Parte terza
THE BRIDGE
Il grano era stato mietuto in tutta fretta, e caricato sui carri ceh poi erano stati fatti traghettare oltre il fiume.
I vecchi ponti erano caduti o quelli ancora utilizzabili ad oltre una giornata di cammino.
Certo non era il massimo mietere il grano in quel periodo, probabilmente non era ancora del tutto maturo, ma era meglio poter contare su delle provviste piuttosto che su nulla.
I vessilli scuri apparsi all'orizzonte erano l'annuncio che qualcosa di diverso dalle solite bande di predoni erano in arrivo.
Era l'avanguardia di un esercito ben più numeroso, ma già da soli avevano raso al suolo diversi paesi lungo la strada che conduceva a nord.
Erano stati risparmiati solo i paesotti e le cittadine più grosse, quelle che nell'evo medio erano dotati di mura o che erano state in crado di costruirne in muratura dopo la caduta.
Erano state risparmiate solo fino all'arrivo del grosso delle marmaglie che avanzavano sotto quei vessilli di morte, che le avevano messe a ferro e fuoco senza lasciare sopravvissuti.
Sul loro cammino si trovavano ora solo un paio di cittadine prima della città.
Gli abitanti delle campagne dopo aver saputo cos'era successo alle altre cittadine non avevano avuto dubbi e si erano affrettati a preparare armi e bagagli per cercare difugio in città.
Avrebbero pagato l'accesso con i vettovagliamenti che si portavano dietro e con il loro aiuto nell'approntare le difese.
Avrebbero anche dato una mano nei combattimenti se ce ne fosse stato bisogno.
Per accedere alla città, arrivando da nord, si incontrava un ponte, una grossa struttura in pietra, lascito dell'epoca antica che faceva da congiunzione tra una riva e l'altra di un piccolo fiume.
Non era mai stato possibile alterarlo perchè, malgrado esistessero ancora le conoscenze su come veniva costruita una simile struttura non esistevano materiali per demolirlo senza rischiare di provocare danni e poi visto che la città viveva in un periodo di pace relativa andava anche bene che rimanesse quel ponte a garantire gli accessi da nord.
Il ponte portava alla cosiddetta "Porta Nuova" una costruzione in muratura, costruita dopo la caduta, insieme ad altri lavori, per completare le mura cadute col tempo in disuso e che erano state ricostruite e restaurate.
I bastioni non erano altissimi ma decisamente imponenti.
Spessi molti metri facevano sì che una volta raggiunta la sommità i nemici si trovassero di fronte molte fila di difensori contro cui difficilmente potevano avere la meglio.
Entro le mura erano state preservate numerose aree di verde che potevano fungere da pascolo per gli animali che venivano introdotti in città o per campi in caso d'assedio.
Sebastian con il fratello il padre la madre e qualche animale condussero il carro con i loro poveri averi fino alla città sperando nell'ospitalità di qualche lontano parente che vi abitava.
I vecchi ponti erano caduti o quelli ancora utilizzabili ad oltre una giornata di cammino.
Certo non era il massimo mietere il grano in quel periodo, probabilmente non era ancora del tutto maturo, ma era meglio poter contare su delle provviste piuttosto che su nulla.
I vessilli scuri apparsi all'orizzonte erano l'annuncio che qualcosa di diverso dalle solite bande di predoni erano in arrivo.
Era l'avanguardia di un esercito ben più numeroso, ma già da soli avevano raso al suolo diversi paesi lungo la strada che conduceva a nord.
Erano stati risparmiati solo i paesotti e le cittadine più grosse, quelle che nell'evo medio erano dotati di mura o che erano state in crado di costruirne in muratura dopo la caduta.
Erano state risparmiate solo fino all'arrivo del grosso delle marmaglie che avanzavano sotto quei vessilli di morte, che le avevano messe a ferro e fuoco senza lasciare sopravvissuti.
Sul loro cammino si trovavano ora solo un paio di cittadine prima della città.
Gli abitanti delle campagne dopo aver saputo cos'era successo alle altre cittadine non avevano avuto dubbi e si erano affrettati a preparare armi e bagagli per cercare difugio in città.
Avrebbero pagato l'accesso con i vettovagliamenti che si portavano dietro e con il loro aiuto nell'approntare le difese.
Avrebbero anche dato una mano nei combattimenti se ce ne fosse stato bisogno.
Per accedere alla città, arrivando da nord, si incontrava un ponte, una grossa struttura in pietra, lascito dell'epoca antica che faceva da congiunzione tra una riva e l'altra di un piccolo fiume.
Non era mai stato possibile alterarlo perchè, malgrado esistessero ancora le conoscenze su come veniva costruita una simile struttura non esistevano materiali per demolirlo senza rischiare di provocare danni e poi visto che la città viveva in un periodo di pace relativa andava anche bene che rimanesse quel ponte a garantire gli accessi da nord.
Il ponte portava alla cosiddetta "Porta Nuova" una costruzione in muratura, costruita dopo la caduta, insieme ad altri lavori, per completare le mura cadute col tempo in disuso e che erano state ricostruite e restaurate.
I bastioni non erano altissimi ma decisamente imponenti.
Spessi molti metri facevano sì che una volta raggiunta la sommità i nemici si trovassero di fronte molte fila di difensori contro cui difficilmente potevano avere la meglio.
Entro le mura erano state preservate numerose aree di verde che potevano fungere da pascolo per gli animali che venivano introdotti in città o per campi in caso d'assedio.
Sebastian con il fratello il padre la madre e qualche animale condussero il carro con i loro poveri averi fino alla città sperando nell'ospitalità di qualche lontano parente che vi abitava.
Tuttavia appena arrivati entro le mura cittadine si resero conto fin da subito della vanità di quella loro speranza.
Tutti gli sffollati della campagna venivano ammucchiati in zone vuote della città, a ridosso dei quartieri popolari o delle mura, possibilmente quelle settentrionali, così che se il nemico avesse sfondato gli invasori avrebbero soddisfare l'orgia della propria sete di sangue sui più miseri e derelitti lasciando agli altri la possibilità di scappare da un altra delle porte cittadine.
Alcune pattuglie avevano ravvisato nell'esercito che avanzzava contro della città una multitudine di uomini variamente armati ma notevolmente superiori ai soldati della milizia.
Era stato deciso quindi di non rischiarli in uno scontro frontale ma di aspettare che i nemici assalissero le mura per ricacciarli lì.
I miliziani millantavano chissà quali abilità e vessavano più che mai i contadini che ora si trovavano entro il loro raggio d'azione, portando mlestie alle donne e ai giovincelli che girovagavano senza saper cosa fare per la città.
Passarono alcuni giorni prima che i vessilli neri raggiungessero le mura ma poi vi si abbatterono come una tempesta.
A differenza delle bande di predoni quella che si parava loro d'innanzi era tutt'altro che disorganizzata e aveva organi di comando già testati perchè le unità si muovevano con precisione e coordinazione mettendo fin da subito in difficoltà i difensori.
Le rovine della città vecchia che si estendevano all'esterno della città funsero da cava per i proiettili delle macchine da guerra degli assalitori, e da rifugio per gli stessi quando volevano riposarsi.
Ben presto gli unici viveri a disposizione degli assedianti furono quelli che erano all'interno della città perchè fu loro preclusa qualsiasi via che conducesse all'esterno.
L'acqua delkla falda era poca per una città ora così densamente affollata e l'unica altra fonte era il malsano rigagnolo era quello che scorreva fuori dalle mura da cui si poteva attingere a proprio rischio e pericolo.
Ben presto gli arroganti miliziani si resero conto che di fronte a loro stava gente ben più capace di loro di procurare la morte e decisamente interessati a farlo.
Arroganti e gradassi non volevano mettere a rischio la loro vita di angherie e sopprusi, bevute e gozzovigli e per evitare di morire mandarono avanti spesso armati di nulla i contadini che riempivano la città.
I massacri degli assalitori furono impietosi, non facevano differenza e ogni volta che si vedevano arrivare i miliziani nei quartieri poveri a caccia di carne da macello c'era un fuggi fuggi generale.
Giovani e vecchi, ragazzi e uomini già formati, per i miliziani era indifferente purchè sapessero reggere una qualche sorta di arma, il più delle volte i loro stessi attrezzi agricoli.
Un giorno fu mandato avanti anche il padre di Sebastian.
Il ragazzo segui con lo sguardo quell'uomo un tempo possente andarsene via piegato, smagrito dall'inedia e dall'inattività seguendo quelli che dovevano essere i suoi difensori ed ora erano i suoi boia.
Il ragazzo quando non vide più il padre, strattonò la presa flebile della madre e seguì i soldati di nascosto.
Li condussero alla porta nuova, dovevano tentare una sortita per cercare di respingere il nemico.
Li armarono con lance, li misero in una pseudo formazione a falange e poi li mandarono fuori.
Agnelli in pasto alle fiere.
Contadini abituati alla vita dura dei campi, armati della loro sola forza che usavano delle lance come fossero state zappe o forconi.
Lo scontro era fin dall'inizio senza speranza, solo un diversivo, un palliativo.
Improvvisamente nell'aria una nota argentea.
In lontananza senza che nessuno se ne fosse accorto si era sollevata una nube di polvere.
Per le strade della città antica si videro i nemici correre, scappare, iniziare una fuga disorganizzata che si trasformò presto in vera e propria rotta.
Dei contadini all'esterno non rimanevano che pochi uomini ma se n'era reso conto forse solo Sebastian.
Le porte furono aperte e dei miliziani uscirono a vedere cosa succedeva.
Dalle strade della vecchia città comparvero al galoppo dei cavalieri coperti da pesanti armature, all'inseguimento di quelli che avevano assediato la città.
Lungo la strada che conduceva al ponte avanzò al passo un manipolo, con bandiere e banda.
Un miliziano fu inviato ad avvisare i maggiorenti cittadini dell'evento.
All'imboccatura del ponte il manipolo si fermò.
Sebastian non riuscendo a trattenersi oltre corse verso i contadini che ancora stavano intontiti in mezzo al ponte senza capire cosa stesse succedendo.
Non vide il padre tra i vivi.
Non gli fu facile trovarlo nemmeno tra i cadaveri, il volto sfigurato da una feita mortale.
Gli si abbattè contro urlando tutta la sua disperazione.
Dietro di se non senti avanzare l'imponente soldato riversito dall'argentea armatura.
Non lo vide contemplare sgomento i contadini massacrati.
Non percepì la rabbia espressa da quel volto incorniciato da una lunga barba nera.
Senti a malapena gli ordini sbraitati.
I cavalieri entrarono al galoppo in città.
Il giorno dopo il Signore della città e il capo della milizia pendevano dalla porta nuova.
Tutti gli sffollati della campagna venivano ammucchiati in zone vuote della città, a ridosso dei quartieri popolari o delle mura, possibilmente quelle settentrionali, così che se il nemico avesse sfondato gli invasori avrebbero soddisfare l'orgia della propria sete di sangue sui più miseri e derelitti lasciando agli altri la possibilità di scappare da un altra delle porte cittadine.
Alcune pattuglie avevano ravvisato nell'esercito che avanzzava contro della città una multitudine di uomini variamente armati ma notevolmente superiori ai soldati della milizia.
Era stato deciso quindi di non rischiarli in uno scontro frontale ma di aspettare che i nemici assalissero le mura per ricacciarli lì.
I miliziani millantavano chissà quali abilità e vessavano più che mai i contadini che ora si trovavano entro il loro raggio d'azione, portando mlestie alle donne e ai giovincelli che girovagavano senza saper cosa fare per la città.
Passarono alcuni giorni prima che i vessilli neri raggiungessero le mura ma poi vi si abbatterono come una tempesta.
A differenza delle bande di predoni quella che si parava loro d'innanzi era tutt'altro che disorganizzata e aveva organi di comando già testati perchè le unità si muovevano con precisione e coordinazione mettendo fin da subito in difficoltà i difensori.
Le rovine della città vecchia che si estendevano all'esterno della città funsero da cava per i proiettili delle macchine da guerra degli assalitori, e da rifugio per gli stessi quando volevano riposarsi.
Ben presto gli unici viveri a disposizione degli assedianti furono quelli che erano all'interno della città perchè fu loro preclusa qualsiasi via che conducesse all'esterno.
L'acqua delkla falda era poca per una città ora così densamente affollata e l'unica altra fonte era il malsano rigagnolo era quello che scorreva fuori dalle mura da cui si poteva attingere a proprio rischio e pericolo.
Ben presto gli arroganti miliziani si resero conto che di fronte a loro stava gente ben più capace di loro di procurare la morte e decisamente interessati a farlo.
Arroganti e gradassi non volevano mettere a rischio la loro vita di angherie e sopprusi, bevute e gozzovigli e per evitare di morire mandarono avanti spesso armati di nulla i contadini che riempivano la città.
I massacri degli assalitori furono impietosi, non facevano differenza e ogni volta che si vedevano arrivare i miliziani nei quartieri poveri a caccia di carne da macello c'era un fuggi fuggi generale.
Giovani e vecchi, ragazzi e uomini già formati, per i miliziani era indifferente purchè sapessero reggere una qualche sorta di arma, il più delle volte i loro stessi attrezzi agricoli.
Un giorno fu mandato avanti anche il padre di Sebastian.
Il ragazzo segui con lo sguardo quell'uomo un tempo possente andarsene via piegato, smagrito dall'inedia e dall'inattività seguendo quelli che dovevano essere i suoi difensori ed ora erano i suoi boia.
Il ragazzo quando non vide più il padre, strattonò la presa flebile della madre e seguì i soldati di nascosto.
Li condussero alla porta nuova, dovevano tentare una sortita per cercare di respingere il nemico.
Li armarono con lance, li misero in una pseudo formazione a falange e poi li mandarono fuori.
Agnelli in pasto alle fiere.
Contadini abituati alla vita dura dei campi, armati della loro sola forza che usavano delle lance come fossero state zappe o forconi.
Lo scontro era fin dall'inizio senza speranza, solo un diversivo, un palliativo.
Improvvisamente nell'aria una nota argentea.
In lontananza senza che nessuno se ne fosse accorto si era sollevata una nube di polvere.
Per le strade della città antica si videro i nemici correre, scappare, iniziare una fuga disorganizzata che si trasformò presto in vera e propria rotta.
Dei contadini all'esterno non rimanevano che pochi uomini ma se n'era reso conto forse solo Sebastian.
Le porte furono aperte e dei miliziani uscirono a vedere cosa succedeva.
Dalle strade della vecchia città comparvero al galoppo dei cavalieri coperti da pesanti armature, all'inseguimento di quelli che avevano assediato la città.
Lungo la strada che conduceva al ponte avanzò al passo un manipolo, con bandiere e banda.
Un miliziano fu inviato ad avvisare i maggiorenti cittadini dell'evento.
All'imboccatura del ponte il manipolo si fermò.
Sebastian non riuscendo a trattenersi oltre corse verso i contadini che ancora stavano intontiti in mezzo al ponte senza capire cosa stesse succedendo.
Non vide il padre tra i vivi.
Non gli fu facile trovarlo nemmeno tra i cadaveri, il volto sfigurato da una feita mortale.
Gli si abbattè contro urlando tutta la sua disperazione.
Dietro di se non senti avanzare l'imponente soldato riversito dall'argentea armatura.
Non lo vide contemplare sgomento i contadini massacrati.
Non percepì la rabbia espressa da quel volto incorniciato da una lunga barba nera.
Senti a malapena gli ordini sbraitati.
I cavalieri entrarono al galoppo in città.
Il giorno dopo il Signore della città e il capo della milizia pendevano dalla porta nuova.

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