domenica 24 febbraio 2008

The Guardian of Cothique: Chapter Three

CAPITOLO I
LA NOTTE PRIMA DELL’ALBA.


Il tramonto era appena sceso sulle terre di Hoeth, e tutto il reame di Saphery si preparava ad una delle sue notti quiete e tranquille.
Quella sera una luna piena e splendente brillava sopra la natura benevola e benedetta dal potere dei maghi che governavano la regione, e nulla più di quell’idilliaco paesaggio baciato da Isha avrebbe potuto scontrarsi con la situazione interiore di uno degli abitanti della torre.
Dal suo terrazzo, ad uno degli ultimi piani della torre, Eldritch guardava il paesaggio esterno. Lì, alla sommità dell’alto pinnacolo, il freddo era pungente e malgrado nella pianura sottostante si soffocasse per la calura l’estate non sembrava essere arrivata fino a lì.
Le mani tremanti stringevano la balaustra al punto da far diventare bianche le nocche e gli occhi erano vuoti e persi nel vuoto.
La porta alle sue spalle si aprì e nella stanza entrò la persona che attendeva.

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La dama elfica era atterrita, davanti a lei si trovava il sire che fino ad un attimo prima la baciava con tanta intensità.
Improvvisamente era stato colpito da spasmi improvvisi ed aveva emesso un verso belluino che l’aveva lasciata tremante ed atterrita.
Ora il corpo di quel possente guerriero era riverso ai suoi piedi, tremante e distrutto, informe come se fosse stato spezzato dall’interno, con le guance bagnate da silenziose lacrime.

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Il corpo del mago fu scaraventato per l’ennesima volta verso l’esterno della torre e per l’ennesima volta fu essere respinto dalle barriere protettive magicamente erette per impedire che qualcuno commettesse un omicidio o un suicidio o lasciando inavvertitamente cadere qualcosa ferisse qualcuno di sotto.
Il corpo rimbalzò come se fosse stato scagliato contro un muro solido, e la sua fortuna fu che effettivamente non si scontrò con nulla se non con l’aria altrimenti l’impatto gli avrebbe spezzato la spina dorsale.
Il colpo contro il pavimento gli mozzò comunque il fiato.

“Maeeestrooo…- sbiascicò a fatica -perché questo?”

“Tu sciagurà! –urlava l’altro elfo con gli occhi spiritati fuori dalle orbite-Tu maledetto *******o nato da un’arpia! Tu lurido animale! Tu progenie del Caos!! Se non fosse per te mio fratello sarebbe vivo!! Se non fosse andato a studiare nella tua terra, se non avesse deciso di provare a difenderla, ORA SAREBBE VIVO!! Che tu sia maledetto!! –e mentre diceva questo risollevò il corpo dell’allievo e lo riscaraventò contro la parete d’aria che si ergeva sopra il parapetto – Che sia maledetta tutta la tua genie!! Che sia maledetta tutta la tua terra!!”
Eldritch stanco per lo sforzo provocatogli dall’eccessivo uso della magia (alla fine era oltre due ore che maltrattava Hallar) si fermò e rilasciò i venti della magia.

“Ora alzati, prepara il mio bagaglio ed il tuo, prendi questo ordine e portalo giù al comandante della mia scorta e digli di mettersi subito in marcia.”

“Ma coff coff dove andiamo coff maestro?” chiese Hallar ancora a terra tossendo sangue sul pavimento.
“A caccia di vendetta, e di una buona ragione per non ucciderti ora”
Rispose atono l’arcimago.

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L’elfo si alzò. Era consapevole che la sua compagna se n’era andata oramai da diverso tempo.
Lo spirito del fratello l’aveva attraversato come una scossa elettrica lungo tutto il corpo.
Aveva rivissuto tutte le sue ultime ore. Fino alla morte.
Era stato orrendo assistere alla morte. Ma pur essendo stato distrutto dal dolore dovette ringraziare la visione che aveva avuto.
Sapeva chi aveva ucciso suo fratello.
Sapeva presso chi avrebbe preteso la sua vendetta.

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Il vento d’alta quota rendeva il volo notturno di per sé già difficile quasi impossibile, ma le aquile ubbidienti ai voleri dei loro compagni sfrecciavano nel vento cercando di mantenere la rotta e di dare quante meno scosse possibili ai cavalieri.
Hallar dalla groppa della sua poteva intravedere il suo maestro poco più avanti. Malgrado la difficoltà gli sembrava fosse accovacciato su se stesso e che stesse piangendo.

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