Forse è il destino dell'uomo: camminare sempre in bilico tra luci ed ombre, tra bene e male, tra razionale ed irrazionale.
Qualche filosofo ci farebbe su una costruzione mentale, ci svilupperebbe un pensiero sopra, qualcosa che poi qualche psicologo potrebbe usare per cercare di spiegare l'uomo, la sua natura ambivalente, quella dell'angelo e del demone, quella dell'uomo e della bestia.
Tutto si concentra sulla scelta, sulla possibilità che abbiamo nel decidere se seguire i nostri istinti, la nostra passionalità, il nostro cuore, o piuttosto la ragione, la nostra testa ed un pensiero razionale.
Nessuno dei due è per forza di cose negativo, nessuno dei due lo è più dell'altro.
Con uno forse si corrono meno rischi, ma c'è il rischio di smettere di vivere, con l'altro c'è il rischio di finire dentro un baratro da cui non si è certi di poter riemergere.
La ragione ha bisogno di presupposti veri per essere efficace, perchè se si parte da basi sbagliate quanto costruiremo non sarà che un castello di carte, l'intinto ivece può spingerci a perderci, può spingere chi usa solo quello verso cose che ragionevolmente non faremmo mai, alcune molto buone altre molto cattive.
Pensare alle conseguenze può essere limitante, ma ci permette anche di non fare del male agli altri, ci permette di non perderci in stupide, di non trovare divertente ciò che provoca un danno immotivato ad altri.
In entrambi i percorsi c'è un margine di rischio non indifferente, c'è la possibilià di trovare un equilibrio ma è sempre precario, frutto di una sapiente o fortunata mediazione tra le due caratteristiche.
E' un pò come fare i funamboli, camminando tra due baratri su din una corda sottilissima, al limite tra luce ed ombra, al limite tra vita e morte.
Tutto si concentra sulla scelta, sulla possibilità che abbiamo nel decidere se seguire i nostri istinti, la nostra passionalità, il nostro cuore, o piuttosto la ragione, la nostra testa ed un pensiero razionale.
Nessuno dei due è per forza di cose negativo, nessuno dei due lo è più dell'altro.
Con uno forse si corrono meno rischi, ma c'è il rischio di smettere di vivere, con l'altro c'è il rischio di finire dentro un baratro da cui non si è certi di poter riemergere.
La ragione ha bisogno di presupposti veri per essere efficace, perchè se si parte da basi sbagliate quanto costruiremo non sarà che un castello di carte, l'intinto ivece può spingerci a perderci, può spingere chi usa solo quello verso cose che ragionevolmente non faremmo mai, alcune molto buone altre molto cattive.
Pensare alle conseguenze può essere limitante, ma ci permette anche di non fare del male agli altri, ci permette di non perderci in stupide, di non trovare divertente ciò che provoca un danno immotivato ad altri.In entrambi i percorsi c'è un margine di rischio non indifferente, c'è la possibilià di trovare un equilibrio ma è sempre precario, frutto di una sapiente o fortunata mediazione tra le due caratteristiche.
E' un pò come fare i funamboli, camminando tra due baratri su din una corda sottilissima, al limite tra luce ed ombra, al limite tra vita e morte.

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