sabato 6 ottobre 2007

International affairs

E' una riflessione che porto avanti da alcuni giorni e che tuttavia non riesco a vedere come un disegno compiuto, forse perchè compiuto del tutto non è.
E' tuttavia un tema che m'intaressa particolarmente visto che è uno dei punti di partenza della mia tesi o, per meglio dire, una delle ragioni che mi spinge a scriverla.
In questi giorni stanno succedendo diverse cose, prima le rivolte nella ex Brimania, poi le nuove ed ennesime elezioni in Ucraina, i continui attacchi kamikaze in Iraq ed in Afghanistan...
Da questi eventi, con un ONU sempre più impotente ed ingabbiato nei suoi mastodontici sistemi, è apparso chiaro che gli USA con la loro politica tesa quasi esclusivamente al conseguimento del maggior benessere esclusivamente per la propria nazione e soprattutto attraverso mezzi quasi sempre discutibili (dai ricatti di Clinton alle guerre dei Bush) stanno fallendo a quello che era apparso un loro ruolo quasi naturale.
Dopo la cadiuta del muro di Berlino e lo scioglimento dell'Urss buona parte del mondo, perlomeno occidentale, ma all'epoca anche buona parte di quello arabo, aveva guardato a loro come ad una guida.
Ad essi si erano ispirati i paesi del Sud America, dell'europa dell'est e anche in alcuni casi dell'Asia.
Tuttavia ciò non ha portato ai risultati sperati. Anche perchè gli scienari e gli equilibri stanno cambiando, da un mondo che non poteva fare a meno degli Stati Uniti ad una situazione in cui oramai appare chiaro che gli Stati Uniti non possono più fare a meno del mondo. E allora? Chi porebbe prendere o ambire a prendere il loro posto? Per me, europeista convinto, la soluziuone è abbastanza ovvia, anche se tuttavia non così scontata ne semplice. L'EUROPA.
Dicevo ovvia perchè al momento non esiste a livello mondiale un centro sociale, un aggregato umano che abbia maggiore influenza. Potrà pur essere vero che la Cina sta facendo più soldi ed è più popolata, tuttavia non è ancora allo stesso livello dell'Europa e come l'america dimostra una particolare abilità nel perseguire solo i propri interessi.
Mi è piaciuto che l'Europa appoggiasse la prosposta italiana di moratoria contro la pena di morte, ma non basta.
La voce dell'Europa è mancata nel farsi sentire in questi giorni in Birmania e, peggio ancora in Ucraina.
L'Ucraina come la Moldova e altri paesi dell'Est sono i nostri vicini più prossimi, sono quelli che stanno appena fuori dal nostro uscio di casa e al momento sono altamente instabili, economicamente e politicamente. L'europa tace nei loro confronti perchè è schiafa del gas della Russia che ha intaresse a mantenere instabili questi paesi affinche rimangano nella sua orbita. E l'europa china il capo e tace.
Ciò fa abbastanza schifo di per se. Peerchè dimostra in realtà quanto siamo deboli alla fin fine e quanto poco riusciamo a contare.
Se riuscissimo a portare avanti un discorso diverso, se riuscissimo a dimostrare che ci sono dei valori, di cui l'europa è da sempre la culla, che devono essere protetti e salvaguardati, e per cui l'Europa è disposta a spendersi allora, forse e dico forse, riusciremmo ad andare avanti.
Ovviamente il percorsonon dovrà essere improntato sugli esempi precedenti come gli Stati Uniti. Deve essere un percorso costruito sulla parola e non sulle armi, sulla pace e non sulla gerra, sull'aiuto e non sulla violenza. Deve essere un percorso che porti ad individuare dei valori fondamentali di cui l'Europa deve diventare un bastione di difesa, senza tuttavia la neccessità di imporli come gli USA hanno tentato di imporre la propria cultura.
Troppe volte l'Europa ha fatto danni in passato sarebbe anche ora che si svegliasse e comnciasse un percorso che la portasse, come una guida che impara dai propri errori, a risarcire il mondo del male che ha fatto con nuovo bene .

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