sabato 8 marzo 2008

Wolf's legend Chapter six part four

TRIUMPH

Alla soglia dei trent'anni stava visitando per la prima volta la capitale della nazione per cui combatteva.
Ne aveva sentito parlare molto ma non l'aveva mai visto.
L'unica vera città che aveva visto in vita sua era stata Enet, ma nulla era in confronto di Rymn.
Mura alte e possenti, più abitanti di quanti il mante ne potesse immaginare, strade enormi e piene di vita.
Era arrivato lì in seguito alla battaglia, nella capitale era giunta notizia dell'enorme scontro e soprattutto del ruolo avuto dai suoi soldati.
A Maurice fu accordato un Trionfo, un'antica usanza, per cui fu fatto sfilare per le vie della città in festa, seguito dai suoi uomini nelle armature migliori, su cui venivano fatti piovere petali di fiori.
Tutti gli occhi però non erano per il generale vincitore, e il vecchio soldato non se ne dispiaceva, perchè erano rivolti a quel soldato che lo seguiva dietro, primo tra i comandanti di brigata, precedeva essendo la sua un'unità distaccata sotto il diretto comando di Maurice gli stessi comandanti di divisione.
Alto su un cavallo nero stava un soldato dal volto superbo e imperioso, a tatti tetro, con il viso deturpato da un'orrida ciccatrice.
Ne lui ne i suoi soldati ridevano.
Il lupo di bronzo sulla sua bandiera nera sembrava accompagnare le divise brillanti dei soldati che avanzavano in formazione al passo cadenzato di un tamburo.
Dietro gli altri soldati portavano fiori in testa, e salutavano sgaiatamente la popolazione, questi no, fermi ed impassibili marciavano dietro i propri comandanti.
Dietor a Sebastian avanzava Wilfred, ammirato da tutte le donne per i suoi lunghi capelli neri mossi, immerso anche lui nei suoi pensieri. Pensava ad Enet, la città in cui aveva vissuto come reietto, come paria per anni, ma che al loro ritorno dalla guerra, nel loro viaggio verso Rymn li aveva implorati di fermarsi, li aveva accolti come figli prediletti, come i migliori tra i figli della città.
Il volta faccia a cui avevano assistito era scandaloso.
Con loro anche Ursus, accolto dalla nobiltà come il vero figlio di suo padre, mentre di Jerome ormai nessuno sembrava più volersi ricordare.
Anche lui, nelle sue parole semplici, nel suo persistente silenzio era rimasto disgustato di ciò che vedeva.
La sua profondità interiore non era stata mai capita, e ora dopo avegli dato per anni dello stupido, lo osannavano come un eroe.
Alla fine del trionfo c furono le medaglie ed i riconoscimenti.
Sui petti di quei tre giovani furono deposte stelle d'oro e onoreficenze, furono chiamati eroi ed additati come esempio per i giovani della nazione, a loro sarebbero state dedicate strade e statue tutto in segno della grande riconoscenza che veniva loro dimostrata.
Ma era tutta una facciata.
Perchè dietro tutto ciò ecco apparire gli intrighi e le oscure vie della politica di quella città corrotta.

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