
Bene per chi non lo sapesse quello sovrastante è il glorioso simbolo dell'Università degli studi di Padova, università che a quanto si apprendere dal sito della stessa:
Il 1222 è un anno importantissimo per la città di Padova perché segna l'inizio ufficiale della storia dell'Università degli studi di Padova, nata in seguito al massiccio spostamento di scolari e professori provenienti da Bologna.
Contribuì in quel periodo anche un esodo di professori e studenti allontanatisi da Bologna per "le gravi offese ivi arrecate alla libertà accademica e per la inosservanza dei privilegi solennemente garantiti a docenti e discenti".
Bon, detto ciò io mi chiedo se, gli scolari e gli studenti di allora, i precursori di chi oggi siede nelle aule di questa antica univeristà, i Galileo Galili, i Marchesi, e tutti gli altri che senza nome si sono dedicati anima e corpo a quest'università per farla fonte di luce e cultura, di spirito umanistico e civile la riuscirebbero a riconoscere.
Mi chiedo se gli studenti che scapparono da Bologna e vennero a Padova, per le offese e le inosservanze ai privilegi solennemente garantiti a docenti e discenti non si indignerebbero vedendo ciò che è diventato quanto essi hanno creato.
Un'università che fa di tutto per diventare solo un diplomificio, in cui ciò che conta non è quanto bene si sa una cosa, quanto bene si riesca a dominare una materia ma piuttosto quante cnozioni si riescono a inserire nel cervello per poi dimenticarsele immediatamente una volta usciti dall'aula in cui si tenevano esami.
Un'università che non fa più nulla per aiutare i propri studenti ma che anzi cerca di rendere le cose sempre più difficili, seguendo il principio che meno se ne laureano più uol dire che noi pretendiamo, più vuol dire che i nostri sono i meglio preparati, insomma i migliori.
Un'università in cui chi è all'estero ha sempre paura di non vedersi poi riconosciuti i crediti perchè le cose non sono mai chiare e la burocrazia ha dimensioni elefantine.
Un'università in cui i docenti, perlopiù come in tutta Italia decisamente oltre una certa soglia d'età presente solo in Italia, contro un mondo in cui è nettamente più bassa, si sentono dei divi e fanno pesare il loro potere nei confronti degli studenti.
Un'università in cui appunto poche centinaia di docenti credono di essere degli Dei in terra a confronto con quasi 60'000 studenti, senza riuscire a capire che loro sono solo una delle due facce della medaglia e oltre ai docenti nell'univeristà ci sono anche i DISCENTI.
Un'università che alla faccia di una ragione d'esistere come la mancanza di rispetto per quelli che erano "privilegi solennemente garantiti" non riconosce ai suoi studenti nemmeno quelli che sarebbero i diritti di ogni libro cittadino italiano violando l'articolo 27 della Costituzione Italiana che riconosce la presunzione d'innocenza fino a che non sia stato provao il contrario, riconoscendo semmai la presunzione di collpevolezza.
Un'università che alla faccia di quanto sperato da un suo rettore illustre quale fu Marchesi, non è più faro di senso civico, ma spinge anzi ad un esasperato individualismo costringendo gli studenti a cercare altrove stimoli, spesso e volentieri anche deviati, per soddisfare il loro bisogno di capire e poter vivere la società
Un'università ceh ormai non da più niente, se non nozioni, che non da più senso civico, cultura, spirito di corpo, conoscenze.
Un'università che così com'è, come in generale quella Italiana non ha come destino nulla se non il declino.
Quanto precede questa nota è stato ispirato da una conversazione con la mia "vecchia" amica/nemica Elena Callegaro che ha preteso di venir menzionata tra le fonti d'ispirazione di questo post.

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