sabato 31 maggio 2008

Wolf's legend Chapter nine part four

La neve poco a poco cominciò a sciogliersi, cominciarono a rinascere i primi esili e gracili fili d'erba nuova.
Non era ancora certo che l'inverno se ne fosse andato dal tutto, in montagna non si può mai dire qando cada l'ultima neve, ma nell'aria c'era profumo di primavera.
Con i primi fiori riapparve anche il rullare ritmato dei tamburi.
Ormai a Mauricenburg tutto era pronto e erano giunte notizie che rinforzi e rifornimenti erano in viaggio da tutte le terre da Rhym in poi.
Era una mattina di primavera quando nella vale che precedeva le mura della città cominciarono ad avanzare le prime avanguardie vestite di verde.
Ad accoglierli trovarono i primi lupi.
I fanti dei lupi erano schierati in due unità poste a supporto di un centro comandato da Ursus di i cui facevano parte gli orsi e alcuni reggimenti degli altri corpi.
Le unità erano state allargate il piùpossibile cercando di addestrare nell'inverno quanti più uomini possibili tra quelli che soddisfacessero i requisiti necessari per entrare nelle unità.
I Falchi che avevano fatto da schermo contro l'avanzata delle avanguardie per tutto il tempo ed ora erano schierati come arcieri dietro la prima linea.
In riserva la guardia.
Lo scontro fu cruento ma nulla di rilevante.
Una prova per saggiare le rispettive forze.
Fu un susseguirsi di schermaglie per alcuni giorni.
Le avanguardie nemiche provarono ad infrangere diverse volte la resistenza ma vennero ripetutamente ricacciate.
La pressione si fece via via maggiore an mano che il grosse del nemico si avvicinava e poco a poco i lupi cominciarono con azioni di disimpegno a ripiegare.
Lungo la valle continuarono asslati e contro assalti, imboscate e tranelli per rallentare l'avanzata dei vari reggimenti di Salzen.
La seconda linea difensiva era stata predisposta per l'imboccatura del passo che avrebbe condotto alla valle di Mauricenburg.
Il nemico si trovò ad avanzare verso dei costoni scoscesi, privi del ben che minimo riparo bersagliati da darti e proiettili gettati dalle truppe che Sebastian aveva schierato sulle alture.
Per giorni l'imponente armata avanzò ma ebbe lo stesso effetto delle onde contro un frangiflutti: eternamente ricacciata.
Un gruppo di truppe di montagna dell'esercito di Salzen dopo un paio di settimane di assalti riusci a stabilire una testa di ponte sul pianoro del passo e attraverso quello cominciarono a far passare per un sentiero protetto il resto delle truppe.
Sulla sommità era stato eretto un muro, ma dopo un paio di giorni apparve chiaro che non era possibile tenerlo più a lungo, in seguito si disse Sebastian lì sarebbe potuta sorgere un caposaldo per rendere la valle imprendibile.
Le truppe di Sebastian furono schierate nuovamente nella pianura di fronte alla città.
Lì mentre le truppe nemiche cominciavano ad avanzare venivano affrontate dalle truppe dispiegate dalla città.
La vicinanza a Mauricenburg, l'inverno passato in città piuttosto che in un accampamento in terra nemica fece sentire per un pò la differenza, poi la pressione cominciò ad aumentare e Sebastian decise che era meglio evitare di rischiare di perdere tutto nell'inutile arrogante prospettiva di accettar battaglia.
L'esercito di salzen arrivò quindi con le sue verdi bandiere di fronte alle nere mura di Mauriceburg.
Le mura alte ed imponenti avrebbero scoraggiato altri assalitori, ma questi, malgrado le ingenti perdite subite per la reistenza di un esercito di cui non avevano saputo valutare la forza erano ancora in preponderante superiorità numerica.
Cominciò così l'assedio.
Dovette apparire chiaro fin da subito che essendo un blocco praticamente ininterro che bloccava loro la strada verso la pianura quella città non poteva essere aggirata, ne rpesa per fame.
Non potevano circondarla e da Rhym sarebbero arrivati in continuazione rifornimenti e rinforzi.
Dovevano forzare la città e le sue fortificazioni.
I primi assalti furono tentati in modo alquanto improvvisato già dalle prime avanguardie.
Furono miseramente respinti.
I comandanti di Salzen decisero allora di cominciare la costruzione di macchine che potessero permettere di attaccare le difese e superarle o distruggerle.
Le prime macchine non furono nemmeno mai completate.
Gli uomini delle montagne guidati da Deredo insieme ai falchi che avevano trovato alloggio presso la loro città continuavano a martellare con continui agguati le truppe di Salzen e in alcuni casi, condussero assalti fino alle macchine incendiandoli.
A quel punto non rimaneva ai difensori che far presidiare le macchine allentando la presisone lungo le mura da cui cominciarono le sortite degli orsi e della guardia d'acciaio contro le linee nemiche che vennero più volte costretta a retrocedere.
Durante questi attacch specili squadre di soldati uscivano dalle mura senza combattere.
Sembrarono agli uomini di Salzen niente più che riserve.
Poi infine le macchine da guerra furono fatte avanzare.
I primi attacchi furono tentati contro le mura ai lati della città ma lì si erano concentrate le sortite degli uomini di sebastian e nessuna macchina arrivò mai a destinazione.
Ogni squadra che usciva durante le sortite senza combattere era in realtà impegnata a scavare delle buche, nemmeno troppo profonde, al cui interno le macchine si sbilanciavano al punto spesso da crollare e anche quando non furono fatte crollare lo strato di pece e fascine che riempiva il fondo delle buche acceso da un fitta pioggia di dardi infiammati accese le varie macchine da guerra come vere e proprie pire di legno e uomini.
Dopo i primi attacchi infruttuosi i soldati vestiti di verde, sotto una costante pioggia di dardi, dovettero riappianare le buche, liberare il percorso dalle carcasse delle vecchie macchine e poi far avanzare quelle che nel frattempo avevano dovuto far ricostruire.
Quando arrivarono alle mura molte si rivelarono troppo basse.
Un piccolo fossato era stato scavato cosicchè da distante non fosse visibile ma abbastanza fondo da rendere inutili le macchin nemiche.
Queste dovettero essere abbandonate e nel frattempo il tempo passava.
L'assedio era ormai entrato nella primavera avanzato e il caldo dell'estate si faceva sentire.
Il fiume che scorreva sotto le mura della città cominciò a farsi sempre più scarso d'acqua e le truppe di Salzen cominciarono a pensare di poter sfruttare questa occasione.
Cominciarono ripetuti quanto vani assalti alle mura principali ma l'unico effetto che ebbero fu di ammassare cadaveri sotto le mura.
Poi i comandanto di Salzen cominciatono a capire perchè il fiume era stato bloccato.
Cominciò loro a mancare l'acqua.
L'esercito fu costretto a dispedersi lungo tutta la valle alla ricerca di fonti ed i singoli distaccamenti erano spesso facile preda degli assalti delle truppe di Sebastian.
La rabbià cominciò a montare negli assalitori e fu quindi organizzato un assalto che portasse alla presa edlla città.
Furono allestite grandi macchine e cominciò il bonbardamento delle mura.
Numerose brecce furono aperte e anche se venivano riparate in qualche moro era chiaro che non potevano essere più solide di prima.
Quando fu chiaro che i punti di accesso alla città erano diversi le truppe si Salzen issarono le verdi bandiere e avanzarono.
Avevano ancora una discreta supeiorità numericae confidavano in questa.
Passarono il fiume in secca ed arrivarono alla città
Ad attenderli truppe schierate, tutt'altro che demoralizzate o sfinite dall'assedio.
Lo scontro sulle brecce si fece aspro e duro e poco a poco si cominciò ad alzare un muro di cadaveri che attaccanti e difensori dovevano scalare per raggiungere il nemico.
Sebastian gicò allora la carta che aveva preparato.
Le acque del fiume furono rilasciate dagli invasi in cui erano state deviate in quel periodo e sgorgarono come una valanga sugli assalitori.
Moldi di quelli che erano in prossimità del fiume furono travolti.
Quelli che stavano combattendo sulle mura senza più rinforzi si trovarono schiacciati tra i difensori che ora li incalzavano ed il fiume in piena.
Una buona parte delle truppe nemiche fu travolta dalle acque e le altre si trovarono costrette ad indietreggiare.
Dalle porte della città erano usciti i cavalieri dei lupi e della guardia d'acciaio, comandate da Sebastian in persona,nella migliore delle condizioni, le loro armature brillavano al sole e gli stendardi neri garrivano al vento.
Dalle spalle del nemico proruppe un grido.
I falchi in assetto da combattimento con a capo Wilfred e la bianca guardia delle montagne guidata da Deredo caricarono alle dal fondo della valle.
Erano arrivati celati dai boschi fino ai margini del campo nemici e da lì erano partiti alla ricerca del loro tributo di sangue.
L'esercito di Salzen fu costretto a ripiegare.
Le truppe opposero una resistenza disorganizzata e indecisa e preso furono facile rpeda dei cavalieri in caccia.
L'armata nemica fu costretta alla resa e il tetro vessillo di Sebastian lì inseguì fino alla fine delle montagne.

Nessun commento: