La vita dei poveri in città si fecce di giorno in giorno più difficile.
Se poi eri un ragazzo la cosa diventava intollerabile.
Bloccati nei loro momenti di baldoria dai soldati che adesso presidiavano le vie, i giovani aristocratici non trovavano di meglio che andare nelle fogne della città, così chiamavano i lugubri ammassamenti di poveri dove era più difficile trovare un soldato di ronda che potesse bloccarli, ad inseguire qualche ratto, così chiamavano i derelitti.
Le vittime predilette erano vecchie bambini, erano gli indifesi, gli ultimi della scala sociale.
I modi di divertirsi erano molteplici, dal giocare a chi riusciva per primo a cogliere la verginità di una ragazzina, a vedere chi riusciva a far scartare il più vicino possibile il cavallo ad un vecchio paralitico, contare il numero di legnate che servivano ad ammazzare uno storpio, vedere per quanto un ragazzino riusciva a correre più veloce di un cavallo al trotto che lo tallonava da dietro.
Una delle prime vittime era stata la madre di Sebastian al ritorno dal palazzo signorile.
I meno meritevoli, quelli che commettevano qualche imprudenza, o arrivavano per ultimi al gioco erano costretti ad offrire da bere agli altri, che poi, ubriachi tornava a dilettarsi ai loro giochi.
Sebastian cercava sempre si stare fuori dalla portata di simili personaggi, e cercava di fare in modo che anche il fratello ne stesso lontano.
Ma per Wilfred era impossibile stare lontano da quel mondo che lo affascinava, dai vestiti lucenti dei giovani, dai loro splendidi cavalli, dalle loro risate allegre.
Il fratello minore non si sapeva come era sempre riuscito a scamparne ma non sarebbe stato fortunato per sempre.
Un giorno Sebastian si rese conto che il fratello mandato a comprare un tozzo di pane con i pochi spiccioli che avevano tardava a tornare.
Non era da lui.
Decise di dirigerglisi incontro per vedere di rimproverare quel suo ritado ingiustficato.
Camminava tra pozzanghere e liquami, tra rivoli di melma e cenci abbandonati da chi non era proprio più riuscito a farci nulla quando senti delle risate allegre, un suono dimenticato in certi luoghi se non subito prima che scoppiasse qualche guaio.
Vide un gruppo di giovani aristocratici disponti in cerchio, un altro paio stavano indietro a tenere i cavalli.
In mezzo ai giovani stava un ragazzino, macilento e piegato, stringeva a se una pagnotta di pane, come se fosse stato il suo bene più prezioso.
Veniva deriso, preso a calci e pugni, gli sputavano addosso, deridendolo e malmenandolo.
In quel ragazzo Sebastian riconobbe Wilfred.
Non si ricordò esattamente cosa fece.
Qualcuno disse che con un bastone trovato per caso chissà dove aveva assalito quei ragazzi, spaccando la testa ad uno e nel momento di scompiglio creato preso il fratello scappando insieme a lui.
I giovani aristocratici avevano detto di essere stati assaliti da una torma di mendicanti che volevano il loro oro e le loro vite.
Sebastian era scappato, conosceva perfettamente quelle viette, quei tuguri dimenticati da Dio e sapeva che nessuno l’avrebbe aiutato, lui e Wilfred dovevano nascondersi.
Ma qualcosa glielo impedì.
Di fronte a lui comparvero improvvisamente cinque uomini enormi, vestiti di abiti ricamati con oro e argento, portavano guanti di ferro e al loro fianco pendevano enormi spade.
Proprio in quel momento arrivarono i giovani aristocratici, a guidarli, il primo ad arrivare, il figlio del sindaco che era stato impiccato il giorno della liberazione.
Non fece nemmeno caso alla guardia.
Si lanciò con un pugnale in mano per colpire il giovane che aveva quasi ucciso suo fratello.
Non ci arrivò nemmeno vicino.
Il soldato contro cui aveva sbattuto Sebastian scavalcò il ragazzo e si frappose tra lui e l’aggressore.
Lo colpì in pieno volto con un manrovescio.
Lo stese a terra e quando questi si rialzò puntando il coltello alla gola lo disarmò e lo sollevò tenendolo per il collo.
Gli altri giovani che avevano provato a reagire si trovarono di fronte un muro di spade sguainate.
“Tu non sai chi sono io”
Disse l’aristocratico con quel rantolo di voce che gli usciva dalla gola strozzata.
“Si che lo so, lo so benissimo, e non provare a minacciarmi, contro di me non puoi nulla. Io sono Maurice Sestant. L’uomo che ha fatto impiccare quel corrotto di tuo padre.”
Il giovane sbiancò, e come se avesse visto uno spirito i giovani aristocratici scomparvero dalla via, lasciando i due fratellini soli con il comandante dei cavalieri.
“Sai ragazzo? Stavo proprio venendo a cercare te”

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