lunedì 25 febbraio 2008

Fog

Una nebbia densa, impenetrabile, agli occhi come alla mente.

Non qualcosa di chiaro e definito, non qualcosa che potesse separare i diversi piani dell'esistenza.
Che fosse emozionale, mentale o corporale i sentimenti che mi suscitava erano gli stessi.
Io in uniforme di frotne alla nebbia.
Un chiostro di un abazia. L'antichità dai contorni indefiniti.
Un pozzo nel mezzo che si stagliava come un monumento alla vita all'interno di un mare di nulla.
La luce che, spandendosi e rinfrnagendosi nella nebbia semrava illuminare tutto il chiostro senza venire da un dove preciso.
E silenzio, un silenzio di quelli caldi, malgrado il freddo della notte invernale, un silenzio di quelli carichi di aspettative, uno di quei silenzi che in un film avrebbe preannunciato un qualche colpo di scena talemten forte da inchiodare lo spettatore alla poltrona.
Sarò rimasto lì forse due minuti, perso nella contepmplazione di non so bene io nemmeno cosa.
Sarò rimasto lì il tempo di un respiro, di un battito di ciglia, eppure mi è sembrato di essermi risvegliato dopo alcune ore.
Sopra, oltre la nebbia si vedeva la luna. Cosa strana, non riuscivo a vedere chiaramente a tre venti metri da me ma vedevo la luna, splendida e graziosa come un volto beffardo che fluttuava in un amasso di cotone.
Forse lì, come orlnado ho ritrovato la ragione perduta, ho ritrovasto la mia via.

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