Si vede quando sono smonato, si capisce, sparisco per giorni e per quei giorni non ho voglia di essere cercato o di cercare.
Questo è uno di quei pergiodi, forse se stasera avrò voglia scriverò qualcosa, ma potrebbe anche essere che per un pò la voglia mi sia passata.
Gli ultimi due giorni sono stati pesanti e la cosa di certo non aiuta.
Come avevo esposto alcuni post fa, mi trovo a vivere una condizione di disagio nei confronti di alcuni capi della mia associazione.
Non mi piace il loro modo di fare, che si scontro in pieno con il mio.
Lunedì sono scoppiato, dopo che da un pò questa cosa si protraeva troppo.
Vedere quel gregge di caproni a continuare a dirsi sempre di si, si si si, come degli ebeti, che approvavano con il loro tacito assenso l'operato di un commisario incapace e inconcludente mi ha fatto imbestialire.
Non posso condividere.
Non cercare di correre ai ripari contro quei possibili rischi a cui siamo andati in contro e che abbiamo sfiorato solo per un pelo è per me inconcepibile, gloraiarsi ed osannarsi, farsi i complimenti per aver sfiorato la merda per un unghia non è da me.
Sarà che sono un negativo di quelli colossali.
Ieri sera, se possibile la cosa è stata anche peggiore, è stata patetica, inutile e decisamente seccante.
Con la Debora che ha dimostrato di essere capace di parlare degli altri quando si trova a tu per tu con una persona ma senza il coraggio di esporre alcunché quando si trova di fronte più di due persone, con Alessandra che cerca ancora di contenere le critiche nella sua diplomazia vuota e senza senso, che fino ad oggi non ha prodotto risultati e non si prevede che ne presenterà un domani, con la Silvia ipocrtica al massimo che pretende di fare la maestra di coerenza, Ugo l'ho visto come uno che cerca di recuperare una situazione critica appigliandosi a dei brandelli ormai laceri o ad un ironia che su di me non ha mai fatto troppa presa.
L'unico che abbia dimostrato una reazione sensata per cercare di adoperarsi dal farmi desistere è stato Enrico, tanto di cappello, forse ne capisce più di tutti gli altri, o forse capisce me più di tutti gli altri.
Non vedo perchè rimanere, mi è stato rinfacciato che è un fallimento mio, che il mio è un comportamento egoistico, e devo ammetterlo, la risposta è vero, hanno ragione perchè è proprio così.
Perchè io non ho mai avuto la vocazione del martire, non mi sono mai posto come fine quello di immolarmi per gli altri.
Posso prestare servizio per gli altri, donare parte del mio tempo e delle mie capacità, non ho mai parlato di doverci stare male per questo.
Non intendo riempirmi di fiele e bile per questi personaggi, non intendo perdermi a dover pensare comeporre rimedio alle cose, non intendo dovermi smazzare per gente che non ha voglia di fare le cose.
Gia li ho salvati troppe volte, un anno pensando ad un San Giorgio a cui nessuno aveva prestato attenzione, l'anno dopo facendo presente che mancavano alcune cosine fondamentali tipo un tema per il CdA associativo.
Non voglio prendermi il merito di una cosa di cui non sono certo, ma forse se l'altra sera non ci fossi stato e non avessi fatto quel casino, andandomene a metà tiunione come il solito i pecoroni sarebbero tutti rimasti lì a continua re a muoere la testa su e giù, approvando sorridendo quello che sarebbe stato poi un disastro.
Debora in primis anche se in privato critica ferocemente Sergio.
E se la Ale, che ha visto questi importanti apporti da parte dei nuovi (non ci crederei nemmeno se lo vedessi...) come riesce a vedere il bene anche dove proprio non c'è, avesse criticato con la sua diplomazia le avrebbero detto "brava, ben detto" e poi sarebbero passati oltre.
Ieri sera mi hanno attaccato, hanno provato a farmi vedere quanto io sbagliassi, che non è importante... no, non sono d'accordo. Per loro di certe cose dobbiamo fregarcene, chiudendo gli occhi e turandoci il naso, non funziona così, I care diceva don Milani, m'importa m'interessa, perchè non possiamo turarci il naso e se si crede in qualcosa si deve lottare per essa, si deve cercare di ottenere il massimo e poi accettare il risultato che le nostre forze ci hanno concesso costringendoci tuttavia ad andare oltre, cercando di non accontentarci ma di avere lo stimolo per avere ancora di più.
E ad un certo punto quando si vede che con le buone, con il dialogo, non si ottiene nulla, beh... si passa a una comunicazione più dura, per vedere di rompere il circolo vizioso, per cercare di rompere una spirale che non porta da nessuna parte e far ripartire un meccanismo altrimenti ingolfato.
Per Alessandra per costruire non serve distruggere, si deve partire dalla situazione in cui si è, ma quello non è costruire, è ristrutturare, e spesso una ristrutturazione può portare ad un'evoluzione pericolosa, fatta su basi non stabili, perchè si pensava che questa da sola avrebbe risolto dei problemi strutturali.
Certe volte non è possibile fare una cosa simile, per ricostruire serve demolire, avere spazio libero per poter evitare quei problemi che ammorbano il sistema, che lo rendono instabile, che fanno si che si rischi un crollo per cause stupide.
Si impara dai propri errori, ma si deve far si che errori regressi ripresentandosi non mettano a rischio le situazioni future.
Io l'ho già detto che non mi prendo il merito di quanto successo l'altra sera, che dopo che me ne sono andato hanno cominciato a lavorare, se hanno imparato la lezione meglio per loro, se la mia rottura è servita affinchè loro siano riusciti ad uscire dal circolo vizioso in cui si erano cacciati, ben per loro, io ho perso la voglia e la passione che mi faceva rimanere lì a rovinarmi il fegato.
E' un comportamento egoistico, metto me prima dei bimbi, ma in fondo a cosa servirebbe se continuassi senza la voglia di fare?
Questo è uno di quei pergiodi, forse se stasera avrò voglia scriverò qualcosa, ma potrebbe anche essere che per un pò la voglia mi sia passata.
Gli ultimi due giorni sono stati pesanti e la cosa di certo non aiuta.
Come avevo esposto alcuni post fa, mi trovo a vivere una condizione di disagio nei confronti di alcuni capi della mia associazione.
Non mi piace il loro modo di fare, che si scontro in pieno con il mio.
Lunedì sono scoppiato, dopo che da un pò questa cosa si protraeva troppo.
Vedere quel gregge di caproni a continuare a dirsi sempre di si, si si si, come degli ebeti, che approvavano con il loro tacito assenso l'operato di un commisario incapace e inconcludente mi ha fatto imbestialire.
Non posso condividere.
Non cercare di correre ai ripari contro quei possibili rischi a cui siamo andati in contro e che abbiamo sfiorato solo per un pelo è per me inconcepibile, gloraiarsi ed osannarsi, farsi i complimenti per aver sfiorato la merda per un unghia non è da me.
Sarà che sono un negativo di quelli colossali.
Ieri sera, se possibile la cosa è stata anche peggiore, è stata patetica, inutile e decisamente seccante.
Con la Debora che ha dimostrato di essere capace di parlare degli altri quando si trova a tu per tu con una persona ma senza il coraggio di esporre alcunché quando si trova di fronte più di due persone, con Alessandra che cerca ancora di contenere le critiche nella sua diplomazia vuota e senza senso, che fino ad oggi non ha prodotto risultati e non si prevede che ne presenterà un domani, con la Silvia ipocrtica al massimo che pretende di fare la maestra di coerenza, Ugo l'ho visto come uno che cerca di recuperare una situazione critica appigliandosi a dei brandelli ormai laceri o ad un ironia che su di me non ha mai fatto troppa presa.
L'unico che abbia dimostrato una reazione sensata per cercare di adoperarsi dal farmi desistere è stato Enrico, tanto di cappello, forse ne capisce più di tutti gli altri, o forse capisce me più di tutti gli altri.
Non vedo perchè rimanere, mi è stato rinfacciato che è un fallimento mio, che il mio è un comportamento egoistico, e devo ammetterlo, la risposta è vero, hanno ragione perchè è proprio così.
Perchè io non ho mai avuto la vocazione del martire, non mi sono mai posto come fine quello di immolarmi per gli altri.
Posso prestare servizio per gli altri, donare parte del mio tempo e delle mie capacità, non ho mai parlato di doverci stare male per questo.
Non intendo riempirmi di fiele e bile per questi personaggi, non intendo perdermi a dover pensare comeporre rimedio alle cose, non intendo dovermi smazzare per gente che non ha voglia di fare le cose.
Gia li ho salvati troppe volte, un anno pensando ad un San Giorgio a cui nessuno aveva prestato attenzione, l'anno dopo facendo presente che mancavano alcune cosine fondamentali tipo un tema per il CdA associativo.
Non voglio prendermi il merito di una cosa di cui non sono certo, ma forse se l'altra sera non ci fossi stato e non avessi fatto quel casino, andandomene a metà tiunione come il solito i pecoroni sarebbero tutti rimasti lì a continua re a muoere la testa su e giù, approvando sorridendo quello che sarebbe stato poi un disastro.
Debora in primis anche se in privato critica ferocemente Sergio.
E se la Ale, che ha visto questi importanti apporti da parte dei nuovi (non ci crederei nemmeno se lo vedessi...) come riesce a vedere il bene anche dove proprio non c'è, avesse criticato con la sua diplomazia le avrebbero detto "brava, ben detto" e poi sarebbero passati oltre.
Ieri sera mi hanno attaccato, hanno provato a farmi vedere quanto io sbagliassi, che non è importante... no, non sono d'accordo. Per loro di certe cose dobbiamo fregarcene, chiudendo gli occhi e turandoci il naso, non funziona così, I care diceva don Milani, m'importa m'interessa, perchè non possiamo turarci il naso e se si crede in qualcosa si deve lottare per essa, si deve cercare di ottenere il massimo e poi accettare il risultato che le nostre forze ci hanno concesso costringendoci tuttavia ad andare oltre, cercando di non accontentarci ma di avere lo stimolo per avere ancora di più.
E ad un certo punto quando si vede che con le buone, con il dialogo, non si ottiene nulla, beh... si passa a una comunicazione più dura, per vedere di rompere il circolo vizioso, per cercare di rompere una spirale che non porta da nessuna parte e far ripartire un meccanismo altrimenti ingolfato.
Per Alessandra per costruire non serve distruggere, si deve partire dalla situazione in cui si è, ma quello non è costruire, è ristrutturare, e spesso una ristrutturazione può portare ad un'evoluzione pericolosa, fatta su basi non stabili, perchè si pensava che questa da sola avrebbe risolto dei problemi strutturali.
Certe volte non è possibile fare una cosa simile, per ricostruire serve demolire, avere spazio libero per poter evitare quei problemi che ammorbano il sistema, che lo rendono instabile, che fanno si che si rischi un crollo per cause stupide.
Si impara dai propri errori, ma si deve far si che errori regressi ripresentandosi non mettano a rischio le situazioni future.
Io l'ho già detto che non mi prendo il merito di quanto successo l'altra sera, che dopo che me ne sono andato hanno cominciato a lavorare, se hanno imparato la lezione meglio per loro, se la mia rottura è servita affinchè loro siano riusciti ad uscire dal circolo vizioso in cui si erano cacciati, ben per loro, io ho perso la voglia e la passione che mi faceva rimanere lì a rovinarmi il fegato.
E' un comportamento egoistico, metto me prima dei bimbi, ma in fondo a cosa servirebbe se continuassi senza la voglia di fare?

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