Guido guardava con calma quella ragazzi che gli stava di fronte.
Nuda.
Una bella preda, una bella ragazza da mettere sotto, di cui poi raccontare agli amici.
Eppure... eppure l'aveva fatto dannare, mesi e mesi dietro per ottnere quello che stava già pregustando, un altra tacca da segnare sul diario come facevano i piloti della seconda guerra mondiale...
Claudia, era li di fronte a quel ragazzo che l'aveva saputa conquistare, che prima aveva disprezzato e poi pian piano aveva capito, nelle sue fragilità e nelle sue insicurezze, quele che non mostrava a quegli amici che lo rendevano così diverso, così odioso, così stupidamente maleducato.
Era nuda, percepiva il freddo sotto i piedi, si aggiustò i capelli, castani lunghi e lisci e si avvicinò a lui.
Era stregato, semplicemente stregato, quella timidezza in chi gli stava di fronte, non aveva più nella testa nulla, c'era stato qualcosa in quello sguardo basso, in quella ragazza che si concedeva a lui fidandosi ciecamente, che l'aveva capito come un pungo allo stomaco, aveva capito che attaccare quegli stupidi adesivi di playboy sul diario, cosa che fino al giorno prima gli era sembrata una figata, ora gli era sembrata una stupidaggine.
Lui non capiva chi era, con quella ragazza stava bene, meglio che con i suoi amici, con loro DOVEVA essere un duro, un figo per non perderne il rispetto, con lei era se stesso solo Guido.
Le labbra dolci di lui, baciate così spesso prima di allora, ma impossibilmente mai così nuove come quel pomeriggio, quel sapore diverso, quel sapore, salato e vide che una lacrima era scesa a rigargli la guancia fino ad andare a posarsi sulle labbra.
E lei gliela prese e la bacio, cos'erano le labbra se non una porta di passaggio attraverso cui donare la propria anima all'altro, a chi si ama?
Quelle labbra dolci e delicate, due petali di rosa in un viso di porcellana, le mani sue, fredde tra le proprie, a sentire con quella propria pelle che d'improvviso sembrava così inspiegabilmente e inguaribilmente ruvida quelle dolci estremità che tante altre volte aveva toccato, ma mai così e che mai così, prima d'allora gli aveva restituito tanto.
Sentire che l'aveva girata, sentire i dolci baci di lui sul collo, le loro braccia che si incrociavano in uno strano abbraccio, le dita che si stringevano, s'incrociavano, si cercavano in una danza delicata e inspiegabile.
Il respiro che diventava veloce, sepre di più, che sembrava voler superare il battere del cuore che già correva come... come non mai... e poi... silenzio.
Nuda.
Una bella preda, una bella ragazza da mettere sotto, di cui poi raccontare agli amici.
Eppure... eppure l'aveva fatto dannare, mesi e mesi dietro per ottnere quello che stava già pregustando, un altra tacca da segnare sul diario come facevano i piloti della seconda guerra mondiale...
Claudia, era li di fronte a quel ragazzo che l'aveva saputa conquistare, che prima aveva disprezzato e poi pian piano aveva capito, nelle sue fragilità e nelle sue insicurezze, quele che non mostrava a quegli amici che lo rendevano così diverso, così odioso, così stupidamente maleducato.
Era nuda, percepiva il freddo sotto i piedi, si aggiustò i capelli, castani lunghi e lisci e si avvicinò a lui.
Era stregato, semplicemente stregato, quella timidezza in chi gli stava di fronte, non aveva più nella testa nulla, c'era stato qualcosa in quello sguardo basso, in quella ragazza che si concedeva a lui fidandosi ciecamente, che l'aveva capito come un pungo allo stomaco, aveva capito che attaccare quegli stupidi adesivi di playboy sul diario, cosa che fino al giorno prima gli era sembrata una figata, ora gli era sembrata una stupidaggine.
Lui non capiva chi era, con quella ragazza stava bene, meglio che con i suoi amici, con loro DOVEVA essere un duro, un figo per non perderne il rispetto, con lei era se stesso solo Guido.
Le labbra dolci di lui, baciate così spesso prima di allora, ma impossibilmente mai così nuove come quel pomeriggio, quel sapore diverso, quel sapore, salato e vide che una lacrima era scesa a rigargli la guancia fino ad andare a posarsi sulle labbra.
E lei gliela prese e la bacio, cos'erano le labbra se non una porta di passaggio attraverso cui donare la propria anima all'altro, a chi si ama?
Quelle labbra dolci e delicate, due petali di rosa in un viso di porcellana, le mani sue, fredde tra le proprie, a sentire con quella propria pelle che d'improvviso sembrava così inspiegabilmente e inguaribilmente ruvida quelle dolci estremità che tante altre volte aveva toccato, ma mai così e che mai così, prima d'allora gli aveva restituito tanto.
Sentire che l'aveva girata, sentire i dolci baci di lui sul collo, le loro braccia che si incrociavano in uno strano abbraccio, le dita che si stringevano, s'incrociavano, si cercavano in una danza delicata e inspiegabile.
Il respiro che diventava veloce, sepre di più, che sembrava voler superare il battere del cuore che già correva come... come non mai... e poi... silenzio.

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