La ricerca della felicità...
Che sia possibile? Mi sono trovato a pensarci su stamattina in palestra.
Non è che la mia felicità in un certi qual modo limiti quella altrui? Che il mio essere felice in un determinato modo comprometta la felicità di un altro?
Ciò che priva me della felicità rende forse felice quaclcun'altro? e se si in che rapporto? fino a che punto è lecito considerare accettabile una riduzione della propria felicità per vedere quanto più copleta possibile quella altrui?
Dobbiamo cercare a tutti i costi di essere felici, arrivando al punto di fregarcene dell'infelicità altru o sarebbe più giusto e lecito considerare un livello di felicità accettabile quello neutro, in cui la felicità e l'infelicità non esistono o se preferite coesistono in egual misura?
Alcune sere fa parlavo con una mia compagna delle superiori con la quale avevo un rapporto con non esito a definire particolare.
Si è discusso di varie cose, ma uno dei temi ricorrenti durante tutta la durata della conversazione è stata proprio se fosse più normale cercare la felicità o adeguarsi all'idea che l'ottimo è semplicemten quello di cercare di soffrire il meno possibile.
Forse è questo che si dovrebbe fare, non cercare di portare la nave dritta verso nuovi lidi, a prescindere dalle avversità che si affronteranno e dagli ostacoli che si frapporranno tra noi e la meta ma progredire in una navigazione quanto più tranquilla possibile, cercando di evitare fortunali e tempeste verso i lidi in cui si sa, la navigazione risulterà facile.
Non è che la mia felicità in un certi qual modo limiti quella altrui? Che il mio essere felice in un determinato modo comprometta la felicità di un altro?
Ciò che priva me della felicità rende forse felice quaclcun'altro? e se si in che rapporto? fino a che punto è lecito considerare accettabile una riduzione della propria felicità per vedere quanto più copleta possibile quella altrui?
Dobbiamo cercare a tutti i costi di essere felici, arrivando al punto di fregarcene dell'infelicità altru o sarebbe più giusto e lecito considerare un livello di felicità accettabile quello neutro, in cui la felicità e l'infelicità non esistono o se preferite coesistono in egual misura?
Alcune sere fa parlavo con una mia compagna delle superiori con la quale avevo un rapporto con non esito a definire particolare.Si è discusso di varie cose, ma uno dei temi ricorrenti durante tutta la durata della conversazione è stata proprio se fosse più normale cercare la felicità o adeguarsi all'idea che l'ottimo è semplicemten quello di cercare di soffrire il meno possibile.
Forse è questo che si dovrebbe fare, non cercare di portare la nave dritta verso nuovi lidi, a prescindere dalle avversità che si affronteranno e dagli ostacoli che si frapporranno tra noi e la meta ma progredire in una navigazione quanto più tranquilla possibile, cercando di evitare fortunali e tempeste verso i lidi in cui si sa, la navigazione risulterà facile.

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