FROM THE SHADOW
La Gloria, il volto bagnato da una cascata di sole, la mente inebriata dal più dolce ed esaltante dei nettari una felicità senza contenimenti, fu questo per Sebastian e i suoi rientrare nell'accampamento.
Aveva lasciato parte del nuovo reggimento presso i presidi che lui aveva tenuto per tutto l'inverno ed era rientrato come da ordini fino alla base di Maurice Sestant.
Ad accoglierlo un tripudio di bandiere e l'esercito in festa.
La notizia della loro resistenza e della vittoria che avevano riportato erano state notevolmente aumentate.
Sebarava che i nemici che avessero attaccato il castello, di cui nessuno all'infuori dei suoi soldati sapeva l'esatta collocazione, fossero dieci volte di più di quanti non fossero nella realtà, ma questo non facevca che aumentare la festa e la gioia.
Da Rymn arrivarono per i lupi decorazioni e promozioni, che spesso erano solo la conferma del grado raggiunto.
Thobias stava a guardare da distante la gioia del fratello, preso da una strana tristezza mista a gioia. Brutta cosa l'invidia.
Jerome non riusciva a capacitarsi che quell'ebete di suo fratello, da lui mai considerato più di un grosso bue stupido adesso avvesse dei gradi superiori a quelli che portava lui e pure delle medaglie.
Sebravano essere considerati degli dei in terra e decisamente la cosa dava fastidio a qualcuno.
Il reggimento aveva ora uno statuto particolare, era un reggimento misto, fanti e cavalieri e l'ordine era che fossero addestrati ad entrambi i tipi di combattimento in modo da essere versatili e potessero operare in'autonomia.
Le feste ed i bagordi per la vittoria durarono alcuni giorni, com'era tradizione e l'ultima notte i soldati fecero di tutto per far ubriacare Sebastiane e gli altri ufficiali.
A notte fonda Sebastian, suo fratello e Ursus, che a dire il vero barcollava parecchio e già era molto visto quanto aveva bevuto, uscirono dalla baracca in cui erano tutt'ora in corso i festeggiamenti.
Pian pianino, e sbagliando strada almeno tre volte si diressero verso i propri alloggiamenti.
Il freddo che ancora caratterizzava le notti li svegliò un pò quanto bastava per scorgere in lontananza un capannello di soldati vicino agli alloggi degli ufficiali.
Abbaiando qualcosa con la vocca impastata dal vino Sebastian ordinò a quei soldati di andare a dormire, che il coprifuoco era scattato da molto e che altrimenti avrebbe fatto loro rapporto.
Il più grosso dei soldati, erano probabilmente sei o sette, si girò lentamente e chiese piano
"Sei tu quello che chiamano il lupo?"
Sebastian non rispose, ma facendo un passo avanti fini nella luce di una torcia che mostrò chiaramente quale fosse il suo viso.
I sette balzarono avanti con le spade sguainate, uscendo dalle ombre come dei ratti dalle ombre ma prima che il primo potesse entrare a contatto con Sebastian o Wilfred una panca, presa da chissà dove, forse da di fronte ad una baracca piombò addosso agli assalitori stendendone due.
Ursus abituato alle risse da taverna aveva capito la situazione e adesso caricava mulinando una bastone come era solito fare da giovane.
Un altro uomo catte con la tesat rotta dal bastone, mentre due che erano più scosatati si trovarono addosso Sebastian e Wilfred che pur ancora intontiti dal vino cercarono di portare manforte all'amico che si era lanciato avanti.
I soldati dovevano essere degli ex criminali mandati al fronte da poco per guadagnarsi la redenzione e infatti non sembravano particolarmente abili ad usare la spada.
Presto i due che Wilfred e Sebastian si erno trovati di fronte giavcevano a terra morti, Ursus ne aveva steso un'altro e il quarto, lasciata la spada era spartio nella notte, impossibile da catturare o anche solo da individuare.
Sebastian si accostò all'unico che ancora respirava.
Vide che era ancora vivo, di certo non per molto, e preso dalla fretta gli chiese
"Chi vi ha mandati?"
"Io... io... non..."
"Chi vi ha mandati?" Ripeté scuotendo il moribondo
"Il... il... comandante di compagn..."
Non finì la frase, dalle ombre un dardo gli si conficcò nel petto e un cavallo partì al galoppo nella notte.
Qualcuno aveva mandanto qui bifolchi a tentare di ucciderli, qualcuno aveva fatto uscire i topi dalle fogne contro i lupi.
Aveva lasciato parte del nuovo reggimento presso i presidi che lui aveva tenuto per tutto l'inverno ed era rientrato come da ordini fino alla base di Maurice Sestant.
Ad accoglierlo un tripudio di bandiere e l'esercito in festa.
La notizia della loro resistenza e della vittoria che avevano riportato erano state notevolmente aumentate.
Sebarava che i nemici che avessero attaccato il castello, di cui nessuno all'infuori dei suoi soldati sapeva l'esatta collocazione, fossero dieci volte di più di quanti non fossero nella realtà, ma questo non facevca che aumentare la festa e la gioia.
Da Rymn arrivarono per i lupi decorazioni e promozioni, che spesso erano solo la conferma del grado raggiunto.
Thobias stava a guardare da distante la gioia del fratello, preso da una strana tristezza mista a gioia. Brutta cosa l'invidia.
Jerome non riusciva a capacitarsi che quell'ebete di suo fratello, da lui mai considerato più di un grosso bue stupido adesso avvesse dei gradi superiori a quelli che portava lui e pure delle medaglie.
Sebravano essere considerati degli dei in terra e decisamente la cosa dava fastidio a qualcuno.
Il reggimento aveva ora uno statuto particolare, era un reggimento misto, fanti e cavalieri e l'ordine era che fossero addestrati ad entrambi i tipi di combattimento in modo da essere versatili e potessero operare in'autonomia.
Le feste ed i bagordi per la vittoria durarono alcuni giorni, com'era tradizione e l'ultima notte i soldati fecero di tutto per far ubriacare Sebastiane e gli altri ufficiali.
A notte fonda Sebastian, suo fratello e Ursus, che a dire il vero barcollava parecchio e già era molto visto quanto aveva bevuto, uscirono dalla baracca in cui erano tutt'ora in corso i festeggiamenti.
Pian pianino, e sbagliando strada almeno tre volte si diressero verso i propri alloggiamenti.
Il freddo che ancora caratterizzava le notti li svegliò un pò quanto bastava per scorgere in lontananza un capannello di soldati vicino agli alloggi degli ufficiali.
Abbaiando qualcosa con la vocca impastata dal vino Sebastian ordinò a quei soldati di andare a dormire, che il coprifuoco era scattato da molto e che altrimenti avrebbe fatto loro rapporto.
Il più grosso dei soldati, erano probabilmente sei o sette, si girò lentamente e chiese piano
"Sei tu quello che chiamano il lupo?"
Sebastian non rispose, ma facendo un passo avanti fini nella luce di una torcia che mostrò chiaramente quale fosse il suo viso.
I sette balzarono avanti con le spade sguainate, uscendo dalle ombre come dei ratti dalle ombre ma prima che il primo potesse entrare a contatto con Sebastian o Wilfred una panca, presa da chissà dove, forse da di fronte ad una baracca piombò addosso agli assalitori stendendone due.
Ursus abituato alle risse da taverna aveva capito la situazione e adesso caricava mulinando una bastone come era solito fare da giovane.
Un altro uomo catte con la tesat rotta dal bastone, mentre due che erano più scosatati si trovarono addosso Sebastian e Wilfred che pur ancora intontiti dal vino cercarono di portare manforte all'amico che si era lanciato avanti.
I soldati dovevano essere degli ex criminali mandati al fronte da poco per guadagnarsi la redenzione e infatti non sembravano particolarmente abili ad usare la spada.
Presto i due che Wilfred e Sebastian si erno trovati di fronte giavcevano a terra morti, Ursus ne aveva steso un'altro e il quarto, lasciata la spada era spartio nella notte, impossibile da catturare o anche solo da individuare.
Sebastian si accostò all'unico che ancora respirava.
Vide che era ancora vivo, di certo non per molto, e preso dalla fretta gli chiese
"Chi vi ha mandati?"
"Io... io... non..."
"Chi vi ha mandati?" Ripeté scuotendo il moribondo
"Il... il... comandante di compagn..."
Non finì la frase, dalle ombre un dardo gli si conficcò nel petto e un cavallo partì al galoppo nella notte.
Qualcuno aveva mandanto qui bifolchi a tentare di ucciderli, qualcuno aveva fatto uscire i topi dalle fogne contro i lupi.

Nessun commento:
Posta un commento