domenica 1 marzo 2009

Wolf's legend Chapter twelve part two.

SHADOW FROM THE PAST

La ritirata dei cervi lascio al paese un ultimo strascico di morte e sofferenza.
Sapendo di essere in seguiti da un esercito vincitore che non li avrebbe lasciati andare via vivi se li avesse presi e sapendo di non doversi più comportare benevolmente verso una popolazione che avrebbero poi dovuto sottomettere se avessero vinto lungo la fuga si lasciarono andare a crimini e violenze.
Ma alla fine se ne andarono, come le nubi che lasciano il posto al sole dopo la tempesta.
E con la loro partenza cominciò la ricostruzione.
La gente ricostruì le città ed i villaggi, ricominciò ad arare i campi e il grado tornò a brillare dorato.
Si chiedeva sempre più e sempre maggior voce un cambiamento radicale della politica di quello stato che non aveva saputo difenderli.
Furono richiesti a gran voce cambiamenti, l’eliminazione della corruzione, che non ci fosse più posto per il compromesso ma per la mano salda di qualcuno che sapesse reggere lo stato.
Gli sguardi di tutto erano rivolti a Sebastian e ai lupi, ai senatori che nel corso degli anni erano usciti dalle fila di quei guerrieri neri che avevano salvato più volte lo stato.
I politici del vecchio regime non si facevano vedere per strada temendo di essere linciati, non si facevano vedere temendo che la folla li aggredisse, rimanendo chiusi nei loro palazzi, ricchi e lussuosi, ma deserti anche di quei cortigiani e esseri affetti da servilismi vari che annusando una prossima caduta si erano fatti via via più smarcati fino a ripudiare la mano che li aveva nutriti.
A Rynm, città che ancora viveva con l’impressione dell’imminente assedio tanto le murra e le difese improvvisate apparivano ancora vive e presenti, quasi che dovessero crescere ancora, essere completati, una sola voce si faceva viva.
Simeon provava a salvare quanto era stato tutto il suo passato, quanto era stato il sistema a cui si era aggrappato per quei quasi sessant’anni di vita, quella politica che conosceva bene, fatta di giochi oscuri e trame di potere.
Era uno dei pochi che ancora andava regolarmente al Senato, provando a far approvare leggi che cadevano nel vuoto, vuote com’erano le leggi, vuote com’erano le aule in queste sarebbero dovute essere discusse.
E alla fine venne un tramonto.
La luce scendeva lenta all’ingresso dei palazzi del potere orientati in modo che l’ultima luce del giorno potesse penetrarvi indisturbata.
Nelle aule vuote, in uno scrano isolato un vecchio sedeva.
Simeon era invecchiato molto in quei mesi, invecchiato a tal punto da essere quasi irriconoscibile anche per Sebastian che lo conosceva da una vita.
Il vecchio lupo era arrivato per salutare.
Lui e una scorta sarebbero partiti per tornare a Mauriceburg, su nelle montagne, il clima della capitale infastidiva quel vecchio che alla fine della vita voleva la pace e l’essere assediato da chi lo invocava per il potere, per la protezione non era quanto voleva.
Voleva la pace e il silenzio della sua città, la tranquillità di quei monti dove aveva posto la sua dimora.
Le truppe sarebbero rimaste lì per assicurare che avvenisse quel cambio di governo che il popolo voleva e con esse sarebbero rimasti Wilfred e Ursus. Detto questo in quegli abiti che non avrebbero certo detto che quell’uomo era forse il più potente di quelle terre, il vecchio militare prese e se ne andò.
Doveva salutare una persona prima di andarsene.
Dopo che se ne fu andato dalla curia un altro uomo uscì.



La strada che portava fino al palazzo di Thobias l’aveva percorsa mille volte in passato anche se molto da allora era cambiato.
Quello che era uno dei quartieri poveri della città, malfamato e pericoloso ora grazie ai lupi era ricco e rigoglioso e nessuno aveva niente da temere.
Era da talmente tanto tempo che era distante dalla città che nessuno lo riconosceva, si vedeva che era un soldato, uno di quelli che garantiva la tranquillità di quella zona ma in quei capelli candidi, in quella testa pelata non c’era assolutamente niente dell’eroe che aveva salvato tutti loro.
Il percorso si snodò per diversi minuti e la sera avanzò sempre di più.
Alla fine la luce del sole brillava solo alta nel cielo e un colore violetto invadeva l’aria della sera estiva.
Al portone di Thobias venne fatto attendere mentre il vecchio amico scendeva.
Non entrò doveva solo salutare per andarsene, per tornare in quella città che amava, invitando l’amico ad andare a trovarlo un giorno o l’altro portando la moglie.
Il saluto fu accogliente, le parole molte fino a che alla luce di una torcia in strada non ci furono che loro.
Sebastian stava per salutare l’amico quando un’ombra nella notte mise sull’avviso Thobias.
Non era sicuro, che entrasse, aspettasse una scorta, avrebbe mandato i servi a chiamare la guardia d’acciaio.
No, Sebastian non ne voleva sapere.
Almeno che si facesse accompagnare da lui e alcuni servi.
Aveva fretta.
Almeno che aspettasse che prendesse il mantello e la spada e l’avrebbe accompagnato lui da solo.
Alla fine si incamminarono loro due.
Due vecchi che sul far della sera camminavano sulle strade di una città che si preparava per dormire.
Poi il buio.
Un vicolo obbligatorio da passare, stretto.
Una dozzina di uomini ad ogni estremità.
“Tanto tempo che non ci si vede, vero?”
Rumore di spade.



Quando le guardie accorsero trovarono Thobias agonizzante in un bagno di sangue. Intorno a lui, a rendere difficile raggiungerlo almeno dieci altri morti.
Ribaldi, balordi, ladri di taverna.
Canaglie.
Fu Ursus a sollevarlo, a portarlo fin dentro una casa vicina.
Wilfred fu al suo capezzale, inviando subito in giro soldati a cercare il fratello, avvisandolo che l’amico era stato aggredito ed era ferito.
“E’ inutile che li mandi Fred.” Disse Thobias con l'ultimo fiotto di sangue quasi sorridendo “Seb era con me… l’hanno rapito.”

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