DEER
Il profumo della pioggia nel bosco.
Il dolce rumore della terra che moriva per rinascere, foglie ormai secche e rami che si rompevano sotto gli stivali morbidi.
Per tutta la primavera la selvaggina era stata abbondante e c'erano tanti branchi di cervi in giro che alcuni i lupi nemmeno li avevano visti.
L'erba era stata verde e bella fino all'ottobre innoltrato, aveva danzato carezzata dal vento e poi aveva cominciato a seccarsi poco a poco.
Le spighe degli uomini erano cresciute durate e belle e se non fosse stato per gli steccati che le proteggevano sarebbero potute essere un'ottimo alimento per molti degli animali delle foreste.
Poi era arrivato un vento freddo da nord, un vento tagliente e sferzante che aveva costretto gli uomini a cambiare la propria pelliccia e gli animali a scendere via via sempre più a valle.
Ora i cervi erano ammassati in un territorio relativamente ristretto e i lupi li avevano seguiti.
Un lupo adulto, maturo, con un solco lungo il volto, segno forse di qualche scontro o di un cacciatore sfortunato, si muoveva nella nebbia.
Si muoveva basso, furtivo, fugace, il pelo, grigio argento, lo nascondeva, ombra nella nebbia invisibile alla sua preda fino all'ultimo.
Un ghigno, forse rideva, pregustando il senso di paura che il cervo avrebbe trasudato nel momento del primo morso.
Se anche si fosse girato per difendersi l'agressero sarebbe subito sparito nella nebbia e un altro lupo avrebbe preso il suo posto assaltando alle spalle il povero animale.
I resti dell'esercito di Rynm erano giunti all'imboccatura della montagna intorno alla fine di Ottobre, insieme al vento gelido dell'inverno, insieme ai nemici.
Le scorte alimentari erano state già predisposte.
Le ricche spighe dei raccolti erano state immagazzinate.
I mastri muratori della città avevano lasciato perdere case e palazzi per dedicarsi alle fortificazioni.
Tutti dovevano aiutare. I soldati avevano la giornata divisa in due, una metà per le esercitazioni, una metà per aiutare artigiani e operai.
Chiunque fosse stato in grado di brandire un arma era stato addestrato in quei mesi ed adesso l'intera popolazione era predisposta per la difesa di Mauriceburg.
Le mura andavano dalle montagne al costone di roccia su cui era costruita la città e poi dal fiume fino all'altro lato della valle.
I politicanti di Rynm aveano solevato il comandante del loro esercito sconfitto lasciando a Sebastian un grado altisonante e i resti di unità demotivate e male in arnese.
I falchi erano stati inviati avanti a raccogliere e riorganizzare la ritirata di quell'esercito in rotta.
Erano stati reinquadrati, rivestiti e rifocillati per quanto le distanze lo permettessero.
Dietro a loro veniva l'esrcito nemico, che li incalzava ormai da mesi riducendoli allo stremo.
Avevano incontrato un esercito arrogante e l'avevano sconfitto, ora lo inseguivano con l'intenzione di far pagare tutte le pene che avevano subito a chi li aveva attaccati.
Avanzavano preceduti dalla cavalleria che tallonava i fuggiaschi, bandiere verdi con un cervo indicavano i loro reparti ed avevano comnciato a montare l'arroganza del tutto simile a quelli che avevano sconfitto.
Tra i primi fuggiaschi ad arrivare a Mauriceburg cerano Jerome e il padre di Aeren, arroganti e tracotanti malgrado la sconfitta entrarono in città imprecando e bestemmiando, pretendendo di essere ricevuti e accolti nel palazzo del governatorato.
Alla porta trovarono Sebastian che scendeva dalle scale con Deredo.
I popoli delle montagne preannusando il pericolo della nuova invasione avevano garantito il loro appoggio fornendo guide e uomini che ora si trovavano insieme ai lupi, alla guardia d'acciaio, agli orsi e ai falchi da qualche parte nelle montagne ad ostacolare i nemici.
Era Novembre ed un'aria fredda costringeva tutti ad indossare pesanti pellicce e Sebastian non pote mancare di notare dhe quelle dei due ospiti erano ricchissime e molto curate.
Le loro vesti in seta gialla non erano state minimamente rovinate dalla fuga, cosa che infastidì non poco il Lupo.
Chi erano questi che precedevano i propri soldati nella fuga e li mandavano avanti nelle battaglie.
La tracotanza e l'arroganza con la quale si fecero avanti fu tale che Sebastian non aspettò di essere solo di fronte a loro per annunciare la loro destituzione e il loro arresto.
Subito si fecero sotto dei soldati come per proteggere quei due criminali ma l'essere circondati da un'intera città in arme li fece rapidamente desistere.
Dopo questo evento il lupo prese la strada delle montagne seguito da parte dei soldati presenti in città.
La prima neve era caduta, era inusuale che aspettasse tanto.
Il lupo stava acquattanto nela nebbia.
Il branco di cervi avanzava, cercavano dell'erba morbida da brucare ma vrebbero trovato qualcosa di diverso.
Avevano già provato i morsi dei lupi, ma non si aspettavano nulla.
Il branco li circondava senza che loro si aspettasero nulla.
Un cervo solo nella nebbia li fissava.
I soldati in uniforme verde pensavano di aver trovato finalmente un pasto decente dopo settimane di inseguimenti.
per la prima volta da mesi poi i nemici non si erano limitati solo alla fuga, ma si erano girati e avevanor esistito.
Non erano gli stessi, le uniformi erano nere, grige marroni o di altri colori.
Quella nebia era un pericolo, ma se avevano ditrutto un esercito enorme come quello che li aveva assaliti cosa avrebbero potuto fare quegli sparuti distaccamenti?
Uno dei soldati poggiò il ginoccio a terra e poi tese l'arco.
Il sibilo della freccia ruppe il silenzio dell'alba.
Il tonfo sordo del dardo che impatta contro un albero fece loro capire che il cervo era scappato e che la freccia aveva mancato la loro preda.
In effetti lì dove stava il cervo ora c'era solo della nebbia smossa da un movimento d'aria e dell'erba che si muoveva.
Il soldato si alzò ed imprecando si diresse a recuperare la sua freccia.
Non c'arrivò mai.
Tutta la sua unità fu falciata da una salva di darti partita dal nubbia di quella bruma autunnale.
I vertici dell'esercito di Salzen erano preoccupati.
Sempre meno pattugli tornavano la sera e le loro avanguardie subivano sempre più attacchi.
L'ambiente non aiutava quindi si era deciso di rallentare l'avanzata per presidiare il territorio.
Avrebbero ripreso l'avanzata in primavera.
Le loro avanguardie riunite in una sola erano accampate vicino ad una zona di tranquilli canneti.
Il lupo era in attesa nella nebbia.
Accucciato com'era non era possibile individuarlo, i cervi stavano bevendo, erano distratti, era il momento..
I resti fumanti dell'accampamento avevano fatto capire l'entità del disastro ai soldati che erano stati inviati a controllare la situazione dopo che da alcuni giorni non si avevano più notizie delle avanguardie.
Anche le staffette inviate non erano tornate.
Erano un'intera divisione.
Avevano trovato soldati che sembravano essersi uccisi a vicenda.
Negli acquitrini avevano trovato oltre duemila uomini che dovevano aver provato la fuga finiti da anonime frecce.
Il grosso delle truppe era stato trovato più avanti, vestito alla meno peggio, indicazione che l'assalto era avvenuto di notte.Mancavano tutte le bandiere segno che l'attacco era stato organizzato dall'esercito che stavano affrontando.
I corpi erano stati ricomposti e seppelliti alla meno peggio nella maggior parte dei casi.
Alcune pire fatte con quello che restava dell'accampamento bruciava ancora, segno di un certo rispetto tributato a chi aveva combattuto.
Il drappello si accorse dopo molto tempo che alle loro spalle stava un grosso contingente di cavalleria, molto più grosso di loro.
C'erano soldati diversi, alcuni armati più alla leggera, altri in modo più pesante.
Al centro stava un cavaliere interamente vestito di nero su un cavalloa ltrettanto scuro.
Intorno a lui cavalieri vestiti di nero che sembravano prendere ordini solo da lui.
Quelli più vicini erano rivestiti da armature d'acciaio talmente lucide da sembrare d'argento.
Avanzò un cavaliere di quell'unità
Portava un messaggio per il loro comandante.
Mi dispiace per i vostri soldati, ma questa è la guerra.
Chi entra nella tana del lupo rischia di essere morso.
Dopo aver lasciato questo messaggio il cavaliere tornò entro le proprie linee e l'intera unità sfilò davanti a loro diretta verso il bosco e le nebbie che lo ammantavano.
Alla fine anche gli esploratori tornarono al loro campo decisi a riferire quello che avevano visto.
Dal margine del bosco un lupo con una ciccatrice sul volto li osservava attento.

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