il profumo di decine di popoli in comunione con usanze, abituidini e leggende, è la bellezza di una ricchezza che neppure gli Stati Uniti multi etnici potranno avere mai.
Noi non abbiamo solo minoranze, noi abbiamo popoli diversi che si uniscono per vivere insieme. Noi abbiamo un cammino comune che ci porta verso quel cielostellato su cui, sopra tutte le altre, brillano dodici stelle d'oro.



Desert

Io non so cosa sia che mi cattura in questo modo. Il deserto è qualcosa che non so perchè mi chiama a gran voce.

Trovo che siano una delle massime espressioni di poesia al mondo, un posto in cui l'uomo è nulla di fronte alla bellezza e all'immensità della natura.
Si tratta di uno di quei posti in cui si perdono le parole, che corrono via per lasciare posto a qualcosa altro. E' quel qualcosa che correttament coltivato e trasposto si traforma in poesia.
Io credo che la poesia fosse quella dei romantici, fosse quella in cui l'uomo cantava il suo sentire in maniera chiara.
Era un canto, quasi come uno zampillo d'acqua che uscendo prima da un piccolo foro finisce per lacerare la diga e innonda tutto ciò che lo circonda.
La poesia, secondo me non può essere capita ed analizzata, vivisezionata, è un atto contro nauta. La Poesia non è razionale, non può passare araverso griglie di comprensioni e di analisi, la poesia va sentita, fatta propria decantata, della poesia vanno catturate le sensazioni e le emozioni che ci provoca.
Non ha senso cercare di capire cosa voleva dire un poeta con un detarminato verso, meglio cercare di esprimere cosa secondo noi voleva dirci.
E' un beduino avvolto dal mistero, è una sensazione che ci prende dentro lasciandoci una calda sensazione di benessere, è il tramonto che scende in Namibia.
La mia professoressa di lettere riusciva a trovare belli dei temi che parlavano di analisi del testo, quando ognuno di quei testi era unandeturpazione alla poesia, un sacrilegio nei confronti di chi li aveva scritti. Era trasformare qualcosa di trascendente in qualcosa i tipo matematico, geometrico in cui bisogna far quadrare con la logica un cerchio di emozioni e sentimenti.
E' qualcosa che io sento come innaturale, qualcosa che si vuole fare perchè non si riesce a cogliere l'anima del testo che abbiamo di fronte, quasi fosse per forza obbligatorio che ogni poesia abbia una sua logica, quasi che i poeti le scrivessero aspettando solo che un cretino cerchi i suoi messaggi nascosti, la logica nascosta dietro le parole. Io credo che la poesia sia l'anima dei poeti, credo sia qualcosa di profondo, un raccontare una parte di noi che altrimenti non avrebbe modo di uscire perchè se fosse possibile scriverlo altrimenti non sarebbe poesia. La poesia non è prosa, non è qualcosa di lineare, ma di tortuoso e flessuoso come sono tortose e flessuose le pieghe dell'anima.
La poesia è qualcosa che ci permette di guardarci dentro, che ci permette di indagare alcuni angoli bui che ci lasciamo nell'animo, che ci permette di entrare in contatto con parti del nostro Io che non sapevamo esistessero. Ci permette di capire quanto poco capiano di noi stessi, ci permette di guardare dentro al pozzo nero che è il nostro essere.
Ci permette di trovarne i lati oscuri, ci permette di entrare in contatto con il peggio ed il meglio di noi, ci permette di vedere l'angelo e la bestia. Ci permette di elevarci alle più alte sfere celesti e precipitare nei più neri abissi pur mantenendo una colelgamento di emergenza con la terra.
La poesia è il nostro vero io, senza protezione o coperture, senza alibi o nascondigli, il diamante nero che abbiamo dentro e che brilla con la luce sulle sue mille sfaccettature.

domenica 19 agosto 2007

Crow

L’uomo non deve gloriarsi dei meriti altrui, ma portare nella vita soltanto l’abito che gli spetta.
Un corvo, gonfio di stupida e vuota superbia, raccolse alcune penne cadute al pavone e se ne adornò. Quindi disprezzando i suoi simili, volle unirsi all’elegante compagnia dei pavoni. Ma questi strapparono le piume a quell’uccello presuntuoso e lo cacciarono a colpi di becco.
Il corvo, mal ridotto, chiese gemendo di ritornare nella sua famiglia. Ma anche da questa fu ampiamente rimproverato e cacciato. Un corvo, che egli aveva prima disprezzato, gli disse: - Se tu fossi rimasto tra noi, contento della tua situazione e avessi accettato ciò che la natura ti ha dato, non avresti subito quell’umiliazione dai pavoni e adesso non saresti abbandonato e respinto da noi.
FEDRO

MORALE DELLA FAVOLA: è meglio accettare la propria natura piuttosto che imitare superficialmente gli altri.
Perchè questa favola, forse perchè sono ancora un poco bambino e a noi bambini piace sentire raccontare le favole, forse perchè certe cose non passano mai di moda, forse perchè gli insegnamenti apparentemente più semplici sono in realtà i più importanti.
Non mi piacciono certe cose, non mi piace chi cerchi di fare il magnifico sulle spalle degli altri, soprattutto se non ne ha le capacità ed il buon gusto e se le spalle sono le mie, non mi piacciono le persone che non hanno il concetto di comunità, non mi piacciono le persone che per cercare di essere magnifi depauperano la società delle sue risorse e dei suoi diritti.
Non mi piace il mio compagno di camera che presta le cose della nostra camera per 5 settimane senza dirlo a nessuno tanto che mi chiedevo se ero io ad aver visto molto più pentole o cosa.
Non mi piace il mio compagno di camera che dice "Lasciate qui i piatti che tanto li laviamo noi" agli ospiti che ha invitato, e dove gli ospiti non sapevo nemmeno che dovessero venire e me li sono trovati davanti quando sono arrivato in camera e quel NOI che dovrebbe lavare i piatti si riduce spesso ad un loro, che in precedenza è capitato si riducesse ad un lui particolarmente fesso, ovvero io.
Non mi piace la gente che quando finisce di usare le cose le lascia lì pensando di avere i servi.
Non mi piace la gente che prima fa storie per comprare le cose ma poi le finisce senza sapere se gli altri ne avessero volute.
Non mi piace la gente che finisce le cose che manco ha pagato.
Non mi piace chi lascia i resti di quanto ha finito in giro per il salotto/cucina.
Non mi piace chi mastica dando la possibilità agli altri di vedergli le tonsille.
Non mi piace chi è talmente buzzurro da mettere i pantaloncini corti attilati con un maglioncino e una camicia eleganti.
Non mi piace chi considera le camicie fighe sono solo quelle di cui per il 90% si paga la marca e per ilr estante 10% si paga la qualità nonsempre così eccellente.
Insomma non mi piacce il mio compagno di appartamento.