Il tramonto, il momento in cui la notte come un coperta trapuntata di stelle comincia ad abbracciare le notti.
E' un momento in cui mi piacerebbe immaginarmi seduto da qualche parte assaporando un buon vino senza fretta.
Con le mille corse che ci impegnano tutti i giorni, con le montagne di cose che devono essere fatti e gli incarichi portati a termine sembra che quasi non ci sia il tempo di riposare.
Ed invece poi tutti i giorni inesorabile arriva lei, arriva questa notte che con la sua aria fresca sembra portare un ondata di calma.
Sarà che ancora non ho un lavoro per svolgere il quale dovro correre sempre e comunque a prescindere dalla luce che c'è all'esterno, ma l'arrivo della sera è come un segnale, come una voce amichevole lontana e soffusa che mi dice calma, fermo, rilassati.
E' il momento in cui la vita merita di essere gustata non di colpo e di petto, ma attraverso le labbra e a piccoli sorsi.
Ci sono culture che hanno saputo sviluppare questa sentimento portandolo ai massimi livelli, il saper gustare delicatamente e pazientemente alcuni sapori della vita che possibiamo catturare solo attraverso la lentezza e la contemplazione.
Il rito dell'amicizia presso i tuareg ed i beduini della penisola arabica, la dolcezza di una feluca che scorre sulle lente e pigre acquae del Nilo, i paesaggi visti dalle mura dell'Alhambra di Granada dove io ho lasciato parte del mio cuore.Non ci sono tantissime cose che invidio alla civiltà araba ma questa è una di quelle. L'importanza di alcune cose che per l'occidente capitalista sono diventate inutili o interessanti solo da un punto di vista dello studio antropologico.
La concezione del tempo, che anche quando non è pieno può essere ricco, che anche quando non è riempito al massimo è interessante.
Forse a noi non riesce ad apparire così interessante perchè troviamo che stando fermi senza fare nulla ci sia troppo da pensare e quando c'ètroppo da pensare l'uomo o perlomeno l'uomo americaneuropero ha paura di se. Ha paura di guardare nel profodo della sua anima, di scoprirci paure ed insicurezze, profondita e recessi reconditi in cui non abbiamo il coraggio di guardare.
Io non so perchè in oriente questo sia diverso, perchè il tempo non si sia trasformato in ozio come da noi ma in contemplazione, in una riflessione sulla vita e sulla morte, come mai in questo loro vuoto ci sia una così grande ricchezza mentre nei nostri non c'è altro che desolazione.
Non so dove loro abbiano trovato questa via così diversa dalla nostra ma so che a me ogni tanto viene il desidereio di esplorarla, di trovare una via in cui focalizzare le energie per arrivare ad una concentrazione ed ad una meditazione che facciano trascendere dalla comune concezione dell'uomo.
Mi piacerebbe coltivare un bonsai, tenere un giardino zen, vedere il sole che cala sul deserto del Sahara, risalire il Nilo su una feluca cullata da una brezza, rivedere il sole che scende sulla Serra Nevada dalle mura dell'Alhambra.
Mi piacerebbe alternare il sapore di un vino dolce alle labra della persona che mi fa sentire strano dentro. Vorrei condividere la pace che riesco a coltivare quelle rare volte che riesco a guardare tranquillamente il sole che si addormenta, che mi abraccia quando si alza quel venticello serale che ci fa venire quei brividi dolci e delicati lungo tutta la pelle che provocano uno strano desiderio di abbracciare chi ti sta accanto o di vestirti un pò di più, che mi coglie quando finalmente sento gli occhi farsi pesanti mentre sono a letto sotto le coperte.

1 commento:
E' la mitica granada.. quelli si che erano bei tempi :D...
Come va Fede?
Marco
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