venerdì 7 marzo 2008

Civic Hero

Solo un pensiero prima di chiudere l'ennesima giornata, l'ennesima noiosa giornata oserei dire.
E' un pensiero su di un tema che mi è caro, l'impegno civile, e lo spirito di servizio.
E' un pensiero che nasce da due giorni particolari, legati al'iniziativa che soprattutto Mattia sta organizzando all'università e per cui mi ha chiesto cosa riesco a trovare.
E' un iniziativa su un personaggio su cui non sapevo niente e su cui ho sentito la necessità di informarmi, Giuseppe Impastato.
So che è uscito un film su questo ragazzo, ma i film non dicono tutto, o forse non lo dicono del tutto, quindi serve andare oltre, andare oltre il pelo dell'acqua.
Una persona che non ha avuto paura di andare fino in fondo, una persona epr cui l'impegno civile non era cosa da poco, per cui una società migliore è possibile anche senza violenza, una società in cui ci sia una coscienza civica profonda non nascosta da individualismi egoistici, che ci portano a coprirci orecchie, occhi e bocca.
Non riesco capire una cosa, come sia possibile chiedermi di educare dei ragazzi al civismo precludendo delle strade attraverso cui il civismo si vive.
Non riesco a capire come sia possibile concepire la teoria lontana dalla pratica, non riesco a capire come si fa solo a parlare a dare esempi per costruire dei buoni cittadini che un giorno sappiano impegnarsi senza che noi stessi, per primi possiamo impegnarci in prima persona, in prima linea.
Certo la mia terra, non è la Sicilia del boom economico e del post boom in cui visse impastato, è il ricco nord-est benpensante e perbenista in cui tutto si vorrebbe celare dietro l'apparenza.
Eppure anche qui ci sarebbe molto da fare, con personaggi come Calderoli e Borghezzio, esponenti di una certa fascia sociale che non riesce ad andare oltre i pensieri pregiudiziali tipici di una mentaltà chiusa e bigotta, che non riscono a capire che tante cose non sono fatte da un me contro te, ma da una possibile condivisione, di un incontro tra noi, dalla possibilità di ascoltare il prossimo.
Non è perchè il governo dimissionario ha alzato le tasse, che il leader di un partito va accolto con il forcone, anche perchè un lombardo non potrà mai capire noi veneti, siamo diversi, e soprattutto, dubito che Calderoli possa parlare per noi quando anche il suo governo trattava il veneto da cassa da cui prendere i denari senza dare in cambio ne benefici ne rappresentanza.
Tacessero almeno, ma probabilmente ognuno ha quel che si merita, e i nostri politici non sembrano avere le palle per farci avere qualcosa.
E' una terra per cui bisogna impegnarsi, perchè oltre che italiano ed europeo, sono per forza di cose, per cultura, per modi di fare, di pensare, di agire anche veneto.
Vedo una regione in mano a dei personaggi che fanno accapponare la pelle e mi chiedo cosa sto facendo io, come sto cercando di dare una mano alla mia terra, in che modo sto sfruttando il mio senso civico.
E trovo risposte desolanti.
Perchè non posso esercitare quello spirito di servizio verso qualcosa di più grande del mio piccolo mondo perfetto, perchè non posso cercare di curare i mali che piagano la mia terra, non parlo del mondo ma di qualcosa che esce di poco da mio verdissimo giarinetto, perchè non posso portare avanti un discorso in cui, la teoria che insegno ai bambini poi si trasmette nella pratica.
Spero di non finire come Peppino Impastato, ma spero di riuscire a raggiungere anche solo un decimo del coraggio che aveva lui, lui che non si è fatto remore per portare avanti un discorso ampio di civismo nella sua terra, un coraggio, che se anche in minima parte mi entrasse dentro mi permetterebbe di superare quelle paure che mi tengono qui, bloccato.

1 commento:

Anonimo ha detto...

Peppino era uno come tanti, qui in Sicilia. Solo che lui, figlio di mafiosi, aveva deciso di combatterla la Mafia e, al suo paese, la mafia era Don Tano Badalamenti. Peppino l'hanno aspettato, una sera, fuori della sua Radio Libera, l'hanno tramortito di botte e l'hanno legato sui binari di un treno. Non doveva restare niente di quella lingua lunga, di quella testa che pensava troppo. Di quel comunista. Era il 1978 e la BR avevano rapito Moro in quegli stessi giorni: era il momento ideale per far fuori uno come Impastato. Infatti, la notizia della sua morte, passò quasi inosservata, sotto i titoloni dedicati al sequestro del dirigente DC. La mafia non fa mai niente per caso.
Grazie per aver parlato di Peppino.
Io, a suo tempo, l'ho pianto.