Provo ad iniziare un altro filone di racconti.
Si ricollega ad un raggonto che avevo già scritto e che se qualcuno è interessato ad andarsi a rileggersi si trova ancora da qualche parte nel blog.
Di questi racconti non ne ho che una vaga idea, e quindi potrebbe essere che li scriva più raramente rispetto a quelli che invece è l'altro filone presente nel blog.
Ma iniziamo tutto dall'inizio.
Il mondo era irrimediabilmente cambiato, non come avedvano impotizzato miriadi di scrittori di fantascienza o gli scienziati apocalittici che avevano previsto la fine del mondo attraveso cataclismi o infernali visioni.
La causa della fine del mondo sviluppato, o almeno come esso era inteso meno di cinquant'anni prima era stato l'uomo stesso, o per meglio dire, la sua fame di risorse, la sua necessità, per poter portare avanti lo stile di vita sempre più consumistico, di continuare ad estrarre nuove risorse e a sfruttarle incessantemente.
La velocità era aumentata vertiginosamente e al punto tale che anche quando gli scienziati avevano laniato un grido d'allarme non erano stati ascoltati fino ad un giorno tragico, circa settantacinque anni prima.
Le risorse erano finite, perlomeno quelle che erano nel sottosuolo alla portata dell'uomo.
Qualcuno aveva provato a riconvertire i sistemi cercando di sfruttare le energie rinnovabili, solare, eolica, idrica ma con scarsi risultati.
Qualcuno aveva provato a portare avanti guerre per il controllo degli ultimi giacimenti erano state aspere e sanguinarie, fino a che anche la benzina per i mezzi non era finita e le guerre avevano finito per essiccarsi da sole.
Poi era avvenuto un fatto strano.
Gli scienziati avevano parlato di un forte vento solare, qualcuno aveva parlato di un cortocircuito in un particolare satellite spia delle super potenze studiato per bloccare gli avversari.
Tant'era che l'energia elettrica era di fatto diventata inesistente e inutilizzabile.
Il mondo si era involuto.
Non essendoci più computer, telecomunicazioni a lunga o breve distanza tutto era tornato a svilupparsi come nei secoli precedenti.
C'erano state carestie, morti, mancanza endemica di cibo in una società che aveva dimenticato a come badare a se stessa senza l'ausilio della tecnologia.
Molte zone erano state abbandonate e le foreste erano tornate a occupare dei territori che iun tempo erano densamente popolati.
Alccune strutture che avevano funzionato da attrazione turistica avevano finito per tornare ai loro scopi originari, i castelli erano tornati ad essere centri per l'amministrazione del potere, in cui si erano insediati organismi più o meno democraticamente eletti a garanzia del mantenimento di una parvenza d'ordine in una società allo sbando.
Non c'erano state particolari violenze, ma era mancata una guida, era mancato un forte potere accentratore che desse un'ideale, che indicasse una via da seguire, che desse unità ad un mondo frammentato e disperso come quasi mai prima d'allora.
Antichi mestiri che erano stati tramandati solo da alcuni artigiani erano tornati importanti e c'era la fila per diventare apprendisti di questo o quel maestro artigiano.
Molti paesi erano scomparsi o si erano involuti fino a diventare piccoli assembramenti di case riparate in qualche modo da barriere costruite più o meno bene dipendentemente dal valore degli artigiani che vivevano in quei luoghi.
Il villaggio di Sebastian era in un certo quel modo fortunato.
Al suo interno vivevano ancora dei fabbri, dei mastri murari e dei carpentieri che avevano permesso che venissero costruite delle mura non maestose o cicolopiche ma che perlomeno garantivano agli abitanti di vivere in relativa sicurezza in caso di banditi nei dintorni o di bestie feroci, se queste erano spinte ad avventurarsi nelle campagne da un inverno particolarmente gelido.
Sebastian non abitva in paese, ma poco distante, lungo la strada maestra che portava alla città vicina.
Abitava in un piccolo agglomerato di case, qualche costruzione con una palizzata intorno, ma in caso di perciolo potevano rifugiarsi presso parenti ed amici del villaggio.
Il apdre era un contadino che era riuscito a mettere insieme qualche pezzo di terra e qualche animale.
Era un uomo colto, come molti della sua generazione, che ancora avevano potutt usufruire degli ultimi benefici dell'antica società, prima che crollasse.
Non sapeva immaginarsela, se non attraverso qualche vecchia fotografie e le rovine che ui e lì caratterizzavano il territorio.
Il mondo a Sebastian andava bene così, tranquillo e lento come sempre, con i ritmi dettati dalle stagioni, il tempo per stare a giocare con gli amici nei campi o nel vicino torrente, le pause estive in cui si aspettava che il grano divenisse maturo, con gli adulti che ti cercavano perchè c'era sempre qualche lavoro da fare.
Tutto sembrava scorrere perfetto, come il lento incedere del vicino fiume.
Fino al comparire dei vessilli scuri all'orizzonte.

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