ON DUTY
Il sole filtrava dalle imposte, per chi era vissuto da sempre in campagna era impossibile immaginarsi di svegliarsi col sole già alto.
La stanchezza e gli stenti però l'avevano stremato.
Non si ricordava più cos'era successo la sera prima, si ricordava che era quel momento, in una sera d'estate in cui, pur non essendoci più il sole, ancora c'è abbastnza luce per vedere.
Improvvisamente si ricordò del fratello, che dormiva tranquillo accanto a lui.
Si ricordò di quel cavaliere, Maurice, o come aveva detto di chiamarsi. Si ricordava che...
No non si ricordava più nulla, gli doveva essere svenuto di fronte, e non si ricordava nemmeno ora dove si trovava di preciso.
La stanza era spaziosa, areata, e vi penetrava un dolce profumo di fiori di gelsomino.
Si rese conto di essere in un letto diverso da quelli che aveva usato finora, non un tavolaccio, non un pagliericcio ma un letto, vero, come quelli che si dicevano avere i nobili.
Si accorse di essere nudo, pulito, come dopo il bagno che la madre lo costringeva a fare una volta l'anno.
Ai piedi del letto, vide su di una sedia, dei vestiti, una casacca leggeere, dei pantaloni e dei morbidi stivali.
Lo stesso si trovava di fronte al letto del fratello.
Immaginò fossero per lui.
Facendo attenzione a non svegliare il fratello si alzò e si vesti in fretta dirigendosi poi verso la porta che stava in fondo alla stanza.
Uscì su di un pegolato in pietra, sopraelevato su quello che doveva essere il cortile interno di un ricco palazzo.
All'interno un giardino dava un attimo di colore ad un luogo altrimenti grigio e morto per chi, come Sebastian era abituato alla natura e agli spazzi aperti.
"E così ti sei svegliato"
Da un lato vide arrivare, vestito in livrea blu, un ragazzo di circa la sua età.
L'uniforme che portava era la stessa dei fanti e dei cavalieri.
"Piacere sono Thobias, il figlio di Maurice, il cavaliere che ti ha recuperato ieri.
Mio padre mi ha mandato a vedere come stavi, ma, visto che sei sveglio, tanto vale che glielo dici tu, vero?"
Il sorriso sul bel volto del giovane era contagioso, e Sebastian si tranquillizzò un pò.
Temeva ce l'avessero con lui per quel giovane che aveva colpito con il bastone.
Thobias condusse Sebastian giù per alcune scale e all'interno di vari corridoi in cui sicuramente il ragazzo si sarebbe perso.
Lo guidò fino ad una grande stanza in cui entrò facendo aspettare fuori il giovane ospite.
Dopo un minuto ecco che la porta gli fu aperta e una voce profonda lo invitò ad entrare.
Maurice Sestant era un uomo imponente.
Alto ben oltre la media, spalle alrghe e ben piantate, una ciccatrice a dargli un segno di durezza sulla guancia con una folta barba squadrata che ne ricopriva la fine.
I capelli erano ancora di un nero corvino anche se il grigio compariva sulle tempie.
Doveva avere sui trentacinque quarant'anni.
Vestiva un uniforme blu, come il fiblio, bordata d'argento in segno del suo grado probabilmente.
Lo studio in cui si trovava doveva essere un tesoro dell'età antica, completamente ricoperto di legni presentava sulle pareti lunghe librerie cariche di libri.
Il pavimento era coperto da intarsi di legni e il soffitto interamente affrescato con scene di persone nude di cui il giovane contadino non capiva il senso.
"Bene - gli fece la voce cavernosa di Maurice- vedo che ti sei ripreso. Bene ragazzo, almeno potrò capire la tua vera storia.
Mi hai creato non pochi problemi colpendo quel giovane -disse rassicurante veedendo sbiancare il ragazzo- ma credo che tu abbia fatto bene, anche se ti sei fatto dei nemici.
Mi sono fatto raccontare la tua storia dalla gente dei bassifondi, temo una storia simile a molte altre, senza più un padre, senza più una madre, da soli te e tuo fratello ad arrangiarti.
Ho visto la morte di tuo padre, la causa è della città.
Non posso fare niente per restituirtelo, ma posso cercare di aiutarti.
Che ne diresti di entrare al mio servizio?"
Il volto di Sebastian si rigò di lacrime, forsee finalmente sarebbero usciti dalla strada.
La stanchezza e gli stenti però l'avevano stremato.
Non si ricordava più cos'era successo la sera prima, si ricordava che era quel momento, in una sera d'estate in cui, pur non essendoci più il sole, ancora c'è abbastnza luce per vedere.
Improvvisamente si ricordò del fratello, che dormiva tranquillo accanto a lui.
Si ricordò di quel cavaliere, Maurice, o come aveva detto di chiamarsi. Si ricordava che...
No non si ricordava più nulla, gli doveva essere svenuto di fronte, e non si ricordava nemmeno ora dove si trovava di preciso.
La stanza era spaziosa, areata, e vi penetrava un dolce profumo di fiori di gelsomino.
Si rese conto di essere in un letto diverso da quelli che aveva usato finora, non un tavolaccio, non un pagliericcio ma un letto, vero, come quelli che si dicevano avere i nobili.
Si accorse di essere nudo, pulito, come dopo il bagno che la madre lo costringeva a fare una volta l'anno.
Ai piedi del letto, vide su di una sedia, dei vestiti, una casacca leggeere, dei pantaloni e dei morbidi stivali.
Lo stesso si trovava di fronte al letto del fratello.
Immaginò fossero per lui.
Facendo attenzione a non svegliare il fratello si alzò e si vesti in fretta dirigendosi poi verso la porta che stava in fondo alla stanza.
Uscì su di un pegolato in pietra, sopraelevato su quello che doveva essere il cortile interno di un ricco palazzo.
All'interno un giardino dava un attimo di colore ad un luogo altrimenti grigio e morto per chi, come Sebastian era abituato alla natura e agli spazzi aperti.
"E così ti sei svegliato"
Da un lato vide arrivare, vestito in livrea blu, un ragazzo di circa la sua età.
L'uniforme che portava era la stessa dei fanti e dei cavalieri.
"Piacere sono Thobias, il figlio di Maurice, il cavaliere che ti ha recuperato ieri.
Mio padre mi ha mandato a vedere come stavi, ma, visto che sei sveglio, tanto vale che glielo dici tu, vero?"
Il sorriso sul bel volto del giovane era contagioso, e Sebastian si tranquillizzò un pò.
Temeva ce l'avessero con lui per quel giovane che aveva colpito con il bastone.
Thobias condusse Sebastian giù per alcune scale e all'interno di vari corridoi in cui sicuramente il ragazzo si sarebbe perso.
Lo guidò fino ad una grande stanza in cui entrò facendo aspettare fuori il giovane ospite.
Dopo un minuto ecco che la porta gli fu aperta e una voce profonda lo invitò ad entrare.
Maurice Sestant era un uomo imponente.
Alto ben oltre la media, spalle alrghe e ben piantate, una ciccatrice a dargli un segno di durezza sulla guancia con una folta barba squadrata che ne ricopriva la fine.
I capelli erano ancora di un nero corvino anche se il grigio compariva sulle tempie.
Doveva avere sui trentacinque quarant'anni.
Vestiva un uniforme blu, come il fiblio, bordata d'argento in segno del suo grado probabilmente.
Lo studio in cui si trovava doveva essere un tesoro dell'età antica, completamente ricoperto di legni presentava sulle pareti lunghe librerie cariche di libri.
Il pavimento era coperto da intarsi di legni e il soffitto interamente affrescato con scene di persone nude di cui il giovane contadino non capiva il senso.
"Bene - gli fece la voce cavernosa di Maurice- vedo che ti sei ripreso. Bene ragazzo, almeno potrò capire la tua vera storia.
Mi hai creato non pochi problemi colpendo quel giovane -disse rassicurante veedendo sbiancare il ragazzo- ma credo che tu abbia fatto bene, anche se ti sei fatto dei nemici.
Mi sono fatto raccontare la tua storia dalla gente dei bassifondi, temo una storia simile a molte altre, senza più un padre, senza più una madre, da soli te e tuo fratello ad arrangiarti.
Ho visto la morte di tuo padre, la causa è della città.
Non posso fare niente per restituirtelo, ma posso cercare di aiutarti.
Che ne diresti di entrare al mio servizio?"
Il volto di Sebastian si rigò di lacrime, forsee finalmente sarebbero usciti dalla strada.

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