E' possibile amare l'amore?
Perdersi nel concetto di amore fine a se stesso, fino a divenirne degli spassionati adoratori?
Fino a che punto tutto questo è possibile? Fino a dove è lecito indulgere nei piaceri che l'amare da a prescindere dall'oggetto dell'amore?
Vale la pena amare per l'amare a prescindere dalla sofferenze che provoca?
Amare solo per il bisogno d'amare, amare solo perchè si sente la necessità di dare di più agli altri, o meglio ancora di dare di più ad un altro in particolare, perchè si sente la necessità di trovare un'anima eletta a cui donare quella cosa che il resto del mondo non merita.
Amare la ricerca dell'oggetto, o anzi meglio ancora di un soggetto delle nostre azioni e dei nostri sentimenti, la ricerca infinita e disperata di quell'idealizzazione di persona che abbia in se quelle caratteristiche che ci rendano impossibile il non riamare.
L'amore dev'essere qualcosa di assolumanente inimmaginabile, qualcosa che solo i poeti hanno saputo rendere, qualcosa che adesso ci viene proposto banalizzato ed annaquato in una versione commerciale da film di serie b americano.
L'amore è qualcosa di perfetto ed, in quanto perfetto, non è comprensibile alle menti umane, forse ai loro cuori ma non alle menti.
L'amore è qualcosa di perfetto, ma a tal punto delicato, che si rischia, una volta avendo capito che c'è, di farlo morire, tant'è effimero e volatile.
Si finisce per accettare dei compromessi, si fenisce con l'accettare alcune versioni minori dell'amore, in cui non si abbia che una pallida copia mal riuscita di un capolavoro.
Si accetta di provare affetto, stima e rispetto per qualcuno.
Si cede alla passione del momento o del cosiddetto colpo di fulmine.
Si cede all'infatuazione o alla sterotipata immagine dell'amore che ci vuole dare il mondo.
O sei finisce, per cercare di fare qualcosa di simile all'amare, senza riuscirci, perchè non si ha capito cos'è l'amore.
Perdersi nel concetto di amore fine a se stesso, fino a divenirne degli spassionati adoratori?
Fino a che punto tutto questo è possibile? Fino a dove è lecito indulgere nei piaceri che l'amare da a prescindere dall'oggetto dell'amore?
Vale la pena amare per l'amare a prescindere dalla sofferenze che provoca?Amare solo per il bisogno d'amare, amare solo perchè si sente la necessità di dare di più agli altri, o meglio ancora di dare di più ad un altro in particolare, perchè si sente la necessità di trovare un'anima eletta a cui donare quella cosa che il resto del mondo non merita.
Amare la ricerca dell'oggetto, o anzi meglio ancora di un soggetto delle nostre azioni e dei nostri sentimenti, la ricerca infinita e disperata di quell'idealizzazione di persona che abbia in se quelle caratteristiche che ci rendano impossibile il non riamare.
L'amore dev'essere qualcosa di assolumanente inimmaginabile, qualcosa che solo i poeti hanno saputo rendere, qualcosa che adesso ci viene proposto banalizzato ed annaquato in una versione commerciale da film di serie b americano.
L'amore è qualcosa di perfetto ed, in quanto perfetto, non è comprensibile alle menti umane, forse ai loro cuori ma non alle menti.
L'amore è qualcosa di perfetto, ma a tal punto delicato, che si rischia, una volta avendo capito che c'è, di farlo morire, tant'è effimero e volatile.Si finisce per accettare dei compromessi, si fenisce con l'accettare alcune versioni minori dell'amore, in cui non si abbia che una pallida copia mal riuscita di un capolavoro.
Si accetta di provare affetto, stima e rispetto per qualcuno.
Si cede alla passione del momento o del cosiddetto colpo di fulmine.
Si cede all'infatuazione o alla sterotipata immagine dell'amore che ci vuole dare il mondo.
O sei finisce, per cercare di fare qualcosa di simile all'amare, senza riuscirci, perchè non si ha capito cos'è l'amore.


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