sabato 1 marzo 2008

Doom

Sarà il periodo, in cui non ho più nulla da pensare, in cui non ho più nessuno a cui pensare, in cui la mente così presa solitamente da altre cose è costretta a viaggiare per riuscire qualcosa che sia capace d'interessarla, di distrarla.
Quando non ci sono ausili letterari l'unica possibilità che resta è la fantasia, o la riflessione e capita di riflettere su niente o a paartire da niente, ad immaginarsi conse che non sono mai esistite, che forse mai esisteranno, capita di immaginare come vorremmo che fossero le nostre vite, cercando in un'altra vita quella possibilità di riscatto che non possiamo avere in questa, speriamo di trovare, in luoghi che non esistono all'infuori della nostra testa quella felicità e quella giusta gratificazione di cui non riusciamo a trovare traccia qui dove siamo persi a combattere con un destino che non sempre c'è chiaro.
C'è in noi, la ricerca della felicità, uno scopo a cui ogni uomo dovrebbe essere proteso e che troppo spesso e frustrata, non so da chi, non so da cosa.
Che sia Dio, che vuole indurci ad intraprendere determinate strade, o il destino beffardo che gioca con noi come con delle marionette, che sia la fortuna avversa che ci rende nel nostro immaginario personale epici eroi costretti a lottare con le meschine banalità di una vita che a volte appare fin troppo misera per essere vissuta.
Ci sono personaggi che di fronte agli uomini sembrano personifacazioni degli antichi dei scesi in terra a dettare le loro leggi con la fama ed il successo, e poi si ritrovano anch'essi soggetti a quelle stesse leggi che governano la vita del comune mortale.
Che differenza c'è tra noi ed un granello di sabbia nel mare? Possiamo davvero decidere qualcosa della nostra vita o alla fin fine non siamo altro che un nulla sottoposto alla forza di una risacca incontrollabile?
Ha senso rimanere a combattere, a cercare di migliorare la nostra vita o è più giusto arrendersi e lasciare che l'onda ci porti finalmente lì, dove tutto è quiete?

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