martedì 4 marzo 2008

Wolf's legend Chapter five part three

CASTLE

Il castello che si presentò ai soldati era ancora in ottime condizioni, il fatto di essere fuori mano e in una zona non frequentata abitualmente da nessun viandante faceva si che di esso si fosse persa notizia.
Malgrado ci fossero alcune strutture danneggiate la struttura si presentava ancora massiccia e solida ed i lavori da apportare per riportarla al massimo splendore erano più che fattibili nel tempo che precedeva l'inverno.
Sebastian decise di mantenere comunque un'avamposto dove avevano iniziato a costruire l'accampamento, e decise che ci sarebbe stata una turnazione per i soldati che avrebbero dovuto mantenere la guardia in quella struttura.
Dovendo Costruire solo un piccolo accmpamento la cosa risultò molto veloce e mentre una parte degli uomini si dedicò a riparare le parti danneggiate del castello il resto degli uomini fece si che la strada tra questo e l'avamposto diventasse più agevolee quindi più veloce da percorrere.
Poi il tempo cominciò a peggiorare sensibilmente, le giornate in cui si riusciva a stare fuori senza grossi rischi si ridusserosempre di più e l'autunno mite lasciò il passo a venti impetuosi che facevano correre rapidi nuvoloni carichi di tempesta nel cielo.
Nei punti in cui il cammino con la neve si sarebbe dimostrato impossibile furono costruiti dei camminamenti riparati così che la neve non avrebbe di fatot rallentato troppo il percorso.
Gli animali vennero tutti fatti riparare nel maniero dove di certo erano più protetti dalla furia degli elementi.
Gli alloggiamenti del castello erano stati rimessi in sesto appena in tempo ed ora l'idea di un'inverno seppur rigido non si presentava nemmeno troppo dura.
Le ampie sale del maniero davano la possibilità agli uomini pur costretti a stare dentro, quando non erano di guardia, di continuare ad allenarsi.
I soldati di cavalleria principalmente impararono le tecniche sfruttate dai fanti nel combattimento a piedi così che risultassero un corpo efficace in qualsiasi forma di scontro.
I giorni passavano pigri senza novità particolari, le tempeste di pioggia lascairono spazio alle bufere di neve che poi si calmarono dando l'idea he il peggio fosse passato.
I soldati malgrado tutto rispettarono la turnazione e non ci furono perdite rilevanti se non per una sentinella che era morta addormentandosi sugli spalti durante una bufera di neve e una che era caduta dalle mura a causa del forte vento.
Arrivò infine anche la primavera, dove il sole aveva sciolto la neve sbucarono i primi fiori, il torrente sotto il castello si ingrossò per le aque che cominciarono a fluire dalle montagne e di fatto il maniero si trovò a non avere altri accessi all'infuori dell'unico ponte che lo collegava all'esterno.
Sulla torre principale fu fatta sventolare la bandiera del battaglione che ora portava i colori di Sebastian.
I cavalieri cominciarono, ora che era possibile, ad addestrare i fanti al combattimento da cavallo, e tutto il battaglione cominciò a dimostrarsi una forza ambivalente.
Poi con l'acqua che sendeva dalle montagne arricò anche un messaggio.
Wilfred avvisò che i cavalieri che stavano al campo base cominciando a perlustrare le zone limitrofe avevano cominciato a scorgere i primi segni della presenza di altri uomini.
La missione per cui erano stati mandati lì stava entrnado nel vivo.
Lascaire le truppe divise era una follia, e l'avamposto non era di certo presidiabile e difendibile con soli cinquanta soldati.
Fu lasciato lì un distaccamento di una trentina di cavalieri che dessero l'impressione del mantenimento delle difese senza che di fatto corressero rischi seri.
L'ordine era che in caso di attacco massiccio si ritirassero vero il castello.
Passarono i giorni, ed i giorni divennero settimane e con il calore che a poco a poco cominciava a scaldare la terra arrivò anche un messaggero.
Lasciò il suo messaggio all'accampamento e insieme ad un soldato fu rimandato indietro perchè dicesse a Maurice la dislocazione del maniero.
Con il messaggero arrivarono anche notizie.
Maurice stava inviando altri quattro battaglioni in loro appoggio, in modo che se ci fosse stato un'attacco le forze in campo non fossero troppo squilibrate.
Thobias aveva anche lui superato l'inverno, ma con perdite ben maggiori, dovute al freddo e agli stenti e si era quindi deciso di sostituirlo con truppe fresche affinchè i sopravvissuti potessero riposare.
Le giornate di primavera divennero febbrili, serviva riparare i danni che il duro inverno aveva provocato, più che altro il crollo del tetto di qualche struttura sussidiaria al castello, il che impegnò gli uomini senza lasciarli troppo nell'ozio.
Poi una mattina si videro arrivare i cavalieri del'avamposto di gran carriera.
Erano tutti armati di tutto punto, ciò voleva dire che l'assalto c'era stato ma che non li aveva colti di sorpresa.
Non c'erano tutti, questo voleva dire che alcune famiglie avrebbero pianto dei morti.
Quando i cavalieri furono entrati ed ebbero ricoverati i cavalli Ursus che li guidava fece un breve rapporto.
Di fronte a loro stavano perlomeno cinquecento uomini, o perlomeno questi avevano attaccato l'avamposto, si poteva supporre che fossero anche di più e che presto seguendo i cavalieri sarebbero arrivati fino al castello.
Dei cinque uomini mancanti una era la sentinella che aveva lanciato l'allarme subito prima di morire, un altro era un soldato morto negli scontri all'accampamento, un altro era stato inviato incontro ai possibili rinforzi, mentre altri due erano stati persi nella fuga nella foresta.
Il portone fu chiuso e il ponte sollevato, precludendo di fatto l'accesso a tutti.
I soldati si disposero come avevano provato durante le giornate più accettabili dell'inverno e oramai tutti sapevano qual'era la loro posizione.
I cavalieri di certo i meno utli nel combattimento a terra fungevano da arceri o da riserve.
Poi arrivarono i nemici.
Erano ben di più delle truppe che Ursus aveva preannunciato, almeno tre volte tanti.
Fu chiaro anche a loro che non potevano prendere subito d'assalto il castello e le grida della loro frustrazione e del loro odio arrivarono chiare fino al castello.
Nei giorni immegiatamente successivi Sebastian poté osservare bene le loro azioni e cercò da esse di capire il loro schema di comando.
C'era un uomo, vestito di pellicce e armato con quelle che sembravano armi rubate ad alcuni soldati morti, che più spesso di altri veniva consultato e che,anche quando furono costruite delle strutture per arrivare fino al portone, non si esponeva mai troppo in prima linea.
Quell'uomo fu indicato a tutti i sodati, chi avesse avuto l'occasione doveva cercare di ucciderlo il prima possibile.
Dopo che per i nemici fu possibile superare il problema del ponte sollevato gli attacchi cominciarono a suseguirsi più e più volte nel giorno.
Sembrava non avessero pèaura della morte, che per loro fosse anzi un'obbiettivo da raggiungere, felici.
Sebastian notò che nessuno si arrendeva, nessuno di quelli che veniva disarmato dai suoi provava a chiedere in qualche modo, anche solo coi gesti pietà, che gli fosse risparmiata la vita.
E all'unico che vide ritirasri fu tagliata la testa da uno di quelli che dovevano essere i comandanti.
Presto fu chiaro che i nemici non avevano possibilità si superare la torre d'ingresso perchè non avevano modo di far pesare la superiorità numerica. Fu chiaro probabilmente anche a loro e gli attacchi si interruppero per un paio di giorni.
I nemici non se ne andarono e rimasero appena oltre la gittata di un tiro d'arco.
Poi riapparvero, portando con se un grosso tronco preso dal fondo della foresta che, seppur con difficoltà, riuscirono a portare fino al portone.
La possibilità di roncorsa non era molta e le morti a causa delle frecce che gli venivano scagliate dall'alto molte, ma loro continuarono, un colpo dietor l'altro, un morto dietro l'altro, il portone si sbrecciò, ed infine cadde con uno schianto.
Le passerele ridotte costrinsero i nemici a far affluire pochi rinforzi per volta. E nella prima corte, la più ampia si trovarono di fronte sia due delle compagnie disposte a falange sia uno dei due squadroni di cavalleria in sella.
I nemici furono ricacciati più volte, ma i rinforzi affluivano sempre di più fino a che prima i cavalieri e poi i fanti furono costretti a riparare dentro le seconde mura.
Qui si ripete il carosello
dei giorni precedenti, ma ora i nemici avevano più spazio per manovrare ed un numero sempre maggiore di loro soldati riusciva ad occupare la corte e a tentare l'assalto delle mura con scale e rampini.
Tre delle compagnie di fanti erano impiegate nelle mura interne mentre la quarta che era stata impegnata nella prima difesa ora stava in difesa.
Il terzo giorno di attacchi alle terze mura i cavalieri uscirono con una sortita e con i cavalli che spaventavano il nemico riuscirono ad alleggerire per un pò la pressione sui difensori.
Nel frattempo il ponte era stato calato così che tutti i nemici ora avevano libero accesso alla corte e gli attacchi si facevano sempre più feroci e frequesnti.
Fu persa ance la seconda cerchia così che non rimase che la piccola terza cerchia ed il maschio.
La situazione si faceva difficile, i viveri dopo tre settimane d'assedio scarseggiavano e le frecce erano quasi finite.
La terza cerchia era costruita in modo che non potesse essere usato un'arite per sfondare il portone ma sempre più di frequente le riserve dovevano correre a tamponare i buchi sulle mura dove i nemici riuscivano ad aprirsi un varco.
Era ormai la fine della quarta settimana quando i nemici sembrarono retrocedere.
RImasero due giorni senza attaccate, ma la mattina del terzo arrivarono come non erano mai arrivati prima.
Una forza preponderante che sembbrò voler sommergere i difensori che ormai non erano più di trecento.
Sebastian calcolò che erano almeno mille i soldati che presero d'assalto le mura.
Li ricacciarono una due tre volte, poi essi sembrarono perdere sempre più consistenza.
Vide un gruppo di nemici allontanarsi di gran carriera verso il ponte e lì attestarsi
altri nemici sembrarono comparire dalla boscaglia e schierarsi nella radura che stava subito prima del ponte.
In quel momento, almeno un battaglione di cavalieri si riversò giù lungo la strada che portava al castello.
A guidarli un cavaliere che portava un mantello di lupo sulle spalle, e dietor di loro apparvero i fanti, file e file di fanti in armatura pesante con le lunghe aste con punte d'acciaio che parvero risplendere tetramente al sole primaverile.
Dalle mura i nemici si spostaronoa d affrontare la nuva minaccia, ma come ebbero mollato l'assedio Sebastian, Ursus, Wilfred con i cavalieri che non vedevano l'ora di tornare in sella ed i fanti colti da un improvvisa voglia di respirare l'aria della foresta si lanciarono sulle schiene dei nemici falciandoli come spighe di grano.
I nemici presi tra due fuochi non ebbero scampo, Sebastian vide il capo dei nemici lanciarsi contro i nemici che gli venivano incontro solo per trovare la morte sulle picche di una falange ma questo non parve cambiare il combattimento dei suoi uomini.
Combatterono fino a che l'ultimo fu in grado dir eggersi in piedi, un paio si suicidarono per non essere catturati, ma alla fine il campo fu di sebastian e delle armate di Rymn.
Fu una sorpresa per il giovane sentirsi chiamare colonnello, e capire che quei soldati che gli erano arrivati di rinforzo ora era ai suoi comandi.

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