A TRAP
La guerra civile prosegui con alterne vicende per almeno quattro anni. Gli inverni andavano e venivano, le primavere vedevano i campi irrorarsi del sangue dei contadini che avrebbero dovuto seminarli così che alla fine delle estati molti di questi risultavano spesso incolti al punto che in molte aree cominciò a mancare il cibo.
La situazione preoccupava Sebastian, ma non meno anche i generali dei due opposti schieramenti che vedevano crescere il mal contento del popolo sia verso gli uni che verso gli altri. Cominciava a capitare che in alcune regioni, specialmente quelle in cui la presenza dei lupi era più forte che gli arruolatori, che con mezzi più o meno volontari avevano fino a quel momento procurato truppe fresche agli schieramenti venissero cacciati in malo modo, se non addirittura assaliti mentre conducevano via colonne di coscritti-prigionieri.
In quelle zone non erano nemmeno possibili le rappresagli altrimenti si rischiava di svegliare i lupi che sembravano sonnecchiare.
Nelle zone in cui questi erano stati all'inizio degli scontri più deboli con appena qualche casa all'interno delle città ora avevano acquisito maggior poter, controllavano quartieri, se non la città intera, ed in giro per le campagne cominciavano a sorgere complessi piò o meno grandi e fortificati.
In alcune zone vecchi complessi monastici dell'era precedente venivano rimessi a nuovo e ulteriormente fortificati ed al loro interno venivano addestrate le nuove reclute che poi venivano inviate a Mauriceburg o a Rynm a completare l'addestramento nei centri nevralgici del potere.
Indietro nelle città di provenienza delle reclute venivano invece inviati guerrieri esperti che si erano formati in anni di scontri alla frontiera.
Il pericolo di vedere i lupi schierati in campo come terza forza, aveva messo apura a sciacalli e leoni che si videro costretti a venire a patti.
La citta di Rynm era stata quantomeno esclusa dal conflisso, e adesso a ridosso di essa si vennero ad incontrare i capi delle due fazioni.
Era stata decisa un imboccata all'esterno delle mura a metà strada tra i due accampamenti. Le forze che erano steta concesse come scorta erano identiche e i soldati presenti erano di gran lunga inferiori anche se sommati ai lupi presenti in città.
I lupi stessi uscirono a fare da mediatori e pacieri tra le due forze a guidarli c'era Thobias Sestant che fino ad allora aveva assunto un atteggiamento di imparziale correttezza.
I dibattitti andarono avanti a lungo, per quasi un mese e sembrava che ci fosse sempre qualche punto, in realtà inezie, impossibile da superare.
Dopo un mese di negoziati Thobias stava desistendo quando arrivò un messaggio. I leoni erano pronti a cedere alle richieste degli sciacalli a patto di avere salve la vita, le terre e gli onori.
Non parve vero a nessuno.
L'unica condizione è che l'atto venisse firmato pubblicamente di fronte ad una grande follam senza che fossero presenti soldati, ma solo i capi dei due schieramenti disarmati.
Solo ai lupi, seppur con qualce rimbrotto fu concesso di portare una guardia d'onore.
A Thobias furono accordati cento membri della guardia d'acciaio che erano stati inviati a protezione del governatore dei lupi nella capitale.
Il giorno della firma il sole era alto e splendeva.
Le bandiere verdi e gialle si mischiavano e sembravano garrire insieme allegre e felici per la pace ritrovata.
La guardia d'acciaio nella sua uniforme da gran gala risplendeva sotto l'acciaio delle corazze, delle bordature degli scudi e delle armi come se fosse vestiti di bianco.
Thobias aveva vestito la suia veste migliore, con un completo blu che sembrava trpuntato di stelle tante erano le decorazioni in argento e gemme che l'ornavano.
Sulle vesti gialle dei leoni erano stati posti degli smeraldi e su quelle verdi degli sciacalli dei topazzi a rappresentare l'unione raggiunta.
La firma doveva avvenire in mezzo ad un prato con delle tribune da tre lati e la guardia d'acciaio schierata sul quarto.
Il popolino sorrideva e cantava a festa in quella che sembrava una primavera di gioia.
Andreas raggiunse il tavolo. Dietro di lui venivano Simeon e tutti gli altri notabili degli sciacalli.
Portavano le loro bandiere e i loro stemmi fieri al vento.
Andreas prese una piuma, la stessa con la quale avevano appena firmato. La sollevò bene in aria affinchè il popolo tutto potesse vederla. I leoni si erano scostati di pochi passi indietro affinche la scensa fosse solo sua. Si chinò per firmare, si accigliò si risollevò preoccupato...
"Cosa vuol direaaaaaaaaa!!!"
Una freccia gli spuntava dal petto. Dalle tribune del popolino una grandine di proiettili volò sul pubblico e si abbatè sui notabili degli sciacalli.
Le prime si concentrarono su Andreas che fu colpito quattro, cinque, sei volte...
Simeon colpito alla spalla scartò a destra rispetto a dove si trovava lanciandosi verso il fratello e la guardia d'acciaio dei lupi che nel frattempo stava avanzando per proteggere gli sciacalli che ancora erano in vita.
Improvvisamente con la guardia disposta in diagonale lungo il prato della firma anche dalle altri tribune cominciarono a piovere frecce e quelli che sembravano essere mercanti o operai si rivelarono soldati dei leoni.
Le frecce cominciarono a volare, solo una manciata di capi degli sciacalli erano riusciti a mettersi in salvo. La guardia d'acciaio aveva perso in pochi minuti quasi la metà degli uomini e si trovava ad affrontare qualche migliaio di uomini.
I corpi dei caduti e dei feriti furono issati su dei cavalli e fatti portare in città. Il resto della scorta di Thobias fece scudo e cominciò ad indietreggiare i pesanti scudi, le lunghe picche e le armature li mettevano al riparo da quei finti popolani armati alla leggera. Indietreggiarono sempre più e finalmente riuscirono a raggiungere i cavalli e a scappare insieme ai cavalli verso la città.
I lupi erano stati attaccati e presto la notizia si sarebbe difusa. La pace era finita ovunque.
Sulla pergamena che stava per firmare Andreas l'ultimo dei Leoni aveva scritto "ci rivedremo all'inferno".
Aveva ragione.
La situazione preoccupava Sebastian, ma non meno anche i generali dei due opposti schieramenti che vedevano crescere il mal contento del popolo sia verso gli uni che verso gli altri. Cominciava a capitare che in alcune regioni, specialmente quelle in cui la presenza dei lupi era più forte che gli arruolatori, che con mezzi più o meno volontari avevano fino a quel momento procurato truppe fresche agli schieramenti venissero cacciati in malo modo, se non addirittura assaliti mentre conducevano via colonne di coscritti-prigionieri.
In quelle zone non erano nemmeno possibili le rappresagli altrimenti si rischiava di svegliare i lupi che sembravano sonnecchiare.
Nelle zone in cui questi erano stati all'inizio degli scontri più deboli con appena qualche casa all'interno delle città ora avevano acquisito maggior poter, controllavano quartieri, se non la città intera, ed in giro per le campagne cominciavano a sorgere complessi piò o meno grandi e fortificati.
In alcune zone vecchi complessi monastici dell'era precedente venivano rimessi a nuovo e ulteriormente fortificati ed al loro interno venivano addestrate le nuove reclute che poi venivano inviate a Mauriceburg o a Rynm a completare l'addestramento nei centri nevralgici del potere.
Indietro nelle città di provenienza delle reclute venivano invece inviati guerrieri esperti che si erano formati in anni di scontri alla frontiera.
Il pericolo di vedere i lupi schierati in campo come terza forza, aveva messo apura a sciacalli e leoni che si videro costretti a venire a patti.
La citta di Rynm era stata quantomeno esclusa dal conflisso, e adesso a ridosso di essa si vennero ad incontrare i capi delle due fazioni.
Era stata decisa un imboccata all'esterno delle mura a metà strada tra i due accampamenti. Le forze che erano steta concesse come scorta erano identiche e i soldati presenti erano di gran lunga inferiori anche se sommati ai lupi presenti in città.
I lupi stessi uscirono a fare da mediatori e pacieri tra le due forze a guidarli c'era Thobias Sestant che fino ad allora aveva assunto un atteggiamento di imparziale correttezza.
I dibattitti andarono avanti a lungo, per quasi un mese e sembrava che ci fosse sempre qualche punto, in realtà inezie, impossibile da superare.
Dopo un mese di negoziati Thobias stava desistendo quando arrivò un messaggio. I leoni erano pronti a cedere alle richieste degli sciacalli a patto di avere salve la vita, le terre e gli onori.
Non parve vero a nessuno.
L'unica condizione è che l'atto venisse firmato pubblicamente di fronte ad una grande follam senza che fossero presenti soldati, ma solo i capi dei due schieramenti disarmati.
Solo ai lupi, seppur con qualce rimbrotto fu concesso di portare una guardia d'onore.
A Thobias furono accordati cento membri della guardia d'acciaio che erano stati inviati a protezione del governatore dei lupi nella capitale.
Il giorno della firma il sole era alto e splendeva.
Le bandiere verdi e gialle si mischiavano e sembravano garrire insieme allegre e felici per la pace ritrovata.
La guardia d'acciaio nella sua uniforme da gran gala risplendeva sotto l'acciaio delle corazze, delle bordature degli scudi e delle armi come se fosse vestiti di bianco.
Thobias aveva vestito la suia veste migliore, con un completo blu che sembrava trpuntato di stelle tante erano le decorazioni in argento e gemme che l'ornavano.
Sulle vesti gialle dei leoni erano stati posti degli smeraldi e su quelle verdi degli sciacalli dei topazzi a rappresentare l'unione raggiunta.
La firma doveva avvenire in mezzo ad un prato con delle tribune da tre lati e la guardia d'acciaio schierata sul quarto.
Il popolino sorrideva e cantava a festa in quella che sembrava una primavera di gioia.
Andreas raggiunse il tavolo. Dietro di lui venivano Simeon e tutti gli altri notabili degli sciacalli.
Portavano le loro bandiere e i loro stemmi fieri al vento.
Andreas prese una piuma, la stessa con la quale avevano appena firmato. La sollevò bene in aria affinchè il popolo tutto potesse vederla. I leoni si erano scostati di pochi passi indietro affinche la scensa fosse solo sua. Si chinò per firmare, si accigliò si risollevò preoccupato...
"Cosa vuol direaaaaaaaaa!!!"
Una freccia gli spuntava dal petto. Dalle tribune del popolino una grandine di proiettili volò sul pubblico e si abbatè sui notabili degli sciacalli.
Le prime si concentrarono su Andreas che fu colpito quattro, cinque, sei volte...
Simeon colpito alla spalla scartò a destra rispetto a dove si trovava lanciandosi verso il fratello e la guardia d'acciaio dei lupi che nel frattempo stava avanzando per proteggere gli sciacalli che ancora erano in vita.
Improvvisamente con la guardia disposta in diagonale lungo il prato della firma anche dalle altri tribune cominciarono a piovere frecce e quelli che sembravano essere mercanti o operai si rivelarono soldati dei leoni.
Le frecce cominciarono a volare, solo una manciata di capi degli sciacalli erano riusciti a mettersi in salvo. La guardia d'acciaio aveva perso in pochi minuti quasi la metà degli uomini e si trovava ad affrontare qualche migliaio di uomini.
I corpi dei caduti e dei feriti furono issati su dei cavalli e fatti portare in città. Il resto della scorta di Thobias fece scudo e cominciò ad indietreggiare i pesanti scudi, le lunghe picche e le armature li mettevano al riparo da quei finti popolani armati alla leggera. Indietreggiarono sempre più e finalmente riuscirono a raggiungere i cavalli e a scappare insieme ai cavalli verso la città.
I lupi erano stati attaccati e presto la notizia si sarebbe difusa. La pace era finita ovunque.
Sulla pergamena che stava per firmare Andreas l'ultimo dei Leoni aveva scritto "ci rivedremo all'inferno".
Aveva ragione.

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