venerdì 8 febbraio 2008

Fear, the retur of fascism

Stavo cercando una fota, un immagine che parlasse, come spesso ho usato le immagini di questo blog, per cercare di trassmettere un messaggio non solo attraverso le mie parole, ma attraverso qualcosa di più primordiale, qualcosa di più viscerale come può essere un immagine, cercavo qualcosa che raccontasse la barbarie fascista e mi è apparso questo quadro, che con il suo bianco, il suo grigio, il suo nero, insomma con la sua innocenza, la sua tristezza il suo lutto dovrebbe rimanere a monito infinito contro il ritorno di qualsiasi fascismo, se non in tutto il mondo perlomeno in tutta Europa e principalmente in Italia.
Lo sancisce la nostra costituzione, ma io ho paura che certa gente, sempre più gente che non è vissuta in quegli anni viva quasi con rammirico la mancana di quella grnade immane tragedia che colpì l'Italia.
La nostra costituzione sancisce che


SENT. 74/58 A. FASCISMO - DIVIETO DI RIORGANIZZAZIONE DEL PARTITO FASCISTA - XII DISPOSIZIONE TRANSITORIA DELLA COSTITUZIONE - INTERPRETAZIONE.

La XII disposizione transitoria della Costituzione, primo comma, col vietare sotto qualsiasi forma la riorganizzazione del disciolto partito fascista, non pone un divieto penale, ma va interpretata come norma costituzionale che enuncia un principio generale, la cui portata non puo' stabilirsi se non nel quadro integrale delle esigenze politiche e sociali da cui fu ispirata. Le norme penali sono state emanate successivamente con il D.L.L. 26 aprile 1945 n. 149 e con la legge 20 giugno 1952 n. 645, sia nella parte sanzionatoria che in quella precettiva.


La cosa è chiara, non ci sono se o ma, c'0è un divieto, per evitare che un altro ventennio si abbatta sull'Italia, che un nuovo periodo di oscurantismo e di crimini torni ad oscurare una democrazia tanto imperfetta quanto difficilmente e faticosamente conquistata.
Le squadracce di ieri, ex reduci tornati scontenti ed illusi dalla guerra vengono oggi sostituite da bande di cretini prezzolati, che con la scusa di farsi chiamare Ultrà cercano di attaccare lo stato, i suoi servitori, le sue istituzioni con azioni schifosamente già viste novant'anni fa.
Questi animali, perchè altri termini per loro non ce ne sono, che pagati e sobbillati da chi sa quali poteri arrivano ad assaltare pretestuosamente la villa di un presidente di Regione, che, quando non hanno di meglio da fare, ammazzano un Raciti qui o lì in giro per gli stadi d'Italia non sono altro che criminali.
E chi permette, come ad Abano o a Selvazzano, che vengano affissi nei luoghi di pubblica affissione manifesti programmatici di movimenti che celano, ma nemmeno troppo, dietro questo nome l'intenzione di una ricostruzione del partito fascista non sono meglio dei teppisti che ne fanno parte.
Il fascismo era nato in un momento simile, in un momento di indecisione politica, in cui pur di rimanere attaccati alla politica si facevano inciuci e compromessi, in cui per conquistare il potere si minacciava una marcia su Roma come qualcuno osa rievocare ancora oggi.
In galera certa gente e nessuno spazio, non ci si può riappellare a ciò che non deve e non può essere dimenticato solo per la necessità di combatterlo.
Io spero che quella gente che ha praticamente detto di essere stato doverosamente costretto a dare il via libera alla pubblicazione di certe cose, a chi dice questo come per dare un contentino alle varie associazioni antifesciste e partigiane ricordo che il fascimo era nato proprio perchè òla gente all'epoca non seppe appellarsi al proprio senso civico facendoci sprofondare in vent'anni di crimine e buio.
Vogliamo tornare in un inubo simile?

1 commento:

Anonimo ha detto...

Caro Fede ti vorrei fare leggere il testamento di mussolini. cosi capirai che gli ultras che si considarano fascisti sono solo degli anarchici che non hanno capito nulla dalla vita.

Il testamento di Benito Mussolini



"
Nessuno che sia un vero Italiano, qualunque sia la sua fede politica, disperi nell'avvenire. Le risorse del nostro popolo sono immense. Se saprà trovare un punto di saldatura, recupererà la sua forza prima ancora di qualche vincitore. Per questo punto di fusione io darei la vita anche ora, spontaneamente, qualunque sia purché improntata a vero spirito italiano. Dopo la sconfitta io sarò coperto furiosamente di sputi, ma poi verranno a mondarmi con venerazione. Allora sorriderò, perché il mio popolo sarà in pace con se stesso. Il lavoratore che assolve il dovere sociale senz'altra speranza che un pezzo di pane e la salute della propria famiglia, ripete ogni giorno un atto di eroismo. La gente che lavora è infinitamente superiore a tutti i falsi profeti che pretendono di rappresentarla. I quali profeti hanno buon gioco per l'insensibilità di chi avrebbe il sacrosanto dovere di provvedere.
Per questo sono stato e sono socialista!

L'accusa di incoerenza non ha fondamento. La mia condotta è sempre stata rettilinea nel senso di guardare alla sostanza delle cose e non alla forma. Mi sono adattato socialisticamente alla realtà. Man mano che l'evoluzione della società smentiva molte delle profezie di Marx, il vero socialismo ripiegava dal possibile al probabile. L'unico socialismo attuabile socialisticamente è il corporativismo, punto di confluenza, di equilibrio e di giustizia degli interessi rispetto all'interesse collettivo. La politica è un'arte difficilissima tra le difficili perché lavora la materia inafferrabile, più oscillante, più incerta. La politica lavora sullo spirito degli uomini, che è un'entità assai difficile a definirsi, perché è mutevole.

Mutevolissimo è lo spirito degli italiani. Quando io non sarò più, sono sicuro che gli storici e gli psicologi si chiederanno come un uomo abbia potuto trascinarsi dietro per vent'anni un popolo come l'italiano. Se non avessi fatto altro basterebbe questo capolavoro per non essere seppellito nell'oblio. Altri forse potrà dominare col ferro e col fuoco, non col consenso come ho fatto io. La mia dittatura è stata assai più lieve che non certe democrazie in cui imperano le plutocrazie. Il Fascismo ha avuto più morti dei suoi avversari e il 25 Luglio al confino non c'erano più di trenta persone.
Quando si scrive che noi siamo la guardia bianca della borghesia, si afferma la più spudorata delle menzogne. Io ho difeso, e lo affermo con piena coscienza, il progresso dei lavoratori. Tra le cause principali del tracollo del Fascismo io pongo la lotta sorda ed implacabile di taluni gruppi industriali e finanziari, che nel loro folle egoismo temevano ed odiano il fascismo come il peggior nemico dei loro inumani interessi. Devo dire, per ragioni di giustizia che, il capitale italiano, quello legittimo, che si regge con la capacità delle sue imprese, ha sempre compreso le esigenze sociali, anche quando doveva allungare il collo per far fronte ai nuovi patti di lavoro.

L'umile gente del lavoro mi ha sempre amato e mi ama ancora. Tutti i dittatori hanno fatto strage dei loro nemici. Io sono il solo passivo; tremila morti contro qualche centinaio. Credo di aver nobilitato la dittatura. Forse l'ho svirilizzata, ma le ho strappato gli strumenti di tortura.

Stalin è seduto sopra una montagna di ossa umane. E' male? Io non mi pento di aver fatto tutto il bene che ho potuto anche agli avversari, anche ai nemici, che complottavano contro la mia vita, sia con l'inviare loro dei sussidi che per la frequenza diventavano degli stipendi, sia strappandoli alla morte.
Ma se domani togliessero la vita ai miei uomini, quale responsabilità avrei assunto salvandoli? Stalin è in piedi e vince, io cado e perdo. La storia si occupa solamente dei vincitori e del volume delle loro conquiste ed il trionfo giustifica tutto. La rivoluzionefrancese è considerata per i suoi risultati, mentre i ghigliottinati sono confinati nella cronaca nera.

Vent'anni di Fascismo nessuno potrà cancellarli dalla storia d'Italia. Non ho nessuna illusione sul mio destino. Non mi processeranno, perché sanno che da accusato diverrei pubblico accusatore. Probabilmente mi uccideranno e poi diranno che mi sono suicidato, vinto dai rimorsi. Chi teme la morte non è mai vissuto, ed io sono vissuto anche troppo. La vita non è che un tratto di congiunzione tra due eternità: il passato ed il futuro.

Finché la mia stella brillò, io bastavo per tutti; ora che si spegne, tutti non basterebbero per me. Io andrò dove il destino mi vorrà, perché ho fatto quello che il destino mi dettò.

I fascisti che rimarranno fedeli ai principi, dovranno essere dei cittadini esemplari. Essi dovranno rispettare le leggi che il popolo vorrà darsi e cooperare lealmente con le autorità legittimamente costituite per aiutarle a rimarginare, nel più breve tempo possibile, le ferite della Patria.
Chi agisce diversamente dimostrerebbe di ritenere la Patria non più Patria quando si è chiamati a servirla dal basso. I fascisti, insomma, dovranno agire per sentimento, non per risentimento. Dal loro contegno dipenderà una più sollecita revisione storica del Fascismo,
perché adesso è notte, ma poi verrà il giorno " .

- Benito Mussolini

M.