lunedì 17 novembre 2008

Wolf's legend Chapter twelve part one

A QUESTION OF TEETH AND HORNS

Ci sono giorni d'inverno in cui il mare si monta, quasi volesse gonfiare il petto, mostrare tutta la sua potenza, prima di abbattersi con le sue onde sugli scogli che lo fronteggiano.
Gli scogli sono sempre lì, sempre pronti ad attenderlo, sempre immobili, come un muro di scudi, come una fortezza, impassibili, insensibili alle ondate, vincono quasi sempre loro, anche se il mare se li porta via poco a poco.
Lo scoglio è impassibile a quei grammi di se che il mare gli ruba di volta in volta, ma all'infinito il mare l'avrà vinta, perchè si troverà ad aver privato lo scoglio di se stesso.
Qualche volta, uno scoglio più debole, eroso dal tempo e dal sole finisce per crollare, e la maceris seppelliscono quanti, granchi o pesci vi si nascondevano sotto.
Rynm era lì, uno scoglio in mezzo ad un mare d'erba. Quando i cervi ne videro le mura, le cupole dorate, le alte torri ne furono impressionati.
Nemmeno la loro capitale aveva quelle dimensioni. Nemmeno Mauriceburg che avevano assediato appariva tanto splendente vista da lontano, cupa e tetra com'era tra le montagne.
Qui invece c'era Rynm la bianca, che sembrava sorgere dal nulla in mezzo al mare dorato dei campi di grano maturi, in mezzo ai verdi pascoli delle sue greggi e dei suoi armenti, qui c'era un frutto maturo che sorgeva di fronte a qulcuno intenzionato a cogliero, malgrado le spine poste a proteggerlo.
E come onda i cervi vi si abbatterono addosso, come onda vi furono respinti dallo scoglio di pietra.
Una due, tre, cinque dieci volte vennero, e altrettante respinti, prendevano la rincorsa e tornavano, quasi incuranti delle vite che lasciavano a loradare di rosso i candidi bastioni, portantosi via sempre qualcuno di quelli che prima stava lì sopra a divenderli.
E quasi sempre gli scogli ressero.
Alcuni bastioni caddero e furono ripresi in una mortale danza.
Le mura esterne che non erano sottoposte alla difesa dei lupi caddero e furono abbandonate, crollarono sotto i colpi dei mangani e dei trabucci e il loro crollo portò con se gli abitanti che proteggevano.
Fu dato l'assalto alla seconda cerchia di mura, che resistette, ma la fatica era tanta, e pian piano le difese cominciarono a scricchiolare.
I lupi uscivano per cercare di sostenere la città, ma venivano spesso ricacciati.
Sembrava che il cervo stesse per caricare, corna basse, a sfondare la seconda mura, per giungere dritto alla terza e prendere di slancio anche quella. I difensori stavano assiepati alle mura.
Poi l'ondata si fermò.
Il cervo sembrava essersi bloccato a metà balzo, prima d'incornare l'avversario.
Si vide il lupo che lo mordeva al garreto.
Dalle colline in lontananza era apparsa una linea nera.
Dalle mura della città si pensava fossero altri cervi giunti in rinforzo di chi li assediava, ma poi la linea non cambiò colore avvicinandosi.
Le uniformi nere rimasero tali, li stendardi portavano l'immagine del lupo di bronzo e d'acciaio, del falco, dell'orso.
Le armate dei cervi furono costrette a girarsi.
Da giorni preparate all'assedio ci misero del tempo a tornare in formazione coi ranghi serrati.
Di fronte a loro venivano i branchi neri, l'intero esercito dei lupi sceso dal nord.
Le truppe di linea ad occupare il fronte principale, gli orsi su un fianco, i falchi e una torma bianca a coprire le ali.
Dietro ai lupi veniva la guardia d'acciaio. Nessuno l'aveva mai vista schierata tutta. Nulla sua interezza doveva essere almeno una divisione, quasi diecimila uomini schierati in linea, coperti d'acciaio, intorno ad un comandante che aveva fatto tremare i cervi come mai prima d'allora.
I cervi apparivano comunque come una marea verde rispetto alla linea nera che li fronteggiava.
I lupi presenti nella capitale urlarono la loro gioia. Vollero uscire in soccorso dei compagni. Furono schierati in linea dentro le mura, e poi uscirono compatti e marziali.
Dietro a loro venne l'esercito della città o quello che ne restava.
I cervi non parvero preoccuparsene, caricarono Sebastian ed i suoi, e lì rimasero.
Il muro li respinse, come uno scoglio più duro degli altri, infranse le onde e vi si insinuò dentro.
Dove passavano le truppe nere sembrava che il lupo avesse morso mortalmente il cervo.
Per i colpi di corna che qusto poteva cercare d'infierire il lupo riusciva a portare a segno un altro colpo letale.
Le corna non parevano avere effetto sui lupi che continuavano a schivare gli attacchi.
In continuazione i falchi e le truppe di Deredo lambivano i fianchi dell'esercito di Salzen spillando ogni volta un tributo di sangue.
Poi caricarono nella mischia i soldati d'acciaio di Sebastian e le truppe di Ursus.
La fanteria pesante dei due contigenti gettata nel mezzo della mischia parve essere una nave che frangeva le onde.
Nulla poteva fermarla, le grandi spade a due mani e le asce bipenni calavano per risollevarsi loradate di sangue per ridiscendere a cercare il loro tributo alla nera signora.
La stanchezza si comincio a far sentire, il cervo parve essere sul punto di riprendersi, non sembravano forse innumerevoli le sue schiere? quando improvvisamente un urlo soi levò dalla parte della città.
Le truppe della città, guidate da Mathias stavano caricando i cervi da dietro dirigendosi lì dove vedevano lo stendardo della guardia di ferro che sempre accompagnava Thobias.
Con questo attacco troncarono via buona parte dell'esercito dei cervi che si trovò in un triangolo con due lati coperti da lupi e sull'altro la cavalleria di Deredo che lo caricava frontalmente.
Persi i compagni le bandiere cominciarono a cadere e le mani ad alzarsi, e più erano gli arresi più gli altri li imitavano.
I lupi riuscirono a farsi strada in quasi ancora resistevano, l'assalto parve perdere vigore, pori riprenderlo, poi sembrò che venisse arrestato, arginato e ricacciato, alla fine però l'esperienza prevalse e sul far della sera i cervi stavano scappando, abbandonando sul campo decine di migliaia di morti feriti e prigionieri.

1 commento:

Anonimo ha detto...

Superbo.

Marco