domenica 20 gennaio 2008

We are all standing here, at the end of the path, on the edge of the world

Questo, dopo un mese che non scrivo, vuole essere un saluto.
Non un saluto al blog, nel quale spero di tornare a scrivere, ma il saluto ad un amico.
Al migliore amico, perchè in altro modo non so definire il mio cuccio, quel tontolone, quel giocherellone che per dieci anni ha riempito la mia vita, con la sua codina alta, con le sue zampotte sempre sporche, con i suoi abbaiati insistenti per le crocchette o comunque il cibo di cui era goloso, con quella sua inimitabile imitazione di "Samba pa ti" di Santana, ululata cercando di imitare il camioncino della tintoria quando passava e che usava proprio quella canzone come Jingle. Era stonato ma mi faceva morire dal ridere.
Non potrò mai dimenticarlo mentre abbaiava contro le persone di colore come un indemoniato, salvo poi fare loro le feste se i nonni li facevano entrare in giardino, non potrò mai dimenticare quella sua buffa posizione seduto sopra la cuccia come Snoopy, non lo potrò mai dimenticare quando d'inverno si sdraiava al sole epr prendere caldo e d'inverno sul possgiolo per stare al fresco.
E' in questa posizione che l'ho visto, con una sua bellissima serenità, come se stesse dormendo, riposando una volta di più, come se per l'ultima volta avesse voluto cercare sollievo dai mali della vita.
Mi lascia un buco dentro, una mancanza, in un perido che non è facile, mi mancheranno quei wof, forti e profondi, mentre aspettava fuori dalla forta, quardando dentro con la testa leggermente inclinata concentrandosi su non si sa cosa, mi amncherà quella testona che si stava incanutento con la vecchiaia ma che era per me sempre l'immagine di quel cucciolotto con le orecchie troppo grandi che era arrivato a casa e per prima cosa aveva imparato a salire le scale per cercare di starci vicino.
Era un cane che ci amava e che amava stare in compagnia, che amava stare con la gente, che ha sopportato i pugni sulla sua schiena di bambini piccoli, guardandoli poi con uno sguardo tristissimo come a dire "perchè mi fai questo?".
Non ha mai fatto del male a nessuno, era amico di tutti e veramente legato alla famiglia, tanto che quanto tornavamo dalle ferie lui era semrpe sveglio ad apsttarci e ci accoglieva con getti di pip^ che non riusciva a contenere per l'emozione.
Un diastro di cane, un combina guai nato e cresciuto nella sua poderosa piccola altezza, nel suo copro muscoloso e massiggio che ora alla fine della malattia era ridotto solo a pelle e ossa.
Di disatri ne aveva combinati tanti, dalle tovaglie ricamate delal nonna a cui aveva aggiutno il mitico punto dente, le sue continue fughe le ultimi finite in qualche fosso da cui bisognava ripescarlo a causa di una cecità che cresceva di giorno in giorno.
Era caduto molte volte, ma si era sempre rialzato, altre volte era stato malato o si era trovato in condizione crtica, una volta tornando pesto per un combattimento con qualcosa di molto simile ad una volpe (combattimento da cui lui era tornato l'altro non so visto che era avvenuto durante una sua fuga) questa volta invece alla fine si è arreso.
Ha lottato fino all'ultimo, ha lottato perchè dalla pozione in cui l'abbiamo trovato si vedeva, che se la morte gli è apparsa, se ha capito che era ormai arrivata la fine ha deciso di affrontarla in piedi, ha voluto farsi trovare pronto per l'ultimo balzo, come Akela (per chi conosce il mondo di Kipling e dello scoutismo) che sentendo la morte avvicinarsi, fa un ultimo balzo incontro a chi lo attende.
Io me lo immagino, macilento e stanco com'era negli ultimi giorni, stanco e provato, con le gambe che a fatica reggono lo sforzo, tremando per la fatica.
Me lo vedo, la pelliccia sporca, perchè odiava i bagnetti ed in inverno non gliene facevamo più anche eprchè voleva dire compromettere ulteriormente la sua salute, me lo vedo che ghigna e ringhia un'ultima volta prima di andare, che decide di affrontare questa morte come ha vissuto da piccolo coraggioso combattente quale era.
Me lo voglio vedere così prima che faccia l'ultimo balzo, mirando alla gola di chi l'ha voluto portare via da noi, da chi voleva toglierlo da ciò che ha tanto amato, dalla sua casa e dalla sua famiglia, dal suo amico gatto che durante tutta la malattia gli ha dormito accanto come per non lasciarlo mai solo e dalla sua amica gatta con cui aveva giocato fin da piccolissimo.
Me lo vedo, che improvvisamente quando ancora si immaginava di essere saltato addosso al nemico, si sia trovato a bordo di uno strano auereo, simile ad una cuccia, in cui un amico immaginario, simbolo nel mondo della sua razza gli ha dato il benvenuto sul mezzo più rapido per raggiungere il paradiso.
Addio Molletta, Pandulfo, Molly, Mo e tutti gli altri nomi che ti abbiamo dato in dieci anni, per scherzo gioco e divertimento, addio amico mio, queste parole non potranno mai dirti quanti ti ho voluto bene, forse ti direbbero molto di più le lacrime che mi impediscono di continuare a scrivere.
Addio cucciolo.

1 commento:

Anonimo ha detto...

Ciao fede.. che commozione... ti sono vicina..