PROLOGO
LA BATTAGLIA DEL PASSO DEL LUPO SOLITARIO
Passo lupo solitario, una delle innumerevoli strette valli che dal mare del nord conducono agli Anulii. Uno dei tanti ma diverso da tanti altri, da qui si poteva accedere alle profondità del reame elfico di Cothique e da lì alle valli che conducevano verso l'altro versante dei monti verso il regno interno di Avelorn.
La calda estate di Ulthuan in quel periodo aveva fatto ritirare le nevi più su sulle montagne e così si poteva vedere la verde erbetta che solo per pochi mesi l'anno colorava quelle vallate solitamente coperte dal bianco candore della neve.
Era un passo diverso dagli altri anche perchè dove esso incontrava il mare si trovava uno dei pochi approdi sicuri era quindi cosa normale che spesso le invasioni nemiche fossero risalite lungo quelle strette gole, e per questo nella baia era stato costruito un porto fortificato con una flotta a sorvegliare le coste e giù a sud lungo la valle Tor Ailin, una bianca torre che si rifletteva su un lago montano che sembrava uno specchio tanto era limpido.
Oramai però la torre non era più solo una postazione militare ma anche un insediamento sede del lord locale, una piccola cittadina elfica, una delle poche che in quegli anni ancora registrasse più nati che morti, ed era quindi fondamentale che i nemici non vi ci si avvicinassero.
Normalmente la flotta riusciva a respingere i nemici, ma quella volta la squadra navale aveva mancato la flotta nemica che era riuscita a dirigersi verso la baia e a sbarcare le truppe.
Dal porto magicamente celato da nebbie e illusioni, che lo facevano apparire simile ad un'inalterata scogliera, erano partiti due corsieri che avevano avvisato la città interna di preparare l'esercito.
Tutto era stato preparato in fretta e furia, il comando, non potendo essere sorretto dal vecchio Signore di Tor Ailin fu preso da un Principe Caledoriano che viaggiano per Ulthuan era arrivato lì proprio in quei giorni.
Ad affiancarlo un giovane mago poco più che apprendista che era lì per studiare strani eventi vulcanici.
Insieme avevano condotto l'esercito a nord lungo il passo che si snodava verso il mare.
Insieme ora stavano sul poggio all'imboccatura del passo.
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Aedris aveva raggiunto dalle retrovie dove si trovava il suo accampamento il poggio su cui si trovavano le multi baliste ed il mago, Aethis.
"Questo ragazzo piacerebbe a mio fratello, hanno la stessa gioia di vivere" penso avvicinandosi scendendo dal cavallo.
Era contento della sua armata, era l'epitome degli eserciti elfici soldati ben disciplinati ed armati che avevano fiducia nel loro comandante e che erano pronti a sacrificare la sua vita per lui.
A piedi si diresse verso il tavolo per prendere le ultime decisioni sulla battaglia imminente.
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Chi diamine si credeva d’essere questo sbruffone Caledoriano, si chiedeva Algaran Aglar Naith, comandante di uno dei due squadroni di cavallerie, mentre salutava cortesemente lo stesso principe di cui stava pensando le peggiori nefandezze.
Normalmente era stata la sua famiglia, in assenza del lord, a condurre le operazioni militari, ma ora, grazie a quest'opportunista appena arrivato, non aveva neppure il comando supremo della cavalleria che era stato affidato ad Angalos Alagos Naith, il capo famiglia della famiglia rivale.
Certo avrebbero pagato nel sangue quest'affronto...
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Ora tutto era pronto: poteva vedere dal poggio, dove stava con le baliste e le riserve, la cavalleria disposta ai margini dei boschi semi nascosta dai boschi stessi, che ai nemici non sarebbero sembrati nulla più che semplici fiancheggiatori, il centro era dalla fanteria, schierata in solidi e sfavillanti gruppi al cui centro si trovava la guardia del corpo di principi drago di Caledor, con in mezzo il generale.
“Quell'elfo era un genio” pensò nella sua mente Aethis, il piano era perfetto non potevano fallire...
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Aedris era certo di quello che aveva visto, una moltitudine di nemici apparire dal nulla sul fianco della propria linea da battaglia.
Oh gli esploratori avevano sbagliato a rilevare l'entità dei nemici oppure questi erano riusciti a trovare un passaggio nel bosco attraverso cui far passare l'esercito e colpire gli elfi sul fianco.
Subito aveva ordinato di girare il fronte tra le proteste dei suoi ufficiali... non capiva come facessero a non vedere tutti quei nemici che lui vedeva... per dare il tempo alla fanteria di prendere posizione ordinò alla sua guardia del corpo di avanzare al trotto verso il nemico.
Appena si fu trovato lì dove aveva visto il nemico gli sembrò che questo fosse in fuga ancora più lontano e decise di far aumentare ancora di più la velocità della propria carica.
Fu allora che percepì sulla pelle come un pizzicorio, tipica sensazione dell'uso della magia.
Subito dopo udì grida belluine provenire da ogni dove, solo un attimo prima di sentire il corno della sua fanteria che suonova il segnale di pericolo.
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Ecco cosa si otteneva a seguire gli ordini di un folle.
Alla fanteria era stato ordinato di cambiare di posizione disponendosi lungo una linea obliqua che aveva permesso ai reggimenti nemici di caricarla sul fianco proprio in mezzo alla piana che dominava la valle proprio nel momento in cui il cosiddetto "generale" con tutta la sua scorta si erano lanciati senza motivo verso una radura compresa tra due piccoli boschi solo per essere circondati da enormi branchi di bestie che li avrebbero fatti a pezzi.
Era giunto l'ordine di caricare per salvare il generale, ma scendere in quella piana era sinonimo di suicidio per lui, per cui Algarna fece voltare il cavallo ed ordinò ai suoi elfi di ritirarsi verso Tor Ailin.
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Angalos si chiedeva come mai l'altro squadrone di cavalleria non fosse ancora entrato in azione. Con loro forse sarebbero riusciti ad aprirsi un varco e portare in salvo in generale e forse capovolgere le sorti della giornata, ma attaccare così, senza nessun supporto, voleva dire solo sacrificare i suoi soldati in un'inutile lotta.
Col primo impatto avevano spezzato le linee di quegli abominii del caos riuscendo a farsi largo tra di essi solo per essere poi circondati a loro volta.
Adesso cercavano di farsi strada a suon di spada verso il generale. Lo vedeva da lì, sopra una collinetta, illuminato dal sole, splendente come un Dio con la sua scorta intorno a difendere gli stendardi che garrivano al vento.
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Aethis aveva visto la fanteria reggere per diverse ore, attaccata sul fianco e sul fronte, ma ormai la linea in più punti troppo sottile per reggere ancora, vacillava e dava segni evidenti di cedimento.
Aveva provato a lanciare qualche incantesimo ma si erano dimostrati inefficaci. Ed era stato costretto a limitarsi ad impedire che quelli del nemico si dimostrassero troppo dannosi sui soldati.
A quel punto capì che la battaglia era persa, uno dei reparti di cavallerie era scappato prima ancora di entrare nello scontro, si ricordava ancora il dialogo con l'ufficiale.
"Comandante dove andate? Il principe ha bisogno di voi..."
"Andate a farvi maledire, voi ed il vostro principe... " l'unica risposta
e nel frattempo il principe con i rinforzi che gli erano giunti si era abbarbicato su di un rilievo con pochi uomini al fianco e protetto da alcune rocce. Avevano respinto gli assalti delle bestie per ore senza che le baliste potessero far nulla, troppo alto era il rischio di colpire gli amici.
Prese la decisione estrema.
Mandò a Tor Ailin un corsiere a portare notizia della sconfitta.
Ordinò ai suoi maestri di spada di scendere nella gola ed ordinare alla fanteria di ritirarsi coprendo questa manovra con la loro vita.
Lui, presi dieci dei maestri dal reggimento, si diresse verso il principe nella speranza di salvarlo.
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Dall'altura su cui si trovava il principe assisteva al massacro di quello che rimaneva dell'armata che lo aveva accompagnato.
La fanteria era si stava ritirando quasi ordinatamente, coperta dai maestri di spada che, seppur pochi, stavano dando l'ennesima prova della loro efficacia.
Aveva visto un piccolo gruppo distaccarsi e dirigersi verso di loro. Sperava non fosse chi immaginava.
Non voleva altre morti innocenti sulla sua coscienza, Angalos e i suoi uomini erano già morti quasi tutti nel tentativo di giungere fino a lui per salvarlo, i suoi compagni, fedeli al loro giuramento, stavano morendo uno dopo l'altro lì dove si trovavano.
Ma vedere l'esile figura, circondata da quelle dieci terrificanti lame incurante della morte certa che li attendeva,che avanzava verso di lui fu troppo.
Uno alla volta i maestri di spada caddero lasciando sempre più scoperto il mago nella sua avanzata.
Alla fine non rimasero che quattro soldati intorno al mago e più di una lama passo attraverso quel cerchio di morte mentre le arti magiche del mago erano sempre meno efficaci nel tentativo di bloccare chi passava e sempre più erano le chiazze rosse che macchiavano le candide vesti di seta del mago.
Alla fine arrancando sorretto da uno dei guerrieri e da uno dei cavalieri che erano giunti in loro soccorso il mago arrivò presso il generale.
"Sareste dovuto andarvene con la fanteria, non venire qui a morire con me!"
"Speravo di salvarvi" disse il mago adagiato a terra sputando sangue
"Maledetto stupido di un lancia magie"
Ma in quel momento qualcosa richiamò l'attenzione di Aedris.
Tutto intorno a lui era silenzio se non per le urla dei feriti e dei moribondi. Non si sentivano gli echi della battaglia.
Si alzò e si diresse verso la prima fila.
Di fronte ai soldati nemici era comparsa una figura imponente, ricoperta da un'armatura nera finemente lavorata.
I fulmini che vi danzavano sopra indicavano chiaramente le sue proprietà magiche.
Non c'era bisogno di parole.
Il principe seppur ferito uscì dalle proprie linee e si diresse verso lo stregone guerriero che gli si parava davanti.
Era la conclusione tipica delle grandi leggende, si rincuorò il generale, gli Asur contro gli empi lacché del caos. Peccato che questa volta non ci sarebbe stato il lieto fine.
Maestro della scherma, l'asur si rese conto che lo scontro sarebbe stato breve. Non perchè il guerriero che lo fronteggiava era più veloce o migliore di lui, ma solo in virtù della sua freschezza.
Il sangue fuoriuscendo dalle ferite si era portato via gran parte della sua forza ed ora che il sole stava tramontando così tramontava la sua vità.
Fece un ultimo assalto solo per trovarsi steso a terra dalla furiosa apertura dello scudo del rivale contro il proprio corpo.
Ferito e sanguinante cercò di rialzarsi ma le forze vennero meno.
Lo stregone sollevò la mano lasciando cadere lo scudo e facendo comparire una sfera di luci dalla sua mano.
Una luce improvvisa scaturi dalle file elfiche per dirigersi contro lo sciamano del caos.
Il flusso di magia bianca bloccato a mezza via da un oscuro raggio nero.
Era tutto ciò che il principe aspettava, di scatto si alzò e si lanciò urlando contro il nemico.
Tutto accadde in un secondo.
Il generale del caos alzò la lama parò l'attaccò dell'Asur deviando la lama e facendo sì che egli stesso si impiantasse la pesante lama del caos nel petto, e non prestando nemmeno più attenzione all'elfo moribondo respinse la magia che gli era stata lanciata contro direttamente contro il mago che l'aveva evocata colpendolo in pieno petto.
Aedris riuscì a sfilarsi dalla lama.
Barcollando raggiunse le proprie linee e si diresse verso il punto in cui aveva visto partire la magia.
Vide il mago con una cavità bruciata nel petto.
Ancora respirava.
Guardò per l'ultima volta la bandiera della sua bandiera sotto cui stava morendo il mago.
Poi tutto fu silenzio.
Non si accorse nemmeno che l'esercito del caos caricò i suoi ultimi compagni, che però non arretrarono per difendere quei due eroi, morti nello stesso istante, sotto l'ultima ombra di una fiera bandiera...
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Nelle più alte stanze della Torre di Hoeth, e in un patio immerso nel verde delle vallate Caledoriane si sollevarono all'unisono gli urli di due fratelli straziati dal dolore...

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