giovedì 21 febbraio 2008

Alone

Dallo stesso quadernino da cui ho tratto lo scritto immediatamente precedente a questo.
Sono pensieri o tentativi che risalgono ad un paio d'anni fa, non ricordo più nemmeno perchè li avevo scritti.

Guido: ...ma allora perchè lo fate? Perchè vi mettete insieme? tra di voi non c'è nulla, non c'è sentimento, quando state insieme a malapena vi notate!!

Marta:E' per non essere soli, per non sentire la solitdune...

Il silenzio, non quello a cui diamo normalmente questo nome, non il silenzio che si percepisce con le orecchie, ma quello ben più gravoso, quello del cuore.
La penombra avvolge la stanza, la piccola lamapda proietta il suo cono di luce sul libro o poco più in là.
Mezzanotte è passata da poco, quasi senza farsi sentire, il tepore del sonno mi avvolge, le palpebre sono pesanti e tendono a chiudersi ma il compito di domani è più importante.
Mi massaggio le tempie.
Solo, solo, gli altri sono già andati a dormire.
Il silenzio mi avvolge, ho spento anche il lettore.
Il silenzio solitamente portatore, così gradito, di reuie e tranquillità stasera invece mi innervosisce.
Forse sarà stata la giornata particolare, caratterizzata dall'impossibilità di parlare con nessuno, spinti dall'orgoglio montato da uno stupido litigio.
Ormai sarebbe tardi anche per riparare al toprto, gli altri saranno già a letto, avranno studiato prima senza prendersi all'ultimo momento per ripassare, o al massimo anche loro saranno ancora sui libri.
Nella mia condizione di stronzo e asociale cronico al momento non ho una ragazza, e i pochi amici forse me li sono giocati oggi, e con mio fratello o i parenti vari esiste un baratro sempre difficile da oltrepassare, troppo distanti per tentare un approccio che porti alla comunicazione.
La stanza silenziosa comincia ad emettere uno stridente e fastidioso urlo afono.
Il cuore oppresso sembra improvvisamente rallentare i battiti, la camicia sembra strangolarmi malgrado per tutto il giorno mi sia lamentato per il collo largo che faceva entrare il freddo giù per la schiena.
Lo spazio si dilata all'infinito, le pareti non sembrano più esistere tutto sembra diventare bianco, luminoso con un senso pervadente di vuoto e privazione che scaturisce dall'interno.
Il moviemtno degli arti intorno al corpo non mi fa incontrare nessun'oggetto.
Il vuoto, il vuoto del silenzio, il vuoto che mi circonda, il vuoto nel cuore, il vuoto nella testa.
Non è però un vuoto di pace, in cui non esistendo più nulla c'è solo la possibilità del riposo, no, è un vuoto nervoso che non concede pace, un vuoto che non permette di espandersi e volare ma che opprime ed angoscia impedendo di vivere.
E' un vuoto che immediatamente spinge al pianto.
E' un vuoto che immotivatamente spinge al pianto.
E' un vuoto afono che lascia atoni a guardarlo cercando di capacitarsi di come ne sia possibile l'esistenza.
Il sonno mi assale, ristoratore, liberandomi da quest'angoscia.
Arriva un altro vuoto, un vuoto carico solo di delicatezza e dolcezza che scaccerà via la stanchezza e l'oscura forza che mi opprime.
Un niente chiarificatore che porta pace in un profumo di morte.

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