Sono tornato a guardare il blog dopo un paio di giorni che di fatto non riuscivo a guardare praticamente nulla più che la posta.
Mi ha sorpreso vedere che da quando ho attivita il contatore ci sono state più di mille visite.
In questi giorni di studio un pò mi è mancato questa valvola di sfogo, in realtà sostituita dal mio taccuino (non faccio il forbito è proprio un taccuino, di quelli rilegati in pelle, fa molto intellettuale...) però mi ha anche permesso di esternare da qualche parte pensieri che altrimenti sarebbero difficili da espiremere, dubbi e insicurezze che, come dice una mia amica, sono troppo difficili e troppo personali da condividere.
Ci sono cose che vorrei chiarire con determinate persone, cercando di far sparire dei dubbi che altrimenti mi restano dentro, farli dissipare come se fossero nebbia per capire se quello che mi aspetta è una radiosa mattina o solo un bagliore che avevo scambiato per il sole.
Ci sono stelle che una volta che le hai viste non ti dicono niente, magari continui a guardarle tutte le sere senza che cambi nulla, poi, un giorno, una brezza fresca, nuova, arriva e ti toglie dagli occhi quel velo di polvere che prima li schermava e ti accorgi che quella stella, che prima ti assomigliava banale, normale, quasi insignificante ora splende luminosa come non mai, al punto che diventa come il sole e la luna, un astro perennemente presente nel firmamento dei tuoi pensieri, qualcosa che ti compare di fronte improvvisamente, in ogni momento, senza che te l'aspetti, per poi sparire come un'alito di vento, nell'aria, come se non fosse mai passato.
Ti trovi a desiderare che quell'alito di vento arrivi e si fermi lì, portando con se i profumi dell'estate, del gelsomino in fiore, il colore delle lucciole nelle notti di luna nuova, il morbido fruscio dell'erba in cui gli animali danzano al concerto notturno del grillo.
Ti trovi a sperare che quella mano che adesso danza libera nell'aria nelle prime, fresche sere di una primavera che non è più un sogno ma è una quasi realtà, venga improvvisamente imprigionata per poter portare alla bocca il profumo e il sapore di un altrui carezza.
C'è da sognare che quelle luci, che vedi illuminare la sera, subito prima che sorella notte cominci la sua magica danza, non siano soltanto due lucciole che si sono levate nell'aria troppo presto, ma il riflesso degli occhi di chi ha un sorriso, che per te, anche se fosse appena accennato, vale almeno cent'anni in paradiso.
C'è da credere in quel fremito che ti si muove dentro, e che ti fa sentire come dante per la sua musa, sapendo che forse da quella del poeta il tuo sogno tanto non è difforme, almeno per un particolare.
C'è da sperare che quel mare che hai dentro, solo apparentemente calmo, come può apparire un mare subito prima del tramonto, con il vento che spira dall'entroterra, magari dalle colline come nel ligure, trovi la sua tempesta, che lo farà danzare al ritmo del vento e di quei tuoni che sono tutti i singoli battiti di quel muscolo pazzo in cui qualcuno, fin troppo giustamente, ha posto il dominio d'amore.
Non c'è ragione, non c'è amore, quando la sera arriva si fondono, così che la mente possa dipingere un immagine vivida e perfetta, come solo il cuore la può immaginare.

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